26 agosto 2011

Cercasi sponsor per il Colosseo

Traduzione di Claudia Marruccelli

Pubblicato in Francia il 18/08/2011su Les Echos
Autore: Guillaume DELACROIX

Il Colosseo


Minacciato dal degrado, uno dei monumenti più famosi d’Italia incarna l’impoverimento di uno stato consumato dai debiti. Ormai incapace di assicurare il mantenimento del suo patrimonio. Roma si rivolge ai mecenati per compensare i tagli ai bilanci della cultura.

Chi non ha desiderato un giorno di penetrare nei meandri del Colosseo? Di vagare nei corridoi dove quasi duemila anni fa ruggivano i leoni e tremavano i gladiatori prima del combattimento? Quest’estate i turisti che arrivano a Roma a frotte hanno la fortuna di poter scendere, di notte, nei sotterranei del monumento “più famoso del mondo”, secondo quanto dichiara il sindaco, Gianni Alemanno. Nell’ambito di una mostra su Nerone, scoprono i meccanismi azionati dagli schiavi che permettevano agli ascensori dell’epoca di avere accesso all’arena. Le guide multilingue del XXI° secolo sono prolisse, i chiarimenti pomposi. Per un attimo, si potrebbe credere che le antiche mura abbiano ritrovato il loro lustro d’un tempo.
Gianni Alemanno
Ma non è così. In realtà, il Colosseo sta male. Anzi malissimo. Causa i tagli sui bilanci, non è più mantenuto come meriterebbe. Dal lato del Palatino sembra che vada ancora bene, sembrerebbe che le antiche mura siano un po’ più pulite e solide. Dal lato dell’Esquilino per contro, i blocchi di travertino sembrano sgretolarsi, anneriti dai fumi di scarico delle auto che circolano proprio a ridosso. Nel maggio 2010, sono stati trovati a terra dei pezzi di malta e le autorità si sono svegliate. Tre mesi dopo, è stato lanciato un concorso internazionale per convincere un finanziatore a mettere mano al portafoglio. E’ stato selezionato il contestato Diego Della Valle, produttore delle scarpe Tod’s. Ed è così che l’élite romana si è ritrovata il 22 giugno scorso al centro delle chiacchiere.

L’appuntamento è fissato per la fine del pomeriggio. Un sole cocente cala all’orizzonte. Hanno fatto le cose in grande stile: non capita tutti i giorni che un imprenditore metta sul tavolo 25 milioni di euro mentre il Colosseo ha di norma diritto, anno più anno meno, a 500.00 euro sia dallo stato che dal comune! “Stiamo assistendo alla nascita di nuove forme di rivalutazione del nostro patrimonio” afferma con entusiasmo l’architetto Roberto Cecchi. Direttore generale del patrimonio al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MIBAC), è lui che ha condotto l’operazione. “Il Colosseo è un catalizzatore, dobbiamo riappropiarcene per creare nuove ricchezze economiche” ha dichiarato in un’intervista.
Diego Della Valle
Tre anni di lavoro

Pubblicate le gare d’appalto, i lavori dovrebbero iniziare a fine settembre. Senza interrompere l’apertura al pubblico – 5 milioni di visitatori all’anno (contro i 6.5 milioni della Tour Eiffel) -, gli operai avranno a disposizione tre anni per pulire 24.000 metri quadri di facciata, sostituire le inferriate del piano terra, riparare le passerelle e i corridoi sotterranei, e spostare la biglietteria, la biblioteca e i bagni per il pubblico all’esterno dell’anfiteatro. “Vorrei che fosse un giorno di grande orgoglio per tutti gli italiani” prosegue il sindaco. “L’indignazione non poteva che provenire dalla società civile e mi fanno rabbia quelli che la considerano una cosa scandalosa”. Di fronte ai suoi concittadini, Gianni Alemanno si butta avanti: “A Roma c’è un sacco di gente che non ha mai voglia di fare nulla … Per favore, per una volta che c’è qualcuno pronto a fare qualcosa, lasciatelo in pace!”. Secondo il sindaco, ex iscritto del partito di Alleanza nazionale e oggi aderente al PdL di Silvio Berlusconi, il Colosseo è “il simbolo di un paese rigoroso e interventista”.

Nella sala si accenna a qualche sorriso. Come non vedere in queste proposte invece una parabola del vicolo cieco in cui si trova l’Italia? Un’Italia governata da un uomo che presto festeggerà i settantacinque anni e che vede la fine del suo regno brillare più per scandali di ogni tipo che per la sua azione politica. Un’Italia minacciata dalla bancarotta in ragione di un debito che supera di gran lunga il PIL (12%). E che non ha più un soldo per sostenere economicamente il suo patrimonio.

Anche lui presente alla festa organizzata da Tod’s, il ministro per la cultura Giancarlo Galan, si lascia andare a delle acrobazie di numeri. Fa parte della maggioranza di destra al governo che nel corso del decennio scorso è stata al potere per otto anni, si lamenta che il bilancio del suo ministero è passato da 2.2 miliardi di euro nel 2011 a 1.7 miliardi nel 2009. Inoltre, e omette di precisarlo, il budget è stato ancora tagliato ed ora ammonta a solo 1.4 miliardi, compresi il finanziamento per le strutture audiovisive o gli aiuti allo spettacolo vivente/circo.

