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27 febbraio 2012

Super Mario Bros - Les succès de Mario Monti

Il successo di Mario Monti [significherà] la fine dei politici in Italia ?

di Barry Moody
Pubblicato in Francia il 24 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Testata: Nouvel Observateur
Super Mario Bros
Il successo del presidente del consiglio Mario Monti e del suo governo di tecnici, accolto favorevolmente in Italia come all’estero, crea del malcontento in seno alla classe politica italiana, ampiamente screditata in questi ultimi anni.

I prossimi mesi potrebbero anche dare vita ad un totale rinnovamento del panorama politico italiano, una rivoluzione paragonabile a quella provocata dall’operazione “mani pulite” che, esattamente vent’anni fa, aveva segnato la fine della potente Democrazia Cristiana.

All’epoca, questa grande opera di pulizia [del mondo politico] aveva portato in prigione centinaia di politici corrotti. Il socialista Bettino Craxi, ex capo di governo, era stato costretto ad andare in esilio (sic) in Tunisia, dove è morto.

“Tutto il sistema politico è in piena fase di trasformazione, grazie al successo di Monti e a causa della situazione europea (…) I partiti politici sono in crisi”, spiega un politico di centro sinistra. “Gli attuali partiti non sanno più come ritornare al potere e perciò sono inquieti”, rincara la dose un responsabile del governo Monti. “Non vedo come possano rimettersi in sella”.

Quando Mario Monti, Ex commissario europeo, è stato nominato capo del governo nel novembre scorso al posto dell’agitato Silvio Berlusconi, l’Italia era sull’orlo di una catastrofe economica che minacciava il futuro stesso dell’euro. Molti vedevano nella sua nomina una soluzione provvisoria destinata a calmare i mercati prima delle elezioni anticipate. Una questione di pochi mesi. Oggi, sono in pochi a scommettere su elezioni politiche prima della scadenza naturale nella primavera 2013. Anche Silvio Berlusconi non sembra più crederci.

“PROFESSORE” CONTRO “CAVALIERE”

Silvio Berlusconi e Mario Monti

Dietro le quinte si tengono discussioni volte a creare nuove forze politiche e a trovare una personalità in grado di prendere il posto di Mario Monti. Si fa sempre più spesso il nome dell’attuale ministro dell’industria Corrado Passera, ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Eppure l’UDC, e non è la sola, vedrebbe di buon occhio [la possibilità] che l’attuale presidente del Consiglio resti al suo posto dopo il 2013, anche se il diretto interessato non ne ha nessuna intenzione. Altri prevedono che Mario Monti sarà il prossimo presidente della Repubblica. L’attuale capo di Stato, Giorgio Napolitano, fautore di questo governo di “tecnici”, lascerà il Quirinale l’anno prossimo.

I successi del governo Monti – l’Italia ormai ha tassi di interesse del 5.5% sui mercati contro quelli oltre il 7% alla fine del regno di Berlusconi – non significano che il paese è fuori pericolo, considerato il suo debito ancora imponente e la sua recessione. L’agenzia di rating Moody’s ha declassato di nuovo l’Italia da A2 a A3, con outlook negativo. Ma i mercati danno prova di prendere in considerazione la differenza tra Monti, “il Professore” sobrio e serio, e l’eccentrico Berlusconi, i cui scandali privati ne avevano fortemente minato la credibilità. L’edizione europea della rivista Time, nel suo ultimo numero, ricorda l’accoglienza che è stata riservata al capo di governo italiano a Washington, dove è stato ricevuto a braccia aperte da Barack Obama, e mette in copertina la sua foto con un titolo eloquente: “Può quest’uomo salvare l’Europa?”, in forte contrasto con il titolo di appena tre mesi fa: Time pubblicava una foto di Silvio Berlusconi con il commento “L’uomo che sta dietro l’economia più pericolosa del mondo”.

“UNA CLASSE POLITICA SENZA CREDIBILITA’”

Premier a confronto sulle copertine di Time

Malgrado la cura di rigore loro imposta, gli italiani apprezzano il nuovo presidente del Consiglio, il cui livello di popolarità è quasi al 60%. Grazie a lui, sottolinea la classe dirigente italiana, contiamo di nuovo qualcosa in Europa. Di fronte alle esigenze di una Germania legata soprattutto alla riduzione del debito, Mario Monti si è fatto sentire e ha anche sollecitato misure in favore della crescita. Per la classe politica tradizionale, questa nuova situazione in Italia genera molte incertezze. “Nulla sarà più come prima. La classe politica ha perso credibilità a forza di incompetenza e corruzione”, questa è l’opinione di James Walston, dell’università americana di Roma.

“Dopo Monti sarà tutto diverso”, dichiara un politico vicino a Berlusconi. Per essere pronti ad affrontare le elezioni politiche dell’anno prossimo, i partiti politici, sia di destra che di sinistra, hanno dato inizio alle grandi manovre per presentare ai propri elettori un nuovo volto. Silvio Berlusconi, si dice nel suo entourage, vorrebbe creare una grande alleanza di centro che includa la propria formazione, il Popolo della Libertà, minacciato tuttavia dal [rischio di] una scissione interna, i centristi e anche l’ala destra del Partito Democratico. “Dopo Monti, i partiti devono presentare nuovi volti e forse anche nuove strutture per far sì che la politica ritrovi finalmente la sua nobiltà”, dice una persona vicina a Berlusconi. A meno che, come si auguravano nel XIX secolo i sostenitori di una società migliore per i meno abbienti, gli italiani forti dell’esperienza del “tecnico “ Monti preferiscano che “l’amministrazione delle cose” sostituisca finalmente “il governo degli uomini”.
Agenzie di rating: situazione europea da gennaio 2008 ad agosto 2011

10 febbraio 2012

Tutta un’altra musica tra Germania e Italia

Crisi del debito. 
Neue Harmonie zwischen Italien und Deutschland
Tutta un’altra musica tra Germania e Italia

di Fabio Ghelli

Pubblicato in: Germania il3 febbraio 2012
Su Die Zeit

Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

Il premier italiano Mario Monti ha presentato il suo piano di riforme a Berlino. Per prima cosa intende dimostrare all’Europa che può fidarsi dell’Italia.
 
“Quando al governo c’era Berlusconi, tutto era molto più semplice”, si è lamentato un giornalista italiano durante la conferenza stampa congiunta tra Angela Merkel e Mario Monti, svoltasi presso la cancelleria federale.” Prima c’era sempre qualche divertente esternazione, su cui si poteva scrivere. Ora si parla solo di argomenti seri”.
Misure di risparmio, provvedimenti per la crescita economica, imposte sulle transazioni bancarie. In ogni caso durante l’incontro tra la cancelliera e il successore di Silvio Berlusconi non sono mancati argomenti seri. I due capi di governo si sono persino concessi 45 minuti di colloquio riservato non programmato, cosa impensabile con il precedente capo del governo.

L’andamento dei colloqui mostra un radicale cambiamento nel modo di comunicare tra Roma e Berlino. Mentre l’ Italia di qualche tempo fa si comportava come un discolo che rispetta malvolentieri le direttive dei genitori, la nuova Italia di Mario Monti si sta dimostrando una partner degna di fiducia, in grado di dare un fondamentale contributo alla stabilizzazione dell’ Europa.

 
La Merkel elogia Monti per le riforme in atto in Italia


In questo senso la Merkel ha avuto parole di elogio per la “straordinaria velocità” con cui il governo Monti ha varato severe misure di risparmio. Dal canto suo il professore varesino ha lodato la Germania per la sua disciplina nel bilancio e l’efficienza di un’economia di mercato sociale come base per una crescita economica durevole. La Merkel ha apprezzato il fatto che l’Italia abbia fatto i compiti a casa. Le misure di risparmio entrate in vigore in gennaio, dovrebbero ridurre il debito pubblico di 33 miliardi di euro e allo stesso tempo risolvere alcuni problemi strutturali – quali per esempio l’eccesso di baby pensionati e la massiccia evasione fiscale – che il paese finora non è stato capace di tenere sotto controllo.

Inoltre sembra davvero strano che gli Italiani siano piuttosto soddisfatti della nuova linea di ristrettezze. Da quando Monti è in carica, ci sono state solo tre ore di sciopero generale: un record. “A dire il vero io stesso resto meravigliato di quest’ampia popolarità di cui godo nel paese” ha dichiarato Monti al quotidiano francese Le Figaro. “Considerata la severità delle riforme che ho realizzato, dovrebbe essere praticamente a zero”.

