29 febbraio 2012

Les habits neufs de l'Italie post-Berlusconi - I vestiti nuovi dell’Italia post Berlusconi

I vestiti nuovi dell’Italia post Berlusconi
di Philippe Ridet
Pubblicato su Le Monde il 17 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli

I professori e i loden hanno preso il posto delle veline e del cashmere. Il rapidissimo cambio di marcia italiano colpisce molto. Ma davvero si può passare così in fretta dal vizio alla virtù ?

Il 2011 era agli sgoccioli, ancora pochi minuti e avremmo chiuso un anno in cui Silvio Berlusconi era stato allontanato dal governo al termine di una agonia politica che alla fine è diventata quella del paese. Con buona pace dei mercati e snobbato dai suoi pari, “il Caimano” aveva abbandonato la scena, lasciando il posto, il 16 novembre, al sobrio Mario Monti. Come milioni di italiani, il 31 dicembre scorso eravamo davanti al televisore più per regolare gli orologi che per guardare il programma. Sullo schermo ancheggiavano le solite ballerine inquadrate ad altezza coscia. Lo spettacolo della volgarità continuava come se niente fosse. Quasi allo scadere [della mezzanotte], sparite le ballerine, il presentatore in smoking propone un veloce sondaggio. “Secondo voi, cari telespettatori, quale donna, ha lasciato maggiormente il segno nel 2011: Angela Merkel, Belen Rodriquez o Kate Middleton? Forza! Avete cinque minuti di tempo per votare con un SMS”.


Belen Rodriguez

Ex modella argentina, protagonista degli spettacoli televisivi italiani e di qualche film da quattro soldi, Belen Rodriguez ha tutte le carte in regola per vincere. Angela Merkel? Troppo seria, non ha abbastanza fascino nel paese dei latin lovers. Kate Middleton, la fresca sposa del principe William? E’ quasi una sconosciuta nel paese d’oltralpe, dove la stampa le preferisce la sorella Pippa, le cui foto del suo dietro sono circolate abbondantemente. Sorpresa: Angela Merkel esce vittoriosa dal voto! Il peggio, tipico ormai della penisola, stavolta è stato evitato. “Grazie a tutti, urla il presentatore apparentemente sollevato, prima di lanciare il conto alla rovescia verso il nuovo anno. Ma davvero questo risultato dimostra che l’Italia è cambiata? Davvero?
 

Cena Tradizionale di Capodanno

Alla stessa ora, Mario Monti cena nell’alloggio messo a sua disposizione a Palazzo Chigi, sede della presidenza del consiglio. Il suo predecessore ci ha dormito solo una volta preferendo il suo appartamento privato a Palazzo Grazioli, più discreto per ricevere le sue frequentatrici notturne. A tavola per la cena della vigilia ci sono dieci persone: la moglie, i loro due figli con le mogli, i nipotini, la cognata. Il menu rispetta la tradizione della cena di Capodanno: tortellini in brodo, cotechino, lenticchie e pandoro. A mezzanotte e un quarto, sono già tutti andati a dormire. La famiglia Monti è così: rispetta le tradizioni e va a dormire con le galline.

Come facciamo a saperlo? Semplicissimo. Per rispondere ad un parlamentare della Lega Nord, che aveva accusato il capo del governo di aver fatto baldoria a spese dello stato, il portavoce di Palazzo Chigi ha diffuso un comunicato in cui si danno dettagliate notizie sui nomi degli invitati, l’ora del loro arrivo e quella in cui sono andati via, la lista della spesa, i prezzi e l’indirizzo dei negozianti presso cui Elsa Monti in persona è andata a fare gli acquisti. Due pagine che si concludono così: “Il presidente Monti non esclude che in ragione del numero relativamente alto degli invitati, i costi supplementari di luce, acqua e gas potrebbero essere a carico dell’amministrazione”.


Palazzo Grazioli
 

Questo è Monti, un miscuglio di rigore, di tradizione e umorismo. In quasi 100 giorni di governo, è riuscito ad imporre il suo stile all’Italia gonfia e nauseata dagli eccessi dal suo predecessore. Nel mese di gennaio, dopo un piano di rigore di 20 miliardi di euro e di pesanti riforme (pensioni, lavoro, liberalizzazioni e semplificazione amministrativa), secondo un sondaggio Ipsos il presidente del consiglio poteva vantare ancora un livello di gradimento del 58%. Meglio ancora: 35 % degli elettori di destra, il 60% dei centristi e il 69 % degli elettori di sinistra preferiscono questo professore estraneo alla politica ai leader dei loro rispettivi partiti. Paradossalmente: se contestano il rimedio, approvano la scelta del medico curante. Dopo qualche stagione di bunga-gunga in cui si meravigliavano delle prodezze sessuali del loro primo ministro, si sono convertiti all’austerità del suo successore dal giorno alla notte o quasi. Passati dal vizio alla virtù in ventiquattro ore, un nuovo avatar del “trasformismo”, questa facilità di passare da un regime all’altro, come un cambio di vestito?
 


 Gli italiani sono abituati ai bruschi cambiamenti” spiega Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera, in cui è autore una rubrica settimanale che si chiama “Italians” e che su Twitter ha già 170.000 sostenitori. “Conosco abbastanza bene il paese, eufemizza con falsa modestia. Siamo una società molto teatrale, applaudiamo i tenori ma appena fanno una stecca ci gettiamo sulla preda. Monti canta bene. Godrà della nostra indulgenza finquando ci ricorderemo degli eccessi del periodo precedente. Monti  in qualche modo è protetto dalla nostra memoria visiva.”
 
Questo cambiamento ha il suo simbolo: un cappotto di lana impermeabile nato in Alto Adige . Il loden di Monti resterà forse nella storia come il berretto con la coccarda tricolore dei sanculotti/rivoluzionari francesi del 1789. Il presidente del consiglio ne indossa uno verde nel week end e uno blu scuro durante la settimana, mentre  Berlusconi, preferiva il cappotto a doppio petto di cashmir, così aderente da sembrargli cucito addosso/una seconda pelle. Il Italia il loden ha resistito a tutte le mode. Lo si indossa perché è così: caldo, pratico, comodo e resistente. Raro al sud, è molto diffuso al nord, e spopola a Milano nel quartiere della Borsa e delle grandi banche.
 

 “Un loden? Cosa nasconde un loden? Cosa svela quando si apre?” Il cappotto di Monti è come la Noix di Charles Trenet [canzone molto popolare dello chansonnier francese Charles Trenet ndt] solo che al posto di “mille soli” ci sono gli sforzi, i sacrifici, i risparmi. Per alcuni, la sua linea semplice e sempiterna è l’immagine della modestia di colui che lo indossa. Per altri la sua ampiezza ricorda un paracadute che può permettere all’Italia, zavorrata da un enorme debito di 1900 miliardi di euro (120% del PIL), di evitare la brusca caduta verso un deficit. Per altri infine, la sottile striscia di pelle sul bordo delle maniche, che le protegge dall’usura, sarebbe il simbolo dello spirito di risparmio tipico degli italiani. Nei blog dove Monti è stato soprannominato “Ben Loden” per la sua “austerità estrema” è già nata una barzelletta.

