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13 marzo 2012

Bonjour Italie: La sentenza sull'amianto fa storia in Francia

Bonjour Italie: La sentenza sull'amianto fa storia in Francia:

Amianto: “La sentenza italiana servirà d’esempio” in Francia
Amiante: Le proces italien a valeur d'exemple en France

di Caroline Politi
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

Questo processo servirà d’esempio” spiega Jean Paul Teissonnière, che ha rappresentato le vittime francesi e i loro familiari nel processo che si è svolto a Torino.

Ripartizione regionale dei decessi causati dall'amianto in  Francia

Il tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di reclusione i due responsabili della società Eternit, la più grande azienda produttrice di amianto del mondo. Una decisione storica che potrebbe dare nuovo slancio al procedimento [in atto anche] in Francia.

Raramente una decisione presa dalla giustizia italiana è stata attesa con così tanta impazienza nel paese d’oltralpe. Lunedì scorso, il tribunale di Torino ha deliberato nel più grande processo mai iniziato sul dramma delle vittime dell’amianto. E la sentenza è stata accolta con sollievo dalle vittime di tutto il mondo: i due principali imputati, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Jean Louis de Cartier de Marchienne, 90 anni, sono stati dichiarati responsabili della morte di 3 000 persone e condannati a 16 anni di prigione. Una decisione definita storica proprio al di là del confine. In effetti è la prima volta che un tribunale penale emette una sentenza su questo argomento, per il quale finora erano state portate a termine soltanto delle procedure civili, miranti principalmente ad ottenere risarcimenti per le vittime. Ma lunedì finalmente sono stati individuati dei responsabili.

per saperne di più clicca qui

27 febbraio 2012

Super Mario Bros - Les succès de Mario Monti

Il successo di Mario Monti [significherà] la fine dei politici in Italia ?

di Barry Moody
Pubblicato in Francia il 24 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Testata: Nouvel Observateur
Super Mario Bros
Il successo del presidente del consiglio Mario Monti e del suo governo di tecnici, accolto favorevolmente in Italia come all’estero, crea del malcontento in seno alla classe politica italiana, ampiamente screditata in questi ultimi anni.

I prossimi mesi potrebbero anche dare vita ad un totale rinnovamento del panorama politico italiano, una rivoluzione paragonabile a quella provocata dall’operazione “mani pulite” che, esattamente vent’anni fa, aveva segnato la fine della potente Democrazia Cristiana.

All’epoca, questa grande opera di pulizia [del mondo politico] aveva portato in prigione centinaia di politici corrotti. Il socialista Bettino Craxi, ex capo di governo, era stato costretto ad andare in esilio (sic) in Tunisia, dove è morto.

“Tutto il sistema politico è in piena fase di trasformazione, grazie al successo di Monti e a causa della situazione europea (…) I partiti politici sono in crisi”, spiega un politico di centro sinistra. “Gli attuali partiti non sanno più come ritornare al potere e perciò sono inquieti”, rincara la dose un responsabile del governo Monti. “Non vedo come possano rimettersi in sella”.

Quando Mario Monti, Ex commissario europeo, è stato nominato capo del governo nel novembre scorso al posto dell’agitato Silvio Berlusconi, l’Italia era sull’orlo di una catastrofe economica che minacciava il futuro stesso dell’euro. Molti vedevano nella sua nomina una soluzione provvisoria destinata a calmare i mercati prima delle elezioni anticipate. Una questione di pochi mesi. Oggi, sono in pochi a scommettere su elezioni politiche prima della scadenza naturale nella primavera 2013. Anche Silvio Berlusconi non sembra più crederci.

“PROFESSORE” CONTRO “CAVALIERE”

Silvio Berlusconi e Mario Monti

Dietro le quinte si tengono discussioni volte a creare nuove forze politiche e a trovare una personalità in grado di prendere il posto di Mario Monti. Si fa sempre più spesso il nome dell’attuale ministro dell’industria Corrado Passera, ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Eppure l’UDC, e non è la sola, vedrebbe di buon occhio [la possibilità] che l’attuale presidente del Consiglio resti al suo posto dopo il 2013, anche se il diretto interessato non ne ha nessuna intenzione. Altri prevedono che Mario Monti sarà il prossimo presidente della Repubblica. L’attuale capo di Stato, Giorgio Napolitano, fautore di questo governo di “tecnici”, lascerà il Quirinale l’anno prossimo.

I successi del governo Monti – l’Italia ormai ha tassi di interesse del 5.5% sui mercati contro quelli oltre il 7% alla fine del regno di Berlusconi – non significano che il paese è fuori pericolo, considerato il suo debito ancora imponente e la sua recessione. L’agenzia di rating Moody’s ha declassato di nuovo l’Italia da A2 a A3, con outlook negativo. Ma i mercati danno prova di prendere in considerazione la differenza tra Monti, “il Professore” sobrio e serio, e l’eccentrico Berlusconi, i cui scandali privati ne avevano fortemente minato la credibilità. L’edizione europea della rivista Time, nel suo ultimo numero, ricorda l’accoglienza che è stata riservata al capo di governo italiano a Washington, dove è stato ricevuto a braccia aperte da Barack Obama, e mette in copertina la sua foto con un titolo eloquente: “Può quest’uomo salvare l’Europa?”, in forte contrasto con il titolo di appena tre mesi fa: Time pubblicava una foto di Silvio Berlusconi con il commento “L’uomo che sta dietro l’economia più pericolosa del mondo”.

“UNA CLASSE POLITICA SENZA CREDIBILITA’”

Premier a confronto sulle copertine di Time

Malgrado la cura di rigore loro imposta, gli italiani apprezzano il nuovo presidente del Consiglio, il cui livello di popolarità è quasi al 60%. Grazie a lui, sottolinea la classe dirigente italiana, contiamo di nuovo qualcosa in Europa. Di fronte alle esigenze di una Germania legata soprattutto alla riduzione del debito, Mario Monti si è fatto sentire e ha anche sollecitato misure in favore della crescita. Per la classe politica tradizionale, questa nuova situazione in Italia genera molte incertezze. “Nulla sarà più come prima. La classe politica ha perso credibilità a forza di incompetenza e corruzione”, questa è l’opinione di James Walston, dell’università americana di Roma.

“Dopo Monti sarà tutto diverso”, dichiara un politico vicino a Berlusconi. Per essere pronti ad affrontare le elezioni politiche dell’anno prossimo, i partiti politici, sia di destra che di sinistra, hanno dato inizio alle grandi manovre per presentare ai propri elettori un nuovo volto. Silvio Berlusconi, si dice nel suo entourage, vorrebbe creare una grande alleanza di centro che includa la propria formazione, il Popolo della Libertà, minacciato tuttavia dal [rischio di] una scissione interna, i centristi e anche l’ala destra del Partito Democratico. “Dopo Monti, i partiti devono presentare nuovi volti e forse anche nuove strutture per far sì che la politica ritrovi finalmente la sua nobiltà”, dice una persona vicina a Berlusconi. A meno che, come si auguravano nel XIX secolo i sostenitori di una società migliore per i meno abbienti, gli italiani forti dell’esperienza del “tecnico “ Monti preferiscano che “l’amministrazione delle cose” sostituisca finalmente “il governo degli uomini”.
Agenzie di rating: situazione europea da gennaio 2008 ad agosto 2011

24 febbraio 2012

Vajont oscurato - Bergführer bedrohen die Netzfreiheit

Guide alpine minacciano la libertà in rete

di Henning Steier
Pubblicato in: Svizzera il 22 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Testata Neue Zürcher Zeitung

Immagine del cimitero di Longarone

Un giudice ha ordinato a 226 provider italiani di oscurare il sito vajont.info, poichè avrebbe diffamato i politici Maurizio Paniz e Domenico Scilipoti. Gli oppositori vedono in pericolo la libertà di informazione.

