26 gennaio 2012

Se lo Spiegel ci dà degli Schettino | Italiadallestero | Il Fatto Quotidiano

Se lo Spiegel ci dà degli Schettino | Italiadallestero | Il Fatto Quotidiano

L'articolo dello Spiegel tradotto in italiano e pubblicato su L'Unità


Omissione di soccorso all’italiana.

Già a scuola impariamo che il carattere nazionale è un’invenzione del passato e che gli stereotipi sulle nazioni sono un’idea antiquata. Ma è davvero così? Riflessioni anacronistiche sull’odissea di un capitano italiano.

Testata: Der SpiegelAutore: Jan Fleischhauer
Data di pubblicazione: 23 gennaio 2012
Traduzione di Claudia Marruccelli e Isabella Rossi per italiadallestero.info

L'articolo dello Spiegel sulla tragedia della nave Costa. La traduzione è a cura di Claudia Marruccelli e Isabella Rossi per italiadallestero.info


Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso?

Un personaggio così lo si conosce in vacanza al mare. E’ un uomo dalle azioni plateali e che gesticola mentre parla. In linea di massima si dimostra innocuo, ma non lo si dovrebbe fare avvicinare troppo ai macchinari pesanti.

Fare “bella figura” si chiama lo sport nazionale italiano che consiste nel dare una buona impressione di sé. Anche Francesco Schettino voleva fare bella figura, ma si è trovato in mezzo uno scoglio. D’accordo, questa era una mossa davvero scorretta. Abbiamo da tempo perso l’abitudine di mobilitare stereotipi culturali nei giudizi espressi nei confronti dei nostri vicini. E’ considerato un modo retrogrado o, peggio ancora, razzista (anche se, tanto per rimanere in tema, non è del tutto chiaro fino a che punto l’italianità possa già di per sé costituire una razza).

Il carattere nazionale è un po’ come le disparità fra i sessi. Anche se sono state abolite da tempo, nella vita quotidiana ci andiamo a sbattere continuamente contro. Basta trascorrere un solo pomeriggio all’asilo per mettere in discussione tutto ciò che la pedagogia illuminata ci ha insegnato sulla costruzione sociale del genere maschile e femminile. Effettivamente c’è tutto un mercato clandestino che campa in maniera più che discreta sulla differenza tra Marte e Venere e su come affrontarla.

A tale istruzione per l’uso fa da pendant la guida turistica che ci introduce nelle caratteristiche proprie, e quindi nella tipicità, di una cultura straniera. In qualche modo, almeno mediaticamente, continua a nascondersi in noi l’unno. Sono soprattutto i tedeschi ad avere un problema con le attribuzioni culturali. Per esempio gli inglesi ci considerano da sempre non particolarmente dotati di senso dell’umorismo, nonostante anni di satira e cabaret di artisti importanti come Mario Barth, o Achtung Kabarett, Hagen Rether. I francesi, invece, prendono in giro la cucina britannica e i belgi la presunta avarizia degli olandesi.

Noi conosciamo il carattere nazionale solo in senso negativo, come autoaccusa. Appena saltano fuori da qualche parte un paio di ragazzi che sbraitano stupidità, imperversa sulla stampa il sociologo ed esperto in conflitti Wilhelm Heitmeyer, e spiega perchè la pace sociale sia in pericolo (“situazione esplosiva”) e che incombe una ricaduta. In un modo o nell’altro, fino ad oggi è rimasto in noi l’unno che aspetta solo di tornare a battersi. E stranamente funziona sempre. Non occorre scomodare la genetica, per arrivare alla conclusione che le nazioni si distinguono tra loro. Esistono infatti motivi climatici e anche la lingua ha la sua importanza.

Normalmente questo è secondario, ma nessuna politica dovrebbe basarsi sulla considerazione che le frontiere conservano il loro significato solo in senso figurato. Cosa può succedere quando per motivi politici si trascura la psicologia dei popoli, lo evidenzia la crisi monetaria, che in questi giorni abbiamo perso di vista solo perchè “l’uomo nel castello” ha accentrato tutta l’attenzione su di sé. Lo scoglio davanti alla nave qui sono i tassi d’interesse del mercato.

Difetto congenito dell’euro? La camicia di forza per culture diverse Se ora dappertutto si parla delle diverse capacità di prestazione dei paesi, allora questo è un modo pulito per affermare che alcuni stereotipi hanno, invece, la loro fondatezza. Il difetto congenito dell’euro è stato racchiudere così tante diverse culture economiche nella camicia di forza di un’unica moneta. Per riconoscere che la cosa non poteva funzionare non era necessario aver studiato economia politica, sarebbe bastata una visita a Napoli o nel Peloponneso.

Adesso si cerca disperatamente una soluzione. La risposta della cancelliera è che tutti diventino come noi. Si vedrà come andrà a finire. Le nazioni possono cambiare. Questa, volendo, è la consolazione. Gli italiani duemila anni fa dominavano su un impero che si estendeva dall’Inghilterra all’Africa. I tedeschi, nel frattempo, hanno difficoltà a garantire il traffico ferroviario quando c’è troppa neve e ghiaccio. Talvolta ci vuole, infatti, molto tempo per sfatare alcuni stereotipi. A volte più di una generazione.

Jan Fleischhauer

Fine di un sogno

Costa Concordia giace ferita a morte sugli scogli dell'Isola del Giglio

Cosa resta dell’illusione dell’assoluta sicurezza sulle navi da crociera? Nell’incidente di fronte all’isola del Giglio sono morte delle persone – e un sogno è stato sepolto: le vacanze in una gigantesca meraviglia della tecnica, lontano dalle preoccupazioni, liberi dalle paure, e con un numero di attrazioni sempre maggiore.
Per lungo tempo è stato un privilegio dei ricchi e dei nababbi. Godersi le bellezze del mondo lontano dal sudiciume e dai rischi. Farsi trasportare sul mare, su di una nave, in mezzo ai propri simili, rilassarsi al sole sul ponte, la sera cenare in modo raffinato. I giganti delle crociere hanno recentemente reso il lusso alla portata di quasi tutti. Le compagnie contavano sul fatto che presto sarebbe diventato un sogno per milioni di persone.
Più il mondo appare pericoloso, più le offerte diventano allettanti: vacanze verso lidi lontani senza pericoli e problemi. A terra: Tangeri, Tunisi, le Bahamas, Croazia o Italia – il mondo ridotto a brevi, escursioni organizzate, il bus climatizzato è lì al porto che aspetta, davanti siede la guida turistica poliglotta e il conducente, cintura nera di Karate, esperto in questioni di sicurezza. A bordo: tre discoteche, cinema, teatro, sale da gioco, boutique, campi da tennis, piscine e cibi per palati sopraffini. Lusso per tutti!
All’inizio arrivavano solo le persone di una certa età. Già da un bel po’ anche i giovani vi prendono parte. Gli organizzatori affermano che l’età media dei partecipanti è appena al di sopra dei 35 anni.

