31 marzo 2011

Dov'è finito il femminismo in Italia


Dov’è finito il femminismo italiano?
Slate: Où est passé le féminisme italien?
 
Le femministe italiane non riescono a sfondare il “muro della comunicazione” [imposto] dalla televisione misogina di Berlusconi, per mobilitare i giovani.

Domenica 13 gennaio, un milione di donne hanno manifestato in numerose città italiane per difendere la propria dignità. Una dignità di cui si sarebbe fatto beffe il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, indagato per abuso di potere e prostituzione minorile nello scandalo del “Rubygate”.

Il numero dei partecipanti è stato elevato, ma solo il 37% delle italiane tra i 18 e i 29 anni considera il comportamento di Berlusconi irrispettoso nei confronti delle donne. Secondo la regista Francesca Comencini, si tratta di una situazione paradossale, riassunta in maniera eloquente con queste parole: “ In Italia abbiamo avuto il più importante movimento femminista d’Europa, ma non è avvenuto alcun passaggio generazionale”. Dov’è finito il femminismo italiano?


Ah, gli anni ’70…

„Durante gli anni ‚70 il movimento femminista italiano era davvero una forza! – ricorda Martine Storti, presidente dell’associazione 40 anni di Movimento, e una delle protagoniste del movimento MLF (Mouvement de libération des femmes) in Francia e in Italia. “In particolare perché partivano da più lontano, le italiane scendevano in piazza a decine di migliaia, abbastanza facilmente e abbastanza spesso”.

“In Italia la tradizione femminista è debole: siamo stati l’ultimo paese ad ottenere il diritto al voto per le donne”, spiega Chiara Volpato, docente di psicologia all’università di Milano – Bicocca. Senza contare che durante il regime fascista le donne che lavoravano, venivano pagate la metà rispetto agli uomini. Inoltre la potente chiesa, ha rimesso in discussione l’aborto e la procreazione assistita. Oggi la situazione delle donne italiane non sembrerebbe migliorata. Il tasso di occupazione delle donne (46,4% nel 2009) è fra i più bassi d’Europa e l’Italia occupa il poco glorioso 74° posto nella classifica sulle differenze tra i sessi del Forum per l’Economia Mondiale.

Insuccesso della diffusione e muro della comunicazione

Il confronto con gli anni ’70 è assolutamente deludente. Per Chiara Volpato, l’insuccesso nella diffusione del femminismo sarebbe il grande errore della sua generazione.

“Nel corso di vari anni le mie studentesse mi dicevano di non essere delle femministe, che non ce n’era più bisogno… ed ecco dove siamo finite oggi. Non abbiamo più avuto figure femminili veramente significative, quindi con il ritorno degli anni ’80, siamo giunti a questo ritardo italiano”.

Anche Francesca Brezzi, docente di filosofia morale all’università di Roma Tre, e delegata del Rettore per le Pari opportunità – studi di genere, è d’accordo con la Volpato:

“Dobbiamo far rivivere le conquiste del femminismo: ci siamo dimenticati tutto. Non riusciamo a comunicare ai giovani questo sdegno anche se così evidente, non riusciamo ad infrangere il muro della comunicazione”.

Il muro della comunicazione, è l’impero mediatico di Silvio Berlusconi, che avrebbe contribuito a trasmettere un’immagine della donna contraria agli ideali femministi. “Abbiamo commesso l’errore di lasciare campo libero al berlusconismo: abbiamo accettato la degradazione della televisione e dei mezzi di comunicazione, mentre bisognava indignarsi subito. Le ventenni di oggi conoscono solo questo modello”, prosegue la Brezzi.


Il corpo delle donne

Nicoletta Dentico, presidente dell’associazione Filomena e organizzatrice delle manifestazioni del 13 febbraio, crede che l’origine dell’indifferenza di certi giovani sia nei comportamenti del premier. Questa mancanza di sdegno testimonia “l’influenza della subcultura televisiva che alla fine è il progetto più subdolo e sorprendente di Silvio Berlusconi in questo paese. Un progetto inaugurato negli anni ’80, sinonimo di terra bruciata”.

Ma se è facile cogliere/individuare il berlusconismo, quest’ultimo non è il solo motivo della sconfitta del femminismo. Il cavaliere non ha inventato un modello, lo ha interpretato, così dichiara Nicoletta Dentico:

Separatismo e astrazione

Si può quindi biasimare il modello culturale veicolato dalle televisioni di Berlusconi, ma anche alcune caratteristiche storiche, e assegnare una parte di responsabilità alle femministe. “ Il nostro errore è stato quello di esserci rinchiuse nei separatismi – ammette Chiara Volpato – e di non rendere partecipi gli uomini. Inoltre abbiamo utilizzato troppi astrattismi , abbiamo perso la capacità di raccontare, di coinvolgere le generazioni successive.”