Giancarlo Galan
Nel 2001, la cultura rappresentava il 0.37% del budget totale dello stato, nel 2009 soltanto il 0.23%. In confronto al PIL, questa è diminuita dello 0.11%. una goccia nel mare, per un paese che tra l’altro possiede la più grande ricchezza culturale del mondo, secondo uno studio del PricewaterhouseCoopers, con 34000 musei e 45 monumenti patrimonio dell’Unesco, ossia il 5% del patrimonio mondiale (e non il 50% come dichiara Silvio Berlusconi) a cui si aggiungono secondo il Mibac, 6000 siti archeologici e 46000 monumenti storici! La situazione è aggravata da una particolarità tutta italiana, cioè l’inserimento della tutela dello stato sulla cultura nella Costituzione. “E’ l’dea molto ambiziosa, per non dire utopistica, che il patrimonio sia uno strumento di identità nazionale”, spiega Paola Budini, direttrice del centro di ricerca dell’università milanese la Bocconi, che si occupa di questioni culturali. Tre anni fa, la Costituzione è stata modificata per trasferire progressivamente agli enti locali le spese di mantenimento. Inoltre lo stato ha preteso drastici tagli da questi ultimi. La crisi economica lo impone, i dirigenti degli enti locali sono tenuti a tagliare le spese generali assestandosi entro i 18 miliardi di euro. “La situazione è confusa tanto più che la nozione di patrimonio non è stata precisata nel testo” evidenzia Stefano Baia Curioni, professore di storia economica alla Bocconi. “Prima di parlare di finanziamenti, bisognerebbe chiarire le competenze”.

Magra alternanza del settore privato

Altro paradosso, mentre il governo ha appena adottato un nuovo piano di austerità, Giancarlo Galan trova che “non ci si può permettere di ignorare le richieste del privato in favore di una diminuzione della tassazione”. Il suo collega, ministro delle finanze, Giulio Tremonti, aveva previsto in primavera di aumentare l’IVA, il cui tasso normale è del 20%. Galan ritiene che l’IVA ridotta al 10% per i lavori di restauro sia “insostenibile” e che occorre ridurla. Di fatto, l’alternanza del settore privato resta molto magra/insufficiente. Decine di fondazioni bancarie sparse nella penisola dedicano al settore dell’arte e della cultura un terzo dei finanziamenti che distribuiscono ogni anno, ovvero appena 400 milioni di euro. Quanto alle donazioni dei privati, sono sicuramente in aumento ma arrivano solo a 24 milioni all’anno. “Il problema è che gli operatori privati non si fidano più dell’amministrazione per il buon impiego dei fondi. E l’idea stessa di fare beneficenza senza secondi fini economici è oggi incomprensibile per i comuni italiani”, fa notare Peter Glidewell, commerciante d’opere d’arte ed ex consigliere del Mibac. “Qui le persone non hanno l’abitudine di investire nella cultura come gli Anglosassoni. Credono che sia un argomento che riguardi esclusivamente l’ambito pubblico. Viceversa, è difficilissimo trovare dei politici di spicco che siano aperti ad un’idea di intervento da parte del privato”, aggiunge il milanese Salvatore Carrubba, presidente dell’accademia di belle arti di Brera. A riprova ecco la gaffe del ministro della cultura che racconta di aver scoperto “con stupore”, in occasione di un suo recente viaggio in Cina, il produttore tedesco di detersivi Henkel aveva finanziato dei lavori sulla Grande Muraglia: “Mi sono detto che noi politici dobbiamo convertirci a queste misure di intervento intelligente”. Ecco che a Roma una multinazionale giapponese, la Nippon Television Network, ha finanziato il restauro degli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina, qualche anno fa. A Napoli è la fondazione Hewlett-Packard che ha fatto una donazione al sito archeologico di Ercolano. Agli occhi di Giancarlo Galan, il gesto di Diego Della Valle nei confronti del Colosseo è “una mossa straordinaria, la prova di ciò che la popolazione civile può fare quando è sensibile alle questioni del patrimonio artistico”.

„Mi sono gettato in questa campagna per mostrare che l’Italia sa affrontare le cose – precisa il proprietario di Tod’s – la crescita economica ha raggiunto il limite massimo del 1%, un giovane su tre è disoccupato, conto sulle mie conoscenze tra gli imprenditori per restituire un po’ dei loro profitti e permettere al paese di migliorare un po’”. Ce del lavoro da fare. Questi ultimi mesi, i romani hanno assistito, impotenti, alla chiusura del celebre cinema Metropolitan poi a quella del prestigioso teatro Valle. All’inizio di luglio, i gestori della villa dell’imperatore Adriano hanno avvertito dell’imminente pericolo di crolli dell’edificio, contemporaneamente è caduto un pezzo di cornicione del tetto della Scala, a Milano. “Siamo al limite dello stato di emergenza, ma, se il privato è fondamentale, occorre assolutamente mantenere un quadro scientifico pubblico affinchè il nostro patrimonio sia mantenuto con intelligenza” sostiene Bartolomeo De Marchi, direttore del museo di arte contemporanea di Roma e docente alla LUISS. A Pompei, dove alla fine del 2010 è crollata la casa dei Gladiatori, sono i francesi che potrebbero dare una grossa mano. La fondazione per lo sviluppo della Défense, a Parigi, stima di investire 200 milioni di euro. Sono in corso le trattative.

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