Protagonisti della famosa serie televisiva "Love Boat"
 A bordo tutto deve essere come sulla “Loveboat” della TV

I passeggeri pagano e i volumi d’affari delle società armatrici raddoppiano di anno in anno. E perchè non dovrebbe essere così? Chi vuole passeggiare da solo attraverso Tunisi o a Napoli? Difendersi dai mendicanti, dai borseggiatori? Vedere i cumuli di spazzatura? Non ce n’è bisogno, dicono i comandanti. Vieni da noi, non costa poi molto. Sette giorni nel Mediterraneo, Civitavecchia, Livorno in Italia, Nizza e Marsiglia in Francia, Barcellona in Spagna, e di nuovo Italia, Napoli e Civitavecchia, 2371 chilometri di lusso per soli 1000 euro. Offerte eccezionali che consentono di pagare fino alla metà del prezzo. Non si fa affidamento su piccole barchette. Si tratta dei giganti dei mari, con 3.000, 4.000 addirittura 5.000 passeggeri. Una piccola città galleggiante di duecento metri. E a bordo vi è tutto ciò che si cerca: boutique e casinò. Un capitano come nella serie televisiva che la sera, prima della cena, fa gli onori di casa in alta uniforme.

La Love Boat tedesca "Traumschiff"

L’orrore era grande, l’ingenuità anche
Il comandante vuole fare felici anche un paio di persone a terra. Trascina il Gigante dei mari molto vicino alla costa della piccola isola del Giglio, per fare colpo su parenti e amici del capo cameriere. Molti dei suoi colleghi fanno così, si dice, è gentile! Una cortesia. E così questo eroe dei tempi moderni al timone commette un piccolo errore e la sua nave urta uno scoglio.
L’errore non perdona questa opera di alta ingegneria navale che si sgretola dietro la sua facciata di sicurezza. Il mondo fatto di incolumità si trasforma in orrore. In maniera tragica ed orribile muoiono delle persone. Alcuni erano bloccati dalle porte nelle loro cabine chiuse dalle chiavi elettroniche di sicurezza. Come è potuto succedere? Si cercano e si trovano i colpevoli, si pretendono e si promettono cambiamenti in futuro. Come sempre in occasione delle catastrofi. Quel che è certo è che l’incidente mortale in prossimità delle coste toscane ha suscitato più orrore di altre catastrofi simili. Un aereo può precipitare; un traghetto può affondare, questo è tragico, ma è così. Ma la nave dei sogni? Può affondare così facilmente? Com’è possibile? Non dovrebbe, ma è accaduto. L’incidente davanti all’isola del Giglio ha portato via qualcosa anche a coloro che non erano a bordo: l’illusione della sicurezza totale nel galleggiante mondo dei sogni.
La nave da crociera vista dal satellite

20 gennaio 2012

Berlusconis Netz - La rete di Berlusconi

La rete di Berlusconi regge ancora

di Jörg Bremer
Pubblicato su Frankfurter Allgemeine il 12/01/2012
Tradottoda Claudia MARRUCCELLI per Italia Dall'Estero


In Italia un parlamentare è sospettato di essere il “referente politico nazionale” della mafia. La vicenda del politico del PdL rivela che Berlusconi può ancora contare sui suoi.

Silvio Berlusconi e Nicola Cosentino
Il parlamentare napoletano Nicola Cosentino, nipote di un boss della camorra e cognato di altri due camorristi, non andrà in prigione. Giovedì la maggioranza di governo, formata dal “Popolo delle Libertà” dell’ex premier Berlusconi e la Lega Nord, ha respinto alla Camera una recente mozione della Giunta per le Autorizzazioni. 309 deputati hanno votato per l’immunità di Cosentino e solo 298 si sono espressi a favore della proposta della procura, di detenzione preventiva del 53enne, sospettato di concorso esterno in associazione camorristica.
Già nel 2009 Cosentino era sfuggito all’arresto grazie all’appoggio dei suoi amici di partito. In effetti, più che un aiuto a Cosentino, si è trattato di una dimostrazione di solidità, a quanto pare riuscita, della vecchia maggioranza di Berlusconi rispetto al governo provvisorio del nuovo presidente del Consiglio Mario Monti.
E’ all’interno della Lega, in particolare che si sono avute aspre discussioni: inizialmente il capo del partito era riuscito a fatica ad acconsentire all’arresto di Cosentino. All’interno della commissione camerale dei deputati avevano votato anche due rappresentanti della Lega esprimendo con un solo voto di scarto il verdetto per la carcerazione di Cosentino e rendendo quindi necessaria la votazione del Plenum.
In conseguenza di ciò Berlusconi si era impegnato a favore di Cosentino, che era coordinatore regionale del suo partito, in colloqui riservati con i deputati della Lega e in un incontro privato con Umberto Bossi. Mercoledì sera Bossi aveva dichiarato che i deputati avevano libertà di scelta, non avendo lui stesso trovato, negli atti messi a disposizione dalla procura, prove di colpevolezza a carico di Cosentino

Cosentino e Papa in parlamento il giorno della "vittoria"
“Attività illecite”

In Italia la carcerazione preventiva è prevista solo in caso di pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. In una vicenda analoga dello scorso luglio, la Camera dei deputati si era espressa a favore dell’arresto di Alfonso Papa, deputato del PdL accusato di “attività illecite” svolte in un’associazione illegale. Immediatamente dopo la votazione, Papa era stato posto agli arresti. Attualmente è ritornato in libertà, in quanto la detenzione preventiva poteva durare nel suo caso solo cinque mesi, dato che la pena prevista per il suo reato non può superare i due anni di detenzione. Naturalmente il processo è ancora in corso. Giovedì i napoletani Papa e Cosentino si sono abbracciati in aula entrambi affermando la loro innocenza, e dichiarandosi, vittime come Berlusconi, di una procura che perseguita in particolare il PdL.
Questo però segna un cambiamento. L’ex capo di governo sicuramente ha tentato di proteggere la sua rete, di cui chiaramente Cosentino è una maglia. Forse il 75enne Berlusconi ha intenzione di ritornare al potere, anche se lo smentisce. Tuttavia il suo successore alla testa del PdL, l’ex ministro della giustizia Angelino Alfano, vuole un altro partito: nelle consultazioni comunali e regionali del PdL si stanno eleggendo nuovi rappresentanti locali non più sostenuti dall’appoggio del carismatico Berlusconi. Lo stesso Alfano vuole distruggere il potere e la rete creata da Berlusconi.
Anche la Lega Nord, da anni legata al PdL grazie all’amicizia tra Bossi e Berlusconi, si trova in un cambio generazionale. I giovani rappresentanti politici vogliono mandare in pensione il carismatico Bossi, classe 1941. Prima della votazione di giovedì avevano eletto come loro portavoce l’ex ministro degli Interni Roberto Maroni ed espresso la loro intenzione di revocare l’immunità a Cosentino. D’accordo con il pratico Maroni, si dichiarano il presidente del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Verona Franco Tosi, che vuole essere rieletto in primavera, e chiedono una Lega finalmente libera dai legami di amicizia con Berlusconi. Anche se giovedì non sono riusciti a far valere le loro posizioni, bisognerà fare i conti con questo gruppo.
E c’è di più: la Lega Nord è l’unica vera forza di opposizione al governo Monti. In occasione di un raduno di partito tenutosi a Milano, i fedelissimi di Bossi e l’ex ministro per le Semplificazioni legislative, Roberto Calderoli, hanno festeggiato “la nuova linea politica che finalmente libererà il nord dal ricatto del sud e da Roma”. Al contrario i leghisti più pragmatici, che hanno la responsabilità della politica a livello locale e regionale, vedono nella politica economica e finanziaria di Monti alcune soluzioni per le loro amministrazioni e si dicono disponibili ad una collaborazione funzionale tra Roma e le Regioni.