 
State sorridendo, lo sappiamo. Cosa? Gli italiani si sarebbero convertiti alle virtù di una nuova guida soltanto a causa un cappotto da pastore? Che roba! Il personaggio dello sbruffone, nel film di Dino Risi, interpretato dal geniale Vittorio Gassman, che spara bugie a raffica e sorpassa in curva, si sarebbe adattato alle auto? [???] Veramente è un po’ più complicato [di così]. Il loden non basta a delineare l’esempio, ci vuole anche un po’ di controllo, e questo si chiama Serpico, acronimo di SERvizi Per I COntribuenti. Nel paese in cui l’evasione fiscale è uno sport nazionale e costa allo stato tra i 120 e i 150 miliardi di euro, Serpico promette di essere un arbitro inflessibile.

Serpico è un enorme computer istallato a Roma e collegato ad altri 2000 server in tutto il paese. La sua potenza gli permetterà di analizzare 22000 informazioni al secondo e di incrociare le dichiarazioni dei redditi degli italiani con il loro tenore di vita e di penetrare nel profondo dei loro conti bancari. Ad un agente basterà digitare il codice fiscale di un qualsiasi italiano per controllare tutte le operazioni bancarie, ma anche le bollette della luce, dell’acqua o del gas, il tipo di automobile e anche l’iscrizione al circolo del tennis. Serpico è già riuscito a pizzicare più di 500 proprietari di aerei e elicotteri privati, 40000 possessori di motoscafi da 10 metri ed oltre che dichiarano redditi da indigenti e 7000 persone ignote al fisco.
 

Eliot Ness

“Se c’è una “rivoluzione Monti” eccola qui. Fino ad oggi tollerata, persino giustificata ed incoraggiata, l’evasione fiscale è diventata il nemico pubblico numero uno. Le Fiamme Gialle sono i  nuovi eroi di un paese in cui un tempo, il malandrino, il furbacchione, lo scroccone dello stato era se non ammirato quanto meno era invidiato. La lotta è feroce e spettacolare. Le scorribande degli ispettori del fisco nei paradisi per miliardari di Cortina d’Ampezzo e Portofino, ma anche a Roma e Napoli, sono le notizie di apertura dei TG delle 20. Questi agenti incorruttibili, hanno il loro Eliot Ness [agente federale americano, che riuscì a trovare ed incastrare Al Capone facendolo condannare per evasione fiscale ndt] in Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che si occupa di riscuotere il maltolto. Befera verifica il numero dei miliardi di euro recuperati e promette lotta senza scampo. Una campagna pubbliciaria decisamente aggressiva  paragona l’evasore fiscale ad un parassita. La musica è cambiata, anche le parole. Da Silvio Berlusconi che dichiarava: “Se pretendono da me il 50% [di tasse] mi sento moralmente autorizzato a evadere il fisco” siamo passati a Mario Monti che afferma: “E’ inaccettabile che i lavoratori facciano dei sacrifici mentre una grossa fetta della ricchezza sfugge alle tasse, aumentando così la pressione fiscale sugli onesti contribuenti.” A questo manifesto di fermezza da parte del governo, corrisponde un primo cambiamento di mentalità. Una buona parte di italiani sembra aver preso coscienza del problema e ha deciso di mobilitarsi, in particolare attraverso Internet e i social network.

Edoardo Serra fa parte di questi. 27enne ingegnere informatico, ha lanciato con alcuni amici, tutti di età inferiore ai 30 anni un sito (Tass.li) in cui è possibile scaricare gratuitamente una applicazione iPhone o Android per segnalare sul proprio telefonino tutti quei negozi che non rilasciano scontrino o ricevuta fiscale. Su Facebook, un gruppo chiamato “Richiediamo sempre a tutti scontrini e fatture” o ancora il sito “evasori.info” svelano senza mezzi termini i nomi e gli indirizzi degli evasori. Coperto dall’anonimato, un commercialista di Roma ci rivela: “Mi capita sempre più frequentemente che i miei clienti mi chiamino spaventati, per chiedermi di metterli in regola”. Prima invece lo supplicavano di camuffare tutti i loro redditi. Una parte della destra denuncia [che si tratta di] “terrorismo fiscale”.


Profondo cambiamento culturale o breve parentesi virtuosa? “E’ proprio la fine di un’epoca” osserva Giuseppe Roma, direttore del centro Studi del Censis, che da anni tasta il polso agli italiani. “Per la prima volta quest’anno, una maggioranza di italiani si dichiara pronta a pagare le tasse in cambio di servizi” spiega. “Questo cambiamento segna la fine del nostro individualismo. Era da prevedersi. Dopo anni in cui gli italiani hanno privilegiato il loro benessere individuale e hanno delegato ad una classe politica mediocre la gestione della collettività, i nostri studi sottolineano un’inversione di marcia. Abbiamo preso coscienza che l’individuo non può cavarsela soltanto con l’arte di arrangiarsi. La crisi mette nuovamente i valori collettivi e quelli della solidarietà prima di ogni altra cosa. L’arrivo di Monti, la sua evidente austerità, che contrasta con gli eccessi di Berlusconi, sono quindi molto più accettati perché corrispondono a questo momento questo cambiamento di vento. Mentre fino alla fine de mese di novembre scorso, i giornali e le trasmissioni televisive di approfondimento erano quasi esclusivamente focalizzati sugli attacchi o le difese verso Silvio Berlusconi, adesso si sono convertiti alla pedagogia delle riforme. Il quotidiano di sinistra La Repubblica ha avuto una svolta davvero notevole. Al posto di decine di pagine dedicate alla pubblicazione delle trascrizioni delle telefonate intercettate del cavaliere, ormai pubblica ogni giorno articoli sulla riforma delle pensioni, del codice del lavoro o fiscale. Le  curve delle veline sono state soppiantate da quella dello spread, il differenziale dei tassi di rendimento tra i buoni del tesoro italiani e tedeschi.

“Ormai per noi, Berlusconi è un protagonista come altri dell’attualità politica” spiega Ezio Mauro. “Non è più capo del governo, non si fa più leggi ad personam. Il nostro lavoro, e ne sono fiero, è stato di difendere i valori repubblicani per tutti questi anni. Abbiamo voltato pagina. Il paese non ne poteva più. Abbiamo vissuto un periodo di eccessi: la fortuna di Berlusconi, il numero delle sue amanti, delle sue case, delle sue televisioni, dei suoi aerei. Oggi siamo sulla via della normalizzazione. I giornali sono ritornati uno strumento pedagogico e di divulgazione, al servizio del lettore” E funziona. Nel mese di dicembre, quando era in pieno svolgimento il dibattito su un nuovo piano di austerità, il giornale ha registrato un picco di vendite più alto rispetto al 2011.