Nell’intervista con il quotidiano Die Welt, Monti ha detto che gli italiani a tal riguardo hanno dimostrato “una maturità politica, che molti non avrebbero creduto possibile”. Tuttavia il clima potrebbe cambiare molto rapidamente. Come Monti ha spiegato nell’intervista, i risultati dei sacrifici di oggi potrebbero essere visibili solo tra cinque dieci anni. Se l’UE non interverrà presto per proteggere l’Italia dal pericolo di nuove speculazioni finanziarie, le tendenze anti europee che serpeggiano, potrebbero prendere il sopravvento sia tra la popolazione che in seno al parlamento.
Per evitare questa previsione, l’Italia si aspetta subito dall’UE due provvedimenti: un ulteriore allargamento del piano di salvataggio dell’Euro e una maggiore partecipazione della BCE alla stabilizzazione dei mercati, eventualmente attraverso l’emissione di Eurobond. L’Italia non è l’unico paese che ha espresso questo desiderio. Come ha fatto capire il presidente francese durante i colloqui della settimana scorsa con Monti, anche la Francia spera in una maggiore partecipazione della BCE al piano di salvataggio.


L’atmosfera conciliante inganna


“Ora inizieremo la seconda fase del nostro piano di stabilizzazione e metteremo in moto misure per una crescita strutturale” ha detto Monti a Berlino “ce la possiamo fare solo in un contesto economico europeo favorevole. L’Europa deve mostrare ai mercati che l’Italia non è più un pericolo per la stabilità dell’euro.” Finora la Germania si è mantenuta molto cauta nei confronti di queste richieste. Oggi però la cancelliera si è mostrata sorprendetemente disponibilie: “Ognuno deve dare il proprio contributo alla stabilizzazione dell’eurozona” ha dichiarato la Merkel. Sebbene la leva sul fondo salva stati resti come prima una faccenda delicata, si sta già pensando alla possibilità di creare nuovi strumenti e nuovi capitali.

L’atmosfera conciliante non deve ingannare. Nonostante i colloqui amichevoli la partnership italo-tedesca sembra essere ancora ben lungi dalla realtà. Sia La Merkel che Monti sono fortemente sotto pressione, dato che in entrambi i paesi nel 2013 avranno luogo le elezioni del parlamento.



La lobby economica potrebbe essere decisiva per l’Italia


La Cancelliera è a capo di una coalizione in crisi, che secondo i pessimi sondaggi, non sembrerebbe favorevole in nessun caso a una maggiore partecipazione della Germania al piano di salvataggio dell’euro. Il successo del programma di Monti dipende da una coalizione ancor più litigiosa, fortemente infiltrata da potenti lobby economiche.

Proprio queste lobby economiche potrebbero giocare un ruolo decisivo nella seconda parte del piano di riforme proposto da Monti. Farmacisti e tassisti per esempio hanno già annunciato la loro ferma opposizione alle privatizzazioni in programma. Inoltre Monti nei prossimi giorni dovrà discutere con i sindacati delle liberalizzazioni del mercato del lavoro. I risultati saranno illustrati il 20 gennaio in occasione dell’incontro trilaterale a Roma con la Merkel e Sarkozy.

03 febbraio 2012

Tutta un’altra musica tra Germania e Italia

Crisi del debito. Tutta un’altra musica tra Germania e Italia


di Fabio Ghelli
Pubblicato in: Germania il 3 febbraio 2012 su Zeit
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

Il premier italiano Mario Monti ha presentato il suo piano di riforme a Berlino. Per prima cosa intende dimostrare all’Europa che può fidarsi dell’Italia.

“Quando al governo c’era Berlusconi, tutto era molto più semplice”, si è lamentato un giornalista italiano durante la conferenza stampa congiunta tra Angela Merkel e Mario Monti, svoltasi presso la cancelleria federale.” Prima c’era sempre qualche divertente esternazione, su cui si poteva scrivere. Ora si parla solo di argomenti seri”.
Misure di risparmio, provvedimenti per la crescita economica, imposte sulle transazioni bancarie. In ogni caso durante l’incontro tra la cancelliera e il successore di Silvio Berlusconi non sono mancati argomenti seri. I due capi di governo si sono persino concessi 45 minuti di colloquio riservato non programmato, cosa impensabile con il precedente capo del governo.
L’andamento dei colloqui mostra un radicale cambiamento nel modo di comunicare tra Roma e Berlino. Mentre l’ Italia di qualche tempo fa si comportava come un discolo che rispetta malvolentieri le direttive dei genitori, la nuova Italia di Mario Monti si sta dimostrando una partner degna di fiducia, in grado di dare un fondamentale contributo alla stabilizzazione dell’ Europa.

La Merkel elogia Monti per le riforme in atto in Italia
In questo senso la Merkel ha avuto parole di elogio per la “straordinaria velocità” con cui il governo Monti ha varato severe misure di risparmio. Dal canto suo il professore varesino ha lodato la Germania per la sua disciplina nel bilancio e l’efficienza di un’economia di mercato sociale come base per una crescita economica durevole. La Merkel ha apprezzato il fatto che l’Italia abbia fatto i compiti a casa. Le misure di risparmio entrate in vigore in gennaio, dovrebbero ridurre il debito pubblico di 33 miliardi di euro e allo stesso tempo risolvere alcuni problemi strutturali – quali per esempio l’eccesso di baby pensionati e la massiccia evasione fiscale – che il paese finora non è stato capace di tenere sotto controllo.
Inoltre sembra davvero strano che gli Italiani siano piuttosto soddisfatti della nuova linea di ristrettezze. Da quando Monti è in carica, ci sono state solo tre ore di sciopero generale: un record. “A dire il vero io stesso resto meravigliato di quest’ampia popolarità di cui godo nel paese” ha dichiarato Monti al quotidiano francese Le Figaro. “Considerata la severità delle riforme che ho realizzato, dovrebbe essere praticamente a zero”.
Nell’intervista con il quotidiano Die Welt, Monti ha detto che gli italiani a tal riguardo hanno dimostrato “una maturità politica, che molti non avrebbero creduto possibile”. Tuttavia il clima potrebbe cambiare molto rapidamente. Come Monti ha spiegato nell’intervista, i risultati dei sacrifici di oggi potrebbero essere visibili solo tra cinque dieci anni. Se l’UE non interverrà presto per proteggere l’Italia dal pericolo di nuove speculazioni finanziarie, le tendenze anti europee che serpeggiano, potrebbero prendere il sopravvento sia tra la popolazione che in seno al parlamento.
Per evitare questa previsione, l’Italia si aspetta subito dall’UE due provvedimenti: un ulteriore allargamento del piano di salvataggio dell’Euro e una maggiore partecipazione della BCE alla stabilizzazione dei mercati, eventualmente attraverso l’emissione di Eurobond. L’Italia non è l’unico paese che ha espresso questo desiderio. Come ha fatto capire il presidente francese durante i colloqui della settimana scorsa con Monti, anche la Francia spera in una maggiore partecipazione della BCE al piano di salvataggio.


L’atmosfera conciliante inganna
“Ora inizieremo la seconda fase del nostro piano di stabilizzazione e metteremo in moto misure per una crescita strutturale” ha detto Monti a Berlino “ce la possiamo fare solo in un contesto economico europeo favorevole. L’Europa deve mostrare ai mercati che l’Italia non è più un pericolo per la stabilità dell’euro.” Finora la Germania si è mantenuta molto cauta nei confronti di queste richieste. Oggi però la cancelliera si è mostrata sorprendetemente disponibilie: “Ognuno deve dare il proprio contributo alla stabilizzazione dell’eurozona” ha dichiarato la Merkel. Sebbene la leva sul fondo salva stati resti come prima una faccenda delicata, si sta già pensando alla possibilità di creare nuovi strumenti e nuovi capitali.
L’atmosfera conciliante non deve ingannare. Nonostante i colloqui amichevoli la partnership italo-tedesca sembra essere ancora ben lungi dalla realtà. Sia La Merkel che Monti sono fortemente sotto pressione, dato che in entrambi i paesi nel 2013 avranno luogo le elezioni del parlamento.