Malinocnico nominato dal governo Monti
Monti tace

Il terzo polo, il centro parlamentare del governo, e il Partito Democratico, volevano a priori la revoca dell’immunità di Cosentino. Su questo argomento al contrario Monti tace. In questi giorni ha già avuto a che fare con personaggi sospettati di corruzione: il segretario di stato Carlo Malinconico dopo la scoperta di presunti fine settimana in un albergo a cinque stella a Porto Ercole in Toscana a lui regalati, si è dovuto dimettere. L’imprenditore Francesco Piscicelli nel 2007 e nel 2008 aveva pagato i conti di Malinconico per un totale di 9800 euro. Piscicelli sospettato di corruzione negli appalti per il G8 all’Aquila nell’estate del 2009, nega le accuse. Malinconico si è dimesso dichiarando di averlo fatto per non danneggiare la credibilità del governo.
Riguardo a Nicola Cosentino, lo stesso ha dichiarato di essere nato nel luogo sbagliato. Casal di Principe in Campania è il cuore della Camorra. Cosentino è imparentato dalla nascita con un capo del clan dei Casalesi, lo zio Giuseppe Russo. Un fratello di Nicola Cosentino, si dice sia sposato con Mirella Russo, sorella del boss Domenico Russo, e un altro con una sorella del boss Costantino Diana. Già nel 2008 Cosentino socio di un’azienda per lo smaltimento di rifiuti, è stato accusato di aver preso tangenti per traffico e trattamento illegale di rifiuti tossici. Adesso non più considerato il coordinatore del Pdl a Napoli, bensì il “referente politico nazionale” della mafia al governo. Roberto Saviano, che nel suo libro Gomorra parla di questa mafia, in occasione dell’arresto di Michele Zagaria, capo del clan dei Casalesi, nel mese di dicembre, aveva dichiarato che la vicenda Cosentino avrebbe dato i suoi risultati: “Dopo la caduta del governo Berlusconi a novembre e il declino del potere di Cosentino a lui legato, qualcuno ha cominciato a collaborare con la procura”.

Arresto di Michele Zagaria, boss del clan dei Casalesi

Parcheggio Bici a Venezia

Secondo voi Comune di Venezia non ha fondi sufficienti per acquistare una rastrelliera bici ?
I bambini che frequentano una scuola materna della città lagunare, utilizzano in "comodato d'uso", la ringhiera della scuola.



Art. 28 del regolamento di Polizia Municipale di Venezia che regolamenta il transito delle Biciclette

4. Con provvedimento dirigenziale, su proposta dei quartieri e delle municipalità, sono individuate
le zone del territorio comunale in cui non è consentita la circolazione dei velocipedi a due ruote.
(area marciana, area del mercato di Rialto, Campo S. Bortolomio, Campo S. Salvador, Campo S. Rocco, Campo dell’Accademia, Campo Manin, Campo S. Angelo, Campo S. Fantin, Campo S. Luca, Campo S. Moisè)

5. Il provvedimento determina altresì limiti e modalità della circolazione dei velocipedi,
prevedendo in ogni caso che la circolazione nei campi di Venezia è consentita esclusivamente ai
bambini di età uguale o inferiore agli anni 8 e limitatamente si seguenti orari: dal 1 ottobre al 30
aprile dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00; dal 1 maggio al 30 settembre dalle 09.00 alle
13.00 e dalle 15.00 alle 20.00.

6. L’uso di velocipedi è comunque vietato nelle zone del centro storico indicate dal comma 4.

18 gennaio 2012

Ville e Crocefissi per Don Verzè

Italia : è morto l’intrigante, diabolico e ricco sacerdote Don Verzé

di Flora Zanichelli per France 89

Pubblicato il 10/01/2012
Traduzione di CLAUDIA MARRUCCELLI

Don Luigi Maria Verzé
 Quella di Don Verzé, o per essere più precisi il « Don manager », fondatore del San Raffaele, l’ospedale privato più importante d’Italia e morto pochi giorni fa, è una vicenda che ha suscitato grande scalpore. Una storia degna di James Bond, che racconta di un sacerdote megalomane, di lusso ma anche di lussuria.
La morte del Don, causata da un arresto cardiaco, è avvenuta il 31 dicembre scorso nel bel mezzo degli scandali e ha riacceso la paranoia nella penisola. Beppe Grillo scrive sul suo Blog :
« E' morto Don Verzè, aveva 91 anni e sembrava in ottima salute come a suo tempo Papa Luciani, per rimanere nell'ambito religioso, lascia il San Raffaele, uno dei simboli del potere terreno di Comunione e Liberazione, e un crack di 1,5 miliardi di euro. Dicono che a ucciderlo sia stato un arresto cardiocircolatorio dovuto allo stress per l'ipotesi di reati di bancarotta. [ … ] Anche se l'infarto fosse vero, nessun italiano ci crederà mai. Una domanda "Chi gli ha portato il caffè corretto?".
E’ successo tutto molto velocemente. All’inizio del mese di dicembre la trasmissione « Report » aveva dato il colpo di grazia. Tra le spese pazze del religioso, le sue torbide amicizie (in particolare quella con Silvio Berlusconi), il giornalista Alberto Nerazzini aveva anche ipotizzato una possibile implicazione dei servizi segreti militari. Sembrerebbe, in effetti, che Don Verzè avesse avuto a che fare con l’ex-comandante del Sismi, Niccolò Pollari, oggi indagato per peculato.

Papa Giovanni Paolo I, al mondo Albino Luciani
Due settimane fa, il settimanale Oggi aveva pubblicato una serie di foto del Don nella sua villa brasiliana, dove ovviamente si celebrava la messa ogni mattina e ci si faceva il segno della croce prima di mangiare.
Messo alle strette, il Don aveva pubblicato il 2 dicembre scorso una lettera in cui dichiarava di assumersi tutte le responsabilità morali e giuridiche di quello che stava accadendo al San Raffaele, per poi paragonarsi a Cristo in croce. Il tutto non senza ricordare che la struttura (oggi in bancarotta, anche se non è mai stata messa in discussione la qualità dello staff medico) non sarebbe mai nata senza di lui.
In Italia queste strane morti lasciano un gusto amaro, conseguenza di drammi irrisolti e di un sentimento di impunità sempre più ampio. La vicenda di Papa Luciani, per riprendere le parole di Beppe Grillo, è ancora ben presente nella memoria della gente, dopo più di trent’anni.
La morte del Don, la vicenda dei fondi neri e le altre accuse di corruzione hanno riacceso il dibattito riguardo le recenti inchieste sui gruppi di potere P3 e P4, ingigantendo il sentimento di sfiducia. Il Don se ne è andato con i suoi segreti e lasciando dietro di sé solo l’arcangelo Raffaele, i vigneti in Brasile e un inno per l’ospedale.