Giovanni Floris "Ballarò"
Anche la televisione ha preso atto di questo cambiamento di epoca. L’ampiezza e la complessità delle riforme in corso hanno permesso agli esperti di occupare finalmente i primi posti dei palchi televisivi. Mentre prima erano relegati all’ultimo posto della scaletta, come si fa quando si spinge la polvere sotto ai tappeti, gli specialisti, professori e tecnici sono tornati alla luce, come nel film “La notte dei morti viventi”. “Sono loro i veri protagonisti di questo nuovo periodo” spiega Giovanni Floris, conduttore della trasmissione “Ballarò” che va in onda ogni martedì su Rai 3. “Prima intervenivano telefonicamente, ora hanno il loro posto in prima fila”. Berlusconi non si tirava indietro quando interveniva nei dibattiti già abbastanza accesi, per gettare benzina sul fuoco e insultare il conduttore al telefono. “Oggi non c’è più tempo per gli insulti. I telespettatori hanno bisogno di spiegazioni, vogliono capire a cosa vanno incontro”, sottolinea il conduttore. Le cifre parlano da sole. Nel 2012 una media di 5 milioni di telespettatori hanno seguito la trasmissione, rispetto ai 4,3 milioni del biennio 2010-2011.

L’austerità fa incasso. “Vorrei che l’Italia diventasse un paese noioso” ha dichiarato recentemente Monti al Financial Times. A quella andatura, non ci vorrà molto a vincere la scommessa. Via dell’Umiltà a Roma, nella sede stampa francese, alcuni corrispondenti rimpiangono i bei tempi delle orge, degli scandali, degli articoli facili, delle foto delle attricette prosperose. “Siamo a lutto/disperati” spiega un collega inglese. “Prima facevamo un articolo al giorno. C’erano personaggi [di cui scrivere]”, si lamenta un olandese.

Che cosa resta del bunga-bunga? E di Silvio Berlusconi in questa Italia che sembra “averlo archiviato”? E’ davvero sparito? Incatenato nelle segrete della storia? Davanti a Palazzo Grazioli staziona ora soltanto una camionetta dei carabinieri e una squadra televisiva a ranghi ridotti, solo nel caso in cui … In un’Italia “normalizzata” è ritornato ad essere un cittadino quasi come gli altri. Presenzia ai suoi processi (affare Mills, vicenda Ruby). Ha occupato un ufficio in un’ala di Montecitorio, sede della Camera. “E’ incerto, non sa quale consiglio seguire. Politicamente è fuori gioco e lo sa” racconta Vittorio Sgarbi, ex segretario di stato alla cultura

Il suo partito, il Popolo della Libertà, che ufficialmente appoggia il nuovo governo, è diviso. I “falchi” vorrebbero quanto prima ritirare la fiducia a Monti e ritornare alle urne; le “colombe”, gli indecisi, i moderati, sanno che in caso di sconfitta, non riotterranno tanto presto un mandato. Tra i due, il cavaliere, 75 anni, non sa cosa decidere, diviso tra i processi in corso o dell’andamento in Borsa delle sue azioni. Un giorno sbraita, l’altro fa il moderato. Che voglia salvare il suo posto nella storia indossando i vestiti della” responsabilità”, o vuole recuperare un posto in prima fila, facendo saltare tutto?

Nel suo ufficio di Via Negri a Milano, il direttore de Il Giornale, quotidiano che appartiene ufficialmente al fratello di Silvio Berlusconi, Paolo, Vittorio Feltri sembra rammaricarsi di questi indugi. Prima era facile: i nemici di Berlusconi erano i suoi nemici. Tutto era concesso nel gioco del massacro, anche e soprattutto la calunnia. Oggi Feltri ci va leggero con la penna: ”Finché Berlusconi non avrà deciso una strategia, mi accontento di prendere in giro Monti, il suo evidente rigore, i suoi loden. Anche io ne ho cinque o sei nel mio guardaroba, ma non per questo mi fanno le congratulazioni!” Su Berlusconi, viceversa la sua opinione è categorica:” E’ una sconfitta su tutta la linea. Sua e di tutta la classe politica. Mille parlamentari hanno dovuto ricorrere a dei tecnici per salvare il paese. Ma questi professori universitari che ci governano, si sono accontentati di aumentare  le tasse; per questo sarebbero bastati dei supplenti/sostituti! Dopo 18 anni di scandali di ogni tipo e di impotenza, non ci deve meravigliare se appaiono come dei liberatori”:

Mariano Apicella all'Isola dei Famosi


Altri tempo, altri usi, altri attori. I docenti della Bocconi di Milano, dove indossare qualcosa di color blu scuro passa quasi per un segno di ribellione, hanno sostituito gli incredibili personaggi che si affollavano alla corte del cavaliere. Il suo cantore, Mariano Apicella, con cui scriveva canzoni, mendica un pezzetto di gloria nell’Isola dei Famosi, un reality televisivo; quello che assoldava per suo conto delle prostitute, l’agente dei vip Lele Mora, si gira i pollici in carcere per bancarotta fraudolenta; il suo confessore, Don Maria Verzé, che gli aveva predetto una lunga vita “fino a 120 anni”, è stato travolto da uno scandalo finanziario, prima di morire in disgrazia nel mese di gennaio.

Resta una domanda: la rivoluzione culturale silenziosa di Mario Monti, il loden e il computer, cambiaranno per sempre gli italiani? L’Italia un giorno sarà un paese normale? Una Germania tra Adriatico e Mediterraneo? Stefano Rodotà, noto costituzionalista, acerrimo oppositore di Berlusconi, teme che la propensione per la virtù manifestata dai suoi compatrioti non sarà mai portata a termine: “Per talmente tanti anni, Berlusconi ci ha assecondati nei nostri vizi al solo scopo di ottenere i nostri voti. Certo il cambiamento in corso è impressionante e sarà difficile ritornare alle abitudini del passato. Sarà un lavoro di lungo respiro. Monti resterà [in carica] al massimo solo fino alla primavera del 2013. Troppo poco tempo”.

Per Ernesto Galli della Loggia, docente di storia contemporanea e editorialista del Corriere della Sera, “Tutto questo resta superficiale! È il volto del potere che è cambiato, il suo discorso ufficiale. Ma questo non corrisponde ad un cambiamento di società. Anche i giacobini con la ghigliottina non ci sono riusciti. Monti è lo specchio dell’Italia di oggi da troppo poco tempo rispetto a Berlusconi. Più modestamente diciamo che l’anomalia italiana è provvisoriamente sospesa e ha lasciato il posto ad un’anomalia politica, visto che questo governo non è stato eletto. È la percezione mediatica del paese che è cambiata”.

