Les Saoudiennes tracées électroniquement
Pubblicato in Francia il 21/11/2012
Traduzione di Claudia Marruccelli
Da qualche giorno, i "custodi" delle donne del regno saudita ricevono un SMS ogni qualvolta queste si recano all'estero.
Private del diritto di guidare e viaggiare senza permesso, le donne saudite sono nuovamente oggetto di nuove misure di controllo: un sistema elettronico istituito dalle autorità, avverte le loro famiglie nel caso in cui lascino il regno, questo è quanto è stato diffuso solo oggi mercoledì 21 novembre. Dalla scorsa settimana, il "custode" della donna saudita - padre, marito, fratello o tutore - riceve sul suo telefono un messaggio SMS, con cui viene informato se la donna sotto la sua custodia ha varcato i confini del regno, anche se viaggia in sua compagnia.
"Uno stato di schiavitù"
E 'l'attivista Manal al-Sharif, icona della campagna per il diritto delle donne a guidare che ha diffuso l’ informazione su Twitter, dopo essere stata avvertita da una coppia. Il marito, che viaggiava in compagnia di sua moglie, ha ricevuto un messaggio SMS da parte dell’ufficio per l'emigrazione, che lo informava che la moglie "aveva lasciato l'aeroporto internazionale di Riyadh."
"Le autorità utilizzano la tecnologia per monitorare le donne", fa presente la scrittrice e giornalista Badriya al-Bishr, che ha denunciato "lo stato di schiavitù in cui viene tenuta la donna saudita". Le donne non sono autorizzate a lasciare il regno senza il permesso del proprio "custode", che può essere il figlio nel caso di una vedova o di una divorziata, e in aeroporto o alla frontiera devono esibire un "foglio giallo" che rechi la sua firma come autorizzazione.
"Che ci mettano anche le manette"
Questa nuova decisione è stata fortemente criticata su Twitter, raro spazio di libertà nel regno. "Che ci mettano anche le manette, visto che ci sono", ha così dichiarato una donna. "Ci manca solo che inseriscano un microchip nelle nostre donne, in modo che possiamo seguirle ovunque vadano!", ha commentato un uomo.
Ancora non è consentito guidare
“Questa tecnologia è al servizio di una mentalità arretrata. Vogliono mantenere le donne prigioniere", ha detto per parte sua al-Badriya Bishr, che pensa che "il governo farebbe meglio a occuparsi delle donne vittime di violenza domestica". Il governo applica un’interpretazione restrittiva dell'Islam ed è l'unico paese al mondo, dove le donne non possono guidare. Gli attivisti avevano lanciato una campagna nel mese di giugno 2011 per sfidare il divieto, e avevano inviato una petizione al re, che però non ha avuto alcuna risposta.
Re Abdullah, riformatore prudente, ha concesso il diritto di voto alle donne alle elezioni comunali a partire dal 2015 e ha alleggerito la pressione della terribile polizia religiosa, che mantiene monitorate le donne che non sono correttamente velate o le coppie non sposate.
"Trattate come delle incapaci per tutta la vita"
Secondo l’attivista liberale Souad Al-Chammari è "il governo religioso", che fa pressione per mantenere le restrizioni sulle donne "trattate come delle incapaci per tutta la loro vita, anche se occupano posizioni importanti".
Lei crede che "non ci possono essere vere riforme in Arabia Saudita senza cambiare lo stato delle donne concedendo la parità tra i sessi."
Oltre alle restrizioni sui loro movimenti, le donne sono costrette a uscire velate, e questo vale sia per quelle arabe che quelle straniere.
Il divieto di promiscuità rende anche più difficile per le donne accedere a diversi impieghi, e questa situazione fa si che il tasso di disoccupazione tra le saudite superi il 30%, secondo uno studio ufficiale, mentre il regno utilizza circa otto milioni di lavoratori stranieri.
Nel mese di ottobre, la stampa locale ha riportato una direttiva del Ministero della Giustizia secondo cui gli avvocati donna potranno comparire in tribunale solo dal mese di novembre.
Nella presente direttiva, il ministero ha chiesto al giudice di consentire agli avvocati donna in possesso di una laurea in legge e che hanno completato tre anni di tirocinio in uno studio legale,di comparire in tribunale, ma questo annuncio è rimasto lettera morta.
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22 novembre 2012
13 marzo 2012
Bonjour Italie: La sentenza sull'amianto fa storia in Francia
Bonjour Italie: La sentenza sull'amianto fa storia in Francia:
Amianto: “La sentenza italiana servirà d’esempio” in Francia
Amiante: Le proces italien a valeur d'exemple en France
di Caroline Politi
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero
Questo processo servirà d’esempio” spiega Jean Paul Teissonnière, che ha rappresentato le vittime francesi e i loro familiari nel processo che si è svolto a Torino.
Il tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di reclusione i due responsabili della società Eternit, la più grande azienda produttrice di amianto del mondo. Una decisione storica che potrebbe dare nuovo slancio al procedimento [in atto anche] in Francia.
Raramente una decisione presa dalla giustizia italiana è stata attesa con così tanta impazienza nel paese d’oltralpe. Lunedì scorso, il tribunale di Torino ha deliberato nel più grande processo mai iniziato sul dramma delle vittime dell’amianto. E la sentenza è stata accolta con sollievo dalle vittime di tutto il mondo: i due principali imputati, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Jean Louis de Cartier de Marchienne, 90 anni, sono stati dichiarati responsabili della morte di 3 000 persone e condannati a 16 anni di prigione. Una decisione definita storica proprio al di là del confine. In effetti è la prima volta che un tribunale penale emette una sentenza su questo argomento, per il quale finora erano state portate a termine soltanto delle procedure civili, miranti principalmente ad ottenere risarcimenti per le vittime. Ma lunedì finalmente sono stati individuati dei responsabili.
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Amianto: “La sentenza italiana servirà d’esempio” in Francia
Amiante: Le proces italien a valeur d'exemple en France
di Caroline Politi
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia Dall'Estero
Questo processo servirà d’esempio” spiega Jean Paul Teissonnière, che ha rappresentato le vittime francesi e i loro familiari nel processo che si è svolto a Torino.
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| Ripartizione regionale dei decessi causati dall'amianto in Francia |
Il tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di reclusione i due responsabili della società Eternit, la più grande azienda produttrice di amianto del mondo. Una decisione storica che potrebbe dare nuovo slancio al procedimento [in atto anche] in Francia.
Raramente una decisione presa dalla giustizia italiana è stata attesa con così tanta impazienza nel paese d’oltralpe. Lunedì scorso, il tribunale di Torino ha deliberato nel più grande processo mai iniziato sul dramma delle vittime dell’amianto. E la sentenza è stata accolta con sollievo dalle vittime di tutto il mondo: i due principali imputati, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Jean Louis de Cartier de Marchienne, 90 anni, sono stati dichiarati responsabili della morte di 3 000 persone e condannati a 16 anni di prigione. Una decisione definita storica proprio al di là del confine. In effetti è la prima volta che un tribunale penale emette una sentenza su questo argomento, per il quale finora erano state portate a termine soltanto delle procedure civili, miranti principalmente ad ottenere risarcimenti per le vittime. Ma lunedì finalmente sono stati individuati dei responsabili.
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06 marzo 2012
Bonjour Italie: Sanremo dal punto di vista francese
Bonjour Italie: Sanremo dal punto di vista francese
di Isabelle Talés
Traduzione di Claudia Marruccelli
Dolce Italia
E’ il 62° anno, e l’Italia per cinque, proprio così cinque, serate di fila, commenta per almeno un mese tutte le giornate di questa competizione, esatto, per un mese, che noi, per meglio capire di cosa si tratta, dobbiamo paragonarla ad una “Intervilles” [la versione francese di “Campanile sera” ndt] delle corde vocali o all’ Eurovision [Concorso europeo della canzone ndt] organizzato però solo per un paese: quattordici cantanti sono stati votati martedì da una giuria composta professionisti e dal pubblico, e sabato sera il vincitore è stato uno solo.
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di Isabelle Talés
Traduzione di Claudia Marruccelli
Dolce Italia
E’ il 62° anno, e l’Italia per cinque, proprio così cinque, serate di fila, commenta per almeno un mese tutte le giornate di questa competizione, esatto, per un mese, che noi, per meglio capire di cosa si tratta, dobbiamo paragonarla ad una “Intervilles” [la versione francese di “Campanile sera” ndt] delle corde vocali o all’ Eurovision [Concorso europeo della canzone ndt] organizzato però solo per un paese: quattordici cantanti sono stati votati martedì da una giuria composta professionisti e dal pubblico, e sabato sera il vincitore è stato uno solo.
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05 marzo 2012
Bonjour Italie: Cambio di stagione
Bonjour Italie: Cambio di stagione:
Les habits neufs de l'Italie post-Berlusconi
I vestiti nuovi dell’Italia post Berlusconi
di Philippe Ridet
Traduzione di Claudia Marruccelli.
Il 2011 era agli sgoccioli, ancora pochi minuti e avremmo chiuso un anno in cui Silvio Berlusconi era stato allontanato dal governo al termine di una agonia politica che alla fine è diventata quella del paese. Con buona pace dei mercati e snobbato dai suoi pari, “il Caimano” aveva abbandonato la scena, lasciando il posto, il 16 novembre, al sobrio Mario Monti. Come milioni di italiani, il 31 dicembre scorso eravamo davanti al televisore più per regolare gli orologi che per guardare il programma. Sullo schermo ancheggiavano le solite ballerine inquadrate ad altezza coscia. Lo spettacolo della volgarità continuava come se niente fosse. Quasi allo scadere [della mezzanotte], sparite le ballerine, il presentatore in smoking propone un veloce sondaggio. “Secondo voi, cari telespettatori, quale donna, ha lasciato maggiormente il segno nel 2011: Angela Merkel, Belen Rodriquez o Kate Middleton? Forza! Avete cinque minuti di tempo per votare con un SMS”.
Ex modella argentina, protagonista degli spettacoli televisivi italiani e di qualche film da quattro soldi, Belen Rodriguez ha tutte le carte in regola per vincere. Angela Merkel? Troppo seria, non ha abbastanza fascino nel paese dei latin lovers. Kate Middleton, la fresca sposa del principe William? E’ quasi una sconosciuta nel paese d’oltralpe, dove la stampa le preferisce la sorella Pippa, le cui foto del suo dietro sono circolate abbondantemente. Sorpresa: Angela Merkel esce vittoriosa dal voto! Il peggio, tipico ormai della penisola, stavolta è stato evitato. “Grazie a tutti, urla il presentatore apparentemente sollevato, prima di lanciare il conto alla rovescia verso il nuovo anno. Ma davvero questo risultato dimostra che l’Italia è cambiata? Davvero?
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Les habits neufs de l'Italie post-Berlusconi
I vestiti nuovi dell’Italia post Berlusconi
di Philippe Ridet
Traduzione di Claudia Marruccelli.
Il 2011 era agli sgoccioli, ancora pochi minuti e avremmo chiuso un anno in cui Silvio Berlusconi era stato allontanato dal governo al termine di una agonia politica che alla fine è diventata quella del paese. Con buona pace dei mercati e snobbato dai suoi pari, “il Caimano” aveva abbandonato la scena, lasciando il posto, il 16 novembre, al sobrio Mario Monti. Come milioni di italiani, il 31 dicembre scorso eravamo davanti al televisore più per regolare gli orologi che per guardare il programma. Sullo schermo ancheggiavano le solite ballerine inquadrate ad altezza coscia. Lo spettacolo della volgarità continuava come se niente fosse. Quasi allo scadere [della mezzanotte], sparite le ballerine, il presentatore in smoking propone un veloce sondaggio. “Secondo voi, cari telespettatori, quale donna, ha lasciato maggiormente il segno nel 2011: Angela Merkel, Belen Rodriquez o Kate Middleton? Forza! Avete cinque minuti di tempo per votare con un SMS”.
Ex modella argentina, protagonista degli spettacoli televisivi italiani e di qualche film da quattro soldi, Belen Rodriguez ha tutte le carte in regola per vincere. Angela Merkel? Troppo seria, non ha abbastanza fascino nel paese dei latin lovers. Kate Middleton, la fresca sposa del principe William? E’ quasi una sconosciuta nel paese d’oltralpe, dove la stampa le preferisce la sorella Pippa, le cui foto del suo dietro sono circolate abbondantemente. Sorpresa: Angela Merkel esce vittoriosa dal voto! Il peggio, tipico ormai della penisola, stavolta è stato evitato. “Grazie a tutti, urla il presentatore apparentemente sollevato, prima di lanciare il conto alla rovescia verso il nuovo anno. Ma davvero questo risultato dimostra che l’Italia è cambiata? Davvero?