17 gennaio 2012

Agro Mafia: Truffe DOC

La “Agro mafia” incassa miliardi

Tradotto da CLAUDIA MARRUCCELLI
Pubblicato l'8 gennaio 2012 su News.de

La squisita bresaola fatta con carne di manzo proveniente dall’Uruguay, la cara mozzarella contiene ormoni della crescita e l’olio d’oliva “italiano” DOC è adulterato. La “Agro Mafia”, così viene chiamata la criminalità organizzata che opera in Italia nel campo degli alimentari, guadagna miliardi su miliardi.
Rapporto Eurispes sull'Agro Mafia
Stando agli studi delle associazioni dei consumatori e ai blitz delle autorità nel paese famoso per le sue specialità culinarie, la lista sarebbe molto più lunga: i “tipici” spaghetti italiani non arrivano dall’Italia, bensì da altri paesi, dove produrli costa meno, così come i fragranti biscotti che vengono prodotti con olio lubrificante e sui giornali compaiono sempre più spesso titoloni dedicati allo scandalo del vino edulcorato.
Il famoso quotidiano Corriere della Sera in un articolo pubblicato sul bilancio delle truffe della criminalità ha parlato di „attentato alimentare al Made in Italy “: sarebbe quindi in corso una “Truffa DOC” truffa a denominazione d’origine garantita, se si tiene conto che un terzo degli articoli alimentari messi in vendita come “italiani” viene prodotto con materie prime provenienti da altri paesi dell’area mediterranea. Alcuni scienziati in collaborazione con l’associazione della Coldiretti ha reso pubblico un corposo studio di numerose pagine.
Non si tratta solo della recente vicenda della „mozzarella blu“ contaminata da batteri e venduta a Frosinone, ma soprattutto del prezioso olio di oliva, il genuino “olio extra vergine d’oliva” spremuto a freddo di cui si decantano le virtuose qualità.


Questo è il caso pubblicato dal quotidiano romano „La Repubblica“ che ha scoperto, che oli „a basso costo“ provenienti dalla Tunisia, dalla Grecia, dalla Spagna o anche dal Marocco vengono miscelati a quello italiano spacciandoli quindi per italiani DOC.
„Mentre nelle tasche di dieci imprenditori che avevano creato un cartello economico, finivano 5 miliardi di euro all’anno, sulle tavole degli italiani finiva la truffa”, concludeva il giornale. La polizia di frontiera, la forestale e la finanza stanno ancora indagando, per stroncare questo affare d’oro.


Il rapporto della Coldiretti rivela a chiare cifre il volume d’affari dell’“Agro Mafia“ che si aggira per almeno 12.5 miliardi all’anno. E questa è solo una minima parte del fatturato di circa 220 miliardi di euro, che secondo le stime dell’Istituto Eurispes, la cosiddetta “Mafia AG” produce in Italia.
Organizzazioni mafiose come la Camorra, la ‚Ndrangheta e Cosa Nostra hanno creato una vera e propria „grande holding finanziaria“ in Italia, soprattutto nel settore agroalimentare che riguarda i prodotti di origine italiana, in cui gli investimenti illeciti della Mafia prendono sempre più piede accanto a quelli “normali”.
Chiaramente, proprio in tempo di crisi il consumatore che sta attento al prezzo finisce per accettare chi, pur di appagare la propria sete di denaro, offre per un paio di euro olio d’oliva spacciandolo per genuino nei supermercati.
E’ un settore, che le autorità osservano con molta attenzione. “Si tratta del bene di tutti, che riguarda tutti e che tutti siamo tenuti a difendere” ricorda Carmelo Maiorca del movimento Slowfood della Sicilia. Meglio acquistare direttamente dal produttore allora?

16 gennaio 2012

Nuovi orizzonti per salvare i risparmi.

Cassaforte sotto la piscina, casa a Berlino

I risparmiatori italiani svuotano i conti in banca

Di Kathrin Jone
Pubblicato su N-TV il 04 gennaio 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli

A causa del perdurare della crisi economica i Greci temono per i loro risparmi, quindi sempre più frequentemente chiudono i propri depositi bancari. Le banche cercano di attirarli con tassi da record, ma per i Greci la cassaforte di casa, collocata persino sotto la piscina, sembra essere la soluzione più sicura. Di fronte alle conseguenze della bancarotta anche in Italia serpeggia la paura. L’italiano però preferisce portare i suoi soldi in Germania.


Cassette di sicurezza in banca
 Si salvi chi può. Questo è questa la parola d’ordine tra la maggior parte dei risparmiatori in Grecia e in Italia. Le notizie quotidiane sulla crisi economica e nel contempo le incerte oscillazioni degli istituti di credito fanno talmente paura, da spingerli a ritirare dalle banche i propri soldi per metterli al sicuro. I libretti di risparmio, anche se aperti in una banca straniera, non fanno più per loro. Piuttosto chiedono di affittare una cassetta di sicurezza o piccole casseforti da tenere in casa, in cui tenere i soldi prima di portarli all’estero. La fantasia non ha limiti. „Un cliente mi ha persino raccontato, che si è costruito una cassaforte sotto la piscina“ riferisce un banchiere di Atene.
La paura più grande in Grecia è quella di rimanere con le spalle al muro. Per evitare la bancarotta, il paese spera di ottenere finanziamenti internazionali per 130 miliardi di euro. Senza questa nuova iniezione di liquidi  rischiano essere tagliati fuori dalla zona euro, ha ammesso questa settimana il governo.

Cassetta di sicurezza caslinga

Paure tangibili
Se crolla il paese, crollano anche le sue banche. Nel frattempo non sono solo i miliardari ad esserne convinti, ma anche il ceto medio e i piccoli risparmiatori. I depositi dei clienti sono diminuiti drasticamente negli ultimi cinque anni, e proprio il bisogno di finanziamenti delle banche potrebbe nuovamente aggravare la situazione. Alcuni istituti quindi tentano di invogliare i clienti offrendo loro interessi persino fino al 7 percento, ma inutilmente.
Molto quotate sono le valute estere, come il franco svizzero, il dollaro australiano o la corona norvegese e naturalmente l’oro. Tutte queste, insieme ai pochi euro rimasti finiscono un po’ dovunque nelle casseforti. “Il numero delle cassette di sicurezza a nolo è aumentato di cinque volte in un anno” racconta un banchiere a quattr’occhi.
Berlino