La lobby economica potrebbe essere decisiva per l’Italia
La Cancelliera è a capo di una coalizione in crisi, che secondo i pessimi sondaggi, non sembrerebbe favorevole in nessun caso a una maggiore partecipazione della Germania al piano di salvataggio dell’euro. Il successo del programma di Monti dipende da una coalizione ancor più litigiosa, fortemente infiltrata da potenti lobby economiche.
Proprio queste lobby economiche potrebbero giocare un ruolo decisivo nella seconda parte del piano di riforme proposto da Monti. Farmacisti e tassisti per esempio hanno già annunciato la loro ferma opposizione alle privatizzazioni in programma. Inoltre Monti nei prossimi giorni dovrà discutere con i sindacati delle liberalizzazioni del mercato del lavoro. I risultati saranno illustrati il 20 gennaio in occasione dell’incontro trilaterale a Roma con la Merkel e Sarkozy.
Gli italiani hanno pensato che bastasse far parte dell’UE per essere al riparo da crisi economiche


di Ram Etwareea – 31 gennaio 2012

Pubblicato in Svizzera il 31/01/2012 su Le Temps
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

Salvatore Cantale, docente di finanza alla IMD [International Institut for Management Development, N.d.T.] di Losanna, fa un’analisi obiettiva e super partes della crisi economica e sociale che sta colpendo l’Italia

L’Italia è in pieno fermento. Il governo di transizione si sta dando da fare per portare a termine la ristrutturazione economica ed il risanamento del bilancio statale. Sommerso da un gravoso indebitamento, lo Stato cerca gli strumenti per ridurre le spese ed aumentare le entrate con un nuovo piano di riforme che doveva essere varato venerdì scorso. Salvatore Cantale, docente alla IMD, fa un’analisi dei fatti.

Lei è stato in Italia di recente? Che atmosfera si respira laggiù, tre mesi dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi e l’insediamento al vertice del paese di un governo ad interim?
Sono stato in Sicilia a Natale, dove ho trascorso due settimane con la mia famiglia. Laggiu’ la gente è arrabbiata ma allo stesso tempo rassegnata, è preoccupata di quello che sta accadendo in Italia e sa che sarà difficile rimettere in carreggiata il paese. Si rende conto che la recessione sta prendendo piede. Ho anche notato un sentimento di abbandono al proprio destino, lo stesso che ho rilevato recentemente in Grecia. Ma allo stesso tempo, gli italiani si aspettano che i responsabili politici indichino la via da seguire. Ciò non vuol dire che abbiano fiducia in loro, ma sono coscienti che non possono fare nulla in prima persona. Questo comportamento è ben diverso da quello che prevale negli Stati Uniti, dove la gente si domanda cosa può fare per uscire da questa difficile situazione. In Italia, come in Europa, le persone si affidano ai politi, anche se questi non godono di alcun credito. In Sicilia un giovane diplomato su due è disoccupato.

Quale eredità ha lasciato all’Italia Silvio Berlusconi?
Tutti gli indicatori economici – crescita, disoccupazione, deficit statale, debito pubblico – sono in uno stato peggiore rispetto a venti anni fa. Non siamo neanche più competitivi. Le piccole e medie imprese, motore dell’economia italiana, non hanno più la stessa vitalità. Il mondo degli affari non si identificava più in lui, si è sentito tradito. Quando è entrato in politica, Silvio Berlusconi, a capo di un impero immobiliare e mediatico, veniva considerato come l’esempio dell’uomo di successo. Aveva posto fine a decenni di governi precari. Sul piano politico però, l’epoca Berlusconi ci hanno fatto perdere la fiducia nella classe politica.

In queste circostanze, Mario Monti, il primo ministro a capo del governo in attesa delle elezioni politiche del 2013, è arrivato come un salvatore …
Certamente dà speranza. Gli italiani pensano che Mario Monti e il suo governo di professori non siano al potere per trarre vantaggi personali. L’ho gia’ conosciuto: è una persona che ispira fiducia. Temo però che la speranza venga delusa. Gli italiani non hanno ancora idea delle sofferenze che dovranno subire nei prossimi tre-cinque anni. La cura a base di tagli adottata dal governo è senza precedenti. Il suo obiettivo è di risparmiare 20 miliardi di euro e raggiungere il pareggio in bilancio nel 2013. Sarà difficile, ma se vogliamo meritarci il posto all’interno del G7, questa è la via da seguire.

Dobbiamo temere crisi sociali a causa del programma di austerità?
Gli italiani dovranno tirare la cinghia e fare sacrifici. Guardate ad esempio le manifestazioni dei liberi professionisti (tassisti, avvocati, notai) che si oppongono all’apertura del loro settore alla libera concorrenza. La liberalizzazione permetterà l’accesso [nel mondo del lavoro] a più persone, ma ridurrà i loro profitti. Quando si tratta della teoria tutti sono d’accordo a prendere provvedimenti, ma quando vengono toccati personalmente, non ci stanno. In Italia, lo Stato e i sindacati hanno sempre protetto le professioni per scopi elettorali. La crisi economica e sociale che ci sta colpendo è il risultato di una politica conservatrice vecchia di cinquant’anni. La mancanza di concorrenza ha ucciso gli investimenti, lo spirito d’impresa e l’innovazione. Molti italiani hanno creduto che bastasse far parte dell’UE per sentirsi al riparo da crisi economicche e sociali. Ma non abbiamo fatto nulla per adattarci. Per esempio, gli italiani non conoscono le lingue straniere. Oggi non sono in grado di approfittare dell’apertura del mercato del lavoro all’interno dell’UE, ma criticano quelli che vengono a lavorare a casa nostra. Il lavoro, come fattore di produzione è fermo. Gli italiani pensano che saranno sempre al centro del mondo.

Qual è il margine di manovra di cui dispone il governo Monti?
Ha fatto approvare alcune leggi che mirano a riassestare il bilancio statale, in particolare aumentando le imposte e tagliando le spese. Per il futuro, propone di liberalizzare alcune professioni. Vorrebbe anche privatizzare alcune aziende statali, per esempio il servizio bancario delle Poste, l’energia e le autostrade. Personalmente penso che non abbia alcun margine di manovra nei confronti dell’UE. Non ha alcun potere di trattativa con Angela Merkel e Sarkozy, che sono i pezzi massimi dell’economia europea. Chiede inutilmente che la Germania s’impegni maggiormente per fare abbassare i tassi di interesse che l’Italia deve pagare per rifinanziarsi sul mercato. Molti italiani, ma anche molti greci, hanno l’impressione che la Francia e la Germania vogliano soprattutto salvare le proprie banche, molto esposte al debito italiano e greco.

Mario Monti avrebbe potuto usare questa leva per spingere la Germania a una maggiore solidarietà. Avrebbe dovuto utilizzare lo spettro della caduta dell’euro e spingere i governanti europei ad agire, per esempio emettendo degli euro bond e aiutando i paesi in difficoltà. Mario Monti avrebbe potuto anche chiedere alla Germania di ammorbidire la propria posizione sul ruolo della BCE nella crisi del debito. Berlino si oppone all’acquisto da parte della BCE del debito sovrano dei paesi della zona euro. In base alla dichiarazione stessa dei dirigenti, l’Europa poteva fare a meno della Grecia, ma non dell’Italia.

Non c’è alternativa all’austerità?
Non dico di essere d’accordo su tutte le misure che obbligano la popolazione a continuare a tirare la cinghia, ma abbiamo bisogno di crescita. Non solo, bisogna che sia solida. Un tasso di crescita del 2% nei prossimi due anni non risolve nulla. Si può anche usare l’arma dell’inflazione per fare abbassare l’indebitamento, ma questa soluzione è inaccettabile per la Germania. È anche contraria al primo compito della BCE, che è il controllo dell’inflazione. In realtà non credo che le misure prese dal governo Monti condurranno ad una sferzata al consumo, a creare posti di lavoro e rilanciare l’economia e, senza crescita, le entrate statali diminuiscono. In breve, la prospettiva è un circolo vizioso. È desolante vedere che i rimedi che vengono applicati all’Italia sono già stati sperimentati senza risultato in Grecia. Non abbiamo imparato nulla da quello che è accaduto nella penisola ellenica.

Mario Monti non può aspettare una solidarietà europea per uscire da questa difficile situazione?
E’ stupendo avere una persona rispettabile a capo del governo; ma è più importante avere un capo che possa decidere in prima persona se la situazione lo esige, e Mario Monti non lo è. Lui mira a nuovi finanziamenti a tassi accettabili, ma così non va. La settimana scorsa abbiamo festeggiato troppo il fatto che l’Italia ha incassato 4 miliardi di euro, visto che gli interessi erano arrivati a quasi l’8 percento annuo. A questi tassi i finanziatori si faranno avanti senza tanti problemi, tanto più perché sanno che i buoni emessi sono garantiti dallo Stato o dal Fondo Europeo di Stabilità Economica. Sappiamo che la sola idea che un paese come l’Italia possa fallire fa tremare le istituzioni finanziarie europee. A titolo d’esempio, la compagnia assicuratrice tedesca Allianz possiede 28,6 miliardi di crediti italiani.