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29 febbraio 2012
Les habits neufs de l'Italie post-Berlusconi - I vestiti nuovi dell’Italia post Berlusconi
I vestiti nuovi dell’Italia post Berlusconi
di Philippe Ridet
Pubblicato su Le Monde il 17 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli
I professori e i loden hanno preso il posto delle veline e del cashmere. Il rapidissimo cambio di marcia italiano colpisce molto. Ma davvero si può passare così in fretta dal vizio alla virtù ?
Il 2011 era agli sgoccioli, ancora pochi minuti e avremmo chiuso un anno in cui Silvio Berlusconi era stato allontanato dal governo al termine di una agonia politica che alla fine è diventata quella del paese. Con buona pace dei mercati e snobbato dai suoi pari, “il Caimano” aveva abbandonato la scena, lasciando il posto, il 16 novembre, al sobrio Mario Monti. Come milioni di italiani, il 31 dicembre scorso eravamo davanti al televisore più per regolare gli orologi che per guardare il programma. Sullo schermo ancheggiavano le solite ballerine inquadrate ad altezza coscia. Lo spettacolo della volgarità continuava come se niente fosse. Quasi allo scadere [della mezzanotte], sparite le ballerine, il presentatore in smoking propone un veloce sondaggio. “Secondo voi, cari telespettatori, quale donna, ha lasciato maggiormente il segno nel 2011: Angela Merkel, Belen Rodriquez o Kate Middleton? Forza! Avete cinque minuti di tempo per votare con un SMS”.
Ex modella argentina, protagonista degli spettacoli televisivi italiani e di qualche film da quattro soldi, Belen Rodriguez ha tutte le carte in regola per vincere. Angela Merkel? Troppo seria, non ha abbastanza fascino nel paese dei latin lovers. Kate Middleton, la fresca sposa del principe William? E’ quasi una sconosciuta nel paese d’oltralpe, dove la stampa le preferisce la sorella Pippa, le cui foto del suo dietro sono circolate abbondantemente. Sorpresa: Angela Merkel esce vittoriosa dal voto! Il peggio, tipico ormai della penisola, stavolta è stato evitato. “Grazie a tutti, urla il presentatore apparentemente sollevato, prima di lanciare il conto alla rovescia verso il nuovo anno. Ma davvero questo risultato dimostra che l’Italia è cambiata? Davvero?
Alla stessa ora, Mario Monti cena nell’alloggio messo a sua disposizione a Palazzo Chigi, sede della presidenza del consiglio. Il suo predecessore ci ha dormito solo una volta preferendo il suo appartamento privato a Palazzo Grazioli, più discreto per ricevere le sue frequentatrici notturne. A tavola per la cena della vigilia ci sono dieci persone: la moglie, i loro due figli con le mogli, i nipotini, la cognata. Il menu rispetta la tradizione della cena di Capodanno: tortellini in brodo, cotechino, lenticchie e pandoro. A mezzanotte e un quarto, sono già tutti andati a dormire. La famiglia Monti è così: rispetta le tradizioni e va a dormire con le galline.
Come facciamo a saperlo? Semplicissimo. Per rispondere ad un parlamentare della Lega Nord, che aveva accusato il capo del governo di aver fatto baldoria a spese dello stato, il portavoce di Palazzo Chigi ha diffuso un comunicato in cui si danno dettagliate notizie sui nomi degli invitati, l’ora del loro arrivo e quella in cui sono andati via, la lista della spesa, i prezzi e l’indirizzo dei negozianti presso cui Elsa Monti in persona è andata a fare gli acquisti. Due pagine che si concludono così: “Il presidente Monti non esclude che in ragione del numero relativamente alto degli invitati, i costi supplementari di luce, acqua e gas potrebbero essere a carico dell’amministrazione”.
Questo è Monti, un miscuglio di rigore, di tradizione e umorismo. In quasi 100 giorni di governo, è riuscito ad imporre il suo stile all’Italia gonfia e nauseata dagli eccessi dal suo predecessore. Nel mese di gennaio, dopo un piano di rigore di 20 miliardi di euro e di pesanti riforme (pensioni, lavoro, liberalizzazioni e semplificazione amministrativa), secondo un sondaggio Ipsos il presidente del consiglio poteva vantare ancora un livello di gradimento del 58%. Meglio ancora: 35 % degli elettori di destra, il 60% dei centristi e il 69 % degli elettori di sinistra preferiscono questo professore estraneo alla politica ai leader dei loro rispettivi partiti. Paradossalmente: se contestano il rimedio, approvano la scelta del medico curante. Dopo qualche stagione di bunga-gunga in cui si meravigliavano delle prodezze sessuali del loro primo ministro, si sono convertiti all’austerità del suo successore dal giorno alla notte o quasi. Passati dal vizio alla virtù in ventiquattro ore, un nuovo avatar del “trasformismo”, questa facilità di passare da un regime all’altro, come un cambio di vestito?
Gli italiani sono abituati ai bruschi cambiamenti” spiega Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera, in cui è autore una rubrica settimanale che si chiama “Italians” e che su Twitter ha già 170.000 sostenitori. “Conosco abbastanza bene il paese, eufemizza con falsa modestia. Siamo una società molto teatrale, applaudiamo i tenori ma appena fanno una stecca ci gettiamo sulla preda. Monti canta bene. Godrà della nostra indulgenza finquando ci ricorderemo degli eccessi del periodo precedente. Monti in qualche modo è protetto dalla nostra memoria visiva.”
Questo cambiamento ha il suo simbolo: un cappotto di lana impermeabile nato in Alto Adige . Il loden di Monti resterà forse nella storia come il berretto con la coccarda tricolore dei sanculotti/rivoluzionari francesi del 1789. Il presidente del consiglio ne indossa uno verde nel week end e uno blu scuro durante la settimana, mentre Berlusconi, preferiva il cappotto a doppio petto di cashmir, così aderente da sembrargli cucito addosso/una seconda pelle. Il Italia il loden ha resistito a tutte le mode. Lo si indossa perché è così: caldo, pratico, comodo e resistente. Raro al sud, è molto diffuso al nord, e spopola a Milano nel quartiere della Borsa e delle grandi banche.
“Un loden? Cosa nasconde un loden? Cosa svela quando si apre?” Il cappotto di Monti è come la Noix di Charles Trenet [canzone molto popolare dello chansonnier francese Charles Trenet ndt] solo che al posto di “mille soli” ci sono gli sforzi, i sacrifici, i risparmi. Per alcuni, la sua linea semplice e sempiterna è l’immagine della modestia di colui che lo indossa. Per altri la sua ampiezza ricorda un paracadute che può permettere all’Italia, zavorrata da un enorme debito di 1900 miliardi di euro (120% del PIL), di evitare la brusca caduta verso un deficit. Per altri infine, la sottile striscia di pelle sul bordo delle maniche, che le protegge dall’usura, sarebbe il simbolo dello spirito di risparmio tipico degli italiani. Nei blog dove Monti è stato soprannominato “Ben Loden” per la sua “austerità estrema” è già nata una barzelletta.
State sorridendo, lo sappiamo. Cosa? Gli italiani si sarebbero convertiti alle virtù di una nuova guida soltanto a causa un cappotto da pastore? Che roba! Il personaggio dello sbruffone, nel film di Dino Risi, interpretato dal geniale Vittorio Gassman, che spara bugie a raffica e sorpassa in curva, si sarebbe adattato alle auto? [???] Veramente è un po’ più complicato [di così]. Il loden non basta a delineare l’esempio, ci vuole anche un po’ di controllo, e questo si chiama Serpico, acronimo di SERvizi Per I COntribuenti. Nel paese in cui l’evasione fiscale è uno sport nazionale e costa allo stato tra i 120 e i 150 miliardi di euro, Serpico promette di essere un arbitro inflessibile.
Serpico è un enorme computer istallato a Roma e collegato ad altri 2000 server in tutto il paese. La sua potenza gli permetterà di analizzare 22000 informazioni al secondo e di incrociare le dichiarazioni dei redditi degli italiani con il loro tenore di vita e di penetrare nel profondo dei loro conti bancari. Ad un agente basterà digitare il codice fiscale di un qualsiasi italiano per controllare tutte le operazioni bancarie, ma anche le bollette della luce, dell’acqua o del gas, il tipo di automobile e anche l’iscrizione al circolo del tennis. Serpico è già riuscito a pizzicare più di 500 proprietari di aerei e elicotteri privati, 40000 possessori di motoscafi da 10 metri ed oltre che dichiarano redditi da indigenti e 7000 persone ignote al fisco.
“Se c’è una “rivoluzione Monti” eccola qui. Fino ad oggi tollerata, persino giustificata ed incoraggiata, l’evasione fiscale è diventata il nemico pubblico numero uno. Le Fiamme Gialle sono i nuovi eroi di un paese in cui un tempo, il malandrino, il furbacchione, lo scroccone dello stato era se non ammirato quanto meno era invidiato. La lotta è feroce e spettacolare. Le scorribande degli ispettori del fisco nei paradisi per miliardari di Cortina d’Ampezzo e Portofino, ma anche a Roma e Napoli, sono le notizie di apertura dei TG delle 20. Questi agenti incorruttibili, hanno il loro Eliot Ness [agente federale americano, che riuscì a trovare ed incastrare Al Capone facendolo condannare per evasione fiscale ndt] in Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che si occupa di riscuotere il maltolto. Befera verifica il numero dei miliardi di euro recuperati e promette lotta senza scampo. Una campagna pubbliciaria decisamente aggressiva paragona l’evasore fiscale ad un parassita. La musica è cambiata, anche le parole. Da Silvio Berlusconi che dichiarava: “Se pretendono da me il 50% [di tasse] mi sento moralmente autorizzato a evadere il fisco” siamo passati a Mario Monti che afferma: “E’ inaccettabile che i lavoratori facciano dei sacrifici mentre una grossa fetta della ricchezza sfugge alle tasse, aumentando così la pressione fiscale sugli onesti contribuenti.” A questo manifesto di fermezza da parte del governo, corrisponde un primo cambiamento di mentalità. Una buona parte di italiani sembra aver preso coscienza del problema e ha deciso di mobilitarsi, in particolare attraverso Internet e i social network.
Edoardo Serra fa parte di questi. 27enne ingegnere informatico, ha lanciato con alcuni amici, tutti di età inferiore ai 30 anni un sito (Tass.li) in cui è possibile scaricare gratuitamente una applicazione iPhone o Android per segnalare sul proprio telefonino tutti quei negozi che non rilasciano scontrino o ricevuta fiscale. Su Facebook, un gruppo chiamato “Richiediamo sempre a tutti scontrini e fatture” o ancora il sito “evasori.info” svelano senza mezzi termini i nomi e gli indirizzi degli evasori. Coperto dall’anonimato, un commercialista di Roma ci rivela: “Mi capita sempre più frequentemente che i miei clienti mi chiamino spaventati, per chiedermi di metterli in regola”. Prima invece lo supplicavano di camuffare tutti i loro redditi. Una parte della destra denuncia [che si tratta di] “terrorismo fiscale”.
Profondo cambiamento culturale o breve parentesi virtuosa? “E’ proprio la fine di un’epoca” osserva Giuseppe Roma, direttore del centro Studi del Censis, che da anni tasta il polso agli italiani. “Per la prima volta quest’anno, una maggioranza di italiani si dichiara pronta a pagare le tasse in cambio di servizi” spiega. “Questo cambiamento segna la fine del nostro individualismo. Era da prevedersi. Dopo anni in cui gli italiani hanno privilegiato il loro benessere individuale e hanno delegato ad una classe politica mediocre la gestione della collettività, i nostri studi sottolineano un’inversione di marcia. Abbiamo preso coscienza che l’individuo non può cavarsela soltanto con l’arte di arrangiarsi. La crisi mette nuovamente i valori collettivi e quelli della solidarietà prima di ogni altra cosa. L’arrivo di Monti, la sua evidente austerità, che contrasta con gli eccessi di Berlusconi, sono quindi molto più accettati perché corrispondono a questo momento questo cambiamento di vento. Mentre fino alla fine de mese di novembre scorso, i giornali e le trasmissioni televisive di approfondimento erano quasi esclusivamente focalizzati sugli attacchi o le difese verso Silvio Berlusconi, adesso si sono convertiti alla pedagogia delle riforme. Il quotidiano di sinistra La Repubblica ha avuto una svolta davvero notevole. Al posto di decine di pagine dedicate alla pubblicazione delle trascrizioni delle telefonate intercettate del cavaliere, ormai pubblica ogni giorno articoli sulla riforma delle pensioni, del codice del lavoro o fiscale. Le curve delle veline sono state soppiantate da quella dello spread, il differenziale dei tassi di rendimento tra i buoni del tesoro italiani e tedeschi.