Grosso impegno dell’Italia
Anche negli italiani, si riduce la speranza che lo stato, oppresso dagli elevatissimi debiti, possa presto finalmente riprendersi. La terza potenza economica dell’eurozona deve ottenere entro quest’anno 450 miliardi di euro dai mercati per potersi risollevarsi economicamente. Una compito estremamente gravoso secondo gli esperti della finanzia ed i politici. Inoltre gli investitori avevano preteso dal paese tassi sempre più elevati, non ritenendo credibili le promesse di riforme del governo.
Nella ricerca di altre fonti di investimento i risparmiatori italiani hanno preferenze diverse rispetto ai greci: tentano di far maggior fortuna sul mercato immobiliare tedesco, che è tra i più stabili in Europa. Secondo gli agenti immobiliari è soprattutto nel mercato delle abitazioni a Berlino, che si riversano gli investitori tra cui sempre più privati italiani: pensionati, medici, registi, architetti e insegnanti. Piazze come Londra sono troppo care per le loro tasche, quindi sbirciano nella più conveniente Berlino, dove un appartamentino si può comprare per meno di 100.000 euro.
Interno di un appartamento in vendita a Berlino

„Italiani in massa“
„Le vendite sono arrivate alle stelle negli ultimi due mesi“ dice Federico Racca dell’Agenzia Berlino Immobiliare. Solo nella prima settimana di dicembre l’azienda ha venduto 50 immobili, l’equivalente delle venvendite di un mese intero. „Arrivano in massa“ confessa anche Annalisa Fornara della piccola Agenzia m2Square a Berlino. „Interi settori del mercato sono nelle mani degli italiani“.
Le banche di Milano, di Bologna e di altre grandi città tentano di minimizzare. Sono tutti d’accordo nell’affermare che la clientela bancaria italiana non è calata affatto così drasticamente come in Grecia. La recessione dall’anno scorso si attesta sul 4 percento ed è dovuta anche all’aumento del costo della vita, alla diminuzione delle rendite e non per ultimo dagli acquisti di Natale. I media hanno contribuito enormemente con le loro cronache a rendere più insicuri i clienti, si lamenta il manager di una grande azienda amministrativa. “Per il momento riesco ancora a mantenere la mia clientela. Però mentre prima mi ci volevano solo dieci minuti per spiegare la situazione, oggi ho bisogno di parecchie ore di colloqui per chiarire loro tutto”.

Poveri ricchi sfondati!!!!

Im Land der steinreichen Armen

Nel paese dei poveri ricchi
 
Di Hans-Jürgen Schlamp
Pubblicato su Spiegel i 07 gennaio 2012
Tradotto da Claudia Marruccelli per Italia Dall'estero

La Guardia di Finanza ha recentemente scomodato i cittadini italiani facendo emergere dai controlli cose sorprendenti: Ferrari Testa Rossa, yacht da venti metri e persino elicotteri appartenenti a persone che, stando alle dichiarazioni dei redditi, vivono sotto la soglia di povertà. Ma come ci riescono?

Maserati Gran Lusso
La località sciistica alla moda di Cortina d’Ampezzo è stata invasa di buon mattino da 80 ispettori dell’Agenzia delle Entrate. Alcuni funzionari si sono distribuiti tra hotel, ristoranti, bar, gioiellerie e boutique. Altri hanno preso di mira le auto di lusso parcheggiate un po’ dovunque nella cittadina, in particolare quelle che fanno più di 185 km all’ora su strada e normalmente costano più di 100.000 euro, per esempio le Ferrari o le Porsche Turbo. Hanno trovato 251 di questi super bolidi, dalle targhe sono risaliti ai proprietari e indagando presso le varie agenzie delle entrate territoriali competenti, ne hanno accertato i redditi dichiarati.
Il risultato dell’azione svolta il giorno di Capodanno è stato sorprendente: uno su tre dei fieri possessori di queste auto superlussuose ha guadagnato negli ultimi due anni appena 1800 euro lordi al mese. Quanti anni devono aver risparmiato tutti questi per potersi permettere un’automobile così prestigiosa?
E il miracolo non è tutto qua: nei negozi, negli alberghi e nei ristoranti, visitati da un agente delle tasse il giorno di Capodanno, il giro d’affari è balzato alle stelle. I ristoranti hanno raddoppiato gli incassi rispetto al giorno precedente e triplicato rispetto alla vigilia di Capodanno del 2010. Le vendite delle boutique di lusso si sono persino quadruplicate. “Evidentemente portiamo bene agli affari” hanno detto sogghignando ironicamente gli ispettori, convinti che, le casse si siano insolitamente riempite proprio grazie alla loro presenza inaspettata, mentre, e questo è il grave sospetto, tre quarti dei guadagni sarebbero stati come al solito incassati in nero.
I tartassati viceversa sono davvero incavolati e parlano di „polizia di stato“. E anche i rappresentanti del PDL inveiscono contro simili metodi. Evidentemente non vogliono mettere in discussione il miracolo economico.

Yacht a Portofino

Sotto il livello di povertà, ma con dodici cilindri
Ciò che è emerso dal blitz compiuto nella ex città olimpica delle Dolomiti coincide con moltre altre miracolose scoperte fatte in giro nella Bella Italia. Quando la sera i proprietari delle discoteche parcheggiano di fronte al loro locale si tratta in genere di roboanti autoveicoli da almeno 8 e spesso anche 12 cilindri. Però gli affari devono proprio andare male: i gestori dichiarano un reddito medio lordo annuo di 6000 euro, stando alle loro dichiarazioni dei redditi. Un tenore di vita sotto il limite della povertà, ma con parecchi CV!
Secondo il rapporto del fisco anche i ristoratori e i gioiellieri non se la cavano tanto meglio. La maggior parte di loro non raggiunge i 1500 euro mensili. Ma molti di questi posseggono barche lussuose ancorate nei porti, si concedono costosi viaggi all’estero e pasteggiano in ristoranti a quattro stelle. 42.000 barche definite di lusso, di lunghezza non inferiore ai 10 metri, appartengono a persone che guadagnano meno di 20.000 euro l’anno. Ma come fanno a procurarsi il denaro per le costosissime tasse di stazionamento portuale dei loro giocattoli a vela o a motore?
L’anno scorso in Italia sono state vendute oltre 200.000 auto il cui prezzo supera i 100.000 euro. Ma a chi? Ci sono solo 72.000 italiani con un reddito lordo di 200.000 euro che possono permettersi simili autovetture. Due più due fa quattro, il conto è facile, ma qui la matematica non c’entra nulla. Come è possibile che un italiano su quattro che possiede un elicottero o un aereo guadagna appena 20.000 euro all’anno?
Qualche proprietario di ville, auto di lusso o motoscafi non è affatto povero, ma ha solo dimenticato di essere ricco. Come un dentista di Firenze, che “inavvertitamente” aveva detratto sei milioni di euro dalle tasse. Oppure un imprenditore di Bergamo, che non si ricordava più delle sue cinque case, quando ha chiesto i sussidi didattici, concessi di norma dallo stato alle famiglie bisognose. Ma è possibile che un italiano su quattro abbia la memoria corta, quando dichiara di non possedere assolutamente nulla, che non ha denaro sul suo libretto di risparmio, o persino che non ha un conto corrente?