Così Maria Pia Covre, prostituta e attivista, anche se d’accordo sul principio di una mobilitazione contro una situazione che giudica grave, critica il “tono familiare e bigotto dell’invito alla manifestazione. Un richiamo alla dignità femminile che insinua che soltanto alcune donne hanno una dignità da proteggere”. In effetti le organizzatrici sono state rimproverate di prendersela solo con le ragazze sospettate di andare a letto con Silvio Berlusconi piuttosto che con lo stesso premier. Accuse che naturalmente le stesse smentiscono.

Oltre che con il tono delle manifestazioni, queste femministe sono in disaccordo anche sulla situazione del movimento: la frustrazione di fronte ad una ipotetica sconfitta nella diffusione del femminismo non è un sentimento condiviso da tutte. “Certo le generazioni seguenti conoscono davvero poco delle esperienze del femminismo. Ma ciò non impedisce loro di beneficiare di un’eredità nella loro vita di donne. Aborto, contraccezione… tutto ciò fa parte integrante della loro vita. Non è perché non siano coscienti della mancata divulgazione: c’è una forma di trasmissione implicita” secondo la scrittrice femminista Martine Storti.

Un’affermazione condivisa anche da Maria Pia Covre:

“Le lotte degli anni ’70 riguardavano il divorzio e l’aborto. Eravamo in una situazione davvero tremenda, ecco perché eravamo tutte motivate affinché le cose cambiassero. Anche se non ci identificavamo tutte nel movimento femminista, ne seguivamo le analisi e gli studi. Poi c’è stato un momento di stasi, in cui ci siamo adagiate sulle nostre conquiste, credendo che fossero concluse. Ma non si è trattato di una diserzione, tant’è che si è visto che le donne sono ancora in grado di mobilitarsi e che hanno fatto propri i valori del femminismo”.

In effetti, malgrado le reazioni di Silvio Berlusconi, che ha definito la manifestazione “faziosa”, le italiane hanno dimostrato che erano ancora capaci di mobilitarsi, con un milione di partecipanti, con manifestazioni nelle principali città italiane ma anche all’estero, da Parigi a Tokyo, l’appello del 13 febbraio è stato un successo.

Anche se, secondo le organizzatrici, si tratta solo di un inizio. “La manifestazione del 13, è un evento, ma è soprattutto un’occasione per incontrarsi, contarsi e prendere decisioni per il futuro. Non sono le manifestazioni che smuovono le cose in questo paese: c’erano 3 milioni di Italiani per le strade alla vigilia della guerra in Irak, e nonostante ciò il governo non ha fatto marcia indietro”, spiega Nicoletta Dentico.


Sporcarsi le mani

Ma allora come si fa a smuovere le cose? Se le discussioni sulla dignità seminano zizzania, le femministe sono compatte sugli obiettivi da raggiungere. Anche Maria Pia Covre, che non è affatto una personalità accomodante, crede quindi che “le femministe non sono divise sugli argomenti più importanti Il femminismo è un’esperienza di analisi piuttosto sofisticata, e talvolta è difficile instaurare un dialogo se non si adopera il linguaggio femminista. Tra le donne che non hanno fatto questo tipo di percorso è difficile capire completamente il senso di ciò che dicono le femministe. Ma ciò non significa che le femministe non provino la stessa voglia di ribellione, lo stesso desiderio di cambiare lo stato delle cose.”

Quindi si tratta di “sporcarsi le mani”, se parafrasiamo Francesca Brezzi: le donne devono entrare nei luoghi del potere.

Prima di tutto per essere ascoltate. “Le donne hanno tentato di farsi sentire in questi ultimi anni”, racconta Chiara Volpato. Ma è difficile trovare qualcuno che le ascolti, dei media che accettino di pubblicare le loro rivendicazioni. La docente di psicologia ricorda del suo appello a boicottare il G8 all’Aquila nel 2009:” speravamo che le first ladies boicottassero la cerimonia, avevamo [raccolto] 15.000 firme, ma nessuno ha pubblicato il nostro appello in Italia”.

E ancora, per agire “occorre che le donne sappiano appropriarsi di un ruolo sociale, politico e manageriale”.

Poiché al momento, le donne sono le grandi assenti della vita politica e imprenditoriale italiana. Secondo il rapporto del Forum mondiale per l’economia sulla disparità tra i sessi, rapporto pubblicato da Newsweek, l’Italia occupa solo l’87° posto nella classifica per l’occupazione femminile nel mondo, il 121° per la parità salariale e il 97° per ciò che riguarda le opportunità per le donne di occupare posizioni dirigenziali.