“Ormai per noi, Berlusconi è un protagonista come altri dell’attualità politica” spiega Ezio Mauro. “Non è più capo del governo, non si fa più leggi ad personam. Il nostro lavoro, e ne sono fiero, è stato di difendere i valori repubblicani per tutti questi anni. Abbiamo voltato pagina. Il paese non ne poteva più. Abbiamo vissuto un periodo di eccessi: la fortuna di Berlusconi, il numero delle sue amanti, delle sue case, delle sue televisioni, dei suoi aerei. Oggi siamo sulla via della normalizzazione. I giornali sono ritornati uno strumento pedagogico e di divulgazione, al servizio del lettore” E funziona. Nel mese di dicembre, quando era in pieno svolgimento il dibattito su un nuovo piano di austerità, il giornale ha registrato un picco di vendite più alto rispetto al 2011.
Anche la televisione ha preso atto di questo cambiamento di epoca. L’ampiezza e la complessità delle riforme in corso hanno permesso agli esperti di occupare finalmente i primi posti dei palchi televisivi. Mentre prima erano relegati all’ultimo posto della scaletta, come si fa quando si spinge la polvere sotto ai tappeti, gli specialisti, professori e tecnici sono tornati alla luce, come nel film “La notte dei morti viventi”. “Sono loro i veri protagonisti di questo nuovo periodo” spiega Giovanni Floris, conduttore della trasmissione “Ballarò” che va in onda ogni martedì su Rai 3. “Prima intervenivano telefonicamente, ora hanno il loro posto in prima fila”. Berlusconi non si tirava indietro quando interveniva nei dibattiti già abbastanza accesi, per gettare benzina sul fuoco e insultare il conduttore al telefono. “Oggi non c’è più tempo per gli insulti. I telespettatori hanno bisogno di spiegazioni, vogliono capire a cosa vanno incontro”, sottolinea il conduttore. Le cifre parlano da sole. Nel 2012 una media di 5 milioni di telespettatori hanno seguito la trasmissione, rispetto ai 4,3 milioni del biennio 2010-2011.
L’austerità fa incasso. “Vorrei che l’Italia diventasse un paese noioso” ha dichiarato recentemente Monti al Financial Times. A quella andatura, non ci vorrà molto a vincere la scommessa. Via dell’Umiltà a Roma, nella sede stampa francese, alcuni corrispondenti rimpiangono i bei tempi delle orge, degli scandali, degli articoli facili, delle foto delle attricette prosperose. “Siamo a lutto/disperati” spiega un collega inglese. “Prima facevamo un articolo al giorno. C’erano personaggi [di cui scrivere]”, si lamenta un olandese.
Che cosa resta del bunga-bunga? E di Silvio Berlusconi in questa Italia che sembra “averlo archiviato”? E’ davvero sparito? Incatenato nelle segrete della storia? Davanti a Palazzo Grazioli staziona ora soltanto una camionetta dei carabinieri e una squadra televisiva a ranghi ridotti, solo nel caso in cui … In un’Italia “normalizzata” è ritornato ad essere un cittadino quasi come gli altri. Presenzia ai suoi processi (affare Mills, vicenda Ruby). Ha occupato un ufficio in un’ala di Montecitorio, sede della Camera. “E’ incerto, non sa quale consiglio seguire. Politicamente è fuori gioco e lo sa” racconta Vittorio Sgarbi, ex segretario di stato alla cultura
Il suo partito, il Popolo della Libertà, che ufficialmente appoggia il nuovo governo, è diviso. I “falchi” vorrebbero quanto prima ritirare la fiducia a Monti e ritornare alle urne; le “colombe”, gli indecisi, i moderati, sanno che in caso di sconfitta, non riotterranno tanto presto un mandato. Tra i due, il cavaliere, 75 anni, non sa cosa decidere, diviso tra i processi in corso o dell’andamento in Borsa delle sue azioni. Un giorno sbraita, l’altro fa il moderato. Che voglia salvare il suo posto nella storia indossando i vestiti della” responsabilità”, o vuole recuperare un posto in prima fila, facendo saltare tutto?
Nel suo ufficio di Via Negri a Milano, il direttore de Il Giornale, quotidiano che appartiene ufficialmente al fratello di Silvio Berlusconi, Paolo, Vittorio Feltri sembra rammaricarsi di questi indugi. Prima era facile: i nemici di Berlusconi erano i suoi nemici. Tutto era concesso nel gioco del massacro, anche e soprattutto la calunnia. Oggi Feltri ci va leggero con la penna: ”Finché Berlusconi non avrà deciso una strategia, mi accontento di prendere in giro Monti, il suo evidente rigore, i suoi loden. Anche io ne ho cinque o sei nel mio guardaroba, ma non per questo mi fanno le congratulazioni!” Su Berlusconi, viceversa la sua opinione è categorica:” E’ una sconfitta su tutta la linea. Sua e di tutta la classe politica. Mille parlamentari hanno dovuto ricorrere a dei tecnici per salvare il paese. Ma questi professori universitari che ci governano, si sono accontentati di aumentare le tasse; per questo sarebbero bastati dei supplenti/sostituti! Dopo 18 anni di scandali di ogni tipo e di impotenza, non ci deve meravigliare se appaiono come dei liberatori”:
Altri tempo, altri usi, altri attori. I docenti della Bocconi di Milano, dove indossare qualcosa di color blu scuro passa quasi per un segno di ribellione, hanno sostituito gli incredibili personaggi che si affollavano alla corte del cavaliere. Il suo cantore, Mariano Apicella, con cui scriveva canzoni, mendica un pezzetto di gloria nell’Isola dei Famosi, un reality televisivo; quello che assoldava per suo conto delle prostitute, l’agente dei vip Lele Mora, si gira i pollici in carcere per bancarotta fraudolenta; il suo confessore, Don Maria Verzé, che gli aveva predetto una lunga vita “fino a 120 anni”, è stato travolto da uno scandalo finanziario, prima di morire in disgrazia nel mese di gennaio.
Resta una domanda: la rivoluzione culturale silenziosa di Mario Monti, il loden e il computer, cambiaranno per sempre gli italiani? L’Italia un giorno sarà un paese normale? Una Germania tra Adriatico e Mediterraneo? Stefano Rodotà, noto costituzionalista, acerrimo oppositore di Berlusconi, teme che la propensione per la virtù manifestata dai suoi compatrioti non sarà mai portata a termine: “Per talmente tanti anni, Berlusconi ci ha assecondati nei nostri vizi al solo scopo di ottenere i nostri voti. Certo il cambiamento in corso è impressionante e sarà difficile ritornare alle abitudini del passato. Sarà un lavoro di lungo respiro. Monti resterà [in carica] al massimo solo fino alla primavera del 2013. Troppo poco tempo”.
Per Ernesto Galli della Loggia, docente di storia contemporanea e editorialista del Corriere della Sera, “Tutto questo resta superficiale! È il volto del potere che è cambiato, il suo discorso ufficiale. Ma questo non corrisponde ad un cambiamento di società. Anche i giacobini con la ghigliottina non ci sono riusciti. Monti è lo specchio dell’Italia di oggi da troppo poco tempo rispetto a Berlusconi. Più modestamente diciamo che l’anomalia italiana è provvisoriamente sospesa e ha lasciato il posto ad un’anomalia politica, visto che questo governo non è stato eletto. È la percezione mediatica del paese che è cambiata”.

Marco Travaglio, altro nemico giurato del Cavaliere, parla con asprezza nel suo giornale “Il Fatto Quotidiano”, di un “governo illusorio”. Per lui “questa epoca di professori è l’ultimo camuffamento dei politici italiani di destra e di sinistra. Sono stati incapaci di dire la verità al paese, incapaci di fare le riforme, sia per mediocrità intellettuale che per paura. Hanno alla fine delegato ad una persona estranea alla politica lo sporco lavoro delle riforme. Ma riprenderanno in mano il paese appena se ne presenterà l’occasione”. L’autore de “L’odore dei soldi. Origine e misteri della fortuna di Silvio Berlusconi” va a caccia sia delle manchevolezze del nuovo governo che dell’etica di cui si mostra ad esempio e garante. Un ministro è già stato costretto alle dimissioni, dopo aver ammesso di essersi fatto pagare le vacanze in un albergo di lusso sulla costa toscana da un imprenditore intraprendente. Altri sono sotto accusa per il loro ruolo di ministro che si affianca ad altre funzioni che esercitano ancora.
Mario Monti, che ha rinunciato ai due stipendi di presidente del consiglio e di ministro delle finanze, severamente controlla l’onestà dei suoi, ben sapendo che la loro immagine è indispensabile al suo successo. Per il momento funziona. Sarkozy, la Merkel, Cameron e Obama portano in palmo di mano questo ex di Goldman Sachs. Gli italiani gli sono riconoscenti per aver riportato il loro paese al giusto posto nella scena internazionale. Ma tutto è ancora così fragile. “Non mi fa tanto paura Berlusconi in se, ma il Berlusconi che è in me” aveva dichiarato il cantautore Giorgio Gaber. “Berlusconi è finito” dice oggi Stefano Rodotà, “ ma il berlusconismo in noi è davvero finito?”.

di Philippe Ridet
Pubblicato su Le Monde il 17 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli
I professori e i loden hanno preso il posto delle veline e del cashmere. Il rapidissimo cambio di marcia italiano colpisce molto. Ma davvero si può passare così in fretta dal vizio alla virtù ?
Il 2011 era agli sgoccioli, ancora pochi minuti e avremmo chiuso un anno in cui Silvio Berlusconi era stato allontanato dal governo al termine di una agonia politica che alla fine è diventata quella del paese. Con buona pace dei mercati e snobbato dai suoi pari, “il Caimano” aveva abbandonato la scena, lasciando il posto, il 16 novembre, al sobrio Mario Monti. Come milioni di italiani, il 31 dicembre scorso eravamo davanti al televisore più per regolare gli orologi che per guardare il programma. Sullo schermo ancheggiavano le solite ballerine inquadrate ad altezza coscia. Lo spettacolo della volgarità continuava come se niente fosse. Quasi allo scadere [della mezzanotte], sparite le ballerine, il presentatore in smoking propone un veloce sondaggio. “Secondo voi, cari telespettatori, quale donna, ha lasciato maggiormente il segno nel 2011: Angela Merkel, Belen Rodriquez o Kate Middleton? Forza! Avete cinque minuti di tempo per votare con un SMS”.
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| Belen Rodriguez |
Ex modella argentina, protagonista degli spettacoli televisivi italiani e di qualche film da quattro soldi, Belen Rodriguez ha tutte le carte in regola per vincere. Angela Merkel? Troppo seria, non ha abbastanza fascino nel paese dei latin lovers. Kate Middleton, la fresca sposa del principe William? E’ quasi una sconosciuta nel paese d’oltralpe, dove la stampa le preferisce la sorella Pippa, le cui foto del suo dietro sono circolate abbondantemente. Sorpresa: Angela Merkel esce vittoriosa dal voto! Il peggio, tipico ormai della penisola, stavolta è stato evitato. “Grazie a tutti, urla il presentatore apparentemente sollevato, prima di lanciare il conto alla rovescia verso il nuovo anno. Ma davvero questo risultato dimostra che l’Italia è cambiata? Davvero?
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| Cena Tradizionale di Capodanno |
Alla stessa ora, Mario Monti cena nell’alloggio messo a sua disposizione a Palazzo Chigi, sede della presidenza del consiglio. Il suo predecessore ci ha dormito solo una volta preferendo il suo appartamento privato a Palazzo Grazioli, più discreto per ricevere le sue frequentatrici notturne. A tavola per la cena della vigilia ci sono dieci persone: la moglie, i loro due figli con le mogli, i nipotini, la cognata. Il menu rispetta la tradizione della cena di Capodanno: tortellini in brodo, cotechino, lenticchie e pandoro. A mezzanotte e un quarto, sono già tutti andati a dormire. La famiglia Monti è così: rispetta le tradizioni e va a dormire con le galline.