Gli evasori fiscali potrebbero salvare l’Italia
Il neo capo di governo Mario Monti ora vuole andare a fondo della cosa. Gli uomini dell’Agenzia delle Entrate gireranno per il paese utilizzando il “redditometro” come una bacchetta da rabdomante rivelando così sorprendenti controsensi: niente incassi o poco più, ma una vita lussuosa. Secondo le previsioni di Monti, potrebbero finire nelle casse dello stato altri 120 miliardi di euro, se un gran numero di italiani non evadesse così sfacciatamente il fisco. È un bel mucchio di soldi. In un paio di anni l’enorme debito pubblico italiano sarebbe acqua passata.
Ma per il momento le conseguenze della nuova politica, anche il segreto bancario è stato annullato, sono imprevedibili per gli italiani e nel caso specifico difficilmente quantificabili. Quindi d’ora in poi marito e moglie dovranno fare attenzione ad andare d’accordo e a non litigare anche in sede di divorzio, poiché in caso contrario verrebbe portata in tribunale una dettagliata documentazione patrimoniale e reddituale della coppia, e spedita anche all’Agenzia delle Entrate. Che tragedia: alla fine forse tornerà di moda il “divorzio all’italiana” con sparatoria finale, proprio come nel finale del film premiato con l’Oscar.

Guardia di Finanza all'opera

13 gennaio 2012

Bamboline senza cervello sulle tivù italiane

La tivù italiana ne ha le scatole piene delle bamboline


di Lucie Geffroy
Pubblicato in: Francia il 24 novembre 2011 su Télérama
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

Icone della televisione misogina di Berlusconi, le veline sono sempre più mal viste e, ora che il Cavaliere è stato spodestato, potrebbero sparire per sempre.

Milano 2
Dall’esterno l’edificio assomiglia alle tipiche case popolari italiane, sei piani, una lunga fila di porticati, pavimento finto marmo e pareti color ocra. La costruzione, di proprietà del gruppo Mediaset, l’impero mediatico creato da Silvio Berlusconi (quando era imprenditore), si trova a Milano 2, enorme complesso residenziale costruito negli anni 70 da … Silvio Berlusconi (quando faceva il costruttore). All’esterno tutto fa pensare ad una città moderna: spazi verdi, bar all’aperto, laghetto artificiale con due cigni tristi.

Nel Palazzo dei Cigni, “Striscia la notizia”, la trasmissione più vista d’Italia, riprende il 26 settembre : si tratta di una specie di mini telegiornale esagerato con battute stupide e risate registrate, che va in onda alle 20.35 su Canale 5, ed è alla sua 23a edizione – record di durata. Nel seminterrati, la brunetta Federica e la bionda Costanza, entrambe ventunenni e presenti nel programma da quattro anni, si apprestano a ripassare il loro stacchetto, una coreografia di una trentina di secondi che ballano all’inizio della trasmissione. “L’abbiamo fatto molte volte e lo sappiamo a memoria, non c’è motivo di essere preoccupate” ammette Federica senza smettere di guardarsi allo specchio. In scena, l’assistente di studio si dà da fare : “Quando entrano le veline, battete le mani più forte che potete, chiaro ? Mi fido di voi !”

Le Veline di Striscia la Notizia (Canale 5)
Le veline? Corpo da Barbie, tacco 15, sorriso stampato sulle labbra, minigonna di paillettes, la velina sta alla tivù commerciale come la mozzarella sta alla gastronomia italiana : senza concorrente alcuno. La più famosa, Elisabetta Canalis (velina dal 1999 al 2002) ha sposato [sic] un calciatore – cosa che fanno molte veline – prima di diventare famosa nel mondo come la compagna dell’oggi ex, George Clooney. Umberto Eco nel suo ultimo saggio, ricorda che l’origine etimologica del termine veline risale a “velino”, foglio di carta sottile su cui venivano stampati i dispacci che il Ministero della Cultura Popolare dell’epoca fascista inviava alle redazioni per diffondere le notizie. Quando Antonio Ricci crea nel 1988 Striscia la notizia, riprende il vocabolo e lo affibbia ironicamente alle assistenti, che si limitavano a portare i fogli con le notizie ai presentatori. Siamo alla fine degli anni 80, Striscia ricorda vagamente “Cocoricocoboy”, [trasmissione ideata da Stéphane Collari che andava in onda in Francia su TF1, N.d.T.]

Ricchezza e gloria

Coco Girls
Il destino delle veline sarà più glorioso di quello delle Coco Girls … Senza perdere il loro ruolo decorativo, sono diventate sempre più presentabili, ovvero meno volgari: le ragazze italiane possono così identificarsi più facilmente in loro. A forza di ritmare con il loro stacchetto la digestione di milioni di italiani, hanno acquisito una grande popolarità. Nel 2002, ad Antonio Riccci viene l’idea di proporre in giro per l’Italia un concorso estivo per trovare per la stagione successiva una velina bruna e una bionda. Ad ogni puntata, si presentano al casting circa 10 000 ragazze e la trasmissione “Veline” diventa presto la più seguita dell’estate. E’ così che le due bamboline di “Striscia la notizia” sono diventate l’incarnazione della “celebrazione dell’apparenza, della visibilità, o meglio, della fama raggiunta attraverso la pura visibilità”, così scrive Umberto Eco in “Costruire il nemico”.
Il termine “velina”, che è presente nella maggior parte dei dizionari italiani, oggi va oltre lo spazio della trasmissione di Canale 5 : “Il vocabolo viene utilizzato con accezione dispregiativa per riferirsi a tutte quelle ragazze che accettano di recitare in televisione un ruolo passivo allo scopo di diventare rapidamente ricche e famose” spiega Elisabetta Ruspini, sociologa ed autrice di “TV a nudo” (ed. Carocci, 2010).

Corpo femminile in Vendita
Il 22 novembre 2010 su Rai 3, nella trasmissione “Vieni via con me” condotta da Fabio Fazio e dallo scrittore Roberto Saviano, autore di Gomorra, l’attrice Laura Morante legge ad alta voce una lista inviata da una giovane milanese di 22 anni delle “dieci cose che le donne non dovrebbero più tollerare”. Tra le altre si legge : “vedersi costantemente rappresentate come delle veline o delle escort”. E’ una delle numerose voci che si sono fatte sentire in questi ultimi mesi contro questo fenomeno : “Stiamo osservando un cambiamento di mentalità, una presa di coscienza” dice Loredana Lipperini, scrittrice e presentatrice televisiva. “La grande manifestazione per la dignità delle donne del 13 febbraio 2011, scatenata dagli scandali sessuali che hanno coinvolto Berlusconi e delle ragazze, il nascere su Facebook di gruppi anti-veline e di blog che accusano di sessismo i media … tutto questo rivela una specie di malessere generalizzato. Un’esasperazione dell’immagine negativa delle donne diffusa in televisione”.

Il documentario “Il corpo delle donne”, trasmesso su Internet dalla primavera del 2009, è a tal proposito abbastanza chiaro. Quattro milioni di internauti lo hanno già visto. Esso raccoglie in venti minuti estratti di trasmissioni e varietà di alcuni canali privati (quelli di Berlusconi) e pubblici (la Rai) in cui il corpo femminile viene messo in mostra in maniera umiliante. Un piccolo esempio : in “Scherzi a parte” una ragazza è appesa ad un gancio come un pezzo di carne in mezzo a dei grossi prosciutti, in “Libero” una soubrette è collocata sotto un tavolo di vetro trasparente e il presentatore le dice “Non hai cervello”. “Ho voluto far vedere a che punto nella televisione italiana la donna serve a soddisfare i sogni maschili, come viene spesso ridotta o a volte ci riesce da sé, a fare solo la bella presenza, per cui non è richiesta alcuna competenza” così commenta Lorella Zanardo, ideatrice del video.