Nel mese di ottobre la pagina italiana di Wikipedia aveva scioperato. Gli autori della enciclopedia protestarono allora contro un progetto di legge, che prevedeva l’obbligo per i gestori di siti web di correggere i contenuti privi di commenti entro 48 ore nel caso in cui qualcuno potesse ritenerli offensivi nei propri confronti. La proposta di legge non andò in porto. Ora però un giudice di Belluno ha deliberato che 226 provider oscurino l’accesso alla pagina web vajont.info, perchè due politici si sono sentiti feriti nell’onore.

Pietra dello scandalo è la seguente frase: “E se la mafia è una montagna di merda… i Paniz e gli Scilipoti sono guide alpine”. I due politici fanno parte dello stesso schieramento politico di destra, ma non sono certo coinvolti nella criminalità organizzata.

Dai Giornali dell'epoca la notizia della tragedia del Vajont

1900 vittime

Il Webmaster Tiziano Dal Farra, gestore del sito di vajont.info, ha come principale scopo quello di diffondere informazioni sulla catastrofe del Vajont. Nel 1963 in seguito all’esondazione del lago artificiale Vajont, causata da una frana nella diga che la svuotò quasi completamente, perirono circa 1900 persone. L’ondata di acqua che ne fuoriuscì distrusse completamente il paese di Longarone. Tutti gli imputati colpevoli furono condannati nel 1969 a molti anni di prigione. La struttura della diga è ancora in piedi nella valle che si trova a 100 chilometri a nord di Venezia, ma l’invaso non è più stato riempito.

Il giudice non si è limitato ad ordinare l’oscuramento dell’intero sito Web, ma anche di altri siti che consentono l’accesso ad esso. E’ stato Maurizio Paniz a chiedere l’intervento del giudice. Tra gli altri provider italiani è stato ordinato anche l’oscuramento della pagina Torrent di The Pirate Bay, ma non per il reato di villipendio, bensì perchè sostiene la difesa dei diritti d’autore: la cosiddetta tecnologia Bittorrent viene spesso utilizzata per la diffusione di contenuti protetti.
Diga del Vajont vista da Longarone

Violata la libertà di informazione

Fulvio Sarzana, che gestisce un blog italiano che si occupa di diritto ed internet, la vede nera: “A prescindere da questa vicenda appare chiaro che questo provvedimento viola il diritto all’informazione dei cittadini italiani. Interi giornali, blog e portali di informazione potrebbero sparire dal web”.

Il messaggio che qualche attivista di Anonymus ha lasciato sul sito del politico Maurizio Paniz ha toni decisamente più accesi: “Wikileaks dice che l’informazione deve essere libera, e voi cari avvocati oltre ai soldi e alla reputazione, un po’ di sana libertà non ve la volete godere? A quanto pare no, quindi abbiamo deciso di farvi incazzare un bel po’ iniziando un lungo processo di attacchi”. Attualmente il messaggio è sparito e non si conoscono nuovi ulteriori attacchi.
Anonymus attacca il sito di Paniz

Ein ganzes land auf hoher See - Un intero paese in alto mare

Capitan Monti, il meno peggio? Italiadallestero Il Fatto Quotidiano

Un intero paese in alto mare
Un’Italia in bilico – tra metafore, sollievo e malcontento

Testata: NZZ
Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012
Articolo originale di: Franz Haas
Traduzione di Claudia Marruccelli e Francesco Costantini per Italiadallestero
Pubblicata sul Fatto Quotidiano
Mario Monti alla guida del paese

Dopo aver accolto le dimissioni di Berlusconi di tre mesi fa come una liberazione, la maggior parte degli italiani esprime simpatia per il successore Mario Monti e il suo governo d’emergenza – ma anche diffidenza. Probabilmente Monti resterà in carica ancora un anno, poi di nuovo sarà tutto da decidere.

Negli ultimi tre mesi in Italia si sono succedute numerose calamità che hanno sconvolto il paese: subito si sono cercate metafore per mettere a contronto gli sconvolgimenti della natura con quelli della politica. Quando, a novembre, Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni e ancora non ci eravamo ripresi dall’alluvione, era d’obbligo l’immagine del diluvio universale e Mario Monti appariva come il salvatore della situazione. Quando due mesi più tardi un inetto capitano ha fatto naufragare una nave da crociera, ha fatto il giro del mondo l’immagine allegorica della nave stato, che si salva da disgrazie simili grazie al nuovo timoniere. Monti aveva assunto l’incarico da neanche tre mesi, guidando la nazione tra gli iceberg dell’economia mondiale, quando la penisola sprofondava improvvisamente nella neve, e quindi calzava a pennello l’immagine simbolica del capitano in bilico.
Monti e Berlusconi a confronto

Una squadra di tecnici?

Tuttavia è in questa situazione d’emergenza che si è manifestata la popolarità del nuovo capo di governo; nessuno gli ha voluto seriamente addossare la colpa dei treni bloccati dal ghiaccio. Se Monti gode ancora di un così grande consenso, è certo per le sue qualità, ma ancor più per la misera performance del suo predecessore. Molti italiani si sono sentiti testimoni di un miracolo, nelle prime settimane dopo il cambio di governo. Era quasi da non credere che l’indecente Berlusconi avesse lasciato il posto a un vero signore, che a Bruxelles fa la sua bella figura accanto a Merkel e a Sarkozy. Monti e la sua squadra saranno pure degli anonimi tecnici, come ha scritto su La Repubblica Michele Serra, “ma se pensiamo ai loro predecessori, vorremmo baciare la terra su cui camminano”. C’è da dire che anche la sinistra ha contribuito alla perdita della morale nell’esercizio della propria responsabilità, alimentando tra le generazioni un senso di prevaricazione, che oggi impedisce di mobilitare le forze innovative del paese di fronte alla concorrenza internazionale.
Anche le statistiche rivelano la necessità di un salvatore: l’80% degli italiani aveva fiducia in Monti quando ha assunto l’incarico. Ora, dopo le rigide misure di risparmio e gli improvvisi aumenti in concomitanza con l’inizio del nuovo anno, rimangono comunque al di sopra del 60%. “Questo dovrebbe preoccuparmi” ha commentato Monti con la solita ironia, sminuendo il favorevole sondaggio. E nonostante il fatto che nell’ultimo periodo stia crescendo un rafforzato malcontento proveniente da molte parti – non solo dalla Lega Nord e dai pendolari bloccati dalla neve – a prevalere è comunque il sollievo per la fine dell’imbarazzante e rovinosa azione di Berlusconi e della sua corte.
Come accade ovunque dopo un cambiamento storico, anche in Italia si parla con raccapriccio del recente passato, su pubblicazioni di ogni tipo. In questi lavori intellletuali di riassetto, le simpatie vanno quasi senza eccezioni al nuovo e il pensiero comune è ora: “L’abbiamo scampata bella ancora una volta (speriamo)”. Questo vale anche per quel dizionario dal titolo “Così parlò il Cavaliere” scritto da due attenti giornalisti del Corriere della Sera, che contiene le uscite più grottesche di Berlusconi. C’è meno da ridere nel volume “L’opera italiana da due soldi”, del giurista e pubblicista Franco Cordero, che analizza “la grottesca opera buffa” di Berlusconi e il suo personaggio: “Più antiliberale di Mussolini, paranoico come Hitler, peggiore di Mackie Messer”.
Il confronto con Mussolini si evidenzia anche in un monologo teatrale che l’attore Fabrizio Gifuni sta portando in tournée per l’Italia. Il testo si compone unicamente di estratti dalla parodia sul fascismo di Carlo Emilio Gadda “Eros e Priapos”, in cui sembra di riconoscere esattamente alcune delle dichiarazioni di Berlusconi. Tuttavia il biasimo al deposto ex politico non va sempre di pari passo con le lodi al nuovo. Quando nel quotidiano di estrema sinistra Il Manifesto il docente di letteratura Alberto Asor Rosa si è espresso in maniera tiepida in difesa di Monti, è stato prontamente criticato dall’altrettanto anziana e famosa Rossana Rossanda. Anche polemici blogger e schiere di frequentatori di Facebook e Twitter non vedono grosse differenze tra “la commedia di basso livello di Berlusconi e il falso cabaret di Monti”.
Umberto Eco ha pubblicato nella sua colonna sull’Espresso, sotto forma di piccante raccontino divertente, una difesa di Monti e una sgridata ai suoi detrattori: lo scrittore paragona il nuovo capo di governo a un’altruista prostituta che in tempo di guerra si concede al nemico per il bene comune e a causa di ciò è vittima dell’ipocrita ribrezzo dei suoi connazionali. Tuttavia l’ironica allegoria di Eco ha effetto limitato e cambierebbe poco nell’opinione di quella arrabbiata casalinga che in fila davanti a noi per pagare il bollo dell’auto brontola, “quel maledetto Monti” dovrebbe pagarlo lui questo salato aumento. Infatti la situazione è diventata difficile per gli italiani con reddito medio, mentre la massa di coloro che vivono sotto la soglia di povertà è aumentata drasticamente. Lo scrittore Raffaele La Capria vede Roma come un turbinio di mendicanti simile a Benares.
La disoccupazione in Europa nel 2011