Come facciamo a saperlo? Semplicissimo. Per rispondere ad un parlamentare della Lega Nord, che aveva accusato il capo del governo di aver fatto baldoria a spese dello stato, il portavoce di Palazzo Chigi ha diffuso un comunicato in cui si danno dettagliate notizie sui nomi degli invitati, l’ora del loro arrivo e quella in cui sono andati via, la lista della spesa, i prezzi e l’indirizzo dei negozianti presso cui Elsa Monti in persona è andata a fare gli acquisti. Due pagine che si concludono così: “Il presidente Monti non esclude che in ragione del numero relativamente alto degli invitati, i costi supplementari di luce, acqua e gas potrebbero essere a carico dell’amministrazione”.
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| Palazzo Grazioli |
Questo è Monti, un miscuglio di rigore, di tradizione e umorismo. In quasi 100 giorni di governo, è riuscito ad imporre il suo stile all’Italia gonfia e nauseata dagli eccessi dal suo predecessore. Nel mese di gennaio, dopo un piano di rigore di 20 miliardi di euro e di pesanti riforme (pensioni, lavoro, liberalizzazioni e semplificazione amministrativa), secondo un sondaggio Ipsos il presidente del consiglio poteva vantare ancora un livello di gradimento del 58%. Meglio ancora: 35 % degli elettori di destra, il 60% dei centristi e il 69 % degli elettori di sinistra preferiscono questo professore estraneo alla politica ai leader dei loro rispettivi partiti. Paradossalmente: se contestano il rimedio, approvano la scelta del medico curante. Dopo qualche stagione di bunga-gunga in cui si meravigliavano delle prodezze sessuali del loro primo ministro, si sono convertiti all’austerità del suo successore dal giorno alla notte o quasi. Passati dal vizio alla virtù in ventiquattro ore, un nuovo avatar del “trasformismo”, questa facilità di passare da un regime all’altro, come un cambio di vestito?
Questo cambiamento ha il suo simbolo: un cappotto di lana impermeabile nato in Alto Adige . Il loden di Monti resterà forse nella storia come il berretto con la coccarda tricolore dei sanculotti/rivoluzionari francesi del 1789. Il presidente del consiglio ne indossa uno verde nel week end e uno blu scuro durante la settimana, mentre Berlusconi, preferiva il cappotto a doppio petto di cashmir, così aderente da sembrargli cucito addosso/una seconda pelle. Il Italia il loden ha resistito a tutte le mode. Lo si indossa perché è così: caldo, pratico, comodo e resistente. Raro al sud, è molto diffuso al nord, e spopola a Milano nel quartiere della Borsa e delle grandi banche.
“Un loden? Cosa nasconde un loden? Cosa svela quando si apre?” Il cappotto di Monti è come la Noix di Charles Trenet [canzone molto popolare dello chansonnier francese Charles Trenet ndt] solo che al posto di “mille soli” ci sono gli sforzi, i sacrifici, i risparmi. Per alcuni, la sua linea semplice e sempiterna è l’immagine della modestia di colui che lo indossa. Per altri la sua ampiezza ricorda un paracadute che può permettere all’Italia, zavorrata da un enorme debito di 1900 miliardi di euro (120% del PIL), di evitare la brusca caduta verso un deficit. Per altri infine, la sottile striscia di pelle sul bordo delle maniche, che le protegge dall’usura, sarebbe il simbolo dello spirito di risparmio tipico degli italiani. Nei blog dove Monti è stato soprannominato “Ben Loden” per la sua “austerità estrema” è già nata una barzelletta.
State sorridendo, lo sappiamo. Cosa? Gli italiani si sarebbero convertiti alle virtù di una nuova guida soltanto a causa un cappotto da pastore? Che roba! Il personaggio dello sbruffone, nel film di Dino Risi, interpretato dal geniale Vittorio Gassman, che spara bugie a raffica e sorpassa in curva, si sarebbe adattato alle auto? [???] Veramente è un po’ più complicato [di così]. Il loden non basta a delineare l’esempio, ci vuole anche un po’ di controllo, e questo si chiama Serpico, acronimo di SERvizi Per I COntribuenti. Nel paese in cui l’evasione fiscale è uno sport nazionale e costa allo stato tra i 120 e i 150 miliardi di euro, Serpico promette di essere un arbitro inflessibile.
Serpico è un enorme computer istallato a Roma e collegato ad altri 2000 server in tutto il paese. La sua potenza gli permetterà di analizzare 22000 informazioni al secondo e di incrociare le dichiarazioni dei redditi degli italiani con il loro tenore di vita e di penetrare nel profondo dei loro conti bancari. Ad un agente basterà digitare il codice fiscale di un qualsiasi italiano per controllare tutte le operazioni bancarie, ma anche le bollette della luce, dell’acqua o del gas, il tipo di automobile e anche l’iscrizione al circolo del tennis. Serpico è già riuscito a pizzicare più di 500 proprietari di aerei e elicotteri privati, 40000 possessori di motoscafi da 10 metri ed oltre che dichiarano redditi da indigenti e 7000 persone ignote al fisco.
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| Eliot Ness |
“Se c’è una “rivoluzione Monti” eccola qui. Fino ad oggi tollerata, persino giustificata ed incoraggiata, l’evasione fiscale è diventata il nemico pubblico numero uno. Le Fiamme Gialle sono i nuovi eroi di un paese in cui un tempo, il malandrino, il furbacchione, lo scroccone dello stato era se non ammirato quanto meno era invidiato. La lotta è feroce e spettacolare. Le scorribande degli ispettori del fisco nei paradisi per miliardari di Cortina d’Ampezzo e Portofino, ma anche a Roma e Napoli, sono le notizie di apertura dei TG delle 20. Questi agenti incorruttibili, hanno il loro Eliot Ness [agente federale americano, che riuscì a trovare ed incastrare Al Capone facendolo condannare per evasione fiscale ndt] in Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che si occupa di riscuotere il maltolto. Befera verifica il numero dei miliardi di euro recuperati e promette lotta senza scampo. Una campagna pubbliciaria decisamente aggressiva paragona l’evasore fiscale ad un parassita. La musica è cambiata, anche le parole. Da Silvio Berlusconi che dichiarava: “Se pretendono da me il 50% [di tasse] mi sento moralmente autorizzato a evadere il fisco” siamo passati a Mario Monti che afferma: “E’ inaccettabile che i lavoratori facciano dei sacrifici mentre una grossa fetta della ricchezza sfugge alle tasse, aumentando così la pressione fiscale sugli onesti contribuenti.” A questo manifesto di fermezza da parte del governo, corrisponde un primo cambiamento di mentalità. Una buona parte di italiani sembra aver preso coscienza del problema e ha deciso di mobilitarsi, in particolare attraverso Internet e i social network.
Edoardo Serra fa parte di questi. 27enne ingegnere informatico, ha lanciato con alcuni amici, tutti di età inferiore ai 30 anni un sito (Tass.li) in cui è possibile scaricare gratuitamente una applicazione iPhone o Android per segnalare sul proprio telefonino tutti quei negozi che non rilasciano scontrino o ricevuta fiscale. Su Facebook, un gruppo chiamato “Richiediamo sempre a tutti scontrini e fatture” o ancora il sito “evasori.info” svelano senza mezzi termini i nomi e gli indirizzi degli evasori. Coperto dall’anonimato, un commercialista di Roma ci rivela: “Mi capita sempre più frequentemente che i miei clienti mi chiamino spaventati, per chiedermi di metterli in regola”. Prima invece lo supplicavano di camuffare tutti i loro redditi. Una parte della destra denuncia [che si tratta di] “terrorismo fiscale”.
Profondo cambiamento culturale o breve parentesi virtuosa? “E’ proprio la fine di un’epoca” osserva Giuseppe Roma, direttore del centro Studi del Censis, che da anni tasta il polso agli italiani. “Per la prima volta quest’anno, una maggioranza di italiani si dichiara pronta a pagare le tasse in cambio di servizi” spiega. “Questo cambiamento segna la fine del nostro individualismo. Era da prevedersi. Dopo anni in cui gli italiani hanno privilegiato il loro benessere individuale e hanno delegato ad una classe politica mediocre la gestione della collettività, i nostri studi sottolineano un’inversione di marcia. Abbiamo preso coscienza che l’individuo non può cavarsela soltanto con l’arte di arrangiarsi. La crisi mette nuovamente i valori collettivi e quelli della solidarietà prima di ogni altra cosa. L’arrivo di Monti, la sua evidente austerità, che contrasta con gli eccessi di Berlusconi, sono quindi molto più accettati perché corrispondono a questo momento questo cambiamento di vento. Mentre fino alla fine de mese di novembre scorso, i giornali e le trasmissioni televisive di approfondimento erano quasi esclusivamente focalizzati sugli attacchi o le difese verso Silvio Berlusconi, adesso si sono convertiti alla pedagogia delle riforme. Il quotidiano di sinistra La Repubblica ha avuto una svolta davvero notevole. Al posto di decine di pagine dedicate alla pubblicazione delle trascrizioni delle telefonate intercettate del cavaliere, ormai pubblica ogni giorno articoli sulla riforma delle pensioni, del codice del lavoro o fiscale. Le curve delle veline sono state soppiantate da quella dello spread, il differenziale dei tassi di rendimento tra i buoni del tesoro italiani e tedeschi.

“Ormai per noi, Berlusconi è un protagonista come altri dell’attualità politica” spiega Ezio Mauro. “Non è più capo del governo, non si fa più leggi ad personam. Il nostro lavoro, e ne sono fiero, è stato di difendere i valori repubblicani per tutti questi anni. Abbiamo voltato pagina. Il paese non ne poteva più. Abbiamo vissuto un periodo di eccessi: la fortuna di Berlusconi, il numero delle sue amanti, delle sue case, delle sue televisioni, dei suoi aerei. Oggi siamo sulla via della normalizzazione. I giornali sono ritornati uno strumento pedagogico e di divulgazione, al servizio del lettore” E funziona. Nel mese di dicembre, quando era in pieno svolgimento il dibattito su un nuovo piano di austerità, il giornale ha registrato un picco di vendite più alto rispetto al 2011.
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| Giovanni Floris "Ballarò" |
L’austerità fa incasso. “Vorrei che l’Italia diventasse un paese noioso” ha dichiarato recentemente Monti al Financial Times. A quella andatura, non ci vorrà molto a vincere la scommessa. Via dell’Umiltà a Roma, nella sede stampa francese, alcuni corrispondenti rimpiangono i bei tempi delle orge, degli scandali, degli articoli facili, delle foto delle attricette prosperose. “Siamo a lutto/disperati” spiega un collega inglese. “Prima facevamo un articolo al giorno. C’erano personaggi [di cui scrivere]”, si lamenta un olandese.
Che cosa resta del bunga-bunga? E di Silvio Berlusconi in questa Italia che sembra “averlo archiviato”? E’ davvero sparito? Incatenato nelle segrete della storia? Davanti a Palazzo Grazioli staziona ora soltanto una camionetta dei carabinieri e una squadra televisiva a ranghi ridotti, solo nel caso in cui … In un’Italia “normalizzata” è ritornato ad essere un cittadino quasi come gli altri. Presenzia ai suoi processi (affare Mills, vicenda Ruby). Ha occupato un ufficio in un’ala di Montecitorio, sede della Camera. “E’ incerto, non sa quale consiglio seguire. Politicamente è fuori gioco e lo sa” racconta Vittorio Sgarbi, ex segretario di stato alla cultura
Il suo partito, il Popolo della Libertà, che ufficialmente appoggia il nuovo governo, è diviso. I “falchi” vorrebbero quanto prima ritirare la fiducia a Monti e ritornare alle urne; le “colombe”, gli indecisi, i moderati, sanno che in caso di sconfitta, non riotterranno tanto presto un mandato. Tra i due, il cavaliere, 75 anni, non sa cosa decidere, diviso tra i processi in corso o dell’andamento in Borsa delle sue azioni. Un giorno sbraita, l’altro fa il moderato. Che voglia salvare il suo posto nella storia indossando i vestiti della” responsabilità”, o vuole recuperare un posto in prima fila, facendo saltare tutto?
Nel suo ufficio di Via Negri a Milano, il direttore de Il Giornale, quotidiano che appartiene ufficialmente al fratello di Silvio Berlusconi, Paolo, Vittorio Feltri sembra rammaricarsi di questi indugi. Prima era facile: i nemici di Berlusconi erano i suoi nemici. Tutto era concesso nel gioco del massacro, anche e soprattutto la calunnia. Oggi Feltri ci va leggero con la penna: ”Finché Berlusconi non avrà deciso una strategia, mi accontento di prendere in giro Monti, il suo evidente rigore, i suoi loden. Anche io ne ho cinque o sei nel mio guardaroba, ma non per questo mi fanno le congratulazioni!” Su Berlusconi, viceversa la sua opinione è categorica:” E’ una sconfitta su tutta la linea. Sua e di tutta la classe politica. Mille parlamentari hanno dovuto ricorrere a dei tecnici per salvare il paese. Ma questi professori universitari che ci governano, si sono accontentati di aumentare le tasse; per questo sarebbero bastati dei supplenti/sostituti! Dopo 18 anni di scandali di ogni tipo e di impotenza, non ci deve meravigliare se appaiono come dei liberatori”:
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| Mariano Apicella all'Isola dei Famosi |
Altri tempo, altri usi, altri attori. I docenti della Bocconi di Milano, dove indossare qualcosa di color blu scuro passa quasi per un segno di ribellione, hanno sostituito gli incredibili personaggi che si affollavano alla corte del cavaliere. Il suo cantore, Mariano Apicella, con cui scriveva canzoni, mendica un pezzetto di gloria nell’Isola dei Famosi, un reality televisivo; quello che assoldava per suo conto delle prostitute, l’agente dei vip Lele Mora, si gira i pollici in carcere per bancarotta fraudolenta; il suo confessore, Don Maria Verzé, che gli aveva predetto una lunga vita “fino a 120 anni”, è stato travolto da uno scandalo finanziario, prima di morire in disgrazia nel mese di gennaio.
Resta una domanda: la rivoluzione culturale silenziosa di Mario Monti, il loden e il computer, cambiaranno per sempre gli italiani? L’Italia un giorno sarà un paese normale? Una Germania tra Adriatico e Mediterraneo? Stefano Rodotà, noto costituzionalista, acerrimo oppositore di Berlusconi, teme che la propensione per la virtù manifestata dai suoi compatrioti non sarà mai portata a termine: “Per talmente tanti anni, Berlusconi ci ha assecondati nei nostri vizi al solo scopo di ottenere i nostri voti. Certo il cambiamento in corso è impressionante e sarà difficile ritornare alle abitudini del passato. Sarà un lavoro di lungo respiro. Monti resterà [in carica] al massimo solo fino alla primavera del 2013. Troppo poco tempo”.
Per Ernesto Galli della Loggia, docente di storia contemporanea e editorialista del Corriere della Sera, “Tutto questo resta superficiale! È il volto del potere che è cambiato, il suo discorso ufficiale. Ma questo non corrisponde ad un cambiamento di società. Anche i giacobini con la ghigliottina non ci sono riusciti. Monti è lo specchio dell’Italia di oggi da troppo poco tempo rispetto a Berlusconi. Più modestamente diciamo che l’anomalia italiana è provvisoriamente sospesa e ha lasciato il posto ad un’anomalia politica, visto che questo governo non è stato eletto. È la percezione mediatica del paese che è cambiata”.

Marco Travaglio, altro nemico giurato del Cavaliere, parla con asprezza nel suo giornale “Il Fatto Quotidiano”, di un “governo illusorio”. Per lui “questa epoca di professori è l’ultimo camuffamento dei politici italiani di destra e di sinistra. Sono stati incapaci di dire la verità al paese, incapaci di fare le riforme, sia per mediocrità intellettuale che per paura. Hanno alla fine delegato ad una persona estranea alla politica lo sporco lavoro delle riforme. Ma riprenderanno in mano il paese appena se ne presenterà l’occasione”. L’autore de “L’odore dei soldi. Origine e misteri della fortuna di Silvio Berlusconi” va a caccia sia delle manchevolezze del nuovo governo che dell’etica di cui si mostra ad esempio e garante. Un ministro è già stato costretto alle dimissioni, dopo aver ammesso di essersi fatto pagare le vacanze in un albergo di lusso sulla costa toscana da un imprenditore intraprendente. Altri sono sotto accusa per il loro ruolo di ministro che si affianca ad altre funzioni che esercitano ancora.
Mario Monti, che ha rinunciato ai due stipendi di presidente del consiglio e di ministro delle finanze, severamente controlla l’onestà dei suoi, ben sapendo che la loro immagine è indispensabile al suo successo. Per il momento funziona. Sarkozy, la Merkel, Cameron e Obama portano in palmo di mano questo ex di Goldman Sachs. Gli italiani gli sono riconoscenti per aver riportato il loro paese al giusto posto nella scena internazionale. Ma tutto è ancora così fragile. “Non mi fa tanto paura Berlusconi in se, ma il Berlusconi che è in me” aveva dichiarato il cantautore Giorgio Gaber. “Berlusconi è finito” dice oggi Stefano Rodotà, “ ma il berlusconismo in noi è davvero finito?”.

27 febbraio 2012
Super Mario Bros - Les succès de Mario Monti
Il successo di Mario Monti [significherà] la fine dei politici in Italia ?
di Barry Moody
Pubblicato in Francia il 24 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Testata: Nouvel Observateur
Il successo del presidente del consiglio Mario Monti e del suo governo di tecnici, accolto favorevolmente in Italia come all’estero, crea del malcontento in seno alla classe politica italiana, ampiamente screditata in questi ultimi anni.
I prossimi mesi potrebbero anche dare vita ad un totale rinnovamento del panorama politico italiano, una rivoluzione paragonabile a quella provocata dall’operazione “mani pulite” che, esattamente vent’anni fa, aveva segnato la fine della potente Democrazia Cristiana.
All’epoca, questa grande opera di pulizia [del mondo politico] aveva portato in prigione centinaia di politici corrotti. Il socialista Bettino Craxi, ex capo di governo, era stato costretto ad andare in esilio (sic) in Tunisia, dove è morto.
“Tutto il sistema politico è in piena fase di trasformazione, grazie al successo di Monti e a causa della situazione europea (…) I partiti politici sono in crisi”, spiega un politico di centro sinistra. “Gli attuali partiti non sanno più come ritornare al potere e perciò sono inquieti”, rincara la dose un responsabile del governo Monti. “Non vedo come possano rimettersi in sella”.
Quando Mario Monti, Ex commissario europeo, è stato nominato capo del governo nel novembre scorso al posto dell’agitato Silvio Berlusconi, l’Italia era sull’orlo di una catastrofe economica che minacciava il futuro stesso dell’euro. Molti vedevano nella sua nomina una soluzione provvisoria destinata a calmare i mercati prima delle elezioni anticipate. Una questione di pochi mesi. Oggi, sono in pochi a scommettere su elezioni politiche prima della scadenza naturale nella primavera 2013. Anche Silvio Berlusconi non sembra più crederci.
“PROFESSORE” CONTRO “CAVALIERE”
Dietro le quinte si tengono discussioni volte a creare nuove forze politiche e a trovare una personalità in grado di prendere il posto di Mario Monti. Si fa sempre più spesso il nome dell’attuale ministro dell’industria Corrado Passera, ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Eppure l’UDC, e non è la sola, vedrebbe di buon occhio [la possibilità] che l’attuale presidente del Consiglio resti al suo posto dopo il 2013, anche se il diretto interessato non ne ha nessuna intenzione. Altri prevedono che Mario Monti sarà il prossimo presidente della Repubblica. L’attuale capo di Stato, Giorgio Napolitano, fautore di questo governo di “tecnici”, lascerà il Quirinale l’anno prossimo.
I successi del governo Monti – l’Italia ormai ha tassi di interesse del 5.5% sui mercati contro quelli oltre il 7% alla fine del regno di Berlusconi – non significano che il paese è fuori pericolo, considerato il suo debito ancora imponente e la sua recessione. L’agenzia di rating Moody’s ha declassato di nuovo l’Italia da A2 a A3, con outlook negativo. Ma i mercati danno prova di prendere in considerazione la differenza tra Monti, “il Professore” sobrio e serio, e l’eccentrico Berlusconi, i cui scandali privati ne avevano fortemente minato la credibilità. L’edizione europea della rivista Time, nel suo ultimo numero, ricorda l’accoglienza che è stata riservata al capo di governo italiano a Washington, dove è stato ricevuto a braccia aperte da Barack Obama, e mette in copertina la sua foto con un titolo eloquente: “Può quest’uomo salvare l’Europa?”, in forte contrasto con il titolo di appena tre mesi fa: Time pubblicava una foto di Silvio Berlusconi con il commento “L’uomo che sta dietro l’economia più pericolosa del mondo”.
“UNA CLASSE POLITICA SENZA CREDIBILITA’”
Malgrado la cura di rigore loro imposta, gli italiani apprezzano il nuovo presidente del Consiglio, il cui livello di popolarità è quasi al 60%. Grazie a lui, sottolinea la classe dirigente italiana, contiamo di nuovo qualcosa in Europa. Di fronte alle esigenze di una Germania legata soprattutto alla riduzione del debito, Mario Monti si è fatto sentire e ha anche sollecitato misure in favore della crescita. Per la classe politica tradizionale, questa nuova situazione in Italia genera molte incertezze. “Nulla sarà più come prima. La classe politica ha perso credibilità a forza di incompetenza e corruzione”, questa è l’opinione di James Walston, dell’università americana di Roma.
“Dopo Monti sarà tutto diverso”, dichiara un politico vicino a Berlusconi. Per essere pronti ad affrontare le elezioni politiche dell’anno prossimo, i partiti politici, sia di destra che di sinistra, hanno dato inizio alle grandi manovre per presentare ai propri elettori un nuovo volto. Silvio Berlusconi, si dice nel suo entourage, vorrebbe creare una grande alleanza di centro che includa la propria formazione, il Popolo della Libertà, minacciato tuttavia dal [rischio di] una scissione interna, i centristi e anche l’ala destra del Partito Democratico. “Dopo Monti, i partiti devono presentare nuovi volti e forse anche nuove strutture per far sì che la politica ritrovi finalmente la sua nobiltà”, dice una persona vicina a Berlusconi. A meno che, come si auguravano nel XIX secolo i sostenitori di una società migliore per i meno abbienti, gli italiani forti dell’esperienza del “tecnico “ Monti preferiscano che “l’amministrazione delle cose” sostituisca finalmente “il governo degli uomini”.
di Barry Moody
Pubblicato in Francia il 24 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Testata: Nouvel Observateur
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| Super Mario Bros |
I prossimi mesi potrebbero anche dare vita ad un totale rinnovamento del panorama politico italiano, una rivoluzione paragonabile a quella provocata dall’operazione “mani pulite” che, esattamente vent’anni fa, aveva segnato la fine della potente Democrazia Cristiana.
All’epoca, questa grande opera di pulizia [del mondo politico] aveva portato in prigione centinaia di politici corrotti. Il socialista Bettino Craxi, ex capo di governo, era stato costretto ad andare in esilio (sic) in Tunisia, dove è morto.
“Tutto il sistema politico è in piena fase di trasformazione, grazie al successo di Monti e a causa della situazione europea (…) I partiti politici sono in crisi”, spiega un politico di centro sinistra. “Gli attuali partiti non sanno più come ritornare al potere e perciò sono inquieti”, rincara la dose un responsabile del governo Monti. “Non vedo come possano rimettersi in sella”.
Quando Mario Monti, Ex commissario europeo, è stato nominato capo del governo nel novembre scorso al posto dell’agitato Silvio Berlusconi, l’Italia era sull’orlo di una catastrofe economica che minacciava il futuro stesso dell’euro. Molti vedevano nella sua nomina una soluzione provvisoria destinata a calmare i mercati prima delle elezioni anticipate. Una questione di pochi mesi. Oggi, sono in pochi a scommettere su elezioni politiche prima della scadenza naturale nella primavera 2013. Anche Silvio Berlusconi non sembra più crederci.
“PROFESSORE” CONTRO “CAVALIERE”
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| Silvio Berlusconi e Mario Monti |
Dietro le quinte si tengono discussioni volte a creare nuove forze politiche e a trovare una personalità in grado di prendere il posto di Mario Monti. Si fa sempre più spesso il nome dell’attuale ministro dell’industria Corrado Passera, ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Eppure l’UDC, e non è la sola, vedrebbe di buon occhio [la possibilità] che l’attuale presidente del Consiglio resti al suo posto dopo il 2013, anche se il diretto interessato non ne ha nessuna intenzione. Altri prevedono che Mario Monti sarà il prossimo presidente della Repubblica. L’attuale capo di Stato, Giorgio Napolitano, fautore di questo governo di “tecnici”, lascerà il Quirinale l’anno prossimo.
I successi del governo Monti – l’Italia ormai ha tassi di interesse del 5.5% sui mercati contro quelli oltre il 7% alla fine del regno di Berlusconi – non significano che il paese è fuori pericolo, considerato il suo debito ancora imponente e la sua recessione. L’agenzia di rating Moody’s ha declassato di nuovo l’Italia da A2 a A3, con outlook negativo. Ma i mercati danno prova di prendere in considerazione la differenza tra Monti, “il Professore” sobrio e serio, e l’eccentrico Berlusconi, i cui scandali privati ne avevano fortemente minato la credibilità. L’edizione europea della rivista Time, nel suo ultimo numero, ricorda l’accoglienza che è stata riservata al capo di governo italiano a Washington, dove è stato ricevuto a braccia aperte da Barack Obama, e mette in copertina la sua foto con un titolo eloquente: “Può quest’uomo salvare l’Europa?”, in forte contrasto con il titolo di appena tre mesi fa: Time pubblicava una foto di Silvio Berlusconi con il commento “L’uomo che sta dietro l’economia più pericolosa del mondo”.
“UNA CLASSE POLITICA SENZA CREDIBILITA’”
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| Premier a confronto sulle copertine di Time |
Malgrado la cura di rigore loro imposta, gli italiani apprezzano il nuovo presidente del Consiglio, il cui livello di popolarità è quasi al 60%. Grazie a lui, sottolinea la classe dirigente italiana, contiamo di nuovo qualcosa in Europa. Di fronte alle esigenze di una Germania legata soprattutto alla riduzione del debito, Mario Monti si è fatto sentire e ha anche sollecitato misure in favore della crescita. Per la classe politica tradizionale, questa nuova situazione in Italia genera molte incertezze. “Nulla sarà più come prima. La classe politica ha perso credibilità a forza di incompetenza e corruzione”, questa è l’opinione di James Walston, dell’università americana di Roma.
“Dopo Monti sarà tutto diverso”, dichiara un politico vicino a Berlusconi. Per essere pronti ad affrontare le elezioni politiche dell’anno prossimo, i partiti politici, sia di destra che di sinistra, hanno dato inizio alle grandi manovre per presentare ai propri elettori un nuovo volto. Silvio Berlusconi, si dice nel suo entourage, vorrebbe creare una grande alleanza di centro che includa la propria formazione, il Popolo della Libertà, minacciato tuttavia dal [rischio di] una scissione interna, i centristi e anche l’ala destra del Partito Democratico. “Dopo Monti, i partiti devono presentare nuovi volti e forse anche nuove strutture per far sì che la politica ritrovi finalmente la sua nobiltà”, dice una persona vicina a Berlusconi. A meno che, come si auguravano nel XIX secolo i sostenitori di una società migliore per i meno abbienti, gli italiani forti dell’esperienza del “tecnico “ Monti preferiscano che “l’amministrazione delle cose” sostituisca finalmente “il governo degli uomini”.
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| Agenzie di rating: situazione europea da gennaio 2008 ad agosto 2011 |
24 febbraio 2012
Casa e Chiesa - Rome sonne le glas de l'immunité fiscale de l'Eglise
Roma decreta la fine dell’immunità fiscale della Chiesa
di Ariel Dumont
Pubblicato in: Francia il 16 febbraio 2012
Testata: MyEurope
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Che coraggio Monti! Invitato alla cerimonia ufficiale, organizzata dal Vaticano per celebrare l’anniversario dei Patti Lateranensi, il presidente del Consiglio ha offerto alla Chiesa un regalo di compleanno avvelenato: la fine dell’esenzione dall’imposta sugli immobili, esclusi i luoghi di culto.
Condannata alla gogna dall’opinione pubblica italiana, che le chiede di partecipare allo sforzo collettivo in questo periodo di carestia economica, la Chiesa difende il suo patrimonio con denti e artigli, e assicura che alla fine, questa tassa porterà [alle casse dello Stato] solo poca roba. Per lo meno è questa l’opinione sostenuta da Avvenire, quotidiano della CEI, secondo cui l’ammontare che la Chiesa dovrebbe versare allo stato italiano ammonterebbe a un centinaio di milioni di euro.
L’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ribatte che è un dato sbagliato, e che il conto ammonterebbe ad una cifra compresa tra 700 milioni e un miliardo di euro. Sempre secondo l’ANCI, la Chiesa sarebbe proprietaria di almeno 100 000 edifici, di cui 9 000 scuole, 26 000 strutture religiose e circa 5 000 strutture sanitarie (ambulatori, cliniche, ospedali, case di riposo).
Da parte sua, l’associazione di ricerca e sviluppo sociale Ares valuta un mancato introito pari a 2.2 miliardi di euro all’anno, una cifra simile a quella segnalata dalle agenzie fiscali. Ma è proprio questa battaglia di numeri che costituirà un serio problema per gli ispettori del fisco, tanto più che il loro margine d’azione per recuperare il dovuto è molto ristretto.
La solidarietà ha i suoi limiti
In pratica il fisco potrebbe inviare i suoi ispettori, come ha fatto recentemente nella poco proletaria stazione sciistica di Cortina D’Ampezzo. Solo le rare chiese che godono dell’extraterritorialità potranno sfuggire a questa tagliola. Ma è difficile immaginare il cattolicissimo governo Monti che sguinzaglia i suoi ispettori nelle proprietà della Chiesa per costringere la curia a passare le forche caudine del fisco.
La cosa più semplice sarà riunire attorno un tavolo i rappresentanti della Chiesa e quelli del fisco per stendere la lista degli immobili e calcolare l’ammontare dell’obolo annuale che la Chiesa dovrà versare. Ciò tenendo conto dei limiti imposti dall’emendamento che prevede l’esenzione per i luoghi di culto, gli oratori, le mense per i poveri …
Presa alla sprovvista, la Chiesa italiana si trova in imbarazzo e non vuole apparire avara del suo denaro e non solidale con uno Stato italiano oggi squattrinato, che per anni l’ha generosamente agevolata, chiudendo pudicamente gli occhi sulla sua fortuna. “Prenderemo il tutto in esame con attenzione e vivo senso di responsabilità”, ha spiegato il cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Aggiungendo anche “che occorre tener conto del valore sociale delle istituzioni no profit”. L’avvertimento è chiaro: la Chiesa non si lascerà svuotare le tasche facilmente.
Bruxelles non dà via d’uscita
In ultima analisi la Chiesa italiana, come il fisco, ha un risicato margine di manovra dato che il governo Monti non può fare marcia indietro. L’Unione Europea, a cui il Partito Radicale ha fatto ricorso nell’ottobre del 2010, minaccia la penisola di estrarre il cartellino rosso.
Secondo Bruxelles, l’esenzione concessa alla Chiesa italiana in materia di imposta comunale sugli immobili costituisce un aiuto indiretto dello Stato, che rischia di essere pesantemente sanzionato. A maggio ci sarà il verdetto, con il rischio per l’Italia di una multa salata e l’obbligo per i sindaci di recuperare dalla Chiesa gli arretrati fino al 2005.
Mario Monti, ex commissario europeo per la concorrenza sapeva che l’unico modo per evitare gli strali di Bruxelles era agire d’anticipo. Il procedimento così dovrebbe essere interrotto. Dopo aver annunciato la tassazione dei beni della Chiesa, mercoledì sera [Monti] ha chiesto all’attuale Commissario per la concorrenza, Joaquin Almunia, di sospendere il procedimento [di infrazione].
di Ariel Dumont
Pubblicato in: Francia il 16 febbraio 2012
Testata: MyEurope
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Che coraggio Monti! Invitato alla cerimonia ufficiale, organizzata dal Vaticano per celebrare l’anniversario dei Patti Lateranensi, il presidente del Consiglio ha offerto alla Chiesa un regalo di compleanno avvelenato: la fine dell’esenzione dall’imposta sugli immobili, esclusi i luoghi di culto.
Condannata alla gogna dall’opinione pubblica italiana, che le chiede di partecipare allo sforzo collettivo in questo periodo di carestia economica, la Chiesa difende il suo patrimonio con denti e artigli, e assicura che alla fine, questa tassa porterà [alle casse dello Stato] solo poca roba. Per lo meno è questa l’opinione sostenuta da Avvenire, quotidiano della CEI, secondo cui l’ammontare che la Chiesa dovrebbe versare allo stato italiano ammonterebbe a un centinaio di milioni di euro.
L’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ribatte che è un dato sbagliato, e che il conto ammonterebbe ad una cifra compresa tra 700 milioni e un miliardo di euro. Sempre secondo l’ANCI, la Chiesa sarebbe proprietaria di almeno 100 000 edifici, di cui 9 000 scuole, 26 000 strutture religiose e circa 5 000 strutture sanitarie (ambulatori, cliniche, ospedali, case di riposo).
Da parte sua, l’associazione di ricerca e sviluppo sociale Ares valuta un mancato introito pari a 2.2 miliardi di euro all’anno, una cifra simile a quella segnalata dalle agenzie fiscali. Ma è proprio questa battaglia di numeri che costituirà un serio problema per gli ispettori del fisco, tanto più che il loro margine d’azione per recuperare il dovuto è molto ristretto.
La solidarietà ha i suoi limiti
In pratica il fisco potrebbe inviare i suoi ispettori, come ha fatto recentemente nella poco proletaria stazione sciistica di Cortina D’Ampezzo. Solo le rare chiese che godono dell’extraterritorialità potranno sfuggire a questa tagliola. Ma è difficile immaginare il cattolicissimo governo Monti che sguinzaglia i suoi ispettori nelle proprietà della Chiesa per costringere la curia a passare le forche caudine del fisco.
La cosa più semplice sarà riunire attorno un tavolo i rappresentanti della Chiesa e quelli del fisco per stendere la lista degli immobili e calcolare l’ammontare dell’obolo annuale che la Chiesa dovrà versare. Ciò tenendo conto dei limiti imposti dall’emendamento che prevede l’esenzione per i luoghi di culto, gli oratori, le mense per i poveri …
Presa alla sprovvista, la Chiesa italiana si trova in imbarazzo e non vuole apparire avara del suo denaro e non solidale con uno Stato italiano oggi squattrinato, che per anni l’ha generosamente agevolata, chiudendo pudicamente gli occhi sulla sua fortuna. “Prenderemo il tutto in esame con attenzione e vivo senso di responsabilità”, ha spiegato il cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Aggiungendo anche “che occorre tener conto del valore sociale delle istituzioni no profit”. L’avvertimento è chiaro: la Chiesa non si lascerà svuotare le tasche facilmente.
Bruxelles non dà via d’uscita
In ultima analisi la Chiesa italiana, come il fisco, ha un risicato margine di manovra dato che il governo Monti non può fare marcia indietro. L’Unione Europea, a cui il Partito Radicale ha fatto ricorso nell’ottobre del 2010, minaccia la penisola di estrarre il cartellino rosso.
Secondo Bruxelles, l’esenzione concessa alla Chiesa italiana in materia di imposta comunale sugli immobili costituisce un aiuto indiretto dello Stato, che rischia di essere pesantemente sanzionato. A maggio ci sarà il verdetto, con il rischio per l’Italia di una multa salata e l’obbligo per i sindaci di recuperare dalla Chiesa gli arretrati fino al 2005.
Mario Monti, ex commissario europeo per la concorrenza sapeva che l’unico modo per evitare gli strali di Bruxelles era agire d’anticipo. Il procedimento così dovrebbe essere interrotto. Dopo aver annunciato la tassazione dei beni della Chiesa, mercoledì sera [Monti] ha chiesto all’attuale Commissario per la concorrenza, Joaquin Almunia, di sospendere il procedimento [di infrazione].
13 febbraio 2012
Quo vadis Europa?
Quo vadis Europa?
di François de Bernard
Pubblicato in Francia su Libération il 10 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Si è parlato di coincidenza, ci siamo meravigliati, commossi o rallegrati: il naufragio della Costa Concordia su uno scoglio dell’Isola del Giglio è apparso come un impressionante epilogo di “Film Socialisme” di Jean Luc Godard [girato in parte sulla Costa Concordia N.d.T.].
Per capire quello che sta per succedere all’Europa e ad una società allo sbando bisogna vedere – o in caso rivedere – questa opera fondamentale.
Che cosa rappresenta la Concordia? L’Europa disorientata e il capitalismo globalizzato che affondano!
Chi è in realtà questo capitano irresponsabile? Sono Sarkozy, Berlusconi, Cameron, Orbàn e quelli come loro… Chi rappresentano questi passeggeri ingordi, avidi di sole, mare azzurro, cibi di lusso, sesso mordi e fuggi, spettacoli e videocamere di sorveglianza, in poche parole di “turismo”? Noi stessi, abitanti pavloviani del transatlantico mondiale che festeggiano un’ultima crociera.
E’ vero, “cose così” succedono, come ricorda una didascalia del film ripetuta in tutte le sequenze video!
La crociera della Concordia filmata dal pittore Godard e il naufragio sugli scogli, con la profonda ferita nello scafo di questa meraviglia, due o tre anni dopo, creano una (troppo?) bella metafora del naufragio della nave Europa, del suo “modello economico” politico e sociale, di tutte le illusioni che l’hanno accompagnato… “Quo vadis Europa?” ci viene chiesto con un’altra didascalia.
Senza dubbio [il film, N.d.T.] è tutto questo, ma c’è molto di più! Il drammaturgo Godard, il Sofocle del ventunesimo secolo, non si accontenta e non si è mai accontentato in più di cinquant’anni di fornire delle chiavi che permettano di aprire le serrature della città contemporanea. Godard, al contrario, solleva il problema, e senza limitazioni, poiché pone delle domande che nell’orizzonte politico e mediatico che conosciamo non trovano risposta né possono averla, e formula risposte che non corrispondono a nessuna delle domande poste.
Per questo motivo sarebbe opportuno invitare tutti i candidati alle presidenziali francesi ad andare a vedere “Film socialisme” e a prendere spunto da esso per le loro decisioni, piuttosto che da sondaggi e ricette per gli scemi del villaggio globale che riempiono le librerie, firmati da signori “So tutto io”…
Perchè questo film non solo parla di tutte le questioni più scottanti nel mondo di oggi – la guerra, la politica, il lavoro, il debito, la povertà, il digitale, la creazione, l’amore, la morte, lo Stato, la giustizia – ma ne parla in un modo che “centrifuga le idee”. Un modo ammaliante e magnfico che fa nascere in noi la certezza che il dibattito politico odierno (in Europa e in Francia), il suo riproporsi senza sosta, il suo scoraggiante essere trito e ritrito, non colgono l’essenziale!
Un essenziale che è inutile voler riassumere, ma che si può riconoscere nei seguenti estratti: “Siamo un Paese cosiddetto sviluppato che, nel 2010, riserva il destino peggiore ai più deboli”, “Volete più potere? Nessun potere: una società, non uno Stato”, “Avere vent’anni, conservare una speranza, avere ragione quando il vostro governo ha torto, imparare a vedere prima di imparare a leggere, il massimo no?”, “Quando la legge non è giusta, la giustizia scavalca la legge”, “Quello che è cambiato è che gli stronzi credono sinceramente all’Europa”, “Io non voglio morire senza aver visto l’Europa di nuovo felice”.
Perchè il Titanic ha colpito così tanto le coscienze cento anni fa? Non a causa delle perdite umane, per quanto siano state importanti, ma per la forza simbolica eccezionale di cui fu investito. Perché incarnava tutte le illusioni di un’epoca che si credeva al riparo dal disastro.
E perchè [le ha colpite, N.d.T.] così a lungo? Perchè il suo naufragio ne ha preconizzato un altro senza pari, che non ha tardato a fargli seguito.
Perchè quindi la Concordia colpisce allo stesso modo le coscienze stupefatte? Perchè è due volte più grande del Titanic, perchè il suo naufragio è sembrato inverosimile, ma soprattutto perchè “il dramma” è sembrato troppo comprensibile, annunciato, prevedibile! Perchè diventa ogni giorno più chiaro che esistevano già tutti gli elementi della catastrofe (da tempo, forse dal varo) tanto da renderla ineluttabile. Infine, perchè quella catastrofe ci parla di altre catastrofi che si succederanno, assolutamente prevedibili.
In conclusione, perchè rifare la crociera mediterranea della Concordia in compagnia di Godard? Non spinti dall’attrazione di un soffice voyerismo che mira a fare l’inventario dei segni precursori del naufragio della grande nave (il “Non c’è da meravigliarsi se è successo”), ma per avvantaggiarsi, grazie al lavoro poetico della memoria e dell’immaginario, sulla prossima più grande sorpresa che spunterà all’orizzonte. Come suggerisce il film: “Riflettete bene su ciò per cui vi battete, perché potreste davvero ottenerlo!”
di François de Bernard
Pubblicato in Francia su Libération il 10 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
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| Il regista Jean Luc Godard |
Per capire quello che sta per succedere all’Europa e ad una società allo sbando bisogna vedere – o in caso rivedere – questa opera fondamentale.
Che cosa rappresenta la Concordia? L’Europa disorientata e il capitalismo globalizzato che affondano!
Chi è in realtà questo capitano irresponsabile? Sono Sarkozy, Berlusconi, Cameron, Orbàn e quelli come loro… Chi rappresentano questi passeggeri ingordi, avidi di sole, mare azzurro, cibi di lusso, sesso mordi e fuggi, spettacoli e videocamere di sorveglianza, in poche parole di “turismo”? Noi stessi, abitanti pavloviani del transatlantico mondiale che festeggiano un’ultima crociera.
E’ vero, “cose così” succedono, come ricorda una didascalia del film ripetuta in tutte le sequenze video!
La crociera della Concordia filmata dal pittore Godard e il naufragio sugli scogli, con la profonda ferita nello scafo di questa meraviglia, due o tre anni dopo, creano una (troppo?) bella metafora del naufragio della nave Europa, del suo “modello economico” politico e sociale, di tutte le illusioni che l’hanno accompagnato… “Quo vadis Europa?” ci viene chiesto con un’altra didascalia.
Senza dubbio [il film, N.d.T.] è tutto questo, ma c’è molto di più! Il drammaturgo Godard, il Sofocle del ventunesimo secolo, non si accontenta e non si è mai accontentato in più di cinquant’anni di fornire delle chiavi che permettano di aprire le serrature della città contemporanea. Godard, al contrario, solleva il problema, e senza limitazioni, poiché pone delle domande che nell’orizzonte politico e mediatico che conosciamo non trovano risposta né possono averla, e formula risposte che non corrispondono a nessuna delle domande poste.
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| Attaccherò anche il sole se un giorno mi dovesse attaccare. |
Perchè questo film non solo parla di tutte le questioni più scottanti nel mondo di oggi – la guerra, la politica, il lavoro, il debito, la povertà, il digitale, la creazione, l’amore, la morte, lo Stato, la giustizia – ma ne parla in un modo che “centrifuga le idee”. Un modo ammaliante e magnfico che fa nascere in noi la certezza che il dibattito politico odierno (in Europa e in Francia), il suo riproporsi senza sosta, il suo scoraggiante essere trito e ritrito, non colgono l’essenziale!
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| Perchè c'è la luce? Perchè c'è l'oscurità |
Un essenziale che è inutile voler riassumere, ma che si può riconoscere nei seguenti estratti: “Siamo un Paese cosiddetto sviluppato che, nel 2010, riserva il destino peggiore ai più deboli”, “Volete più potere? Nessun potere: una società, non uno Stato”, “Avere vent’anni, conservare una speranza, avere ragione quando il vostro governo ha torto, imparare a vedere prima di imparare a leggere, il massimo no?”, “Quando la legge non è giusta, la giustizia scavalca la legge”, “Quello che è cambiato è che gli stronzi credono sinceramente all’Europa”, “Io non voglio morire senza aver visto l’Europa di nuovo felice”.
Perchè il Titanic ha colpito così tanto le coscienze cento anni fa? Non a causa delle perdite umane, per quanto siano state importanti, ma per la forza simbolica eccezionale di cui fu investito. Perché incarnava tutte le illusioni di un’epoca che si credeva al riparo dal disastro.
E perchè [le ha colpite, N.d.T.] così a lungo? Perchè il suo naufragio ne ha preconizzato un altro senza pari, che non ha tardato a fargli seguito.
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| Quello che oggi è diverso, è che i mascalzoni sono sinceri |
Perchè quindi la Concordia colpisce allo stesso modo le coscienze stupefatte? Perchè è due volte più grande del Titanic, perchè il suo naufragio è sembrato inverosimile, ma soprattutto perchè “il dramma” è sembrato troppo comprensibile, annunciato, prevedibile! Perchè diventa ogni giorno più chiaro che esistevano già tutti gli elementi della catastrofe (da tempo, forse dal varo) tanto da renderla ineluttabile. Infine, perchè quella catastrofe ci parla di altre catastrofi che si succederanno, assolutamente prevedibili.
In conclusione, perchè rifare la crociera mediterranea della Concordia in compagnia di Godard? Non spinti dall’attrazione di un soffice voyerismo che mira a fare l’inventario dei segni precursori del naufragio della grande nave (il “Non c’è da meravigliarsi se è successo”), ma per avvantaggiarsi, grazie al lavoro poetico della memoria e dell’immaginario, sulla prossima più grande sorpresa che spunterà all’orizzonte. Come suggerisce il film: “Riflettete bene su ciò per cui vi battete, perché potreste davvero ottenerlo!”
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| Sulla nave Costa Concordia |
Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più ... ricco del reame?
Troppi ricchi uccidono le tasse
di Philippe Askenazy
Pubblicato in Francia su Le Monde 10 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Il dibattito in corso nell’ambito dei due turni delle presidenziali in Finlandia, uno dei rari Paesi europei che elegge un Presidente a suffragio universale diretto, come noi [in Francia, N.d.T.], è dominato dal problema della solidarietà europea. Anche se fortemente attaccati all’euro, i finlandesi si interrogano sulla loro partecipazione all’aiuto ai paesi del sud Europa che può far vacillare la loro tripla A.
Già attuato per la Grecia o l’Irlanda, un eventuale aiuto all’Italia, e addirittura un giorno alla Francia, sembra ben meno giustificato. Se l’economia finlandese trae ampi benefici dal mercato europeo, si deve estendere la solidarietà anche ai Paesi ricchi ma incapaci di gestire i propri conti pubblici?
Di fatto, malgrado un prodotto interno lordo per abitante di un terzo superiore a quello dell’Italia, la Finlandia non è ricca come l’Italia.Per ricchezza, qui intendo il patrimonio netto disponibile dello Stato e della popolazione. Ma come si arriva a questo dato?
Cominciamo dallo Stato. Il debito pubblico lordo tocca il 120% del PIL in Italia e il 50% in Finlandia.
Per misurare il debito netto è opportuno tener conto delle entrate pubbliche relativamente liquide: giacenze d’oro, partecipazioni azionarie, fondi sovrani, ecc… Non prendiamo in considerazione il patrimonio immobiliare dello Stato: l’Italia non venderà mai il Colosseo.
Il Fondo Monetario Internazionale calcola una stima del debito pubblico netto. La differenza da questo punto di vista diventa cospicua: un deficit del 100% del PIL in Italia contro un surplus del 60% del PIL in Finlandia. Lo stato finlandese quindi è ricco, mentre quello italiano è molto indebitato.
Passiamo ai privati. Ogni anno il Credit Suisse, nel suo Global Wealth Report, propone una seria analisi del patrimonio privato di numerosi Paesi. Le cifre sono spettacolari.
Nel 2011, il patrimonio netto dei privati in Finlandia pesa circa per il 280% del PIL, circa 5 volte quello statale. Ma in Italia, questa cifra raggiunge circa il 590% del PIL. I patrimoni privati degli italiani quindi risultano “sproporzionatamente” ricchi.
“Patrimonio liquido netto” del Paese
Sommando il debito statale netto al patrimonio netto della popolazione si ottiene in qualche modo il “patrimonio liquido netto” del Paese: circa il 490% del PIL per l’Italia, contro soltanto il 340% in Finlandia, cioè un po’ meno di 130.000 euro per abitante in Italia e un po’ più di 120.000 in Finlandia. In questo modo, meglio si comprende perché i finlandesi vogliono che siano soprattutto gli italiani ad accollarsi il debito pubblico del loro Paese.
E com’è la situazione in Francia? Assomiglia molto più all’Italia che alla Finlandia. Il debito pubblico è dell’ordine dell’80% del PIL e il patrimonio netto della popolazione francese del 510 % del PIL. Complessivamente i francesi sono ancor più ricchi degli italiani, con circa 135.000 euro pro capite nel 2011. I tedeschi possono essere invidiosi: il patrimonio netto dei privati e quello pubblico arrivano al 320% del PIL, vicinissimi al risultato finlandese, ma con un PIL per abitante più basso, che raggiunge solo i 100.000 euro pro capite.
Quindi si configurano due Europe.