Come può L’Italia rilanciare la propria crescita?
Non abbiamo bisogno di investimenti per pagare stipendi di lavori inutili. Tali stipendi devono essere piuttosto indirizzati alla produzione di ciò che i consumatori vogliono e chiedono. Tuttavia il clima non è favorevole. La burocrazia ha ucciso l’imprenditoria italiana. Negli Stati Uniti un’azienda impiega sette anni per entrare in borsa, da noi ce ne vogliono 40! Abbiamo bisogno di spinte alla crescita come [è stato fatto] in Cina, in India e negli altri paesi emergenti. Da noi, quando un giovane prende un’iniziativa, che non va a buon fine, tutti lo prendono in giro. Negli Stati Uniti non c’è da vergognarsi se non si fa centro al primo colpo. Da questo punto di vista la cultura italiana è intollerabile.
Perché l’Italia dovrebbe assomigliare di più alla Germania


di Thomas Schmid– 1 febbraio 2012
Pubblicato in: Germania su Die Welt
Traduzione di Sebastian Heinrich per ItaliaDallEstero e Il Fatto Quotidiano


Il nuovo capo del governo italiano Mario Monti non è soltanto un politico, ma soprattutto un esperto di economia. Nella Germania Monti vede un esempio per l’Italia.

Welt Online: Presidente, il suo mestiere principale, a cui ha detto di voler tornare, è quello di economista. Cosa dice il Professor Monti dell’attuale crisi finanziare e della crisi dell’Euro?

Mario Monti: Posso soltanto ribadire ciò che il Professor Monti ripete da tempo. E cioè che innanzitutto la crisi dell’Euro non esiste. L’Euro è ancora molto forte – grazie soprattutto alla Banca Centrale Europea e all’indipendenza di quest’ultima. Sicuramente anche per l’Euro ci sono alti e bassi, ma tutto sommato è una moneta estremamente stabile. Naturalmente molti stati dell’Eurozona stanno vivendo una crisi finanziaria legata in buona misura all’indebitamento degli Stati membri. Entità e drammaticità dell’indebitamento variano molto tra i singoli stati, lo sappiamo bene. E una delle sfide per i prossimi mesi sarà trovare una via per governare e guidare un’Europa caratterizzata da disuguaglianze così forti.

Per saperne di più Italia Dall'Estero Il Fatto Quotidiano

Mehr wissen darüber Die Welt


16 gennaio 2012

Nuovi orizzonti per salvare i risparmi.

Cassaforte sotto la piscina, casa a Berlino

I risparmiatori italiani svuotano i conti in banca

Di Kathrin Jone
Pubblicato su N-TV il 04 gennaio 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli

A causa del perdurare della crisi economica i Greci temono per i loro risparmi, quindi sempre più frequentemente chiudono i propri depositi bancari. Le banche cercano di attirarli con tassi da record, ma per i Greci la cassaforte di casa, collocata persino sotto la piscina, sembra essere la soluzione più sicura. Di fronte alle conseguenze della bancarotta anche in Italia serpeggia la paura. L’italiano però preferisce portare i suoi soldi in Germania.


Cassette di sicurezza in banca
 Si salvi chi può. Questo è questa la parola d’ordine tra la maggior parte dei risparmiatori in Grecia e in Italia. Le notizie quotidiane sulla crisi economica e nel contempo le incerte oscillazioni degli istituti di credito fanno talmente paura, da spingerli a ritirare dalle banche i propri soldi per metterli al sicuro. I libretti di risparmio, anche se aperti in una banca straniera, non fanno più per loro. Piuttosto chiedono di affittare una cassetta di sicurezza o piccole casseforti da tenere in casa, in cui tenere i soldi prima di portarli all’estero. La fantasia non ha limiti. „Un cliente mi ha persino raccontato, che si è costruito una cassaforte sotto la piscina“ riferisce un banchiere di Atene.
La paura più grande in Grecia è quella di rimanere con le spalle al muro. Per evitare la bancarotta, il paese spera di ottenere finanziamenti internazionali per 130 miliardi di euro. Senza questa nuova iniezione di liquidi  rischiano essere tagliati fuori dalla zona euro, ha ammesso questa settimana il governo.

Cassetta di sicurezza caslinga

Paure tangibili
Se crolla il paese, crollano anche le sue banche. Nel frattempo non sono solo i miliardari ad esserne convinti, ma anche il ceto medio e i piccoli risparmiatori. I depositi dei clienti sono diminuiti drasticamente negli ultimi cinque anni, e proprio il bisogno di finanziamenti delle banche potrebbe nuovamente aggravare la situazione. Alcuni istituti quindi tentano di invogliare i clienti offrendo loro interessi persino fino al 7 percento, ma inutilmente.
Molto quotate sono le valute estere, come il franco svizzero, il dollaro australiano o la corona norvegese e naturalmente l’oro. Tutte queste, insieme ai pochi euro rimasti finiscono un po’ dovunque nelle casseforti. “Il numero delle cassette di sicurezza a nolo è aumentato di cinque volte in un anno” racconta un banchiere a quattr’occhi.
Berlino

Grosso impegno dell’Italia
Anche negli italiani, si riduce la speranza che lo stato, oppresso dagli elevatissimi debiti, possa presto finalmente riprendersi. La terza potenza economica dell’eurozona deve ottenere entro quest’anno 450 miliardi di euro dai mercati per potersi risollevarsi economicamente. Una compito estremamente gravoso secondo gli esperti della finanzia ed i politici. Inoltre gli investitori avevano preteso dal paese tassi sempre più elevati, non ritenendo credibili le promesse di riforme del governo.
Nella ricerca di altre fonti di investimento i risparmiatori italiani hanno preferenze diverse rispetto ai greci: tentano di far maggior fortuna sul mercato immobiliare tedesco, che è tra i più stabili in Europa. Secondo gli agenti immobiliari è soprattutto nel mercato delle abitazioni a Berlino, che si riversano gli investitori tra cui sempre più privati italiani: pensionati, medici, registi, architetti e insegnanti. Piazze come Londra sono troppo care per le loro tasche, quindi sbirciano nella più conveniente Berlino, dove un appartamentino si può comprare per meno di 100.000 euro.
Interno di un appartamento in vendita a Berlino

„Italiani in massa“
„Le vendite sono arrivate alle stelle negli ultimi due mesi“ dice Federico Racca dell’Agenzia Berlino Immobiliare. Solo nella prima settimana di dicembre l’azienda ha venduto 50 immobili, l’equivalente delle venvendite di un mese intero. „Arrivano in massa“ confessa anche Annalisa Fornara della piccola Agenzia m2Square a Berlino. „Interi settori del mercato sono nelle mani degli italiani“.
Le banche di Milano, di Bologna e di altre grandi città tentano di minimizzare. Sono tutti d’accordo nell’affermare che la clientela bancaria italiana non è calata affatto così drasticamente come in Grecia. La recessione dall’anno scorso si attesta sul 4 percento ed è dovuta anche all’aumento del costo della vita, alla diminuzione delle rendite e non per ultimo dagli acquisti di Natale. I media hanno contribuito enormemente con le loro cronache a rendere più insicuri i clienti, si lamenta il manager di una grande azienda amministrativa. “Per il momento riesco ancora a mantenere la mia clientela. Però mentre prima mi ci volevano solo dieci minuti per spiegare la situazione, oggi ho bisogno di parecchie ore di colloqui per chiarire loro tutto”.

Poveri ricchi sfondati!!!!

Im Land der steinreichen Armen

Nel paese dei poveri ricchi
 
Di Hans-Jürgen Schlamp
Pubblicato su Spiegel i 07 gennaio 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli per Italia Dall'estero

La Guardia di Finanza ha recentemente scomodato i cittadini italiani facendo emergere dai controlli cose sorprendenti: Ferrari Testa Rossa, yacht da venti metri e persino elicotteri appartenenti a persone che, stando alle dichiarazioni dei redditi, vivono sotto la soglia di povertà. Ma come ci riescono?