 

Marco Travaglio, altro nemico giurato del Cavaliere, parla con asprezza nel suo giornale “Il Fatto Quotidiano”, di un “governo illusorio”. Per lui “questa epoca di professori è l’ultimo camuffamento dei politici italiani di destra e di sinistra. Sono stati incapaci di dire la verità al paese, incapaci di fare le riforme, sia per mediocrità intellettuale che per paura. Hanno alla fine delegato ad una persona estranea alla politica lo sporco lavoro delle riforme. Ma riprenderanno in mano il paese appena se ne presenterà l’occasione”. L’autore de “L’odore dei soldi. Origine e misteri della fortuna di Silvio Berlusconi” va a caccia sia delle manchevolezze del nuovo governo che dell’etica di cui si mostra ad esempio e garante. Un ministro è già stato costretto alle dimissioni, dopo aver ammesso di essersi fatto pagare le vacanze in un albergo di lusso sulla costa toscana da un imprenditore intraprendente. Altri sono sotto accusa per il loro ruolo di ministro che si affianca ad altre funzioni che esercitano ancora.

Mario Monti, che ha rinunciato ai due stipendi di presidente del consiglio e di ministro delle finanze, severamente controlla l’onestà dei suoi, ben sapendo che la loro immagine è indispensabile al suo successo. Per il momento funziona. Sarkozy, la Merkel, Cameron e Obama portano in palmo di mano questo ex di Goldman Sachs. Gli italiani gli sono riconoscenti per aver riportato il loro paese al giusto posto nella scena internazionale. Ma tutto è ancora così fragile. “Non mi fa tanto paura Berlusconi in se, ma il Berlusconi che è in me” aveva dichiarato il cantautore Giorgio Gaber. “Berlusconi è finito” dice oggi Stefano Rodotà, “ ma il berlusconismo in noi è davvero finito?”.


 

27 febbraio 2012

Super Mario Bros - Les succès de Mario Monti

Il successo di Mario Monti [significherà] la fine dei politici in Italia ?

di Barry Moody
Pubblicato in Francia il 24 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Testata: Nouvel Observateur
Super Mario Bros
Il successo del presidente del consiglio Mario Monti e del suo governo di tecnici, accolto favorevolmente in Italia come all’estero, crea del malcontento in seno alla classe politica italiana, ampiamente screditata in questi ultimi anni.

I prossimi mesi potrebbero anche dare vita ad un totale rinnovamento del panorama politico italiano, una rivoluzione paragonabile a quella provocata dall’operazione “mani pulite” che, esattamente vent’anni fa, aveva segnato la fine della potente Democrazia Cristiana.

All’epoca, questa grande opera di pulizia [del mondo politico] aveva portato in prigione centinaia di politici corrotti. Il socialista Bettino Craxi, ex capo di governo, era stato costretto ad andare in esilio (sic) in Tunisia, dove è morto.

“Tutto il sistema politico è in piena fase di trasformazione, grazie al successo di Monti e a causa della situazione europea (…) I partiti politici sono in crisi”, spiega un politico di centro sinistra. “Gli attuali partiti non sanno più come ritornare al potere e perciò sono inquieti”, rincara la dose un responsabile del governo Monti. “Non vedo come possano rimettersi in sella”.

Quando Mario Monti, Ex commissario europeo, è stato nominato capo del governo nel novembre scorso al posto dell’agitato Silvio Berlusconi, l’Italia era sull’orlo di una catastrofe economica che minacciava il futuro stesso dell’euro. Molti vedevano nella sua nomina una soluzione provvisoria destinata a calmare i mercati prima delle elezioni anticipate. Una questione di pochi mesi. Oggi, sono in pochi a scommettere su elezioni politiche prima della scadenza naturale nella primavera 2013. Anche Silvio Berlusconi non sembra più crederci.

“PROFESSORE” CONTRO “CAVALIERE”

Silvio Berlusconi e Mario Monti

Dietro le quinte si tengono discussioni volte a creare nuove forze politiche e a trovare una personalità in grado di prendere il posto di Mario Monti. Si fa sempre più spesso il nome dell’attuale ministro dell’industria Corrado Passera, ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Eppure l’UDC, e non è la sola, vedrebbe di buon occhio [la possibilità] che l’attuale presidente del Consiglio resti al suo posto dopo il 2013, anche se il diretto interessato non ne ha nessuna intenzione. Altri prevedono che Mario Monti sarà il prossimo presidente della Repubblica. L’attuale capo di Stato, Giorgio Napolitano, fautore di questo governo di “tecnici”, lascerà il Quirinale l’anno prossimo.

I successi del governo Monti – l’Italia ormai ha tassi di interesse del 5.5% sui mercati contro quelli oltre il 7% alla fine del regno di Berlusconi – non significano che il paese è fuori pericolo, considerato il suo debito ancora imponente e la sua recessione. L’agenzia di rating Moody’s ha declassato di nuovo l’Italia da A2 a A3, con outlook negativo. Ma i mercati danno prova di prendere in considerazione la differenza tra Monti, “il Professore” sobrio e serio, e l’eccentrico Berlusconi, i cui scandali privati ne avevano fortemente minato la credibilità. L’edizione europea della rivista Time, nel suo ultimo numero, ricorda l’accoglienza che è stata riservata al capo di governo italiano a Washington, dove è stato ricevuto a braccia aperte da Barack Obama, e mette in copertina la sua foto con un titolo eloquente: “Può quest’uomo salvare l’Europa?”, in forte contrasto con il titolo di appena tre mesi fa: Time pubblicava una foto di Silvio Berlusconi con il commento “L’uomo che sta dietro l’economia più pericolosa del mondo”.

“UNA CLASSE POLITICA SENZA CREDIBILITA’”

Premier a confronto sulle copertine di Time

Malgrado la cura di rigore loro imposta, gli italiani apprezzano il nuovo presidente del Consiglio, il cui livello di popolarità è quasi al 60%. Grazie a lui, sottolinea la classe dirigente italiana, contiamo di nuovo qualcosa in Europa. Di fronte alle esigenze di una Germania legata soprattutto alla riduzione del debito, Mario Monti si è fatto sentire e ha anche sollecitato misure in favore della crescita. Per la classe politica tradizionale, questa nuova situazione in Italia genera molte incertezze. “Nulla sarà più come prima. La classe politica ha perso credibilità a forza di incompetenza e corruzione”, questa è l’opinione di James Walston, dell’università americana di Roma.