Le aride cifre della realtà

La realtà è ben altro e arriva con aride cifre. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 30%, in alcune regioni il 50%. E la bacchetta magica di Mario Monti deve darsi da fare in primis in questo campo, per fare colpo anche sui sindacati di sinistra. Attualmente questi sono le uniche vere forze di opposizione, che si oppongono al governo con scioperi e puntano i piedi contro una possibile riforma del lavoro. Con ciò spesso difendono solo quei lavoratori già a bordo di una barchetta piccola, ma sicura; in questo modo impediscono ai giovani precari e ai disoccupati cronici di ottenere una qualsiasi sicurezza, anche minima.
Nelle trattative con i sindacati il distinto professor Monti e i suoi collaboratori non sempre mostrano il tatto dovuto. Recentemente Monti ha parlato con noncuranza della “monotonia del posto fisso” e ha voluto rendere gradevole “la sfida del cambiamento” ai disoccupati. Il popolo, scandalizzato da questa dichiarazione, ha comunicato via Twitter che uno stipendio di 800 euro al mese non è il massimo come cambiamento.
Peggio ancora sono state le sfacciate affermazioni del 37enne viceministro del lavoro che non è responsabile di quella sua aria arrogante, ma di certo lo è rispetto a ciò che dice. “Chi non si è ancora laureato a 28 anni” ha dichiarato in una trasmissione televisiva è “un povero sfigato”. Questo ragazzotto dovrebbe sapere in realtà che circa un terzo degli studenti italiani a stento riesce a mantenersi con piccoli lavoretti, che le tasse universitarie sono esorbitanti (le più alte in Europa dopo l’Inghilterra) e che in Italia le borse di studio sono praticamente inesistenti. Claudio Magris, comunque ben disposto verso il governo Monti, ha scritto nel Corriere della Sera che regalerebbe volentieri al capo di governo il David Copperfield di Charles Dickens, così che possa farsi un’idea di quanto sia importante un po’ di sicurezza per i giovani, per “crescere con dignità” senza essere tormentati da “desideri ed umiliazioni” come il povero David Copperfield.
Mario Monti si è scusato a lungo per la sua sfortunata uscita sulla monotonia del posto fisso. Silvio Berlusconi personalmente non ha mai smentito le sue scandalose esternazioni, anzi al contrario ha spiegato che le sue parole erano state travisate. Quindi non c’è da meravigliarsi che il nuovo capo di governo appaia alla maggior parte degli italiani come un miracolo, il cui effetto è ancora incerto. Se volessimo veramente trovare una metafora per la situazione attuale, allora ecco che calza a pennello la seguente espressione: “Siamo ancora in alto mare” nel senso però che nulla è stato ancora deciso. Capitan Monti guiderà il paese probabilmente ancora per un anno, poi al timone si piazzeranno di nuovo i politici, i partiti e le loro dispute. E, se siamo ancora in alto mare, non si esclude nemmeno il ritorno del detestato berlusconismo.

Così parlò ... Umberto Eco

Casa e Chiesa - Rome sonne le glas de l'immunité fiscale de l'Eglise

Roma decreta la fine dell’immunità fiscale della Chiesa

di Ariel Dumont
Pubblicato in: Francia il 16 febbraio 2012
Testata: MyEurope
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero


Che coraggio Monti! Invitato alla cerimonia ufficiale, organizzata dal Vaticano per celebrare l’anniversario dei Patti Lateranensi, il presidente del Consiglio ha offerto alla Chiesa un regalo di compleanno avvelenato: la fine dell’esenzione dall’imposta sugli immobili, esclusi i luoghi di culto.

Condannata alla gogna dall’opinione pubblica italiana, che le chiede di partecipare allo sforzo collettivo in questo periodo di carestia economica, la Chiesa difende il suo patrimonio con denti e artigli, e assicura che alla fine, questa tassa porterà [alle casse dello Stato] solo poca roba. Per lo meno è questa l’opinione sostenuta da Avvenire, quotidiano della CEI, secondo cui l’ammontare che la Chiesa dovrebbe versare allo stato italiano ammonterebbe a un centinaio di milioni di euro.

L’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ribatte che è un dato sbagliato, e che il conto ammonterebbe ad una cifra compresa tra 700 milioni e un miliardo di euro. Sempre secondo l’ANCI, la Chiesa sarebbe proprietaria di almeno 100 000 edifici, di cui 9 000 scuole, 26 000 strutture religiose e circa 5 000 strutture sanitarie (ambulatori, cliniche, ospedali, case di riposo).

Da parte sua, l’associazione di ricerca e sviluppo sociale Ares valuta un mancato introito pari a 2.2 miliardi di euro all’anno, una cifra simile a quella segnalata dalle agenzie fiscali. Ma è proprio questa battaglia di numeri che costituirà un serio problema per gli ispettori del fisco, tanto più che il loro margine d’azione per recuperare il dovuto è molto ristretto.


La solidarietà ha i suoi limiti

In pratica il fisco potrebbe inviare i suoi ispettori, come ha fatto recentemente nella poco proletaria stazione sciistica di Cortina D’Ampezzo. Solo le rare chiese che godono dell’extraterritorialità potranno sfuggire a questa tagliola. Ma è difficile immaginare il cattolicissimo governo Monti che sguinzaglia i suoi ispettori nelle proprietà della Chiesa per costringere la curia a passare le forche caudine del fisco.

La cosa più semplice sarà riunire attorno un tavolo i rappresentanti della Chiesa e quelli del fisco per stendere la lista degli immobili e calcolare l’ammontare dell’obolo annuale che la Chiesa dovrà versare. Ciò tenendo conto dei limiti imposti dall’emendamento che prevede l’esenzione per i luoghi di culto, gli oratori, le mense per i poveri …

Presa alla sprovvista, la Chiesa italiana si trova in imbarazzo e non vuole apparire avara del suo denaro e non solidale con uno Stato italiano oggi squattrinato, che per anni l’ha generosamente agevolata, chiudendo pudicamente gli occhi sulla sua fortuna. “Prenderemo il tutto in esame con attenzione e vivo senso di responsabilità”, ha spiegato il cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Aggiungendo anche “che occorre tener conto del valore sociale delle istituzioni no profit”. L’avvertimento è chiaro: la Chiesa non si lascerà svuotare le tasche facilmente.


