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24 febbraio 2012

Vajont oscurato - Bergführer bedrohen die Netzfreiheit

Guide alpine minacciano la libertà in rete

di Henning Steier
Pubblicato in: Svizzera il 22 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Testata Neue Zürcher Zeitung

Immagine del cimitero di Longarone

Un giudice ha ordinato a 226 provider italiani di oscurare il sito vajont.info, poichè avrebbe diffamato i politici Maurizio Paniz e Domenico Scilipoti. Gli oppositori vedono in pericolo la libertà di informazione.

Nel mese di ottobre la pagina italiana di Wikipedia aveva scioperato. Gli autori della enciclopedia protestarono allora contro un progetto di legge, che prevedeva l’obbligo per i gestori di siti web di correggere i contenuti privi di commenti entro 48 ore nel caso in cui qualcuno potesse ritenerli offensivi nei propri confronti. La proposta di legge non andò in porto. Ora però un giudice di Belluno ha deliberato che 226 provider oscurino l’accesso alla pagina web vajont.info, perchè due politici si sono sentiti feriti nell’onore.

Pietra dello scandalo è la seguente frase: “E se la mafia è una montagna di merda… i Paniz e gli Scilipoti sono guide alpine”. I due politici fanno parte dello stesso schieramento politico di destra, ma non sono certo coinvolti nella criminalità organizzata.

Dai Giornali dell'epoca la notizia della tragedia del Vajont

1900 vittime

Il Webmaster Tiziano Dal Farra, gestore del sito di vajont.info, ha come principale scopo quello di diffondere informazioni sulla catastrofe del Vajont. Nel 1963 in seguito all’esondazione del lago artificiale Vajont, causata da una frana nella diga che la svuotò quasi completamente, perirono circa 1900 persone. L’ondata di acqua che ne fuoriuscì distrusse completamente il paese di Longarone. Tutti gli imputati colpevoli furono condannati nel 1969 a molti anni di prigione. La struttura della diga è ancora in piedi nella valle che si trova a 100 chilometri a nord di Venezia, ma l’invaso non è più stato riempito.

Il giudice non si è limitato ad ordinare l’oscuramento dell’intero sito Web, ma anche di altri siti che consentono l’accesso ad esso. E’ stato Maurizio Paniz a chiedere l’intervento del giudice. Tra gli altri provider italiani è stato ordinato anche l’oscuramento della pagina Torrent di The Pirate Bay, ma non per il reato di villipendio, bensì perchè sostiene la difesa dei diritti d’autore: la cosiddetta tecnologia Bittorrent viene spesso utilizzata per la diffusione di contenuti protetti.
Diga del Vajont vista da Longarone

Violata la libertà di informazione

Fulvio Sarzana, che gestisce un blog italiano che si occupa di diritto ed internet, la vede nera: “A prescindere da questa vicenda appare chiaro che questo provvedimento viola il diritto all’informazione dei cittadini italiani. Interi giornali, blog e portali di informazione potrebbero sparire dal web”.

Il messaggio che qualche attivista di Anonymus ha lasciato sul sito del politico Maurizio Paniz ha toni decisamente più accesi: “Wikileaks dice che l’informazione deve essere libera, e voi cari avvocati oltre ai soldi e alla reputazione, un po’ di sana libertà non ve la volete godere? A quanto pare no, quindi abbiamo deciso di farvi incazzare un bel po’ iniziando un lungo processo di attacchi”. Attualmente il messaggio è sparito e non si conoscono nuovi ulteriori attacchi.
Anonymus attacca il sito di Paniz

Ein ganzes land auf hoher See - Un intero paese in alto mare

Capitan Monti, il meno peggio? Italiadallestero Il Fatto Quotidiano

Un intero paese in alto mare
Un’Italia in bilico – tra metafore, sollievo e malcontento

Testata: NZZ
Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012
Articolo originale di: Franz Haas
Traduzione di Claudia Marruccelli e Francesco Costantini per Italiadallestero
Pubblicata sul Fatto Quotidiano
Mario Monti alla guida del paese

Dopo aver accolto le dimissioni di Berlusconi di tre mesi fa come una liberazione, la maggior parte degli italiani esprime simpatia per il successore Mario Monti e il suo governo d’emergenza – ma anche diffidenza. Probabilmente Monti resterà in carica ancora un anno, poi di nuovo sarà tutto da decidere.

Negli ultimi tre mesi in Italia si sono succedute numerose calamità che hanno sconvolto il paese: subito si sono cercate metafore per mettere a contronto gli sconvolgimenti della natura con quelli della politica. Quando, a novembre, Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni e ancora non ci eravamo ripresi dall’alluvione, era d’obbligo l’immagine del diluvio universale e Mario Monti appariva come il salvatore della situazione. Quando due mesi più tardi un inetto capitano ha fatto naufragare una nave da crociera, ha fatto il giro del mondo l’immagine allegorica della nave stato, che si salva da disgrazie simili grazie al nuovo timoniere. Monti aveva assunto l’incarico da neanche tre mesi, guidando la nazione tra gli iceberg dell’economia mondiale, quando la penisola sprofondava improvvisamente nella neve, e quindi calzava a pennello l’immagine simbolica del capitano in bilico.
Monti e Berlusconi a confronto

Una squadra di tecnici?