Gad Lerner, conduttore de “L’Infedele”, talk show de La7, è stato uno dei primi a trasmettere alcuni brani de “Il corpo delle donne” (il documentario non è mai stato trasmesso integralmente in televisione). In questi ultimi mesi, ha dedicato una buona parte delle sue puntate all’immagine della donna in Italia. Secondo lui, Antonio Ricci, “ideologo del berlusconismo e probabilmente l’uomo più potente di Mediaset”, è uno dei principali responsabili di questa anomalia italiana. “Inventando le veline, ha imposto una versione televisiva dell’Italia misogina e guardona, in cui la donna appare volutamente stupida e sottomessa per la gioia dei potenti e delle masse. Questa immagine trash e volgare esiste anche in altri paesi europei, ma da noi la questione è che questo è l’unico modello proposto.”

Fazio e Saviano in Vieni via con me
Di fronte alla pioggia di critiche che sono piovute su “Striscia”, Antonio Ricci ha risposto commentando “Non sono l’unico”. In un documentario che ha realizzato all’inizio dell’anno e che ha intitolato “Il corpo delle donne 2”, ha riassunto alcune pubblicità sessiste pubblicate sulla “stampa progressista” (L’Espresso e La Repubblica) asserendo così che le veline sono nate alla fine degli anni ‘80 come parodie delle “donne oggetto che apparivano sulle copertine delle riviste d’informazione”. Dal quinto ed ultimo piano del palazzo dei Cigni il produttore della trasmissione continua la sua difesa “Sono diventato l’incarnazione del diavolo, quello che ha portato la volgarità in televisione. Ma io ho solo dato un nome alle veline, che, vi ricordo, fanno solo una breve apparizione di pochi minuti nella trasmissione. Quelli che ce l’hanno con noi sono solo dei mistificatori e dei moralisti che non hanno capito che l’immagine delle veline vuole essere solo trasgressiva e ironica”. Per Giovanna Cosenza, docente di semiotica dei media a Bologna “alla fine degli anni ‘80, nell’Italia bigotta, mostrare in video seni e sederi poteva assumere una funzione liberatoria … Oggi la cosa appare retrograda e involutiva”. Per quanto riguarda l’aspetto ironico ho qualche dubbio che milioni di telespettatori lo considerino tale.

Elisabetta Canalis e George Clooney
Altro segno di fine regno per le veline: per la prima volta da quando è stata creata, la trasmissione estiva “Le veline” non è partita. “Canale 5 non se lo poteva permettere, ci sarebbero state manifestazioni di protesta un po’ dappertutto in Italia, la gente avrebbe ripreso a parlare delle ragazze che sfilano a casa di Berlusconi e questo avrebbe danneggiato la popolarità del Presidente del Consiglio”, secondo Gad Lerner. Certo è facile e riduttivo mettere nello stesso mucchio le escort e le veline, ma non si può non constatare che la ripresa di questo modello televisivo corrisponde cronologicamente al declino del Cavaliere, sempre più criticato a causa degli scandali sessuali, fino alla sua caduta l’8 novembre. La politologa Sofia Ventura, che fu una delle prime ad evidenziare i rapporti incestuosi tra politica e mondo dello spettacolo, non ci trova nulla di eclatante. Nell’aprile del 2009 pubblicò un clamoroso j’accuse rimproverando al Presidente del Consiglio di fare del “velismo politico”, cioè di imporre la candidatura di ex soubrettine della televisione nelle liste elettorali del PdL. Le veline di “Striscia” forse sono meno volgari di altre soubrette del piccolo schermo, che vengono messe in mostra in maniera quasi pornografica. Ma a causa della loro popolarità, hanno finito per “incarnare il sintomo di un problema culturale e sociale molto più ampio”, commenta Loredana Lipperini. Secondo il rapporto 2010 del WEF sulle disuguaglianze tra uomo e donna, l’Italia occupa il 74° posto (dietro al Kazakistan, al Ghana e all’Ucraina). Stereotipo all’interno di uno stereotipo, la velina non è nient’altro che una bambolina che nasconde la fabbrica che le produce…
Rapporto WEF sulle disparità tra uomo e donna nel mondo.
L'Italia è al 74° posto

11 gennaio 2012

Berlino chiama Roma: Dorfladen - Empori di campagna

Berlino chiama Roma: Dorfladen - Empori di campagna: Dorfladen a Barmen Nei nostri paesi spesso non si trovano più quei tipici negozietti di paese come il panificio, il macellaio, il fruttiv...

10 gennaio 2012

Più controlli a chi controlla

Irregolari verifiche nei controlli

di Jost Maurin

Pubblicato in Germania il1 gennaio 2012 su Taz
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

Ministro per l'agricoltra Ilse Aigner

Il ministro dell’agricoltura tedesco Aigner vuole controlli più severi sulle ditte incaricate di verificare e certificare i prodotti biologici in Germania. Non per questo però verranno impedite frodi sulle importazioni, come quelle provenienti recentemente dall’Italia.

La più importante proposta del ministro dell’agricoltura Ilse Aigner, in conseguenza del recente scandalo dei presunti prodotti biologici dall’Italia, non sarebbe servita a prevenire l’ultimo caso. La rappresentante politica del CSU chiede maggiore attenzione da parte dagli enti preposti ai controlli sui prodotti biologici in Germania. Queste ditte private verificano il rispetto da parte delle aziende della normativa vigente imposta dall’UE che regola la produzione biologica. Il caso recente di frode però si è verificato in Italia con la collaborazione di una ditta di controllo italiana, ha dichiarato al quotidiano di Berlino Tageszeitung il presidente della associazione tedesca per la produzione degli alimenti biologici (BÖLW ) Felix principe di Löwenstein.

All’inizio del mese di dicembre la polizia italiana aveva scoperto, una banda di truffatori che aveva messo in vendita anche in Germania 703.000 tonnellate di prodotti tradizionali spacciandoli per biologici, e quindi più costosi, per un ammontare di 220 milioni di euro. Il direttore regionale e un collaboratore esterno della ditta di controllo “Suolo e Salute” li avrebbero aiutati. Anche se non se ne conosce l’esatta consistenza, questo è stato il più grande scandalo che ha danneggiato in tutta Europa il settore del biologico, in cui lavorano in particolare agricoltori sostenitori della tutela dell’ambiente. In una conferenza stampa il ministero della Aigner riferendosi a questa vicenda ha spiegato recentemente che è stata presentata in parlamento una proposta di legge per la concessione delle autorizzazioni agli enti di controllo per il biologico. Se la camera approverà, già a partire dal mese di febbraio potranno entrare in vigore le nuove regole, tra cui quella che prevede per esempio, che le scadenze di controllo precedentemente previste con le autorità possono variare solo per “validi e fondati motivi”.