Bruxelles non dà via d’uscita

In ultima analisi la Chiesa italiana, come il fisco, ha un risicato margine di manovra dato che il governo Monti non può fare marcia indietro. L’Unione Europea, a cui il Partito Radicale ha fatto ricorso nell’ottobre del 2010, minaccia la penisola di estrarre il cartellino rosso.

Secondo Bruxelles, l’esenzione concessa alla Chiesa italiana in materia di imposta comunale sugli immobili costituisce un aiuto indiretto dello Stato, che rischia di essere pesantemente sanzionato. A maggio ci sarà il verdetto, con il rischio per l’Italia di una multa salata e l’obbligo per i sindaci di recuperare dalla Chiesa gli arretrati fino al 2005.

Mario Monti, ex commissario europeo per la concorrenza sapeva che l’unico modo per evitare gli strali di Bruxelles era agire d’anticipo. Il procedimento così dovrebbe essere interrotto. Dopo aver annunciato la tassazione dei beni della Chiesa, mercoledì sera [Monti] ha chiesto all’attuale Commissario per la concorrenza, Joaquin Almunia, di sospendere il procedimento [di infrazione].

22 febbraio 2012

Entspannt Euch Deutsch! - Relax tedeschi!

Monti salva l’Europa


Mario Monti, fresco uomo di copertina del Time, è a prima vista il pacioso vecchietto della porta accanto. Eppure è da questo pacioso vecchietto, fresco di tourpromozionale americano, che dipendono i destini dell’Eurozona tutta. Da lui e da un rilassamento della sempre tesissima politica dell’inflessibilità tedesca, opinano anche al Sole24Ore sulla scia di questo misurato articolo di Zeit.
Una simile politica di “rigore, rigore e ancora rigore con l’accetta” potrebbe “prima o poi provocare una violenta reazione di rigetto.” Non c’è dubbio. “I morti non pagano i debiti,” ha ricordato tempo addietro la presidentessa di una nazione dieci anni fa in ginocchio, l’Argentina. “Per onorarli è necessario prima crescere.”
E’ bene tuttavia che Monti si mostri più tedesco in patria di quanto non dia l’impressione di essere in Europa, maneggiando con più perizia la teutonica ascia da battaglia contro evasori, delinquenti e corrotti. Il compito di Monti, in Italia, è quello di riallacciare lo sfilacciato tessuto sociale e unire la popolazione in un’unica grande Teutoburgo contro i veri nemici della crescita.
Errori di strategia (anche comunicativa) come le crociate contro articolo 18 e bamboccioni non fanno altro che vanificare ’azione di governo nella coscienza collettiva, vilificandone la portata. Non serve disotterrare l’ascia contro il mammone 30enne senza lavoro nè pensione: lui la faccia schiacciata sul cippo ce l’ha già da un pezzo, e di certo non si mette a leggere Time Magazine per tirarsi su di morale. E’ troppo impegnato a non pensare alla scure gelida che preme sul suo volto mentre suda freddo.

di Lillo Montalto Monella


Tedeschi, rilassatevi!

L’Italia del dopo Berlusconi ne ha abbastanza delle ramanzine di Berlino.

di Birgit Schönau
Pubblicato in Germania il 22 gennaio 2012
Testata: Die Zeit
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italiadallestero e Il Fatto Quotidiano

Lunedì pomeriggio, aeroporto Leonardo da Vinci a Roma. Al cancello d’imbarco la coda al check-in si allunga sempre più. Due tedeschi perdono la pazienza e iniziano ad inveire. Uno dei due urla in un italiano storpiato: “Solo in Italia c’è questo casino!”. Allora un italiano si gira verso il brontolone e visibilmente irritato gli dice: “Germans never change”, “I tedeschi non cambiano mai” scandendo in inglese ogni singola parola, “Voi credete di saper sempre tutto, ci guardate sempre dall’alto in basso”. I due tedeschi ammutoliscono imbarazzati e l’italiano allora li lascia perdere. Entrambi viaggiano verso destinazioni diverse quindi nessuno di loro può sentire il capitano dell’aereo della Lufthansa diretto a Düsseldorf che al microfono, per salutare i passeggeri, dice: “Tra mezz’ora dovremmo decollare. Ma con gli italiani non si sa mai”.

La sua ultima possibilità: "Hai voglia di fare Bunga Bunga?"
L’episodio risale al periodo in cui il governo Berlusconi era in agonia. Allora l’Europa rideva dell’Italia e la Germania forse rideva un po’ di più. La terza potenza economica d’Europa era nota soprattutto per i retroscena del Bunga Bunga, certo non senza colpe, e quindi da molto tempo non veniva più presa sul serio. Un paese da barzelletta. Una volta la Merkel e Nicolas Sarkozy hanno addirittura preso in giro in pubblico il loro partner europeo. A fine ottobre, in occasione di una conferenza stampa nell’ambito di un vertice europeo a Bruxelles, fu chiesto ai due cosa pensassero del programma di riforme di Berlusconi. Il francese e la tedesca offrirono ai giornalisti una scenetta da cabaret assolutamente spontanea. Si sono scambiati sguardi eloquenti, hanno fatto delle smorfie e sorriso ironicamente. Ciò che a Bruxelles è stato interpretato come un intermezzo goliardico in Italia è stato considerato come un’offesa alla nazione, come “un oltraggio e un’ingiustificata umiliazione”, secondo quanto dichiarato dall’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Risatine tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy
La cancelliera non ha mai criticato apertamente Berlusconi, ma ha continuato a ignorare lui e l’Italia. I rapporti bilaterali tra le due nazioni sono stati gelidi esattamente come i rapporti personali tra la figlia del pastore evangelico della Germania orientale e il triviale battutaro lombardo. Quindi, per tutti gli italiani governati da Berlusconi, i tedeschi sono la personificazone di quelle virtù che indubbiamente mancano alla casta politica romana: senso dello Stato e del bene comune, riservatezza, integrità morale.

Simbolo delle virtù prussiane
Ora da due mesi l’Italia è governata da un uomo che, oltre a queste caratteristiche, possiede anche anche altre qualità che alla Merkel mancano. Una certa elasticità, per esempio, profonde conoscenze specifiche in campo economico e la determinatezza decisionale che ne deriva. Gli italiani trovano divertente che i media tedeschi classifichino Mario Monti e il nuovo capo della BCE Mario Draghi come “italiani di Prussia”: le virtù prussiane come la disciplina e la forza di carattere erano decantate già al tempo dei romani 1.700 anni fa. Monti si era appena insediato a Palazzo Chigi, che l’immagine da leader irreprensibile di Angela Merkel cominciava a sgretolarsi. Da faro nella nebbia si trasforma in una maestrina che bacchetta sulle dita i disubbidienti della classe e non si accorge per nulla che qualche volta proprio loro hanno le idee migliori.

Quando Berlusconi con sollievo di tutti si è dimesso, a Roma si è indicata immediatamente la Germania come principale problema per l’Europa. In Germania si fa politica “con il barometro dei voti” ha dichiarato Giovanni Moro, figlio di Aldo Moro, lo statista democristiano assassinato [nel 1978]. “La Germania della Merkel compromette con il suo rigido dogmatismo non solo l’euro, ma l’intera Unione Europea” scrive una giornalista vicina a Monti. “L’immagine della Germania come nazione leader è compromessa: Berlino comanda ma non dirige”.