Così solo il 45% delle donne italiane hanno un lavoro fuori casa (il tasso più basso di tutta Europa), percentuale che è stabile da 5 anni. Per quanto riguarda i ruoli direttivi/dirigenziali solo il 7% è ricoperto da donne.

“Dobbiamo fare capire agli italiani e agli europei che lo sviluppo delle capacità delle donne sarebbe positivo per la crescita del paese. Non è solo un problema italiano, è un problema europeo: è inconcepibile una simile sacca di arretratismo” commenta Nicoletta Dentico.

1 commento:

Miradas y Postales ha detto...

Ciao, mi chiamo Olga Corrales, sono una femminista, attivista e artista, che vive a Bahia Blanca, Argentina, i miei complimenti per tutto il lavoro che state facendo, sto me mettendo in contatto con le donne di tutto il mondo del lavoro sui temi della violenza e sarebbe un piacere di avere la vostra partecipazione a questo progetto che mira a riflettere le diverse situazioni di violenza in cui viviamo, senza mezzi per incolpare noi.
Vi do un abbraccio e spero di avere con voi.



Invito a partecipare al Progetto Internazionale di Mail Art, a tema Donne e le nostre situazioni socio-politiche in cui viviamo, essendo un riflesso della situazione delle donne, sia le lotte e le conquiste come naturalizzato nella violenza di oggi.

http://miradasypostales.blogspot.com.ar/

Apprezziamo la partecipazione e la diffusione del progetto

Termini e condizioni per gli sguardi E CARTOLINE
LOOK E CARTOLINE: uno scambio internazionale di arte,
idee, amicizia, e sembra di un mondo che si manifesta artisticamente, essendo una riflessione sociale.

Ha invitato artisti-Nessuna chiamata a fare Artisti Mail Art.
Riflettendo la situazione politico-sociale delle donne nei loro paesi,
per il "Gathering of Artists for non-violenza contro le donne" che si terrà
Bahia Blanca, Argentina, 25 novembre 2012, secondo la Giornata internazionale della Nonviolenza
Contro le donne e poi andare
i paesi di questo evento e continuare a partecipare in campioni
gallerie e / o sulla strada.

Tecniche; libero (fotografie, collage, dipinti, stampe, scritti, poesie, ecc

Tutti gli scritti, poesie, versi, frasi devono essere passati in inglese e spagnolo.

Dimensioni: Free, a seconda delle risorse di ogni luogo e di ogni artista, è anche possibile raggiungere
accordo se il paese ha un host-coordinatore.

Quantità: Free


Termine ultimo per il ricevimento: 2012/10/09.

LXS Artisti creato e / o cartoline intervenire su un lato, lasciando il lato negativo
obiettivo per l'intervento del pubblico che visitano la mostra.

Le opere devono essere venuta a Bahia Blanca, Argentina in agosto-settembre
uscita.

Nessuna giuria, nessun ritorno, nessun comercialización.Todas opere
saranno pubblicati on line nel blog-http :/ / miradasypostales.blogspot.com.ar /

Ci selezionare tutte le voci ricevuto che non si qualificano a meno che il
il criterio del tema proposto.

La partecipazione a questa chiamata è gratuita e implica la conoscenza
e la piena accettazione delle relative condizioni.

Ogni paese avrà un ospite che è incaricato di consigliare artisti partecipanti LXS
Spiegando tipo di carta, pesi, le misure, la data e modalità del parto, e nel caso di paesi che non hanno, a discrezione di ogni artista.
.
Il messaggio deve essere inviato in busta chiusa con le informazioni personali a questo indirizzo prima del 10 settembre 2012

Olga Corrales
Indirizzo: Libertad 3756-Ing white
Bahia Blanca-Provincia di Buenos Aires, Argentina
Č.p. 8000

IMPORTANTE: anche inviare le immagini in formato JPG (preferibilmente non troppo pesante) al seguente indirizzo di posta:
corralesolga@hotmail.com
ipoca@yahoo.com.ar
Verrà caricato al http://miradasypostales.blogspot.com.ar/ blog



Per le persone che vogliono rispecchiare le situazioni delle donne nella nostra terra, con le strutture disumanizzato, come l'arte che educare, informare, SALV
e, e denaturate tale violenza
Risultati porte fuori, dentro, sul tappeto, e ciò che accade nella stanza q, in cucina, con assassino fobie, ciò che accade nel q reti in tutto il mondo, in politica, in infiltradxs LXS con il nostro desterradxs origini, che ci coinvolge tutti i compagni, cioè personale, che è politico, q è sociale.
Looks e cartoline
miradasypostales.blogspot.com