“Dopo Monti sarà tutto diverso”, dichiara un politico vicino a Berlusconi. Per essere pronti ad affrontare le elezioni politiche dell’anno prossimo, i partiti politici, sia di destra che di sinistra, hanno dato inizio alle grandi manovre per presentare ai propri elettori un nuovo volto. Silvio Berlusconi, si dice nel suo entourage, vorrebbe creare una grande alleanza di centro che includa la propria formazione, il Popolo della Libertà, minacciato tuttavia dal [rischio di] una scissione interna, i centristi e anche l’ala destra del Partito Democratico. “Dopo Monti, i partiti devono presentare nuovi volti e forse anche nuove strutture per far sì che la politica ritrovi finalmente la sua nobiltà”, dice una persona vicina a Berlusconi. A meno che, come si auguravano nel XIX secolo i sostenitori di una società migliore per i meno abbienti, gli italiani forti dell’esperienza del “tecnico “ Monti preferiscano che “l’amministrazione delle cose” sostituisca finalmente “il governo degli uomini”.
Agenzie di rating: situazione europea da gennaio 2008 ad agosto 2011

24 febbraio 2012

Vajont oscurato - Bergführer bedrohen die Netzfreiheit

Guide alpine minacciano la libertà in rete

di Henning Steier
Pubblicato in: Svizzera il 22 febbraio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero
Testata Neue Zürcher Zeitung

Immagine del cimitero di Longarone

Un giudice ha ordinato a 226 provider italiani di oscurare il sito vajont.info, poichè avrebbe diffamato i politici Maurizio Paniz e Domenico Scilipoti. Gli oppositori vedono in pericolo la libertà di informazione.

Nel mese di ottobre la pagina italiana di Wikipedia aveva scioperato. Gli autori della enciclopedia protestarono allora contro un progetto di legge, che prevedeva l’obbligo per i gestori di siti web di correggere i contenuti privi di commenti entro 48 ore nel caso in cui qualcuno potesse ritenerli offensivi nei propri confronti. La proposta di legge non andò in porto. Ora però un giudice di Belluno ha deliberato che 226 provider oscurino l’accesso alla pagina web vajont.info, perchè due politici si sono sentiti feriti nell’onore.

Pietra dello scandalo è la seguente frase: “E se la mafia è una montagna di merda… i Paniz e gli Scilipoti sono guide alpine”. I due politici fanno parte dello stesso schieramento politico di destra, ma non sono certo coinvolti nella criminalità organizzata.

Dai Giornali dell'epoca la notizia della tragedia del Vajont

1900 vittime

Il Webmaster Tiziano Dal Farra, gestore del sito di vajont.info, ha come principale scopo quello di diffondere informazioni sulla catastrofe del Vajont. Nel 1963 in seguito all’esondazione del lago artificiale Vajont, causata da una frana nella diga che la svuotò quasi completamente, perirono circa 1900 persone. L’ondata di acqua che ne fuoriuscì distrusse completamente il paese di Longarone. Tutti gli imputati colpevoli furono condannati nel 1969 a molti anni di prigione. La struttura della diga è ancora in piedi nella valle che si trova a 100 chilometri a nord di Venezia, ma l’invaso non è più stato riempito.

Il giudice non si è limitato ad ordinare l’oscuramento dell’intero sito Web, ma anche di altri siti che consentono l’accesso ad esso. E’ stato Maurizio Paniz a chiedere l’intervento del giudice. Tra gli altri provider italiani è stato ordinato anche l’oscuramento della pagina Torrent di The Pirate Bay, ma non per il reato di villipendio, bensì perchè sostiene la difesa dei diritti d’autore: la cosiddetta tecnologia Bittorrent viene spesso utilizzata per la diffusione di contenuti protetti.
Diga del Vajont vista da Longarone

Violata la libertà di informazione

Fulvio Sarzana, che gestisce un blog italiano che si occupa di diritto ed internet, la vede nera: “A prescindere da questa vicenda appare chiaro che questo provvedimento viola il diritto all’informazione dei cittadini italiani. Interi giornali, blog e portali di informazione potrebbero sparire dal web”.

Il messaggio che qualche attivista di Anonymus ha lasciato sul sito del politico Maurizio Paniz ha toni decisamente più accesi: “Wikileaks dice che l’informazione deve essere libera, e voi cari avvocati oltre ai soldi e alla reputazione, un po’ di sana libertà non ve la volete godere? A quanto pare no, quindi abbiamo deciso di farvi incazzare un bel po’ iniziando un lungo processo di attacchi”. Attualmente il messaggio è sparito e non si conoscono nuovi ulteriori attacchi.
Anonymus attacca il sito di Paniz

Ein ganzes land auf hoher See - Un intero paese in alto mare

Capitan Monti, il meno peggio? Italiadallestero Il Fatto Quotidiano

Un intero paese in alto mare
Un’Italia in bilico – tra metafore, sollievo e malcontento

Testata: NZZ
Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012
Articolo originale di: Franz Haas
Traduzione di Claudia Marruccelli e Francesco Costantini per Italiadallestero
Pubblicata sul Fatto Quotidiano
Mario Monti alla guida del paese

Dopo aver accolto le dimissioni di Berlusconi di tre mesi fa come una liberazione, la maggior parte degli italiani esprime simpatia per il successore Mario Monti e il suo governo d’emergenza – ma anche diffidenza. Probabilmente Monti resterà in carica ancora un anno, poi di nuovo sarà tutto da decidere.

Negli ultimi tre mesi in Italia si sono succedute numerose calamità che hanno sconvolto il paese: subito si sono cercate metafore per mettere a contronto gli sconvolgimenti della natura con quelli della politica. Quando, a novembre, Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni e ancora non ci eravamo ripresi dall’alluvione, era d’obbligo l’immagine del diluvio universale e Mario Monti appariva come il salvatore della situazione. Quando due mesi più tardi un inetto capitano ha fatto naufragare una nave da crociera, ha fatto il giro del mondo l’immagine allegorica della nave stato, che si salva da disgrazie simili grazie al nuovo timoniere. Monti aveva assunto l’incarico da neanche tre mesi, guidando la nazione tra gli iceberg dell’economia mondiale, quando la penisola sprofondava improvvisamente nella neve, e quindi calzava a pennello l’immagine simbolica del capitano in bilico.
Monti e Berlusconi a confronto

Una squadra di tecnici?