Copertine a confronto
A Roma si diffonde la sensazione che in Italia si sia capaci di fare altro, in Germania no. Sin dalle sue prime interviste pubblicate sui giornali stranieri, Mario Monti si è dichiarato entusiasta della Scandinavia. I meriti dei paesi nordici sarebbero stati presi troppo poco in considerazione finora. “Inoltre osserviamo che laggiù ci sono un sistema sociale che funziona e un mercato di gran lunga più forte e competitivo dell’eurozona”. L’Europa non deve necessariamente guarire alla maniera tedesca, questo era il messaggio che si voleva trasmettere. Ci sono anche altri modelli.

Con Monti l’Italia ha riacquistato sicurezza. Nel giro di pochissimo tempo sono stati varati riforme e un pacchetto di misure di austerità decisivi, tagliati i privilegi e perseguiti gli evasori fiscali. Sembra che il berlusconismo sia lontano anni luce. Il programma di austerità è in pieno svolgimento. Per i protestanti del nord, che come è noto devono portarsi dietro i propri peccati fino al giudizio universale, tutto questo è troppo veloce. Ma l’Italia è già oltre. E mentre si poteva ignorare senza problemi il pagliaccio Berlusconi, Monti si sta dimostrando una persona seria e un critico da non sottovalutare.

La settimana scorsa, in occasione del suo primo incontro ufficiale con la Merkel a Berlino, Monti ha fatto qualcosa che Berlusconi non avrebbe mai osato fare: ha fatto delle precise richieste alla collega tedesca. Ha chiesto che la Germania e la Francia non si comportino più in maniera “troppo autoritaria”. Ha ricordato a entrambi i potenti partner i loro errori nella politica europea e ha avvisato la Merkel di un possibile malcontento ostile ai tedeschi in Italia, nel caso in cui Berlino non riconosca gli sforzi del suo governo. In Italia la Germania è vista come “leader dell’intolleranza interna all’Ue”, ha spiegato Monti, aggiungendo abilmente che lui lavora per un’ Italia che dovrebbe assomigliare alla Germania, poichè “io ho una sensibilità molto tedesca”. Le lodi della Merkel per la politica di riforme di Mario Monti sono state accolte con sollievo a Roma, anche se con un po’ di fastidio per il fatto che queste lodi arrivano sempre guardando dall’alto in basso. In questa settimana perciò Monti è stato un po’ più chiaro: “La cultura della stabilità portata avanti dalla Germania è degna di stima” ha detto al Financial Times, “ma quanto più i paesi indebitati dimostrano di aver compreso la legge della disciplina, tanto più i tedeschi dovrebbero rilassarsi.”

L'eroe di Teutoburgo: Herman  der Cherusker
I tedeschi hanno dovuto mandar giù l’amichevole lavata di capo degli italiani. Viceversa questa consuetudine era già nota da tempo. Il nazionalismo tedesco a differenza di quello italiano è ben consolidato. La vittoria dell’ esercito germanico sulle legioni romane nella foresta di Teutoburgo è un episodio fondamentale per la propaganda del patriottismo storicizzante tedesco del 19° secolo; in seguito i nazisti elessero Arminio, condottiero della tribù dei Germani Cherusci, cresciuto in realtà con un’educazione romana, a eroe simbolo della nazione tedesca. Per molto tempo essere tedesco voleva dire soprattutto non essere italiano. Come Martin Lutero fuggì da Roma peccatrice, così secoli dopo gli apostoli moralizzatori dei media tedeschi abbandonarono Berlusconia.

Invece lo stile di vita italiano è stato imitato diligentemente dai tedeschi. Pasta, aceto balsamico e olio d’oliva sono molto apprezzati sia a nord che a sud delle Alpi e in Germania si vendono più macchine per il caffè espresso di quante non se ne vendano in Italia. A volte sembra che i tedeschi siano più italiani degli italiani. Cosa succederà ora che d’improvviso gli italiani vogliono diventare più tedeschi dei tedeschi? Entrambe le cose non possono che giovare all’Europa.
Tipicità italiane

13 febbraio 2012

Quo vadis Europa?

Quo vadis Europa?

di François de Bernard
Pubblicato in Francia su Libération il 10 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

Il regista Jean Luc Godard
Si è parlato di coincidenza, ci siamo meravigliati, commossi o rallegrati: il naufragio della Costa Concordia su uno scoglio dell’Isola del Giglio è apparso come un impressionante epilogo di “Film Socialisme” di Jean Luc Godard [girato in parte sulla Costa Concordia N.d.T.].
Per capire quello che sta per succedere all’Europa e ad una società allo sbando bisogna vedere – o in caso rivedere – questa opera fondamentale.
Che cosa rappresenta la Concordia? L’Europa disorientata e il capitalismo globalizzato che affondano!
Chi è in realtà questo capitano irresponsabile? Sono Sarkozy, Berlusconi, Cameron, Orbàn e quelli come loro… Chi rappresentano questi passeggeri ingordi, avidi di sole, mare azzurro, cibi di lusso, sesso mordi e fuggi, spettacoli e videocamere di sorveglianza, in poche parole di “turismo”? Noi stessi, abitanti pavloviani del transatlantico mondiale che festeggiano un’ultima crociera.


E’ vero, “cose così” succedono, come ricorda una didascalia del film ripetuta in tutte le sequenze video!
La crociera della Concordia filmata dal pittore Godard e il naufragio sugli scogli, con la profonda ferita nello scafo di questa meraviglia, due o tre anni dopo, creano una (troppo?) bella metafora del naufragio della nave Europa, del suo “modello economico” politico e sociale, di tutte le illusioni che l’hanno accompagnato… “Quo vadis Europa?” ci viene chiesto con un’altra didascalia.
Senza dubbio [il film, N.d.T.] è tutto questo, ma c’è molto di più! Il drammaturgo Godard, il Sofocle del ventunesimo secolo, non si accontenta e non si è mai accontentato in più di cinquant’anni di fornire delle chiavi che permettano di aprire le serrature della città contemporanea. Godard, al contrario, solleva il problema, e senza limitazioni, poiché pone delle domande che nell’orizzonte politico e mediatico che conosciamo non trovano risposta né possono averla, e formula risposte che non corrispondono a nessuna delle domande poste.


Attaccherò anche il sole se un giorno mi dovesse attaccare.


Per questo motivo sarebbe opportuno invitare tutti i candidati alle presidenziali francesi ad andare a vedere “Film socialisme” e a prendere spunto da esso per le loro decisioni, piuttosto che da sondaggi e ricette per gli scemi del villaggio globale che riempiono le librerie, firmati da signori “So tutto io”…
Perchè questo film non solo parla di tutte le questioni più scottanti nel mondo di oggi – la guerra, la politica, il lavoro, il debito, la povertà, il digitale, la creazione, l’amore, la morte, lo Stato, la giustizia – ma ne parla in un modo che “centrifuga le idee”. Un modo ammaliante e magnfico che fa nascere in noi la certezza che il dibattito politico odierno (in Europa e in Francia), il suo riproporsi senza sosta, il suo scoraggiante essere trito e ritrito, non colgono l’essenziale!

Perchè c'è la luce? Perchè c'è l'oscurità

Un essenziale che è inutile voler riassumere, ma che si può riconoscere nei seguenti estratti: “Siamo un Paese cosiddetto sviluppato che, nel 2010, riserva il destino peggiore ai più deboli”, “Volete più potere? Nessun potere: una società, non uno Stato”, “Avere vent’anni, conservare una speranza, avere ragione quando il vostro governo ha torto, imparare a vedere prima di imparare a leggere, il massimo no?”, “Quando la legge non è giusta, la giustizia scavalca la legge”, “Quello che è cambiato è che gli stronzi credono sinceramente all’Europa”, “Io non voglio morire senza aver visto l’Europa di nuovo felice”.
Perchè il Titanic ha colpito così tanto le coscienze cento anni fa? Non a causa delle perdite umane, per quanto siano state importanti, ma per la forza simbolica eccezionale di cui fu investito. Perché incarnava tutte le illusioni di un’epoca che si credeva al riparo dal disastro.
E perchè [le ha colpite, N.d.T.] così a lungo? Perchè il suo naufragio ne ha preconizzato un altro senza pari, che non ha tardato a fargli seguito.