Tuttavia è in questa situazione d’emergenza che si è manifestata la popolarità del nuovo capo di governo; nessuno gli ha voluto seriamente addossare la colpa dei treni bloccati dal ghiaccio. Se Monti gode ancora di un così grande consenso, è certo per le sue qualità, ma ancor più per la misera performance del suo predecessore. Molti italiani si sono sentiti testimoni di un miracolo, nelle prime settimane dopo il cambio di governo. Era quasi da non credere che l’indecente Berlusconi avesse lasciato il posto a un vero signore, che a Bruxelles fa la sua bella figura accanto a Merkel e a Sarkozy. Monti e la sua squadra saranno pure degli anonimi tecnici, come ha scritto su La Repubblica Michele Serra, “ma se pensiamo ai loro predecessori, vorremmo baciare la terra su cui camminano”. C’è da dire che anche la sinistra ha contribuito alla perdita della morale nell’esercizio della propria responsabilità, alimentando tra le generazioni un senso di prevaricazione, che oggi impedisce di mobilitare le forze innovative del paese di fronte alla concorrenza internazionale.
Anche le statistiche rivelano la necessità di un salvatore: l’80% degli italiani aveva fiducia in Monti quando ha assunto l’incarico. Ora, dopo le rigide misure di risparmio e gli improvvisi aumenti in concomitanza con l’inizio del nuovo anno, rimangono comunque al di sopra del 60%. “Questo dovrebbe preoccuparmi” ha commentato Monti con la solita ironia, sminuendo il favorevole sondaggio. E nonostante il fatto che nell’ultimo periodo stia crescendo un rafforzato malcontento proveniente da molte parti – non solo dalla Lega Nord e dai pendolari bloccati dalla neve – a prevalere è comunque il sollievo per la fine dell’imbarazzante e rovinosa azione di Berlusconi e della sua corte.
Come accade ovunque dopo un cambiamento storico, anche in Italia si parla con raccapriccio del recente passato, su pubblicazioni di ogni tipo. In questi lavori intellletuali di riassetto, le simpatie vanno quasi senza eccezioni al nuovo e il pensiero comune è ora: “L’abbiamo scampata bella ancora una volta (speriamo)”. Questo vale anche per quel dizionario dal titolo “Così parlò il Cavaliere” scritto da due attenti giornalisti del Corriere della Sera, che contiene le uscite più grottesche di Berlusconi. C’è meno da ridere nel volume “L’opera italiana da due soldi”, del giurista e pubblicista Franco Cordero, che analizza “la grottesca opera buffa” di Berlusconi e il suo personaggio: “Più antiliberale di Mussolini, paranoico come Hitler, peggiore di Mackie Messer”.
Il confronto con Mussolini si evidenzia anche in un monologo teatrale che l’attore Fabrizio Gifuni sta portando in tournée per l’Italia. Il testo si compone unicamente di estratti dalla parodia sul fascismo di Carlo Emilio Gadda “Eros e Priapos”, in cui sembra di riconoscere esattamente alcune delle dichiarazioni di Berlusconi. Tuttavia il biasimo al deposto ex politico non va sempre di pari passo con le lodi al nuovo. Quando nel quotidiano di estrema sinistra Il Manifesto il docente di letteratura Alberto Asor Rosa si è espresso in maniera tiepida in difesa di Monti, è stato prontamente criticato dall’altrettanto anziana e famosa Rossana Rossanda. Anche polemici blogger e schiere di frequentatori di Facebook e Twitter non vedono grosse differenze tra “la commedia di basso livello di Berlusconi e il falso cabaret di Monti”.
Umberto Eco ha pubblicato nella sua colonna sull’Espresso, sotto forma di piccante raccontino divertente, una difesa di Monti e una sgridata ai suoi detrattori: lo scrittore paragona il nuovo capo di governo a un’altruista prostituta che in tempo di guerra si concede al nemico per il bene comune e a causa di ciò è vittima dell’ipocrita ribrezzo dei suoi connazionali. Tuttavia l’ironica allegoria di Eco ha effetto limitato e cambierebbe poco nell’opinione di quella arrabbiata casalinga che in fila davanti a noi per pagare il bollo dell’auto brontola, “quel maledetto Monti” dovrebbe pagarlo lui questo salato aumento. Infatti la situazione è diventata difficile per gli italiani con reddito medio, mentre la massa di coloro che vivono sotto la soglia di povertà è aumentata drasticamente. Lo scrittore Raffaele La Capria vede Roma come un turbinio di mendicanti simile a Benares.
La disoccupazione in Europa nel 2011

