16 settembre 2010

Don Camillo e Peppone reloaded


Thurgauer Zeitung - Don Camillo und Peppone reloaded


A Carrara la Diocesi e l’amministrazione comunale di sinistra si contendono un pezzetto di spiaggia.

Sono stati una leggenda, il parroco di paese Don Camillo e il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, che nell’immaginario paesino di Boscaccio hanno dato vita ad epici duelli di potere e punti di vista. In un primo tempo nei racconti di Giovannino Guareschi, poi nei film con Fernandel nelle vesti di Don Camillo e Gino Cervi di Peppone.

Le storie si svolgono nell’immediato dopoguerra e i due eroi impersonano due mentalità diverse della Resistenza: da una parte i cattolici, che con la Democrazia Cristiana sono rimasti al potere per oltre 40 anni, dall’altra i comunisti a cui era negato l’ accesso al medesimo potere, almeno a livello nazionale. Riuscirono ad ottenere qualcosa solo in ambito regionale e comunale. Non solo nei romanzi di Guareschi, anche nella realtà, delle regioni Emilia Romagna, Toscana e Umbria.

I comunisti sprofondano nell’anonimato

E oggi? La Democrazia Cristiana si è disciolta dopo lo scandalo di Tangentopoli e l’autorità della chiesa non ne è molto lontana. Tuttavia la vita sessuale e le vicende familiari del primo ministro Silvio Berlusconi non corrispondono proprio agli ideali cristiani e persino il suo avversario Gianfranco Fini, in questi giorni elevato a modello politico e morale dai media, vive nel peccato [con l’attuale compagna].

Per quanto riguarda i comunisti, o si sono trasformati in democratici di sinistra oppure sono sprofondati nell’anonimato. Alle ultime elezioni politiche gli ultimi rimasugli del più grande partito comunista dell’Europa occidentale non è riuscito a superare lo sbarramento del quattro per cento per entrare in parlamento. Mantengono una posizione sicura soltanto nelle loro tradizionali roccaforti a livello locale e regionale.

Anziché aiuti ai bisognosi, commercio puro

Un esempio è quello della cittadina toscana di Carrara nella cui famosa cava alcuni sindacalisti anarchici hanno lottato per ottenere la giornata lavorativa di sei ore e sono stati immortalati con delle statue di marmo. E di cui Berlusconi e la sua “cricca” non ha nulla da dichiarare fino ad oggi. La sinistra ha ottenuto alle ultime elezioni da 20 seggi su 28 in parlamento e i vari gruppi di sinistra hanno comunque ottenuto una percentuale di consensi pari al 10%.

Ed ora uno di questi gruppi improvvisamente tira fuori dall’oblio il vecchio nemico. I due consigli comunali di Rifondazione Comunista vogliono sottrarre alla chiesa la concessione per la gestione di una parte della spiaggia di Marina di Carrara. Il patronato Regina Pacis e la colonia diocesana avevano ricevuto in dono la concessione per ricavare una struttura per soggiorni climatici a favore di disabili e bisognosi. Però attualmente noleggiano ombrelloni e sedie a sdraio proprio come gli stabilimenti balneari accanto. Soprattutto durante l’alta stagione la sabbia “divina” sembra diventata sempre più una inconsueta spiaggia a pagamento. E questo non va affatto bene, inoltre il patronato gode anche di agevolazioni fiscali.

Materiale per Guareschi

Il patronato non intende mollare. La spiaggia è e resta una località di villeggiatura per persone che non possono altrimenti permettersela, afferma un sacerdote. E in particolare, i signori politici dovrebbero prima di tutto preoccuparsi della propria morale, prima di attaccare [prendersela con] la chiesa.

Come andranno le cose non si sa, poichè il consiglio comunale non ha ancora dato risposta alla richiesta dei comunisti. Una cosa è chiara: se Giovannino Guareschi non fosse morto da tempo, se la riderebbe di gusto. E [avrebbe] materiale per un'altra puntata di Don Camillo e Peppone.

Nessun commento: