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27 settembre 2011

L’Italia sull’orlo del baratro

di Nikos Tzermias–
Pubblicato in: Svizzera il 13 settembre 2011
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero.info


Berlusconi si crede ancora il salvatore della patria
L’Italia rischia sempre più di diventare una pericolosa palla al piede per l’Unione monetaria europea. Il governo non è in grado di sanare il bilancio di stato. Il primo ministro Berlusconi nel frattempo, dichiara di aver salvato il paese con la sua manovra correttiva di bilancio.

Domenica il presidente del consiglio Berlusconi, in un videomessaggio ad alcuni membri del suo partito, ha chiarito che con la sua manovra correttiva di bilancio ha salvato l’Italia e che negli ultimi tempi sono state diffuse sul suo conto solo sporche falsità. Lunedì però i mercati lo hanno smentito ancora una volta. Lo spread, il differenziale tra i premi di rischio dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi, è salito da 376 a 382 punti base.

Questo significa non solo il livello più alto dall’8 agosto, quando la BCE ha iniziato i suoi discutibili acquisti di sostegno, pretendo in cambio dall’Italia una manovra finanziaria convincente. I premi di rischio delle obbligazioni italiane si sono attestati lunedì attorno ai 30 punti base sopra quegli spagnoli. Si delinea la stessa forbice anche nei CDS [credit default swap, un derivato che permette di ridurre i rischi di un possibile default, ndt].

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Deficit, Debito pubblico e Crescita del PIL in Italia


24 agosto 2011

Il soffitto crolla, berlusconi si deve dare una mossa - Die Bude brennt, Berlusconi muss sich bewegen

Il soffitto crolla – Berlusconi si deve dare una mossa


di Andre Tauber– 10 agosto 2011
Pubblicato in: Germania su Die Welt
Traduzione di Claudia Marruccelli per http://italiadallestero.info/

Carlo Azeglio Ciampi
Il governo italiano interrompe la pausa estiva per dedicarsi ai lavori sulla riforma economica. Agli sgoccioli della propria carriera Berlusconi gioca con l’idea di recitare il ruolo di innovatore. I funzionari del ministero delle finanze italiano hanno rinviato le proprie ferie estive. In città il caldo cocente estivo raggiunge punte di 35 gradi e mentre gli altri colleghi sono al mare, devono destreggiarsi tra numeri e statistiche.

Il loro compito: creare delle proposte, che il capo del governo Silvio Berlusconi presenterà ai mercati venerdì, per far sì che l’Italia applichi il piano di pareggio dei bilanci già nel 2013 anziché nel 2014.

La pressione europea costringe l’Italia a un tour de force. La Banca Centrale Europea (BCE) ha inviato la settimana scorsa una lettera di fuoco a Berlusconi accennando ad alcune possibili riforme. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno ricordato a Berlusconi, che deve rivedere anche alcune sue proposte sui tagli.

L’Italia non vuole deludere i partner europei

L’Italia è obbligata. La BCE comunque da qualche giorno sta investendo con successo in titoli di stato italiani. Le rendite calano. Il ministero delle finanze ha emesso titoli per un valore di 6,5 miliardi di euro. Il tasso d’interesse per le obbligazioni è salito al 2,9%. Un mese fa l’Italia pagava un tasso d’interesse del 3,67%.

L’Italia sembra ora decisa a non deludere i partner europei. Il governo si riunirà in consulta straordinaria a metà agosto per decidere sul da farsi per risparmiare il prossimo anno 20 miliardi di euro oltre quelli precedentemente previsti.

E’ presumbile che la seduta si terrà simbolicamente il 15 agosto, giornata in cui mezza Italia sarà al mare. Il governo non poteva dimostrare in maniera migliore che è pronta ad un duro lavoro.

Si specula già sulle concrete misure di risparmio. Un’innalzamento dell’età pensionabile, riduzione degli sgravi sociali, aumento delle tasse sugli utili di capitale e forse l’introduzione di una imposta patrimoniale.

Il pacchetto austerità viene ampliato

L’apparato politico deve ridursi. Inoltre occorre riaprire il mercato del lavoro e privatizzare l’impresa statale. Il quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” è dell’opinione che è possibile persino un’ampliamento della finanziaria decisa a fine luglio da 8 a 10 miliardi di euro. Cresce la speranza, che la volontà di riforma coinvolga tutto il paese. Berlusconi gioca con l’dea, ora che è alla fine della sua carriera, di recitare il ruolo di innovatore. “Quando se non ora?” avrebbe chiesto agli addetti stampa secondo alcuni suoi collaboratori, quando ha parlato di una possibile offensiva di riforma. Mercoledì ha voluto incontrare a colloquio le parti sociali.

Berlusconi però potrebbe anche essere costretto ad un grosso passo avanti. Poichè probabilmente non riuscirebbe a superare le numerose resistenze all’interno dei numerosi e potenti gruppi industriali. I sindacati per esempio rifiutano l’apertura del mercato del lavoro così come i tagli sulle pensioni. La Confindustria si oppone alla patrimoniale. E i politici si oppongono con forza alle richieste di ridurre finalmente il dispendioso apparato statale e, per esempio di abolire le inutili province. Una soluzione a questo conflitto potrebbe essere, che vengano accettate delle concessioni da entrambe le parti – così alla fine nessuno potrebbe lamentarsi di addebiti unilaterali.

La speranza quindi, che l’italia prenda sul serio gli sforzi della finanziaria, deriva anche da un’esperienza storica. Quando nel 1992 l’Italia si trovò ad un passo della bancarotta, il paese iniziò una manovra di riforme e tagli fino ad allora sconosciuta. “Vede” disse l’allora capo di governo Giuliano Amato al governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi. “In Italia le misure si riescono a prendere solo quando è crollato il soffitto”. Oggi il soffitto sta crollando di nuovo.

Dubbi sulla „manovra della disperazione - Zweifel am Sparpaket der Verzweiflung

Dubbi sulla „manovra della disperazione”


di Micaela Taroni– 16 agosto 2011
Pubblicato in: Austria su Wiener Zeitung
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia dall'Estero

Da anni è stato il garante per la disciplina di bilancio e della serietà in un Italia pesantemente indebitata: con la sua esperienza internazionale e la sua competente oggettività, il ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti è stato considerato il garante della stabilità politico economica.

Mentre il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è impegnato con gli scandali del bunga bunga e i suoi rapporti con escort minorenni, questo esperto fiscalista di poche parole, originario di Sondrio, si scervella sulle misure anticrisi e sulle leggi finanziarie, per salvare l’Italia più o meno investita dalle crisi economiche e finanziarie del 2008 e del 2009. “Tremonti è un genio!” ha tenuto a dire Berlusconi a proposito del lombardo, che nei suoi discorsi ricorre spesso a citazioni latine. I tempi però sono cambiati, il vento della crisi economica e dei debiti fa traballare la poltrona di Tremonti. Il giurista, che aveva profetizzato il collasso del sistema, nel 2008 sul suo libro “La paura e la speranza” e rivendicato, di essere stato il primo, a presagire la tempesta dei mercati finanziari, ora è parecchio sotto tiro.

Pressato dalla speculazione internazionale Tremonti ha dovuto perfezionare la sua manovra finanziaria già due volte nel giro di un mese, per arrivare ad un pareggio di bilancio un anno prima del previsto. Ha dovuto annunciare ai suoi connazionali ulteriori manovre economiche per 45 miliardi di euro giusto prima di Ferragosto. Inoltre Tremonti si era sempre vantato, di essere riuscito a tirare fuori dal vortice della crisi finanziaria il suo paese e di non avere aumentato la pressione fiscale.

Sacrificio senza precedenti

Tremonti appare indeciso e perplesso di fronte agli attacchi speculativi, che hanno affossato la Borsa di Milano e hanno fatto precipitare ai minimi storici la differenza dei tassi di interesse tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi. La manovra finanziaria presentata venerdì, con cui pretende dai suoi connazionali “lacrime e sangue”, non attenua in alcun modo la sfiducia dei mercati finanziari nei confronti della solvibilità italiana, costringe piuttosto gli italiani a sacrifici senza precedenti.

„La manovra della disperazione“, così il quotidiano romano La Repubblica ha definito criticamente le misure economiche di Tremonti. Gli analisti rimproverano al ministro delle finanze, di non aver preso misure tempestive per arginare la crisi e di non aver varato riforme strutturali. Tremonti avrebbe mantenuto l’Italia nell’illusione. La crisi dell’euro non si sarebbe estesa sulla già enormemente indebitato penisola.

Isolato ed indebolito

Tremonti viene descritto dai media italiani come un uomo isolato e fortemente indebolito politicamente. I rapporti tra il ministro e i suoi colleghi di governo, che spesso ha trattato come scolaretti indisciplinati con la presunzione di un maestro, sono tesi. Anche Berlusconi non sembra più così ben disposto nei suoi confronti. La decisione di Tremonti, di introdurre una tassa di solidarietà per le famiglie benestanti, ha suscitato il malcontento dell’imprenditore, che aveva sempre promesso ai suoi elettori di non aumentare le tasse.

I tagli agli enti locali, comuni e province, provocano proteste nella Lega Nord, che finora aveva preso le difese del tosto ministro della Valtellina.

Persino gli industriali voltano le spalle a Tremonti e definiscono la sua manovra insufficiente a riportare sotto controllo il terzo stato più indebitato del mondo. Il ministro ora si vede al centro di una massiccia ondata di proteste. I sindacati hanno annunciato uno sciopero generale contro i tagli. Le misure decise da Tremonti tra cui il blocco dei contratti di lavoro e della tutela contro i licenziamenti ingiustificati, provocano una grandissima indignazione nelle organizzazioni degli imprenditori. I partiti all’opposizione esigono le dimissioni del governo Berlusconi, e la creazione di un governo tecnico di transizione, che possa restituire all’Italia una credibilità internazionale.

In questa situazione turbolenta, Tremonti lotta per non essere disarcionato. “Se io cado, cade l’Italia” ha dichiarato il ministro, quando agli inizi di luglio l’Italia si è trovata per la prima volta nel mirino dei mercati finanziari. Però Tremonti, che fino a poche settimane fa era il caposaldo del governo Berlusconi, non sembra più insostituibile. “Tremonti è rimasto solo e non è più inattaccabile. E’ diventato il capro espiatorio di questa crisi” secondo l’analisi di un politologo.