Il decreto sarà valido solo per gli enti di controllo sul territorio tedesco – ai rispettivi colleghi italiani allo stato attuale del recente scandalo viceversa non verrà contestata alcuna scorrettezza, di nessun tipo. “Non è quello che ci si aspettava da questa vicenda” dice Löwenstein. Ma quello che secondo Löwenstein deve essere migliorato, è il flusso delle informazioni proveniente dall’Italia verso gli altri paesi. “La comunicazione con le autorità italiane è pessima” dice il presidente dell’associazione. In caso di frode sospetta ci vogliono anche sei mesi per avere una risposta da Roma. Löwenstein spera, che ora qualcosa migliori. “Considero anche un compito del nostro governo locale, fare pressioni in questo senso”. Inoltre la Aigner dovrebbe impegnarsi maggiormente, affinché la Germania produca essa stessa più prodotti biologici, così da poter fare sempre più a meno di prodotti importati ad alto rischio.

La pressione della Aigner sull’Italia ha dei limiti
Più chiarezza sugli alimentari Bio
Tuttavia nella replica della cristiano socialista non compare alcun cenno in merito allo scandalo delle frodi. A Bruxelles il ministro è contrario persino ai piani della commissione UE, che ogni anno distribuisce 55 miliardi di euro di contributi a favore degli agricoltori biologici. La pressione della Aigner sull’Italia sembra mantenersi limitata. “Anche a livello europeo il ministero federale tedesco insisterà ulteriormente per un allineamento dei controlli ecologici ad alto livello” ha comunicato. “Gli enti di controllo ufficiali tedeschi e le associazioni avevano già in passato affrontato con i rispettivi colleghi italiani il problema dell’incremento di casi sospetti e avevano richiesto standard di controllo più elevati”.

Nel maggio del 2009 – durante le recenti frodi – tre rappresentanti tedeschi si sono recati in Italia per condurre una verifica sul sistema di controllo italiano. “Da allora non è cambiato assolutamente nulla nei procedimenti informativi sulle irregolarità” denuncia per esempio il responsabile della GfRS Società per il Controllo delle Risorse di Göttingen, Jochen Neuendorff.

Allo stesso tempo l’Italia è sempre più nel mirino per le sue irregolarità. Già un anno fa un allevatore biologico aveva venduto in Germania per un milione di euro maiali tradizionali spacciandoli per biologici. Tre anni fa si venne a sapere che un commerciante italiano aveva importato nella repubblica tedesca migliaia di tonnellate di grano tradizionale marchiato bio. Controlli sui pesticidi hanno mostrato che specialmente molti agricoltori biologici italiani utilizzano quelli vietati. Il portavoce della Aigner, Holger Eichele, ha risposto in maniera evasiva alla domanda, se il nuovo decreto avrebbe impedito il recente scandalo: “L’obiettivo consiste nell’intrecciare una più stretta rete di controlli e di garanzie”.

Chi più guadagna meno sacrifici fa

Redditi da record nonostante la severa linea di risparmio

Pubblicato in Svizzera il 3 gennaio 2012 su Neue Zürcher Zeitung
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero

I parlamentari italiani hanno gli stipendi più alti nel confronto europeo

Nell’ambito delle discussioni sul risparmio gli stipendi degli eletti del popolo sono di nuovo nell’occhio del ciclone. Secondo un recente sondaggio i parlamentari italiani hanno i redditi più elevati di tutti i paesi europei.

Benzina sul fuoco nelle polemiche sul risparmio italiano arriva da un rapporto dell’ISTAT. Secondo le cifre pervenute dalla commissione che ha effettuato il sondaggio, se si fa un confronto con i colleghi europei, gli stipendi più alti sono quelli dei parlamentari del Bel Paese.

In media un parlamentare italiano guadagna circa 16.000 euro lordi (mensili). Significa il 60 percento in più rispetto alla media europea, così scrive il Corriere della Sera sul suo sito. Non sono però inclusi i 3690 euro che gli onorevoli prendono per le spese di rappresentanza e per i propri collaboratori.

Al secondo posto della lista dei politici meglio retribuiti si collocano i deputati francesi (13.500 euro), subito dopo seguono i colleghi tedeschi (12.600 euro). I meno fortunati sono per esempio i parlamentari spagnoli con uno stipendio mensile di 4630 euro.

Il quotidiano fa riferimento a dati resi noti recentemente da una commissione diretta dal presidente dell’ISTAT Enrico Giovannini. Però il rapporto che era stato incaricato dall’allora governo Berlusconi fa notare anche che le cifre devono essere prese con le dovute precauzioni.

I parlamentari vengono retribuiti diversamente a seconda del paese – al regolare stipendio mensile si aggiungono anche le spese per le trasferte e le indennità parlamentari. Inoltre i numeri resi pubblici sono da intendere come “provvisori” e “insufficienti per una manovra legale”.

Tenuto conto della rigida linea di risparmio adottata dal governo Monti in Italia ora si è riaccesa la polemica anche sulle rendite dei parlamentari. Il premier ha imposto misure più incisive alla Camera ed il Senato affinché dispongano delle riduzioni.

07 gennaio 2012

Grappa di Natale

A settembre in occasione di una gita sul Monte Pelmo, spettacolare cim dolomitica che domina la Val Zoldana, ho avuto il piacere di conoscere i gestori del Rifugio Venezia, sosta obbligata per le ascensioni al "Caregon de Dio".
Sulla mensola del piccolo bar del rifugio sono allineate numerose bottiglie di grappa aromatizzate, alla frutta, alle spezie, ai fiori, alle erbe, tutte opera del gestore che con orgoglio mi ha invitato ad assaggiarne alcune, anche se io le avrei "tastate" tutte :-))).


Quella che mi è rimasta più impressa è una grappa aromatizzata all'arancia e cannella.
Gli elementi ci sono tutti in cucina: Arancia biologica (il mio alberello quest'anno ne ha prodotte una decina), cannella intera (la mia sorellina me ne porta un sacchetto di corteccia quando va in gita alle Seychelles) e grappa fatta in casa (fornita gentilmente dalla "ditta" Cherobin ossia i miei stupendi cognati).



Ho usato le bucce, private della parte bianca, di tre arance e una decina di grammi di corteccia di cannella.
E' ancora in infusione nella grappa, un litro, al buio da circa 25 giorni. Fra una settimana vedremo :-)))

C'è un grande prato verde ...

 



Ogni tanto mi torna la voglia di ... 
uncinetto, e allora, ci dò dentro. 
Recupero le "scorte" di filati acquistate anni fa
da un grossista in liquidazione.





Ecco il risultato:
Una corsia e un centrotavola verde prato, 
rifinito con una passamaneria sul bordo, 
e cosparso di fiorellini colorati, 
tutti fatti assolutamenta all'uncinetto.





Punti base del prato: Maglie alte e catenelle.
Punti base dei fiorellini Maglie basse al centro 
e maglie alte e catenelle per le corolle. 



I fiorellini sono fissati con un bottoncino giallo 
cucito direttamente sul "prato.