Maserati Gran Lusso
La località sciistica alla moda di Cortina d’Ampezzo è stata invasa di buon mattino da 80 ispettori dell’Agenzia delle Entrate. Alcuni funzionari si sono distribuiti tra hotel, ristoranti, bar, gioiellerie e boutique. Altri hanno preso di mira le auto di lusso parcheggiate un po’ dovunque nella cittadina, in particolare quelle che fanno più di 185 km all’ora su strada e normalmente costano più di 100.000 euro, per esempio le Ferrari o le Porsche Turbo. Hanno trovato 251 di questi super bolidi, dalle targhe sono risaliti ai proprietari e indagando presso le varie agenzie delle entrate territoriali competenti, ne hanno accertato i redditi dichiarati.
Il risultato dell’azione svolta il giorno di Capodanno è stato sorprendente: uno su tre dei fieri possessori di queste auto superlussuose ha guadagnato negli ultimi due anni appena 1800 euro lordi al mese. Quanti anni devono aver risparmiato tutti questi per potersi permettere un’automobile così prestigiosa?
E il miracolo non è tutto qua: nei negozi, negli alberghi e nei ristoranti, visitati da un agente delle tasse il giorno di Capodanno, il giro d’affari è balzato alle stelle. I ristoranti hanno raddoppiato gli incassi rispetto al giorno precedente e triplicato rispetto alla vigilia di Capodanno del 2010. Le vendite delle boutique di lusso si sono persino quadruplicate. “Evidentemente portiamo bene agli affari” hanno detto sogghignando ironicamente gli ispettori, convinti che, le casse si siano insolitamente riempite proprio grazie alla loro presenza inaspettata, mentre, e questo è il grave sospetto, tre quarti dei guadagni sarebbero stati come al solito incassati in nero.
I tartassati viceversa sono davvero incavolati e parlano di „polizia di stato“. E anche i rappresentanti del PDL inveiscono contro simili metodi. Evidentemente non vogliono mettere in discussione il miracolo economico.

Yacht a Portofino

Sotto il livello di povertà, ma con dodici cilindri
Ciò che è emerso dal blitz compiuto nella ex città olimpica delle Dolomiti coincide con moltre altre miracolose scoperte fatte in giro nella Bella Italia. Quando la sera i proprietari delle discoteche parcheggiano di fronte al loro locale si tratta in genere di roboanti autoveicoli da almeno 8 e spesso anche 12 cilindri. Però gli affari devono proprio andare male: i gestori dichiarano un reddito medio lordo annuo di 6000 euro, stando alle loro dichiarazioni dei redditi. Un tenore di vita sotto il limite della povertà, ma con parecchi CV!
Secondo il rapporto del fisco anche i ristoratori e i gioiellieri non se la cavano tanto meglio. La maggior parte di loro non raggiunge i 1500 euro mensili. Ma molti di questi posseggono barche lussuose ancorate nei porti, si concedono costosi viaggi all’estero e pasteggiano in ristoranti a quattro stelle. 42.000 barche definite di lusso, di lunghezza non inferiore ai 10 metri, appartengono a persone che guadagnano meno di 20.000 euro l’anno. Ma come fanno a procurarsi il denaro per le costosissime tasse di stazionamento portuale dei loro giocattoli a vela o a motore?
L’anno scorso in Italia sono state vendute oltre 200.000 auto il cui prezzo supera i 100.000 euro. Ma a chi? Ci sono solo 72.000 italiani con un reddito lordo di 200.000 euro che possono permettersi simili autovetture. Due più due fa quattro, il conto è facile, ma qui la matematica non c’entra nulla. Come è possibile che un italiano su quattro che possiede un elicottero o un aereo guadagna appena 20.000 euro all’anno?
Qualche proprietario di ville, auto di lusso o motoscafi non è affatto povero, ma ha solo dimenticato di essere ricco. Come un dentista di Firenze, che “inavvertitamente” aveva detratto sei milioni di euro dalle tasse. Oppure un imprenditore di Bergamo, che non si ricordava più delle sue cinque case, quando ha chiesto i sussidi didattici, concessi di norma dallo stato alle famiglie bisognose. Ma è possibile che un italiano su quattro abbia la memoria corta, quando dichiara di non possedere assolutamente nulla, che non ha denaro sul suo libretto di risparmio, o persino che non ha un conto corrente?


Gli evasori fiscali potrebbero salvare l’Italia
Il neo capo di governo Mario Monti ora vuole andare a fondo della cosa. Gli uomini dell’Agenzia delle Entrate gireranno per il paese utilizzando il “redditometro” come una bacchetta da rabdomante rivelando così sorprendenti controsensi: niente incassi o poco più, ma una vita lussuosa. Secondo le previsioni di Monti, potrebbero finire nelle casse dello stato altri 120 miliardi di euro, se un gran numero di italiani non evadesse così sfacciatamente il fisco. È un bel mucchio di soldi. In un paio di anni l’enorme debito pubblico italiano sarebbe acqua passata.
Ma per il momento le conseguenze della nuova politica, anche il segreto bancario è stato annullato, sono imprevedibili per gli italiani e nel caso specifico difficilmente quantificabili. Quindi d’ora in poi marito e moglie dovranno fare attenzione ad andare d’accordo e a non litigare anche in sede di divorzio, poiché in caso contrario verrebbe portata in tribunale una dettagliata documentazione patrimoniale e reddituale della coppia, e spedita anche all’Agenzia delle Entrate. Che tragedia: alla fine forse tornerà di moda il “divorzio all’italiana” con sparatoria finale, proprio come nel finale del film premiato con l’Oscar.

Guardia di Finanza all'opera

10 gennaio 2012

Chi più guadagna meno sacrifici fa

Redditi da record nonostante la severa linea di risparmio

Pubblicato in Svizzera il 3 gennaio 2012 su Neue Zürcher Zeitung
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

I parlamentari italiani hanno gli stipendi più alti nel confronto europeo

Nell’ambito delle discussioni sul risparmio gli stipendi degli eletti del popolo sono di nuovo nell’occhio del ciclone. Secondo un recente sondaggio i parlamentari italiani hanno i redditi più elevati di tutti i paesi europei.

Benzina sul fuoco nelle polemiche sul risparmio italiano arriva da un rapporto dell’ISTAT. Secondo le cifre pervenute dalla commissione che ha effettuato il sondaggio, se si fa un confronto con i colleghi europei, gli stipendi più alti sono quelli dei parlamentari del Bel Paese.

In media un parlamentare italiano guadagna circa 16.000 euro lordi (mensili). Significa il 60 percento in più rispetto alla media europea, così scrive il Corriere della Sera sul suo sito. Non sono però inclusi i 3690 euro che gli onorevoli prendono per le spese di rappresentanza e per i propri collaboratori.

Al secondo posto della lista dei politici meglio retribuiti si collocano i deputati francesi (13.500 euro), subito dopo seguono i colleghi tedeschi (12.600 euro). I meno fortunati sono per esempio i parlamentari spagnoli con uno stipendio mensile di 4630 euro.

Il quotidiano fa riferimento a dati resi noti recentemente da una commissione diretta dal presidente dell’ISTAT Enrico Giovannini. Però il rapporto che era stato incaricato dall’allora governo Berlusconi fa notare anche che le cifre devono essere prese con le dovute precauzioni.

I parlamentari vengono retribuiti diversamente a seconda del paese – al regolare stipendio mensile si aggiungono anche le spese per le trasferte e le indennità parlamentari. Inoltre i numeri resi pubblici sono da intendere come “provvisori” e “insufficienti per una manovra legale”.

Tenuto conto della rigida linea di risparmio adottata dal governo Monti in Italia ora si è riaccesa la polemica anche sulle rendite dei parlamentari. Il premier ha imposto misure più incisive alla Camera ed il Senato affinché dispongano delle riduzioni.

22 dicembre 2011

La politica è come un supermercato


di Jan-Christoph Kitzler
Pubblicato Germania su Tagesschau il 18 dicembre 2011
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

140.000 euro di stipendio base, spese sanitarie gratuite e lussuose auto blu, i politici italiani sono i più pagati d’Europa. Questo è motivo di grande frustrazione per gli italiani, perché alla fine sono i contribuenti che finanziano i privilegi dei parlamentari.
A Piazza Venezia, a Roma, il traffico scorre normalmente. Se si osserva con attenzione c’è sempre una delle famose auto blu che arriva. Sono le vetture di servizio di stato, con cui i politici e le alte cariche scorrazzano in giro per il paese. Ce ne sono anche in Germania, ma per poter immaginare quali sono le enormi somme di denaro che l’apparato politico italiano divora, bisogna tenere a mente queste cifre: in Italia circolano circa 86.000 auto blu che costano al contribuente oltre 3 miliardi di euro l’anno.
Naturalmente, siccome una macchina di servizio è anche uno status symbol, è bene che sia un’Audi o una Mercedes. Il ministero della difesa ha appena acquistato 19 Maserati pagandole 150.000 euro cadauna. E tutto questo per il bene dello stato?
Anche l’ex senatore Cesare Salvi ha qualche dubbio al riguardo: “La cosa mi preoccupa: è sempre più difficile per il cittadino riconoscere che la democrazia ha i suoi costi, e che è giusto che tutti li paghino”. Egli esige che si stabilisca un tetto alle spese dei politici e che vengano fatti dei controlli per evitare gli sprechi.
Teniamo presente che Salvi stesso è un „privilegiato“, uno di quelli che fanno parte di quella cerchia ristretta, che gli italiani chiamano „La Casta“. Per cinque legislature ha occupato per la sinistra una poltrona al Senato, e ne è stato anche vicepresidente. Eppure Salvi definisce il sistema politico italiano un supermercato. e ha scritto un libro sui costi della democrazia.