Quello che oggi è diverso, è che i mascalzoni sono sinceri

Perchè quindi la Concordia colpisce allo stesso modo le coscienze stupefatte? Perchè è due volte più grande del Titanic, perchè il suo naufragio è sembrato inverosimile, ma soprattutto perchè “il dramma” è sembrato troppo comprensibile, annunciato, prevedibile! Perchè diventa ogni giorno più chiaro che esistevano già tutti gli elementi della catastrofe (da tempo, forse dal varo) tanto da renderla ineluttabile. Infine, perchè quella catastrofe ci parla di altre catastrofi che si succederanno, assolutamente prevedibili.
In conclusione, perchè rifare la crociera mediterranea della Concordia in compagnia di Godard? Non spinti dall’attrazione di un soffice voyerismo che mira a fare l’inventario dei segni precursori del naufragio della grande nave (il “Non c’è da meravigliarsi se è successo”), ma per avvantaggiarsi, grazie al lavoro poetico della memoria e dell’immaginario, sulla prossima più grande sorpresa che spunterà all’orizzonte. Come suggerisce il film: “Riflettete bene su ciò per cui vi battete, perché potreste davvero ottenerlo!”
Sulla nave Costa Concordia

Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più ... ricco del reame?

Troppi ricchi uccidono le tasse


di Philippe Askenazy
Pubblicato in Francia su Le Monde 10 febbraio 2012
Traduzione di  Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

Indici indicatori della ricchezza pro capite nei paesi europei
Il dibattito in corso nell’ambito dei due turni delle presidenziali in Finlandia, uno dei rari Paesi europei che elegge un Presidente a suffragio universale diretto, come noi [in Francia, N.d.T.], è dominato dal problema della solidarietà europea. Anche se fortemente attaccati all’euro, i finlandesi si interrogano sulla loro partecipazione all’aiuto ai paesi del sud Europa che può far vacillare la loro tripla A.
Già attuato per la Grecia o l’Irlanda, un eventuale aiuto all’Italia, e addirittura un giorno alla Francia, sembra ben meno giustificato. Se l’economia finlandese trae ampi benefici dal mercato europeo, si deve estendere la solidarietà anche ai Paesi ricchi ma incapaci di gestire i propri conti pubblici?
Di fatto, malgrado un prodotto interno lordo per abitante di un terzo superiore a quello dell’Italia, la Finlandia non è ricca come l’Italia.Per ricchezza, qui intendo il patrimonio netto disponibile dello Stato e della popolazione. Ma come si arriva a questo dato?
Cominciamo dallo Stato. Il debito pubblico lordo tocca il 120% del PIL in Italia e il 50% in Finlandia.
Per misurare il debito netto è opportuno tener conto delle entrate pubbliche relativamente liquide: giacenze d’oro, partecipazioni azionarie, fondi sovrani, ecc… Non prendiamo in considerazione il patrimonio immobiliare dello Stato: l’Italia non venderà mai il Colosseo.
Il Fondo Monetario Internazionale calcola una stima del debito pubblico netto. La differenza da questo punto di vista diventa cospicua: un deficit del 100% del PIL in Italia contro un surplus del 60% del PIL in Finlandia. Lo stato finlandese quindi è ricco, mentre quello italiano è molto indebitato.
Passiamo ai privati. Ogni anno il Credit Suisse, nel suo Global Wealth Report, propone una seria analisi del patrimonio privato di numerosi Paesi. Le cifre sono spettacolari.
Nel 2011, il patrimonio netto dei privati in Finlandia pesa circa per il 280% del PIL, circa 5 volte quello statale. Ma in Italia, questa cifra raggiunge circa il 590% del PIL. I patrimoni privati degli italiani quindi risultano “sproporzionatamente” ricchi.

Paesi in difficoltà nella zona Euro
“Patrimonio liquido netto” del Paese

Sommando il debito statale netto al patrimonio netto della popolazione si ottiene in qualche modo il “patrimonio liquido netto” del Paese: circa il 490% del PIL per l’Italia, contro soltanto il 340% in Finlandia, cioè un po’ meno di 130.000 euro per abitante in Italia e un po’ più di 120.000 in Finlandia. In questo modo, meglio si comprende perché i finlandesi vogliono che siano soprattutto gli italiani ad accollarsi il debito pubblico del loro Paese.
E com’è la situazione in Francia? Assomiglia molto più all’Italia che alla Finlandia. Il debito pubblico è dell’ordine dell’80% del PIL e il patrimonio netto della popolazione francese del 510 % del PIL. Complessivamente i francesi sono ancor più ricchi degli italiani, con circa 135.000 euro pro capite nel 2011. I tedeschi possono essere invidiosi: il patrimonio netto dei privati e quello pubblico arrivano al 320% del PIL, vicinissimi al risultato finlandese, ma con un PIL per abitante più basso, che raggiunge solo i 100.000 euro pro capite.

Ripartizione della ricchezza pro capite nei paesi dell'Eurozona
Quindi si configurano due Europe.

Quella degli Stati ricchi ma con una popolazione relativamente povera, e quella degli Stati indebitati ma con popolazioni mediamente ricche. I nostri vicini non hanno poi tutti i torti. Prima di invocare la solidarietà europea, la soluzione alle difficoltà della finanza pubblica in Italia e in Francia potrebbe giungere da sforzi a livello nazionale.
Ma non ci si deve limitare a prendere atto di questa situazione. Se il debito pubblico grava sulla globalità della popolazione, il patrimonio privato è ripartito in maniera ineguale. Il Credit Suisse rileva in questo senso che il nucleo della clientela delle grandi banche ginevrine è formato dal numero di milionari adulti espresso in dollari per Paese (una coppia vale 2 milioni). Nel 2011, secondo i calcoli della banca svizzera, la Finlandia ne possiede 80.000, la Germania 1,75 milioni, l’Italia 1,54 milioni… e la Francia 2,61 milioni!
Quasi il 9% dei milionari del pianeta vive in Francia. Ecco una buona notizia che il governo pubblicizza poco! Sarebbe quindi legittimo richiedere un sacrificio in primo luogo a tutti questi milionari. Un quarto dei loro patrimoni basterebbe a dimezzare il debito pubblico francese o ridurre ad un terzo quello italiano.
L’ostacolo quindi è politico. I milionari rappresentano il 5,5% della popolazione adulta in Francia e il 3,2% in Italia, contro solo il 2,6% in Germania e l’1,9% in Finlandia. Dato che i milionari sono più spesso iscritti nelle liste elettorali e vanno a votare più frequentemente, potrebbero rappresentare un dodicesimo dei votanti in occasione delle prossime elezioni politiche in Francia. Questo non giustifica una politica che protegge i grandi patrimoni a scapito della finanza pubblica?
Rpartizione della ricchezza pro capite nel mondo

10 febbraio 2012

Denaro in fuga in Svizzera

Ritornano i contrabbandieri di denaro?

di Gerhard Lob

Pubblicato in: Svizzera il9 febbraio 2012
su Suissinfo

Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero


Ritornano ad aumentare i capitali esportati dagli italiani in Svizzera. Mentre le banche del Canton Ticino relativizzano l’ammontare degli importi, gli esperti finanziari lo ritengono uno degli effetti della strategia dell’emersione del denaro non dichiarato. Per la maggior parte dei fondi si tratta di patrimoni dichiarati.