Tuttavia è in questa situazione d’emergenza che si è manifestata la popolarità del nuovo capo di governo; nessuno gli ha voluto seriamente addossare la colpa dei treni bloccati dal ghiaccio. Se Monti gode ancora di un così grande consenso, è certo per le sue qualità, ma ancor più per la misera performance del suo predecessore. Molti italiani si sono sentiti testimoni di un miracolo, nelle prime settimane dopo il cambio di governo. Era quasi da non credere che l’indecente Berlusconi avesse lasciato il posto a un vero signore, che a Bruxelles fa la sua bella figura accanto a Merkel e a Sarkozy. Monti e la sua squadra saranno pure degli anonimi tecnici, come ha scritto su La Repubblica Michele Serra, “ma se pensiamo ai loro predecessori, vorremmo baciare la terra su cui camminano”. C’è da dire che anche la sinistra ha contribuito alla perdita della morale nell’esercizio della propria responsabilità, alimentando tra le generazioni un senso di prevaricazione, che oggi impedisce di mobilitare le forze innovative del paese di fronte alla concorrenza internazionale.
Anche le statistiche rivelano la necessità di un salvatore: l’80% degli italiani aveva fiducia in Monti quando ha assunto l’incarico. Ora, dopo le rigide misure di risparmio e gli improvvisi aumenti in concomitanza con l’inizio del nuovo anno, rimangono comunque al di sopra del 60%. “Questo dovrebbe preoccuparmi” ha commentato Monti con la solita ironia, sminuendo il favorevole sondaggio. E nonostante il fatto che nell’ultimo periodo stia crescendo un rafforzato malcontento proveniente da molte parti – non solo dalla Lega Nord e dai pendolari bloccati dalla neve – a prevalere è comunque il sollievo per la fine dell’imbarazzante e rovinosa azione di Berlusconi e della sua corte.
Come accade ovunque dopo un cambiamento storico, anche in Italia si parla con raccapriccio del recente passato, su pubblicazioni di ogni tipo. In questi lavori intellletuali di riassetto, le simpatie vanno quasi senza eccezioni al nuovo e il pensiero comune è ora: “L’abbiamo scampata bella ancora una volta (speriamo)”. Questo vale anche per quel dizionario dal titolo “Così parlò il Cavaliere” scritto da due attenti giornalisti del Corriere della Sera, che contiene le uscite più grottesche di Berlusconi. C’è meno da ridere nel volume “L’opera italiana da due soldi”, del giurista e pubblicista Franco Cordero, che analizza “la grottesca opera buffa” di Berlusconi e il suo personaggio: “Più antiliberale di Mussolini, paranoico come Hitler, peggiore di Mackie Messer”.
Il confronto con Mussolini si evidenzia anche in un monologo teatrale che l’attore Fabrizio Gifuni sta portando in tournée per l’Italia. Il testo si compone unicamente di estratti dalla parodia sul fascismo di Carlo Emilio Gadda “Eros e Priapos”, in cui sembra di riconoscere esattamente alcune delle dichiarazioni di Berlusconi. Tuttavia il biasimo al deposto ex politico non va sempre di pari passo con le lodi al nuovo. Quando nel quotidiano di estrema sinistra Il Manifesto il docente di letteratura Alberto Asor Rosa si è espresso in maniera tiepida in difesa di Monti, è stato prontamente criticato dall’altrettanto anziana e famosa Rossana Rossanda. Anche polemici blogger e schiere di frequentatori di Facebook e Twitter non vedono grosse differenze tra “la commedia di basso livello di Berlusconi e il falso cabaret di Monti”.
Umberto Eco ha pubblicato nella sua colonna sull’Espresso, sotto forma di piccante raccontino divertente, una difesa di Monti e una sgridata ai suoi detrattori: lo scrittore paragona il nuovo capo di governo a un’altruista prostituta che in tempo di guerra si concede al nemico per il bene comune e a causa di ciò è vittima dell’ipocrita ribrezzo dei suoi connazionali. Tuttavia l’ironica allegoria di Eco ha effetto limitato e cambierebbe poco nell’opinione di quella arrabbiata casalinga che in fila davanti a noi per pagare il bollo dell’auto brontola, “quel maledetto Monti” dovrebbe pagarlo lui questo salato aumento. Infatti la situazione è diventata difficile per gli italiani con reddito medio, mentre la massa di coloro che vivono sotto la soglia di povertà è aumentata drasticamente. Lo scrittore Raffaele La Capria vede Roma come un turbinio di mendicanti simile a Benares.
La disoccupazione in Europa nel 2011

Le aride cifre della realtà

La realtà è ben altro e arriva con aride cifre. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 30%, in alcune regioni il 50%. E la bacchetta magica di Mario Monti deve darsi da fare in primis in questo campo, per fare colpo anche sui sindacati di sinistra. Attualmente questi sono le uniche vere forze di opposizione, che si oppongono al governo con scioperi e puntano i piedi contro una possibile riforma del lavoro. Con ciò spesso difendono solo quei lavoratori già a bordo di una barchetta piccola, ma sicura; in questo modo impediscono ai giovani precari e ai disoccupati cronici di ottenere una qualsiasi sicurezza, anche minima.
Nelle trattative con i sindacati il distinto professor Monti e i suoi collaboratori non sempre mostrano il tatto dovuto. Recentemente Monti ha parlato con noncuranza della “monotonia del posto fisso” e ha voluto rendere gradevole “la sfida del cambiamento” ai disoccupati. Il popolo, scandalizzato da questa dichiarazione, ha comunicato via Twitter che uno stipendio di 800 euro al mese non è il massimo come cambiamento.
Peggio ancora sono state le sfacciate affermazioni del 37enne viceministro del lavoro che non è responsabile di quella sua aria arrogante, ma di certo lo è rispetto a ciò che dice. “Chi non si è ancora laureato a 28 anni” ha dichiarato in una trasmissione televisiva è “un povero sfigato”. Questo ragazzotto dovrebbe sapere in realtà che circa un terzo degli studenti italiani a stento riesce a mantenersi con piccoli lavoretti, che le tasse universitarie sono esorbitanti (le più alte in Europa dopo l’Inghilterra) e che in Italia le borse di studio sono praticamente inesistenti. Claudio Magris, comunque ben disposto verso il governo Monti, ha scritto nel Corriere della Sera che regalerebbe volentieri al capo di governo il David Copperfield di Charles Dickens, così che possa farsi un’idea di quanto sia importante un po’ di sicurezza per i giovani, per “crescere con dignità” senza essere tormentati da “desideri ed umiliazioni” come il povero David Copperfield.
Mario Monti si è scusato a lungo per la sua sfortunata uscita sulla monotonia del posto fisso. Silvio Berlusconi personalmente non ha mai smentito le sue scandalose esternazioni, anzi al contrario ha spiegato che le sue parole erano state travisate. Quindi non c’è da meravigliarsi che il nuovo capo di governo appaia alla maggior parte degli italiani come un miracolo, il cui effetto è ancora incerto. Se volessimo veramente trovare una metafora per la situazione attuale, allora ecco che calza a pennello la seguente espressione: “Siamo ancora in alto mare” nel senso però che nulla è stato ancora deciso. Capitan Monti guiderà il paese probabilmente ancora per un anno, poi al timone si piazzeranno di nuovo i politici, i partiti e le loro dispute. E, se siamo ancora in alto mare, non si esclude nemmeno il ritorno del detestato berlusconismo.

Così parlò ... Umberto Eco

Casa e Chiesa - Rome sonne le glas de l'immunité fiscale de l'Eglise

Roma decreta la fine dell’immunità fiscale della Chiesa

di Ariel Dumont
Pubblicato in: Francia il 16 febbraio 2012
Testata: MyEurope
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero


Che coraggio Monti! Invitato alla cerimonia ufficiale, organizzata dal Vaticano per celebrare l’anniversario dei Patti Lateranensi, il presidente del Consiglio ha offerto alla Chiesa un regalo di compleanno avvelenato: la fine dell’esenzione dall’imposta sugli immobili, esclusi i luoghi di culto.