Le aride cifre della realtà

La realtà è ben altro e arriva con aride cifre. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 30%, in alcune regioni il 50%. E la bacchetta magica di Mario Monti deve darsi da fare in primis in questo campo, per fare colpo anche sui sindacati di sinistra. Attualmente questi sono le uniche vere forze di opposizione, che si oppongono al governo con scioperi e puntano i piedi contro una possibile riforma del lavoro. Con ciò spesso difendono solo quei lavoratori già a bordo di una barchetta piccola, ma sicura; in questo modo impediscono ai giovani precari e ai disoccupati cronici di ottenere una qualsiasi sicurezza, anche minima.
Nelle trattative con i sindacati il distinto professor Monti e i suoi collaboratori non sempre mostrano il tatto dovuto. Recentemente Monti ha parlato con noncuranza della “monotonia del posto fisso” e ha voluto rendere gradevole “la sfida del cambiamento” ai disoccupati. Il popolo, scandalizzato da questa dichiarazione, ha comunicato via Twitter che uno stipendio di 800 euro al mese non è il massimo come cambiamento.
Peggio ancora sono state le sfacciate affermazioni del 37enne viceministro del lavoro che non è responsabile di quella sua aria arrogante, ma di certo lo è rispetto a ciò che dice. “Chi non si è ancora laureato a 28 anni” ha dichiarato in una trasmissione televisiva è “un povero sfigato”. Questo ragazzotto dovrebbe sapere in realtà che circa un terzo degli studenti italiani a stento riesce a mantenersi con piccoli lavoretti, che le tasse universitarie sono esorbitanti (le più alte in Europa dopo l’Inghilterra) e che in Italia le borse di studio sono praticamente inesistenti. Claudio Magris, comunque ben disposto verso il governo Monti, ha scritto nel Corriere della Sera che regalerebbe volentieri al capo di governo il David Copperfield di Charles Dickens, così che possa farsi un’idea di quanto sia importante un po’ di sicurezza per i giovani, per “crescere con dignità” senza essere tormentati da “desideri ed umiliazioni” come il povero David Copperfield.
Mario Monti si è scusato a lungo per la sua sfortunata uscita sulla monotonia del posto fisso. Silvio Berlusconi personalmente non ha mai smentito le sue scandalose esternazioni, anzi al contrario ha spiegato che le sue parole erano state travisate. Quindi non c’è da meravigliarsi che il nuovo capo di governo appaia alla maggior parte degli italiani come un miracolo, il cui effetto è ancora incerto. Se volessimo veramente trovare una metafora per la situazione attuale, allora ecco che calza a pennello la seguente espressione: “Siamo ancora in alto mare” nel senso però che nulla è stato ancora deciso. Capitan Monti guiderà il paese probabilmente ancora per un anno, poi al timone si piazzeranno di nuovo i politici, i partiti e le loro dispute. E, se siamo ancora in alto mare, non si esclude nemmeno il ritorno del detestato berlusconismo.

Così parlò ... Umberto Eco

10 gennaio 2012

Chi più guadagna meno sacrifici fa

Redditi da record nonostante la severa linea di risparmio

Pubblicato in Svizzera il 3 gennaio 2012 su Neue Zürcher Zeitung
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

I parlamentari italiani hanno gli stipendi più alti nel confronto europeo

Nell’ambito delle discussioni sul risparmio gli stipendi degli eletti del popolo sono di nuovo nell’occhio del ciclone. Secondo un recente sondaggio i parlamentari italiani hanno i redditi più elevati di tutti i paesi europei.

Benzina sul fuoco nelle polemiche sul risparmio italiano arriva da un rapporto dell’ISTAT. Secondo le cifre pervenute dalla commissione che ha effettuato il sondaggio, se si fa un confronto con i colleghi europei, gli stipendi più alti sono quelli dei parlamentari del Bel Paese.

In media un parlamentare italiano guadagna circa 16.000 euro lordi (mensili). Significa il 60 percento in più rispetto alla media europea, così scrive il Corriere della Sera sul suo sito. Non sono però inclusi i 3690 euro che gli onorevoli prendono per le spese di rappresentanza e per i propri collaboratori.

Al secondo posto della lista dei politici meglio retribuiti si collocano i deputati francesi (13.500 euro), subito dopo seguono i colleghi tedeschi (12.600 euro). I meno fortunati sono per esempio i parlamentari spagnoli con uno stipendio mensile di 4630 euro.

Il quotidiano fa riferimento a dati resi noti recentemente da una commissione diretta dal presidente dell’ISTAT Enrico Giovannini. Però il rapporto che era stato incaricato dall’allora governo Berlusconi fa notare anche che le cifre devono essere prese con le dovute precauzioni.

I parlamentari vengono retribuiti diversamente a seconda del paese – al regolare stipendio mensile si aggiungono anche le spese per le trasferte e le indennità parlamentari. Inoltre i numeri resi pubblici sono da intendere come “provvisori” e “insufficienti per una manovra legale”.

Tenuto conto della rigida linea di risparmio adottata dal governo Monti in Italia ora si è riaccesa la polemica anche sulle rendite dei parlamentari. Il premier ha imposto misure più incisive alla Camera ed il Senato affinché dispongano delle riduzioni.