Se si dà credito alle dichiarazioni di Attilio Befera, capo dell’Agenzia delle Entrate, pare sia corso una fuga di capitali in grande stile, dall’Italia, sconvolta dalla crisi, verso la Svizzera. In un’intervista con il quotidiano „La Repubblica“ di questa settimana Befera ha spiegato, che verrà intensificata la lotta agli evasori fiscali. Solo nel 2011 sono stati confiscati 11 miliardi di euro esportati illegalmente.

I sequestri di denaro da parte della Finanza al confine sono aumentati del 50 percento. “L’esportazione di lingotti d’oro in Svizzera è cresciuta dal 30 al 40% percento”, ha dichiarato il responsabile dell’agenzia italiana.
Sono state anche riaperte le vecchie vie del contrabbando tra Italia e Svizzera, inoltre le banche svizzere hanno dovuto affittare delle casseforti negli alberghi, „per poter soddisfare l’abnorme numero di richieste proveniente da clienti italiani“.

Le notizie di una massiccia fuga di capitali dall’Italia non giungono del tutto nuove. Già a fine dicembre “La Repubblica” aveva scritto, di capitali esportati illegalmente persino con metodi antiquati – contrabbando di denaro nascosto nelle valigie o sotto ai vestiti – proprio come avveniva negli anni ’70 e ’80 e anche il settimanale “L’Espresso” aveva pubblicato una ricerca sull’argomento.

Non si tratta di importi rilevanti

Le dichiarazioni da parte del Ticino, centro finanziario e meta preferita dagli evasori italiani, minimizzano la faccenda. “E’ partito un certo flusso ma non in così grande stile”, questo il parere dell’economista e giornalista Alfonso Tuor, che gestisce gli attuali sviluppi finanziari nel centro bancario di Lugano Vezia. Secondo lui si tratta di piccoli importi.

Il Credit Suisse non ha voluto rendere noti i dettagli sui flussi di capitali nel Canton Ticino. Alfredo Gysi, amministratore delegato della Banca Svizzera Italiana (BSI) con sede a Lugano e presidente delle banche estere in Svizzera, invece all’inizio di gennaio ha ammesso con certezza, in una intervista concessa ad un quotidiano, l’esistenza di una fuga di capitali dall’Italia alla Svizzera, “anche se non si tratta di miliardi, come ogni tanto si sente dire”.

Presso la BSI si sarebbero aperti nuovi conti e gli attuali clienti avrebbero riportato somme di media entità in Svizzera, anche se in conclusione si tratterebbe di denaro dichiarato.


“Fondi dichiarati”


Di questa opinione è anche il procuratore e esperto di finanza Paolo Bernasconi di Lugano. Tutta una serie di clienti italiani sta trasferendo da alcuni mesi depositi ufficialmente aperti in maniera totalmente legale dall’Italia in Svizzera. La possibilità di insolvenza di alcune banche va di pari passo con la crisi finanziaria e dell’euro e con una strategia di ripartizione del rischio. In questa situazione si fidano della Svizzera “Il flusso legale di denaro indica che la strategia del denaro pulito inizia a funzionare – è un buon segno”, dice Bernasconi. Questo è più importante del fenomeno del contrabbando, che comunque resta.


I fondi neri dormono ancora


In realtà nel centro finanziario del Ticino non sembra particolarmente interessato dal fatto che sia ritornato ad essere la meta preferita del denaro illegale proveniente dall’Italia. l’Italia aveva criticato aspramente e ripetutamente le banche Svizzere in generale e in Ticino in particolare e nell’ambito della lotta all’evasione fiscale aveva intensificato anche i controlli al confine.

I cosiddetti “Fisco-Velox”, con cui gli agenti della finanza fotografavano sistematicamente le auto in ingresso in Svizzera, avevano scatenato un certo malcontento. È stato stimato che in Svizzera restavano ancora dai 150 ai 160 miliardi di euro italiani esportati illegalmente. L’Italia ha concesso negli ultimi dieci anni tre condoni fiscali, che hanno permesso di rimpatriare il denaro nero dietro pagamento di blande sanzioni e senza alcuna condanna.

Tuttavia il nuovo governo di Mario Monti prevede di ricavare nuove entrate dal condono fiscale. L’ultima amnistia del 2009/2010 ha permesso peraltro di lasciare i fondi su conti in nero in Svizzera, nel caso in cui fossero stati regolarmente dichiarati in Italia tramite un’agenzia fiduciaria.
Fisco velox al confine svizzero


Sogghigni sulle cassette di sicurezza degli alberghi


L’associazione bancari svizzeri non ha rilasciato alcun commento sui recenti sviluppi. “Non disponiamo di cifre adeguate” chiarisce la portavoce Rebeca Garcia riferendosi alle singole banche. Piuttosto nel settore bancario fa sogghignare la storia delle casseforti affittate negli alberghi. A Lugano ad ogni caso questa storiella viene considerata soprattutto come parte di una certa strategia di intimidazione verso i clienti italiani.

Tutta un’altra musica tra Germania e Italia

Crisi del debito. 
Neue Harmonie zwischen Italien und Deutschland
Tutta un’altra musica tra Germania e Italia

di Fabio Ghelli

Pubblicato in: Germania il3 febbraio 2012
Su Die Zeit

Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

Il premier italiano Mario Monti ha presentato il suo piano di riforme a Berlino. Per prima cosa intende dimostrare all’Europa che può fidarsi dell’Italia.
 
“Quando al governo c’era Berlusconi, tutto era molto più semplice”, si è lamentato un giornalista italiano durante la conferenza stampa congiunta tra Angela Merkel e Mario Monti, svoltasi presso la cancelleria federale.” Prima c’era sempre qualche divertente esternazione, su cui si poteva scrivere. Ora si parla solo di argomenti seri”.
Misure di risparmio, provvedimenti per la crescita economica, imposte sulle transazioni bancarie. In ogni caso durante l’incontro tra la cancelliera e il successore di Silvio Berlusconi non sono mancati argomenti seri. I due capi di governo si sono persino concessi 45 minuti di colloquio riservato non programmato, cosa impensabile con il precedente capo del governo.

L’andamento dei colloqui mostra un radicale cambiamento nel modo di comunicare tra Roma e Berlino. Mentre l’ Italia di qualche tempo fa si comportava come un discolo che rispetta malvolentieri le direttive dei genitori, la nuova Italia di Mario Monti si sta dimostrando una partner degna di fiducia, in grado di dare un fondamentale contributo alla stabilizzazione dell’ Europa.

 
La Merkel elogia Monti per le riforme in atto in Italia


In questo senso la Merkel ha avuto parole di elogio per la “straordinaria velocità” con cui il governo Monti ha varato severe misure di risparmio. Dal canto suo il professore varesino ha lodato la Germania per la sua disciplina nel bilancio e l’efficienza di un’economia di mercato sociale come base per una crescita economica durevole. La Merkel ha apprezzato il fatto che l’Italia abbia fatto i compiti a casa. Le misure di risparmio entrate in vigore in gennaio, dovrebbero ridurre il debito pubblico di 33 miliardi di euro e allo stesso tempo risolvere alcuni problemi strutturali – quali per esempio l’eccesso di baby pensionati e la massiccia evasione fiscale – che il paese finora non è stato capace di tenere sotto controllo.

Inoltre sembra davvero strano che gli Italiani siano piuttosto soddisfatti della nuova linea di ristrettezze. Da quando Monti è in carica, ci sono state solo tre ore di sciopero generale: un record. “A dire il vero io stesso resto meravigliato di quest’ampia popolarità di cui godo nel paese” ha dichiarato Monti al quotidiano francese Le Figaro. “Considerata la severità delle riforme che ho realizzato, dovrebbe essere praticamente a zero”.