Condannata alla gogna dall’opinione pubblica italiana, che le chiede di partecipare allo sforzo collettivo in questo periodo di carestia economica, la Chiesa difende il suo patrimonio con denti e artigli, e assicura che alla fine, questa tassa porterà [alle casse dello Stato] solo poca roba. Per lo meno è questa l’opinione sostenuta da Avvenire, quotidiano della CEI, secondo cui l’ammontare che la Chiesa dovrebbe versare allo stato italiano ammonterebbe a un centinaio di milioni di euro.

L’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ribatte che è un dato sbagliato, e che il conto ammonterebbe ad una cifra compresa tra 700 milioni e un miliardo di euro. Sempre secondo l’ANCI, la Chiesa sarebbe proprietaria di almeno 100 000 edifici, di cui 9 000 scuole, 26 000 strutture religiose e circa 5 000 strutture sanitarie (ambulatori, cliniche, ospedali, case di riposo).

Da parte sua, l’associazione di ricerca e sviluppo sociale Ares valuta un mancato introito pari a 2.2 miliardi di euro all’anno, una cifra simile a quella segnalata dalle agenzie fiscali. Ma è proprio questa battaglia di numeri che costituirà un serio problema per gli ispettori del fisco, tanto più che il loro margine d’azione per recuperare il dovuto è molto ristretto.


La solidarietà ha i suoi limiti

In pratica il fisco potrebbe inviare i suoi ispettori, come ha fatto recentemente nella poco proletaria stazione sciistica di Cortina D’Ampezzo. Solo le rare chiese che godono dell’extraterritorialità potranno sfuggire a questa tagliola. Ma è difficile immaginare il cattolicissimo governo Monti che sguinzaglia i suoi ispettori nelle proprietà della Chiesa per costringere la curia a passare le forche caudine del fisco.

La cosa più semplice sarà riunire attorno un tavolo i rappresentanti della Chiesa e quelli del fisco per stendere la lista degli immobili e calcolare l’ammontare dell’obolo annuale che la Chiesa dovrà versare. Ciò tenendo conto dei limiti imposti dall’emendamento che prevede l’esenzione per i luoghi di culto, gli oratori, le mense per i poveri …

Presa alla sprovvista, la Chiesa italiana si trova in imbarazzo e non vuole apparire avara del suo denaro e non solidale con uno Stato italiano oggi squattrinato, che per anni l’ha generosamente agevolata, chiudendo pudicamente gli occhi sulla sua fortuna. “Prenderemo il tutto in esame con attenzione e vivo senso di responsabilità”, ha spiegato il cardinal Bagnasco, presidente della CEI. Aggiungendo anche “che occorre tener conto del valore sociale delle istituzioni no profit”. L’avvertimento è chiaro: la Chiesa non si lascerà svuotare le tasche facilmente.


Bruxelles non dà via d’uscita

In ultima analisi la Chiesa italiana, come il fisco, ha un risicato margine di manovra dato che il governo Monti non può fare marcia indietro. L’Unione Europea, a cui il Partito Radicale ha fatto ricorso nell’ottobre del 2010, minaccia la penisola di estrarre il cartellino rosso.

Secondo Bruxelles, l’esenzione concessa alla Chiesa italiana in materia di imposta comunale sugli immobili costituisce un aiuto indiretto dello Stato, che rischia di essere pesantemente sanzionato. A maggio ci sarà il verdetto, con il rischio per l’Italia di una multa salata e l’obbligo per i sindaci di recuperare dalla Chiesa gli arretrati fino al 2005.

Mario Monti, ex commissario europeo per la concorrenza sapeva che l’unico modo per evitare gli strali di Bruxelles era agire d’anticipo. Il procedimento così dovrebbe essere interrotto. Dopo aver annunciato la tassazione dei beni della Chiesa, mercoledì sera [Monti] ha chiesto all’attuale Commissario per la concorrenza, Joaquin Almunia, di sospendere il procedimento [di infrazione].

22 febbraio 2012

Entspannt Euch Deutsch! - Relax tedeschi!

Monti salva l’Europa


Mario Monti, fresco uomo di copertina del Time, è a prima vista il pacioso vecchietto della porta accanto. Eppure è da questo pacioso vecchietto, fresco di tourpromozionale americano, che dipendono i destini dell’Eurozona tutta. Da lui e da un rilassamento della sempre tesissima politica dell’inflessibilità tedesca, opinano anche al Sole24Ore sulla scia di questo misurato articolo di Zeit.
Una simile politica di “rigore, rigore e ancora rigore con l’accetta” potrebbe “prima o poi provocare una violenta reazione di rigetto.” Non c’è dubbio. “I morti non pagano i debiti,” ha ricordato tempo addietro la presidentessa di una nazione dieci anni fa in ginocchio, l’Argentina. “Per onorarli è necessario prima crescere.”
E’ bene tuttavia che Monti si mostri più tedesco in patria di quanto non dia l’impressione di essere in Europa, maneggiando con più perizia la teutonica ascia da battaglia contro evasori, delinquenti e corrotti. Il compito di Monti, in Italia, è quello di riallacciare lo sfilacciato tessuto sociale e unire la popolazione in un’unica grande Teutoburgo contro i veri nemici della crescita.
Errori di strategia (anche comunicativa) come le crociate contro articolo 18 e bamboccioni non fanno altro che vanificare ’azione di governo nella coscienza collettiva, vilificandone la portata. Non serve disotterrare l’ascia contro il mammone 30enne senza lavoro nè pensione: lui la faccia schiacciata sul cippo ce l’ha già da un pezzo, e di certo non si mette a leggere Time Magazine per tirarsi su di morale. E’ troppo impegnato a non pensare alla scure gelida che preme sul suo volto mentre suda freddo.

di Lillo Montalto Monella


Tedeschi, rilassatevi!

L’Italia del dopo Berlusconi ne ha abbastanza delle ramanzine di Berlino.

di Birgit Schönau
Pubblicato in Germania il 22 gennaio 2012
Testata: Die Zeit
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italiadallestero e Il Fatto Quotidiano

Lunedì pomeriggio, aeroporto Leonardo da Vinci a Roma. Al cancello d’imbarco la coda al check-in si allunga sempre più. Due tedeschi perdono la pazienza e iniziano ad inveire. Uno dei due urla in un italiano storpiato: “Solo in Italia c’è questo casino!”. Allora un italiano si gira verso il brontolone e visibilmente irritato gli dice: “Germans never change”, “I tedeschi non cambiano mai” scandendo in inglese ogni singola parola, “Voi credete di saper sempre tutto, ci guardate sempre dall’alto in basso”. I due tedeschi ammutoliscono imbarazzati e l’italiano allora li lascia perdere. Entrambi viaggiano verso destinazioni diverse quindi nessuno di loro può sentire il capitano dell’aereo della Lufthansa diretto a Düsseldorf che al microfono, per salutare i passeggeri, dice: “Tra mezz’ora dovremmo decollare. Ma con gli italiani non si sa mai”.