Stipendio base: 140.000

I politici italiani sono quelli che godono del miglior trattamento d’Europa. E non solo per il fatto che 952 parlamentari tra Camera e Senato rappresentano l’assemblea più numerosa dell’UE. Ma anche per il fatto che con uno stipendio base di 140.000 euro sono i più pagati. E questo a molti non basta: il 38% dei deputati italiani ha anche un secondo lavoro.
Infatti in parlamento si può arrotondare molto facilmente in altro modo. Per esempio si può diventare presidente di una delle 64 commissioni. Così si ottengono altri 3300 euro al mese e naturalmente un’altra segretaria e una macchina di servizio. Alcune di queste commissioni del resto si riuniscono solo molto saltuariamente, praticamente mai.
Già quattro anni fa Gian Antonio Stella, giornalista del Corriere della Sera, ha descritto tutto questo nel suo libro „La Casta“: “Semplicemente non ce lo possiamo permettere. Persino uno stato più ricco del nostro non potrebbe. E figuriamoci un paese come il nostro! C’è solo una soluzione possibile: una reale e profonda riforma del sistema.” E visto che non c’è da aspettarsi che il sistema possa cambiare da sé, sarà necessario un referendum.

Spese sanitarie gratuite

Ma se si fa parte della casta, di quelli che traggono vantaggi dalla politica, non serve alcuna riforma. Perché se si è parlamentari non si guadagna bene solo durante il mandato: la vera ciliegina sulla torta è la pensione. In Germania un parlamentare ottienha diritto alla pensione dopo due legislature, ossia dopo otto anni.
In Italia fino a poco tempo fa si otteneva il diritto alla pensione già all’età di 50 anni anche con un solo giorno di presenza in parlamento. A ciò si aggiungono/aggiungevano anche ulteriori privilegi, per esempio le spese sanitarie e i biglietti ferroviari gratuiti.
Attualmente occorrono cinque anni di presenza in parlamento e dal 2012 non si potrà andare in pensione prima dei 65 anni. Ma appena approvato il nuovo provvedimento, si potevano leggere interventi dei vecchi parlamentari che riflettevano ad alta voce sulla possibilità di dimettirsi anticipatamente per godere dei vecchi privilegi.
Tutto questo scatena rabbia in Italia e definire gli italiani diffidenti verso la politica è un eufemismo. Poiché i ben pagati parlamentari hanno creato attorno a sé un intero sistema di posti e posticini, fatto spesso di incarichi del tutto inutili in cui viene mantenuta la propria clientela e la famiglia, naturalmente a carico dello stato e non raramente persino con una sostanziosa pensione. Anche questo rientra nei costi della politica italiana.

La frustrazione dei cittadini

Persino tra i sindaci serpeggia un grosso malcontento nei confronti dei politici di Roma. Per esempio Angelo de Simone, sindaco di un paesino, fa politica dal basso, praticamente per la gloria: “Lo stipendio di un parlamentare ammonta a 9900 euro, a cui si aggiungono 3500 per i portaborse, altri 3000 per l’affitto e 6000 euro forfettari per le spese.” De Simone, soprattutto, è stufo del fatto che quelli che governano non siano mai disposti a rinunciare a niente.
E perchè poi? Finora sono trattati bene. E se si tiene a mente che in Italia le liste elettorali, che non vengono compilate dalla base, ma create secondo il sistema clientelare che promette posti sicuri in quasi tutti i partiti, è più facile capire perchè molti parlamentaru sono dipendenti da uno come Silvio Berlusconi. Molti parlamentari si sono sentiti in obbligo verso di lui molto più che verso gli elettori e per questo lo hanno tenuto in vita politicamente.
Le riforme sono necessarie per ridare infondere nuova fiducia nella politica, lo pensa anche l’ex senatore Salvi : “La classe politica deve riemergere dalle sue ombre, deve reagire. Come sta facendo adesso il governo Monti.” Ma secondo lui questo non basta e dichiara: “Mi auguro che arrivi un segnale di responsabilità anche dai politici italiani”.

Un cattivo inizio

Mario Monti ha imposto a tutti gli italiani un duro piano di austerità, e vuole risparmiare anche sui costi della politica. Ma l’inizio non è stato dei più entusiasmanti. Piero Giarda, neo ministro responsabile dei rapporti con il parlamento, in occasione del giuramento è arrivato in elicottero, messo a disposizione in segno di riconoscenza dai vigili del fuoco di Trento. Naturalmente a spese dello stato.

22 novembre 2011

Al di là del parere che potrà solo andare meglio


di Hans Woller
Pubblicato in: Germania il 22 novembre 2011su SüddeutscheZeitung
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

L’Italia si è liberata del presidente del consiglio che ha causato danni al suo paese più di ogni altro suo predecessore dal 1945. Il problema è solo: Il fatto che Berlusconi si sia dimesso non significa, che ora le cose andranno per il meglio.

Il nuovo Premier prof. Mario Monti
Silvio Berlusconi ha fatto un passo indietro. Ma davvero siamo in vista di un miglioramento? Il presidente del consiglio italiano ha danneggiato il suo paese – molto più di ogni suo altro predecessore dal 1945. Non è che sia l’unico colpevole delle innumerevoli piaghe che affliggono l’Italia e ora mettono in serio pericolo anche l’Unione Europea. Sin dagli anni ottanta l’Italia zoppica di crisi in crisi, per un certo periodo i mali sono stati persino più gravi e il debito pubblico più elevato di oggi. Tuttavia invece di sollevare un paese pesantemente provato e indicare una nuova prospettiva, Berlusconi ha inchiodato l’Italia in una specie di diffusa stagnazione. L’Italia è rimasta sempre più indietro in Europa, mentre il capo del governo si dedicava ai suoi interessi personali e si occupava spudoratamente dei suoi vantaggi.

Però questo ora è acqua passata. Berlusconi incontrerà i suoi giudici e dovrà temere per il suo regno. La democrazia ha patito durante il suo regime, ma non si è spezzata. L’uscita di Berlusconi ne è una dimostrazione. Il regolamento parlamentare funziona, gli organi costituzionali adempiono ai loro compiti. L’Italia del dopo Berlusconi è più democratica di prima.

Il problema è altrove. L’Italia riuscirà a rimettersi in piedi economicamente? È già pronto un governo, che sia capace di agire, che abbia le carte in regola per Bruxelles e possa emettere un futuro programma degno di questo nome? Le previsioni non sono troppo rosee. L’Italia ha ignorato la caduta della vecchia classe industriale e si è lasciata sfuggire la terza rivoluzione industriale. La stravecchia società, poco trasparente dal punto di vista sociale e spesso persino ammuffita guarda turbata in un futuro incerto, si isola nei confronti dell’esterno. Sintomatico è lo striminzito numero dei Global Player nell’economia. Le imprese che spesso sono a carattere familiare rifuggono la concorrenza dei mercati mondiali e investimenti più arditi. Ricerca e sviluppo vengono quindi trascurati sia da loro che dallo stato, che per di più è colpevole di aver investito poche risorse nell’istruzione.

Dalla metà degli anni ottanta, quando è iniziata la crisi, i vari governi di centro sinistra, centro destra e centro hanno coinvolto specialisti per trovare rimedi – senza una soluzione radicale. Perché? Il motivo fondamentale si colloca nella frammentazione della società italiana. Tendenze centrifughe di questo tipo ce ne sono dappertutto in Europa. Però in Italia raggiungono particolari picchi, perché qui si presentano in tre varianti, che si condizionano a vicenda e sono difficili da gestire nella loro complessità.