Nell’intervista con il quotidiano Die Welt, Monti ha detto che gli italiani a tal riguardo hanno dimostrato “una maturità politica, che molti non avrebbero creduto possibile”. Tuttavia il clima potrebbe cambiare molto rapidamente. Come Monti ha spiegato nell’intervista, i risultati dei sacrifici di oggi potrebbero essere visibili solo tra cinque dieci anni. Se l’UE non interverrà presto per proteggere l’Italia dal pericolo di nuove speculazioni finanziarie, le tendenze anti europee che serpeggiano, potrebbero prendere il sopravvento sia tra la popolazione che in seno al parlamento.
Per evitare questa previsione, l’Italia si aspetta subito dall’UE due provvedimenti: un ulteriore allargamento del piano di salvataggio dell’Euro e una maggiore partecipazione della BCE alla stabilizzazione dei mercati, eventualmente attraverso l’emissione di Eurobond. L’Italia non è l’unico paese che ha espresso questo desiderio. Come ha fatto capire il presidente francese durante i colloqui della settimana scorsa con Monti, anche la Francia spera in una maggiore partecipazione della BCE al piano di salvataggio.


L’atmosfera conciliante inganna


“Ora inizieremo la seconda fase del nostro piano di stabilizzazione e metteremo in moto misure per una crescita strutturale” ha detto Monti a Berlino “ce la possiamo fare solo in un contesto economico europeo favorevole. L’Europa deve mostrare ai mercati che l’Italia non è più un pericolo per la stabilità dell’euro.” Finora la Germania si è mantenuta molto cauta nei confronti di queste richieste. Oggi però la cancelliera si è mostrata sorprendetemente disponibilie: “Ognuno deve dare il proprio contributo alla stabilizzazione dell’eurozona” ha dichiarato la Merkel. Sebbene la leva sul fondo salva stati resti come prima una faccenda delicata, si sta già pensando alla possibilità di creare nuovi strumenti e nuovi capitali.

L’atmosfera conciliante non deve ingannare. Nonostante i colloqui amichevoli la partnership italo-tedesca sembra essere ancora ben lungi dalla realtà. Sia La Merkel che Monti sono fortemente sotto pressione, dato che in entrambi i paesi nel 2013 avranno luogo le elezioni del parlamento.



La lobby economica potrebbe essere decisiva per l’Italia


La Cancelliera è a capo di una coalizione in crisi, che secondo i pessimi sondaggi, non sembrerebbe favorevole in nessun caso a una maggiore partecipazione della Germania al piano di salvataggio dell’euro. Il successo del programma di Monti dipende da una coalizione ancor più litigiosa, fortemente infiltrata da potenti lobby economiche.

Proprio queste lobby economiche potrebbero giocare un ruolo decisivo nella seconda parte del piano di riforme proposto da Monti. Farmacisti e tassisti per esempio hanno già annunciato la loro ferma opposizione alle privatizzazioni in programma. Inoltre Monti nei prossimi giorni dovrà discutere con i sindacati delle liberalizzazioni del mercato del lavoro. I risultati saranno illustrati il 20 gennaio in occasione dell’incontro trilaterale a Roma con la Merkel e Sarkozy.

Tira e molla tra Svizzera e Italia

L’Italia ostacola il rimpatrio dei richiedenti asilo politico


di René Lenzin

Pubblicato in: Svizzera il 3 febbraio 2012 su Tages Anzeiger

Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

Centro di accoglienza per richiedenti asilo a Chiasso
Grazie agli accordi di Dublino nel 2011 sono stati espulsi dalla Svizzera un numero di richiedenti asilo maggiore dell’anno precedente. Nonostante ciò molte pratiche sono ancora in attesa di definizione, a causa delle limitazioni dei rimpatri da parte dell’Italia.
Il numero delle richieste di asilo nel 2011 è aumentato drasticamente, non era mai stato così alto dal 2002. Secondo l’Ufficio Federale della Migrazione (BFM), il forte incremento sarebbe dovuto alla primavera araba e alla apertura dal mese di marzo delle rotte migratorie dalla Tunisia e dalla Libia verso l’Italia meridionale. L’ufficio ha rilevato che la Svizzera rispetto all’anno scorso ha potuto rimpatriare un numero sostanzialmente maggiore di richiedenti asilo, tra coloro che avrebbero presentato domanda già in un altro paese. Il numero di questi rimpatri effettuati secondo gli accordi di Dublino è cresciuto da 2711 a 3621.
Tuttavia la Svizzera avrebbe potuto rimpatriare il doppio dei richiedenti asilo, tenendo conto che, in ben 7000 casi la richiesta di asilo era stata accolta dai paesi di prima accoglienza. Questa differenza di dati sarebbe normale, afferma il portavoce della BFM Joachim Gross, poiché tra l’approvazione e il rimpatrio ci vogliono “da due a tre mesi, per l’espletamento di tutte le formalità”. A questo si aggiunge che l’Italia accetta indietro i profughi solo per via aerea e non consente più di 250 rimpatri mensili. Poiché attualmente i due terzi di tutti i casi riconosciuti dal trattato di Dublino riguarda l’Italia, il ristagno sarebbe causato quasi esclusivamente dall’atteggiamento del nostro confinante meridionale.

Soprattutto Tunisia e Nigeria

Tra i paesi di origine dei richiedenti asilo, le cui domande d’asilo sono state evase dalla Svizzera nel 2011 come riconducibili agli accordi di Dublino, dominano la Nigeria e la Tunisia rispettivamente con 1388 e 1507 rimpatri riconosciuti. Tuttavia sono stati scortati nel paese di primo asilo solo 940 nigeriani e 502 tunisini. Siccome recentemente numerosi profughi che hanno lasciato Maghreb per motivi economici sono stati oggetto di articoli giornalistici dai toni negativi, la bassa percentuale di rimpatri dei tunisini potrebbe creare ulteriore malcontento un po’ dappertutto.

Nel giugno scorso i cantoni avevano criticato le lungaggini dei procedimenti amministrativi per le richieste di asilo politico. In particolare nei casi evidentemente riconducibili agli accordi di Dublino, la confederazione sarebbe dovuta essere più veloce nell’evasione delle richieste e non limitarsi a distribuire i richiedenti nei cantoni svizzeri. La BFM ha accelerato i procedimenti, dichiara Roger Schneeberger, segretario generale della Conferenza dei direttori di Giustizia e Polizia. Dichiara che l’obiettivo di risolvere i casi di Dublino direttamente nei centri di accoglienza della confederazione, è stato chiaramente un fallimento dovuto alla mancanza di posti in questi centri, in cui i richiedenti asilo potrebbero restare in media solo venti giorni.

Nulla è cambiato dalla passata estate secondo David Keller, capo dell’ufficio migrazione svizzero e presidente dell’associazione delle autorità cantonali per le migrazioni. Come prima vi sarebbe un “collo di bottiglia verso l’Italia”. I nostri vicini del sud applicano Dublino sicuramente con correttezza, però rallentano i rimpatri.

Simonetta Sommaruga, Ministro della giustizia svizzero
 Uno su dieci torna a casa


Un altro problema, secondo Keller, è che il 10 percento dei richiedenti asilo politico riconducibili agli accordi di Dublino ritorna in Svizzera e inoltra una nuova richiesta di asilo. Il ministro per la giustizia Simonetta Sommaruga aveva già evidenziato lo stesso problema, quando nel mese di settembre era stata ospite dell’allora ministro degli interni Roberto Maroni. La questione controversa é se queste domande di asilo possano essere presentate. Le autorità per le migrazioni dicono di no, mentre il tribunale amministrativo federale è di parere contrario. Secondo la Sommaruga si tratta spesso di persone, che la Svizzera non può respingere nel proprio paese di origine.