La sua ultima possibilità: "Hai voglia di fare Bunga Bunga?"
L’episodio risale al periodo in cui il governo Berlusconi era in agonia. Allora l’Europa rideva dell’Italia e la Germania forse rideva un po’ di più. La terza potenza economica d’Europa era nota soprattutto per i retroscena del Bunga Bunga, certo non senza colpe, e quindi da molto tempo non veniva più presa sul serio. Un paese da barzelletta. Una volta la Merkel e Nicolas Sarkozy hanno addirittura preso in giro in pubblico il loro partner europeo. A fine ottobre, in occasione di una conferenza stampa nell’ambito di un vertice europeo a Bruxelles, fu chiesto ai due cosa pensassero del programma di riforme di Berlusconi. Il francese e la tedesca offrirono ai giornalisti una scenetta da cabaret assolutamente spontanea. Si sono scambiati sguardi eloquenti, hanno fatto delle smorfie e sorriso ironicamente. Ciò che a Bruxelles è stato interpretato come un intermezzo goliardico in Italia è stato considerato come un’offesa alla nazione, come “un oltraggio e un’ingiustificata umiliazione”, secondo quanto dichiarato dall’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Risatine tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy
La cancelliera non ha mai criticato apertamente Berlusconi, ma ha continuato a ignorare lui e l’Italia. I rapporti bilaterali tra le due nazioni sono stati gelidi esattamente come i rapporti personali tra la figlia del pastore evangelico della Germania orientale e il triviale battutaro lombardo. Quindi, per tutti gli italiani governati da Berlusconi, i tedeschi sono la personificazone di quelle virtù che indubbiamente mancano alla casta politica romana: senso dello Stato e del bene comune, riservatezza, integrità morale.

Simbolo delle virtù prussiane
Ora da due mesi l’Italia è governata da un uomo che, oltre a queste caratteristiche, possiede anche anche altre qualità che alla Merkel mancano. Una certa elasticità, per esempio, profonde conoscenze specifiche in campo economico e la determinatezza decisionale che ne deriva. Gli italiani trovano divertente che i media tedeschi classifichino Mario Monti e il nuovo capo della BCE Mario Draghi come “italiani di Prussia”: le virtù prussiane come la disciplina e la forza di carattere erano decantate già al tempo dei romani 1.700 anni fa. Monti si era appena insediato a Palazzo Chigi, che l’immagine da leader irreprensibile di Angela Merkel cominciava a sgretolarsi. Da faro nella nebbia si trasforma in una maestrina che bacchetta sulle dita i disubbidienti della classe e non si accorge per nulla che qualche volta proprio loro hanno le idee migliori.

Quando Berlusconi con sollievo di tutti si è dimesso, a Roma si è indicata immediatamente la Germania come principale problema per l’Europa. In Germania si fa politica “con il barometro dei voti” ha dichiarato Giovanni Moro, figlio di Aldo Moro, lo statista democristiano assassinato [nel 1978]. “La Germania della Merkel compromette con il suo rigido dogmatismo non solo l’euro, ma l’intera Unione Europea” scrive una giornalista vicina a Monti. “L’immagine della Germania come nazione leader è compromessa: Berlino comanda ma non dirige”.

Copertine a confronto
A Roma si diffonde la sensazione che in Italia si sia capaci di fare altro, in Germania no. Sin dalle sue prime interviste pubblicate sui giornali stranieri, Mario Monti si è dichiarato entusiasta della Scandinavia. I meriti dei paesi nordici sarebbero stati presi troppo poco in considerazione finora. “Inoltre osserviamo che laggiù ci sono un sistema sociale che funziona e un mercato di gran lunga più forte e competitivo dell’eurozona”. L’Europa non deve necessariamente guarire alla maniera tedesca, questo era il messaggio che si voleva trasmettere. Ci sono anche altri modelli.

Con Monti l’Italia ha riacquistato sicurezza. Nel giro di pochissimo tempo sono stati varati riforme e un pacchetto di misure di austerità decisivi, tagliati i privilegi e perseguiti gli evasori fiscali. Sembra che il berlusconismo sia lontano anni luce. Il programma di austerità è in pieno svolgimento. Per i protestanti del nord, che come è noto devono portarsi dietro i propri peccati fino al giudizio universale, tutto questo è troppo veloce. Ma l’Italia è già oltre. E mentre si poteva ignorare senza problemi il pagliaccio Berlusconi, Monti si sta dimostrando una persona seria e un critico da non sottovalutare.

La settimana scorsa, in occasione del suo primo incontro ufficiale con la Merkel a Berlino, Monti ha fatto qualcosa che Berlusconi non avrebbe mai osato fare: ha fatto delle precise richieste alla collega tedesca. Ha chiesto che la Germania e la Francia non si comportino più in maniera “troppo autoritaria”. Ha ricordato a entrambi i potenti partner i loro errori nella politica europea e ha avvisato la Merkel di un possibile malcontento ostile ai tedeschi in Italia, nel caso in cui Berlino non riconosca gli sforzi del suo governo. In Italia la Germania è vista come “leader dell’intolleranza interna all’Ue”, ha spiegato Monti, aggiungendo abilmente che lui lavora per un’ Italia che dovrebbe assomigliare alla Germania, poichè “io ho una sensibilità molto tedesca”. Le lodi della Merkel per la politica di riforme di Mario Monti sono state accolte con sollievo a Roma, anche se con un po’ di fastidio per il fatto che queste lodi arrivano sempre guardando dall’alto in basso. In questa settimana perciò Monti è stato un po’ più chiaro: “La cultura della stabilità portata avanti dalla Germania è degna di stima” ha detto al Financial Times, “ma quanto più i paesi indebitati dimostrano di aver compreso la legge della disciplina, tanto più i tedeschi dovrebbero rilassarsi.”

L'eroe di Teutoburgo: Herman  der Cherusker
I tedeschi hanno dovuto mandar giù l’amichevole lavata di capo degli italiani. Viceversa questa consuetudine era già nota da tempo. Il nazionalismo tedesco a differenza di quello italiano è ben consolidato. La vittoria dell’ esercito germanico sulle legioni romane nella foresta di Teutoburgo è un episodio fondamentale per la propaganda del patriottismo storicizzante tedesco del 19° secolo; in seguito i nazisti elessero Arminio, condottiero della tribù dei Germani Cherusci, cresciuto in realtà con un’educazione romana, a eroe simbolo della nazione tedesca. Per molto tempo essere tedesco voleva dire soprattutto non essere italiano. Come Martin Lutero fuggì da Roma peccatrice, così secoli dopo gli apostoli moralizzatori dei media tedeschi abbandonarono Berlusconia.

Invece lo stile di vita italiano è stato imitato diligentemente dai tedeschi. Pasta, aceto balsamico e olio d’oliva sono molto apprezzati sia a nord che a sud delle Alpi e in Germania si vendono più macchine per il caffè espresso di quante non se ne vendano in Italia. A volte sembra che i tedeschi siano più italiani degli italiani. Cosa succederà ora che d’improvviso gli italiani vogliono diventare più tedeschi dei tedeschi? Entrambe le cose non possono che giovare all’Europa.
Tipicità italiane