Per primo, in nessun paese dell’Europa il dislivello tra singole regioni è così evidente come in Italia. Il moderno e ricco nord si contrappone ad un sud scarso in strutture e quasi ancora feudale, che di recente è stato quasi interamente ammortizzato; se si tiene conto dello stress da modernizzazione che domina anche al nord, ulteriori effetti del Welfare nel mezzogiorno sono quasi inesistenti.

A ciò si aggiunge un profondo rifiuto generazionale. Non solo la invecchiata classe politica nega ogni possibilità ai giovani. Simili rapporti dominano nei piani alti dell’economia, nelle università e nel mercato del lavoro, dove soprattutto i sindacati sono preoccupati di una cementificazione della situazione attuale. I pensionati, la fetta dominante dei loro iscritti, sono per loro più importanti della futura forza di lavoro, che spesso resta eternamente precaria.

Infine occorre citare gli innumerevoli indurimenti ideologici, che secondo l’analisi italiana non sono da sottovalutare. Don Camillo e Peppone, che hanno trovato alla fine un unico comune denominatore per tutti i conflitti, sono una simpatica fiction. L’Italia ha nel suo bagaglio storico una sanguinosa guerra civile e una violenta guerra fredda. La conseguenza è una ostinata ostilità tra i partiti politici, che considerano il consenso e il compromesso un tradimento dei loro principi ideologici.

Don Camillo e Peppone
L’opposizione incompetente

Berlusconi non era interessato al superamento di questo inasprimento ideologico. Al contrario: ha fomentato la vecchia paura verso il comunismo per calcolo elettorale, mentre la sinistra è rimasta ferma sulla posizione di avversario politico che aveva durante il fascismo mirando al raggiungimento di analoghi traguardi di poco conto. Qui viene richiesto da entrambe le parti un disarmo intellettuale e morale – e i chiari conflitti verso gli oscuri aspetti del rispettivo passato, che vengono evitati sia dagli ex comunisti che dagli ex fascisti e dalla maggioranza silenziosa, che ha sempre taciuto su tutto.

Berlusconi è caduto anche perchè non ha mai affrontato la pacificazione interna mediante un chiarimento storico, allo scopo di ottenere un consenso plebiscitario. Peccato solo, che anche l’opposizione non pensa ad una simile opzione. È proprio un unico punto interrogativo. In teoria nasce da parecchi partiti, numerosi circoli e movimenti, che ogni tanto fanno promesse a vuoto e le trasformano un una nuova ventata di aria fresca. Appartengono all’ex partito comunista personaggi dogmatici e pragmatici come i socialisti, militanti nel movimento dei diritti dell’uomo, radicali ingenui, ambientalisti e qualche nostalgico della Democrazia Cristiana – tutti in generale edonisti ideologici e quindi persone inaffidabili, che non si fidano l’una dell’altra e che in passato non hanno fatto mai un tentativo di abbozzare un programma di governo o di un formare governo ombra. Bastano solo a se stessi e celebrano come il trionfo di una politica alternativa, quando tutti assieme non presenziano ad un discorso di Berlusconi in parlamento.

Una delle fonti di speranza di questa catasta di eccentriche e contraddittorie teste è Nichi Vendola. Il presidente della regione Puglia ha scritto nel 2011 un libro, che è stato pubblicato anche in Germania e per puro caso ricorda il piccolo Häwelmann (Il rompiscatole) di una favola di Theodor Storm. “Vogliamo sempre di più” grida Vendola come il piccolo Häwelmann, intendendo quindi: più insegnanti, più giudici, più assistenti sociali, più medici e infermiere, soprattutto molto più stato, che abbia come fine il benessere della gente sulla terra. Chi deve esaudire questi innumerevoli desideri, resta un segreto di Vendola. Nessuna parola sui 1,9mila miliardi di debito pubblico, nessun cenno sulla manovra di risparmio imposta da Bruxelles e neanche una frase sugli alleati di coalizione, che fanno della lista di regali che intendono ricevere il loro programma politico. Che anche egli non crede a se stesso, appare chiarissimo nel suo verdetto sulla sinistra, che dovrebbe davvero formare la base un nuovo governo come maggiore forza all’opposizione: la sinistra italiana si trova in una “evidente crisi senza uscita”, che si manifesta in una “mancanza di idee, di visioni e di nuove forme di politica. Il risultato è una completa paralisi politica.”

Vediamo: l’opposizione nella sua attuale situazione non è affidabile ne’ dal punto di vista governativo ne’ politico. Non ha volto, ne’ programma e persino nessuna voglia di governare. In alcuni paesi dell’Europa è scoccata l’ora dell’opposizione nella crisi monetaria e finanziaria, l’Italia si appiattisce e ormai si fa avanti timorosamente solo in casi estremi. Anch’essa spinge per un governo di tecnici indipendenti, in cui lei stessa non occupa neanche un ruolo secondario.

L’Italia continuerà a tormentarsi anche senza Berlusconi, di crisi in crisi – senza immediate vie d’uscita. Ogni nuovo governo è sempre meno capace di agire rispetto al precedente, che almeno ha reagito alle pressioni di Bruxelles. Un nuovo governo di centro destra, cioè, si atterrebbe a questi progetti, anche in caso di un governo di tecnici. Tuttavia avrebbero la forza sufficiente ad eliminare gli ostacoli, che da tempo si frappongono al necessario risanamento e modernizzazione dell’Italia? Nel peggiore dei casi ce l’avrebbe un governo di centro sinistra: dovrebbe piegarsi ai desideri della sua base, che non ne vuole sapere della razionalizzazione dei posti di lavoro, dei tagli alle pensioni e altre manovre del genere nel sistema sociale e si ribellerebbe anche alle misure di risparmio dei due “eurodittatori di destra” Merkel e Sarkozy. La gestione della crisi a Bruxelles sarebbe ancora più drastica, senza che si capisca chi ne guadagna: l’Italia certo che no, dato che senza immediati aiuti dell’Europa e senza le massicce pressioni per le riforme dall’esterno il paese è perduto.

L’autore è caporedattore della rivista trimestrale sulla storia contemporanea e ha pubblicato nel 2010 un saggio sulla storia dell’Italia nel 20° secolo

17 novembre 2011

Ci vedono così ...

Questa Vignetta pubblicata anche da ItaliaDall'Estero è apparsa sul quotidiano austriaco "Kleine Zeitung all'alba del nuovo governo italiano ... Direi che rappresenta efficacemente la situazione economica e culturale del nostro paese allo stato attuale delle cose.

06 novembre 2011

In Italia è finita la Dolce Vita!!!!

L’Italia paga il prezzo della decadenza



di Regina Krieger
Pubblicato in Germania il 8 ottobre 2011su Handelsblatt
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero

Tutti gli sforzi per ridurre il debito economico non hanno giovato all’Italia, il paese è stato persino declassato. Ora si prevedono ulteriori nervosismi sul mercato finanziario e la singolare reazione di Silvio Berlusconi non facilita le cose.

Il declassamento dell’Italia da parte di Standard & Poor’s è come uno scappellotto. Gli sforzi delle ultime settimane, per calmare i mercati finanziari con le misure di austerità sono state spazzati via con poche parole.Tuttavia la reazione del governo italiano alla notizia da New York è stata ancora peggiore.

Il commento ufficiale di stamattina da palazzo Chigi, la sede del governo di Silvio Berlusconi, evidenzia la visione del tutto personale che il premier ha del mondo. Ha detto che la decisione di Standard & Poor’s è stata presa per motivi politici, e non proprio sulla base di fatti reali. E’d’accordo sul fatto che non sono state ancora prese misure per il rilancio della crescita, che sono ancora in fase di preparazione, ma le valutazioni dell’agenzia di rating sarebbero state influenzate dalle notizie trapelate dai quotidiani italiani.

La colpa quindi è della stampa? Dei cattivi giornalisti, che come i cattivi giudici sono sempre fondamentalmente ostili al capo di governo? Berlusconi continua a perdere sempre più il contatto con la realtà. Nei giorni scorsi si è letto più della sua vita sessuale che di tentativi seri di governare il paese.

La Banca mondiale, l’OCSE, Confindustria, tutti hanno ridimensionato le proprie previsioni di crescita, all’unanimità hanno chiesto con forza più crescita. Hanno detto che la manovra finanziaria approvata dal governo una settimana fa si basa troppo su tagli e aumenti di imposte e troppo poco su riforme strutturali. In Italia tutti sanno che la situazione è critica e, nonostante ciò, Berlusconi resta aggrappato al potere.