Quella degli Stati ricchi ma con una popolazione relativamente povera, e quella degli Stati indebitati ma con popolazioni mediamente ricche. I nostri vicini non hanno poi tutti i torti. Prima di invocare la solidarietà europea, la soluzione alle difficoltà della finanza pubblica in Italia e in Francia potrebbe giungere da sforzi a livello nazionale.
Ma non ci si deve limitare a prendere atto di questa situazione. Se il debito pubblico grava sulla globalità della popolazione, il patrimonio privato è ripartito in maniera ineguale. Il Credit Suisse rileva in questo senso che il nucleo della clientela delle grandi banche ginevrine è formato dal numero di milionari adulti espresso in dollari per Paese (una coppia vale 2 milioni). Nel 2011, secondo i calcoli della banca svizzera, la Finlandia ne possiede 80.000, la Germania 1,75 milioni, l’Italia 1,54 milioni… e la Francia 2,61 milioni!
Quasi il 9% dei milionari del pianeta vive in Francia. Ecco una buona notizia che il governo pubblicizza poco! Sarebbe quindi legittimo richiedere un sacrificio in primo luogo a tutti questi milionari. Un quarto dei loro patrimoni basterebbe a dimezzare il debito pubblico francese o ridurre ad un terzo quello italiano.
L’ostacolo quindi è politico. I milionari rappresentano il 5,5% della popolazione adulta in Francia e il 3,2% in Italia, contro solo il 2,6% in Germania e l’1,9% in Finlandia. Dato che i milionari sono più spesso iscritti nelle liste elettorali e vanno a votare più frequentemente, potrebbero rappresentare un dodicesimo dei votanti in occasione delle prossime elezioni politiche in Francia. Questo non giustifica una politica che protegge i grandi patrimoni a scapito della finanza pubblica?
di Philippe Askenazy
Pubblicato in Francia su Le Monde 10 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
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| Indici indicatori della ricchezza pro capite nei paesi europei |
Già attuato per la Grecia o l’Irlanda, un eventuale aiuto all’Italia, e addirittura un giorno alla Francia, sembra ben meno giustificato. Se l’economia finlandese trae ampi benefici dal mercato europeo, si deve estendere la solidarietà anche ai Paesi ricchi ma incapaci di gestire i propri conti pubblici?
Di fatto, malgrado un prodotto interno lordo per abitante di un terzo superiore a quello dell’Italia, la Finlandia non è ricca come l’Italia.Per ricchezza, qui intendo il patrimonio netto disponibile dello Stato e della popolazione. Ma come si arriva a questo dato?
Cominciamo dallo Stato. Il debito pubblico lordo tocca il 120% del PIL in Italia e il 50% in Finlandia.
Per misurare il debito netto è opportuno tener conto delle entrate pubbliche relativamente liquide: giacenze d’oro, partecipazioni azionarie, fondi sovrani, ecc… Non prendiamo in considerazione il patrimonio immobiliare dello Stato: l’Italia non venderà mai il Colosseo.
Il Fondo Monetario Internazionale calcola una stima del debito pubblico netto. La differenza da questo punto di vista diventa cospicua: un deficit del 100% del PIL in Italia contro un surplus del 60% del PIL in Finlandia. Lo stato finlandese quindi è ricco, mentre quello italiano è molto indebitato.
Passiamo ai privati. Ogni anno il Credit Suisse, nel suo Global Wealth Report, propone una seria analisi del patrimonio privato di numerosi Paesi. Le cifre sono spettacolari.
Nel 2011, il patrimonio netto dei privati in Finlandia pesa circa per il 280% del PIL, circa 5 volte quello statale. Ma in Italia, questa cifra raggiunge circa il 590% del PIL. I patrimoni privati degli italiani quindi risultano “sproporzionatamente” ricchi.
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| Paesi in difficoltà nella zona Euro |
Sommando il debito statale netto al patrimonio netto della popolazione si ottiene in qualche modo il “patrimonio liquido netto” del Paese: circa il 490% del PIL per l’Italia, contro soltanto il 340% in Finlandia, cioè un po’ meno di 130.000 euro per abitante in Italia e un po’ più di 120.000 in Finlandia. In questo modo, meglio si comprende perché i finlandesi vogliono che siano soprattutto gli italiani ad accollarsi il debito pubblico del loro Paese.
E com’è la situazione in Francia? Assomiglia molto più all’Italia che alla Finlandia. Il debito pubblico è dell’ordine dell’80% del PIL e il patrimonio netto della popolazione francese del 510 % del PIL. Complessivamente i francesi sono ancor più ricchi degli italiani, con circa 135.000 euro pro capite nel 2011. I tedeschi possono essere invidiosi: il patrimonio netto dei privati e quello pubblico arrivano al 320% del PIL, vicinissimi al risultato finlandese, ma con un PIL per abitante più basso, che raggiunge solo i 100.000 euro pro capite.
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| Ripartizione della ricchezza pro capite nei paesi dell'Eurozona |
Quella degli Stati ricchi ma con una popolazione relativamente povera, e quella degli Stati indebitati ma con popolazioni mediamente ricche. I nostri vicini non hanno poi tutti i torti. Prima di invocare la solidarietà europea, la soluzione alle difficoltà della finanza pubblica in Italia e in Francia potrebbe giungere da sforzi a livello nazionale.
Ma non ci si deve limitare a prendere atto di questa situazione. Se il debito pubblico grava sulla globalità della popolazione, il patrimonio privato è ripartito in maniera ineguale. Il Credit Suisse rileva in questo senso che il nucleo della clientela delle grandi banche ginevrine è formato dal numero di milionari adulti espresso in dollari per Paese (una coppia vale 2 milioni). Nel 2011, secondo i calcoli della banca svizzera, la Finlandia ne possiede 80.000, la Germania 1,75 milioni, l’Italia 1,54 milioni… e la Francia 2,61 milioni!
Quasi il 9% dei milionari del pianeta vive in Francia. Ecco una buona notizia che il governo pubblicizza poco! Sarebbe quindi legittimo richiedere un sacrificio in primo luogo a tutti questi milionari. Un quarto dei loro patrimoni basterebbe a dimezzare il debito pubblico francese o ridurre ad un terzo quello italiano.
L’ostacolo quindi è politico. I milionari rappresentano il 5,5% della popolazione adulta in Francia e il 3,2% in Italia, contro solo il 2,6% in Germania e l’1,9% in Finlandia. Dato che i milionari sono più spesso iscritti nelle liste elettorali e vanno a votare più frequentemente, potrebbero rappresentare un dodicesimo dei votanti in occasione delle prossime elezioni politiche in Francia. Questo non giustifica una politica che protegge i grandi patrimoni a scapito della finanza pubblica?
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| Rpartizione della ricchezza pro capite nel mondo |
18 gennaio 2012
Ville e Crocefissi per Don Verzè
Italia : è morto l’intrigante, diabolico e ricco sacerdote Don Verzé
di Flora Zanichelli per France 89
Pubblicato il 10/01/2012
Traduzione di CLAUDIA MARRUCCELLI
Quella di Don Verzé, o per essere più precisi il « Don manager », fondatore del San Raffaele, l’ospedale privato più importante d’Italia e morto pochi giorni fa, è una vicenda che ha suscitato grande scalpore. Una storia degna di James Bond, che racconta di un sacerdote megalomane, di lusso ma anche di lussuria.
La morte del Don, causata da un arresto cardiaco, è avvenuta il 31 dicembre scorso nel bel mezzo degli scandali e ha riacceso la paranoia nella penisola. Beppe Grillo scrive sul suo Blog :
« E' morto Don Verzè, aveva 91 anni e sembrava in ottima salute come a suo tempo Papa Luciani, per rimanere nell'ambito religioso, lascia il San Raffaele, uno dei simboli del potere terreno di Comunione e Liberazione, e un crack di 1,5 miliardi di euro. Dicono che a ucciderlo sia stato un arresto cardiocircolatorio dovuto allo stress per l'ipotesi di reati di bancarotta. [ … ] Anche se l'infarto fosse vero, nessun italiano ci crederà mai. Una domanda "Chi gli ha portato il caffè corretto?".
E’ successo tutto molto velocemente. All’inizio del mese di dicembre la trasmissione « Report » aveva dato il colpo di grazia. Tra le spese pazze del religioso, le sue torbide amicizie (in particolare quella con Silvio Berlusconi), il giornalista Alberto Nerazzini aveva anche ipotizzato una possibile implicazione dei servizi segreti militari. Sembrerebbe, in effetti, che Don Verzè avesse avuto a che fare con l’ex-comandante del Sismi, Niccolò Pollari, oggi indagato per peculato.
Due settimane fa, il settimanale Oggi aveva pubblicato una serie di foto del Don nella sua villa brasiliana, dove ovviamente si celebrava la messa ogni mattina e ci si faceva il segno della croce prima di mangiare.
Messo alle strette, il Don aveva pubblicato il 2 dicembre scorso una lettera in cui dichiarava di assumersi tutte le responsabilità morali e giuridiche di quello che stava accadendo al San Raffaele, per poi paragonarsi a Cristo in croce. Il tutto non senza ricordare che la struttura (oggi in bancarotta, anche se non è mai stata messa in discussione la qualità dello staff medico) non sarebbe mai nata senza di lui.
In Italia queste strane morti lasciano un gusto amaro, conseguenza di drammi irrisolti e di un sentimento di impunità sempre più ampio. La vicenda di Papa Luciani, per riprendere le parole di Beppe Grillo, è ancora ben presente nella memoria della gente, dopo più di trent’anni.
La morte del Don, la vicenda dei fondi neri e le altre accuse di corruzione hanno riacceso il dibattito riguardo le recenti inchieste sui gruppi di potere P3 e P4, ingigantendo il sentimento di sfiducia. Il Don se ne è andato con i suoi segreti e lasciando dietro di sé solo l’arcangelo Raffaele, i vigneti in Brasile e un inno per l’ospedale.
di Flora Zanichelli per France 89
Pubblicato il 10/01/2012
Traduzione di CLAUDIA MARRUCCELLI
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| Don Luigi Maria Verzé |
La morte del Don, causata da un arresto cardiaco, è avvenuta il 31 dicembre scorso nel bel mezzo degli scandali e ha riacceso la paranoia nella penisola. Beppe Grillo scrive sul suo Blog :
« E' morto Don Verzè, aveva 91 anni e sembrava in ottima salute come a suo tempo Papa Luciani, per rimanere nell'ambito religioso, lascia il San Raffaele, uno dei simboli del potere terreno di Comunione e Liberazione, e un crack di 1,5 miliardi di euro. Dicono che a ucciderlo sia stato un arresto cardiocircolatorio dovuto allo stress per l'ipotesi di reati di bancarotta. [ … ] Anche se l'infarto fosse vero, nessun italiano ci crederà mai. Una domanda "Chi gli ha portato il caffè corretto?".
E’ successo tutto molto velocemente. All’inizio del mese di dicembre la trasmissione « Report » aveva dato il colpo di grazia. Tra le spese pazze del religioso, le sue torbide amicizie (in particolare quella con Silvio Berlusconi), il giornalista Alberto Nerazzini aveva anche ipotizzato una possibile implicazione dei servizi segreti militari. Sembrerebbe, in effetti, che Don Verzè avesse avuto a che fare con l’ex-comandante del Sismi, Niccolò Pollari, oggi indagato per peculato.
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| Papa Giovanni Paolo I, al mondo Albino Luciani |
Messo alle strette, il Don aveva pubblicato il 2 dicembre scorso una lettera in cui dichiarava di assumersi tutte le responsabilità morali e giuridiche di quello che stava accadendo al San Raffaele, per poi paragonarsi a Cristo in croce. Il tutto non senza ricordare che la struttura (oggi in bancarotta, anche se non è mai stata messa in discussione la qualità dello staff medico) non sarebbe mai nata senza di lui.
In Italia queste strane morti lasciano un gusto amaro, conseguenza di drammi irrisolti e di un sentimento di impunità sempre più ampio. La vicenda di Papa Luciani, per riprendere le parole di Beppe Grillo, è ancora ben presente nella memoria della gente, dopo più di trent’anni.
La morte del Don, la vicenda dei fondi neri e le altre accuse di corruzione hanno riacceso il dibattito riguardo le recenti inchieste sui gruppi di potere P3 e P4, ingigantendo il sentimento di sfiducia. Il Don se ne è andato con i suoi segreti e lasciando dietro di sé solo l’arcangelo Raffaele, i vigneti in Brasile e un inno per l’ospedale.
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