Standard & Poor’s non usa mezzi termini: “una coalizione debole e differenze all’interno del parlamento” sono alla base del giudizio dell’agenzia di rating. Gli atteggiamenti minacciosi della Lega Nord, partner della coalizione di governo, il cui leader Umberto Bossi continua a paventare la secessione del nord, risuonano inverosimili quanto le scuse di Berlusconi per tentare di giustificare le sue notti con donne a pagamento. Ma senza di lui Berlusconi perderebbe la maggioranza in parlamento.

Questi sono i principali problemi dell’Italia

La montagna di debiti
L’Italia ha su di sé, seconda dopo la Grecia, la più grande montagna di debiti dei paesi della zona Euro. Si tratta di 1900 miliardi di euro circa, equivalente al 120 per cento del prodotto interno lordo annuo. Gli accordi UE consentono un limite massimo di solo il 60 per cento. Il cumulo di debiti crescerà ulteriormente, dato che il governo vuole riuscire ad arrivare al 2013 senza nuovi debiti. Per quest’anno ci si aspetta un deficit del 3,8 percento del PIL, nel 2012 il nuovo debito dovrebbe assestarsi sull’ 1,4 per cento.

Alto reindebitamento
Anche con il nuovo indebitamento, in questo e nel prossimo anno, l’Italia potrebbe sfondare il limite del deficit del 3 per cento: la commissione UE si aspetta un calo tra il 4,0 e il 3,2 per cento. Il governo riuscirà solo nel 2014 a venirne fuori senza nuovi debiti.

Crescita debole
Se la paragoniamo alla Germania e alla Francia, gli altri grandi paesi dell’UE, in Italia non c’è spinta alla crescita. La commissione UE ha ridotto appena pochi giorni fa le previsioni di crescita dell’Italia per il 2011 dall’1,0 al 0,7 per cento. Per esempio: l’intera unione monetaria, con l’1,6 per cento, potrebbe in breve crescere più del doppio. Non sono in vista miglioramenti immediati: gli esportatori forniscono le proprie merci prevalentemente ad altri paesi dell’UE e l’Italia non riesce a trarre un reale profitto dal boom dei paesi emergenti, così come fa la Germania. Allo stesso tempo l’economia interna soffre a causa di investimenti edili atrofizzati. Il consumo delle famiglie non riesce a ripartire a causa dell’elevata disoccupazione e dell’aumento dei prezzi; subisce inoltre l’aumento delle tasse imposto dal governo, per contrastare il forte indebitamento per esempio ha aumentato l’IVA dal 20 al 21 per cento.

Esportazioni e consumo
Quindi gli esportatori italiani perdono fette di mercato mondiale, esportando le loro merci verso altri paesi europei e non riuscendo, quindi, ad approfittare appieno dello sviluppo dei paesi emergenti, così come fanno gli antagonisti tedeschi. Allo stesso tempo l’economia interna soffre a causa di investimenti edili atrofizzati. Anche il consumo delle famiglie progredisce a stento a causa dell’elevata disoccupazione e dell’aumento dei prezzi.

Governo fragile
La fragile coalizione di centro destra del capo del governo Silvio Berlusconi, accusato di corruzione e sfruttamento della prostituzione, ha esitato a lungo nell’attuare le severe riforme finanziarie, che, sul modello dell’”Agenda 2010” in Germania [una serie di riforme progettate ed attuate per ristrutturare il sistema sociale e il mercato del lavoro tedesco, ndt] potrebbero gettare le basi per una crescita a medio termine più incisiva . Solo in seguito alle pressioni dei mercati finanziari, Berlusconi si è preoccupato delle riforme. Così sono stati approvati il decreto contro la tutela dei licenziamenti ingiustificati e quello sui tagli delle pensioni.

A Berlusconi viene inoltre principalmente rimproverato di avere nel mirino solo il proprio interesse e quello del suo impero mediatico, e non i bisogni del paese. “L’Italia ha reagito in modo pietoso” dichiara il commissario dell’UE Günther Oettinger. “L’Italia ha problemi di guida politica, non di struttura economica”, concorda l’amministratore delegato di Commerzbank Martin Blessing.

Nessun leader in vista

Senza Berlusconi lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi salirebbe immediatamente di 100 punti, dichiara un politico dell’opposizione e fa riferimento alla Spagna, dove l’annuncio di nuove elezioni ha inviato segnali positivi alle Borse.

Manca solo un’alternativa politica. L’opposizione si compone di molti partiti, ha molti leader, buoni programmi, ma non ha sfidanti o innovatori, di cui il paese ora avrebbe bisogno.

L’ Italia ha già vissuto una grande crisi, quando il sistema partitico si è sgretolò a causa di un gigantesco scandalo di bustarelle [Tangentopoli, ndt]. Allora si formò un “governo tecnico”, formato da esperti di tutti i settori. Ora questa sarebbe la soluzione migliore per l’Italia. Il presidente della Ferrari Luca di Montezemolo e l’ex amministratore delegato dell’Unicredit Alessandro Profumo hanno già fatto intendere che sono disponibili.

L’agenzia di rating Moody’s prende tempo e deciderà il mese prossimo, se declassare anche lei l’Italia. Forse per allora ci sarà un nuovo governo. Il declassamento è “il caro prezzo della decadenza”, ha commentato il quotidiano economico Il Sole 24 Ore.

Come la crisi dell’euro influenza i mercati


Fermata obbligatoria al Monte dei debiti.
 Quali sono le immediate conseguenze di un euro più debole?

Se diamo uno sguardo al mercato petrolifero è tutto molto chiaro: in un mercato globale come quello attuale, un euro indebolito equivale ad un dollaro rafforzato. Siccome sul mercato petrolifero il dollaro americano è la valuta corrente, per logica un barile di greggio dovrebbe essere pagato di più in euro.

A lungo andare questo porterà conseguenze anche per i consumatori: poiché se il prezzo del petrolio cresce, rincarano anche altri prodotti come la benzina e il gasolio. “In genere vale la regola che, ciò che non è commercializzato in euro diventa più caro” chiarisce Adalbert Winkler, docente di finanza internazionale e sviluppo alla School of Finance & Management di Francoforte.

Ma allora quanto conta il crollo della borsa?

L’attuale debolezza nel mercato delle valute è relativa: nei mesi scorsi l’euro è drasticamente calato e giovedì è stato valutato meno di 1,36 dollari – il record lo si è avuto nel 2008 con quasi 1,60 dollari. Tuttavia la comunità monetaria aveva fatto il suo ingresso nel 1999 con solo 1,18 dollari – ed è calato nel 2000 fino a 0.83 dollari, prima di assestarsi più o meno stabilmente con un trend positivo.

Ma esistono anche effetti positivi di una moneta europea indebolita?

Si, la cosa vale sia per l’esportazione dei prodotti tedeschi nei paesi fuori della zona Euro sia nella zona Dollaro. “Poiché le merci pagate con un euro solido sono più convenienti per gli acquirenti, cosa che fa aumentare la richiesta”, dice il professor Michael Frenkel, rettore della Scuola Superiore di Management Otto Beisheim di Vallendar.

Molti prodotti “Made in Germany”, secondo la sua opinione, hanno una forte richiesta a causa della combinazione tra euro debole e alto standard di qualità. “Da ciò trae profitto l’economia tedesca ben allineata con l’esportazione”. Dall’altro lato naturalmente aumentano i costi dell’importazione.

Le oscillazioni delle valute vengono comunicate singolarmente?

Non si può dare una risposta così in linea generale. “C’è sempre la questione, se per esempio gli importatori possano davvero stravolgere l’adeguamento dei prezzi anche tenendo d’occhio le future partecipazioni al mercato”, fa riflettere il professor Winkler. Questo si può ben immaginarlo nel caso dei discount, che continuano a aumentare i prezzi considerata la battaglia della concorrenza nel settore, di solito non a senso unico – per non demotivare la clientela.

La debolezza dell’euro ha conseguenze anche sugli investimenti e sui crediti?

Si. “Se si investe in valuta estera, questo denaro influenza positivamente il le riserve monetarie” chiarisce Niels Nauhauser, esperto di finanza dell’associazione consumatori del Baden-Württemberg. Sconsiglia però, di indirizzare gli investimenti in danaro solo e soltanto nel settore monetario. “Qui dovrebbe valere sempre il principio della ragionevole distribuzione del patrimonio su differenti forme di investimento”. Un euro debole è dannoso per il credito, che circola in valuta estera – come alcuni finanziamenti immobiliari. “Perché diventano più onerosi sulla base del debito residuo”.

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