26 agosto 2011

Cercasi sponsor per il Colosseo

Traduzione di Claudia Marruccelli

Pubblicato in Francia il 18/08/2011su Les Echos
Autore: Guillaume DELACROIX

Il Colosseo


Minacciato dal degrado, uno dei monumenti più famosi d’Italia incarna l’impoverimento di uno stato consumato dai debiti. Ormai incapace di assicurare il mantenimento del suo patrimonio. Roma si rivolge ai mecenati per compensare i tagli ai bilanci della cultura.

Chi non ha desiderato un giorno di penetrare nei meandri del Colosseo? Di vagare nei corridoi dove quasi duemila anni fa ruggivano i leoni e tremavano i gladiatori prima del combattimento? Quest’estate i turisti che arrivano a Roma a frotte hanno la fortuna di poter scendere, di notte, nei sotterranei del monumento “più famoso del mondo”, secondo quanto dichiara il sindaco, Gianni Alemanno. Nell’ambito di una mostra su Nerone, scoprono i meccanismi azionati dagli schiavi che permettevano agli ascensori dell’epoca di avere accesso all’arena. Le guide multilingue del XXI° secolo sono prolisse, i chiarimenti pomposi. Per un attimo, si potrebbe credere che le antiche mura abbiano ritrovato il loro lustro d’un tempo.
Gianni Alemanno
Ma non è così. In realtà, il Colosseo sta male. Anzi malissimo. Causa i tagli sui bilanci, non è più mantenuto come meriterebbe. Dal lato del Palatino sembra che vada ancora bene, sembrerebbe che le antiche mura siano un po’ più pulite e solide. Dal lato dell’Esquilino per contro, i blocchi di travertino sembrano sgretolarsi, anneriti dai fumi di scarico delle auto che circolano proprio a ridosso. Nel maggio 2010, sono stati trovati a terra dei pezzi di malta e le autorità si sono svegliate. Tre mesi dopo, è stato lanciato un concorso internazionale per convincere un finanziatore a mettere mano al portafoglio. E’ stato selezionato il contestato Diego Della Valle, produttore delle scarpe Tod’s. Ed è così che l’élite romana si è ritrovata il 22 giugno scorso al centro delle chiacchiere.

L’appuntamento è fissato per la fine del pomeriggio. Un sole cocente cala all’orizzonte. Hanno fatto le cose in grande stile: non capita tutti i giorni che un imprenditore metta sul tavolo 25 milioni di euro mentre il Colosseo ha di norma diritto, anno più anno meno, a 500.00 euro sia dallo stato che dal comune! “Stiamo assistendo alla nascita di nuove forme di rivalutazione del nostro patrimonio” afferma con entusiasmo l’architetto Roberto Cecchi. Direttore generale del patrimonio al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MIBAC), è lui che ha condotto l’operazione. “Il Colosseo è un catalizzatore, dobbiamo riappropiarcene per creare nuove ricchezze economiche” ha dichiarato in un’intervista.
Diego Della Valle
Tre anni di lavoro

Pubblicate le gare d’appalto, i lavori dovrebbero iniziare a fine settembre. Senza interrompere l’apertura al pubblico – 5 milioni di visitatori all’anno (contro i 6.5 milioni della Tour Eiffel) -, gli operai avranno a disposizione tre anni per pulire 24.000 metri quadri di facciata, sostituire le inferriate del piano terra, riparare le passerelle e i corridoi sotterranei, e spostare la biglietteria, la biblioteca e i bagni per il pubblico all’esterno dell’anfiteatro. “Vorrei che fosse un giorno di grande orgoglio per tutti gli italiani” prosegue il sindaco. “L’indignazione non poteva che provenire dalla società civile e mi fanno rabbia quelli che la considerano una cosa scandalosa”. Di fronte ai suoi concittadini, Gianni Alemanno si butta avanti: “A Roma c’è un sacco di gente che non ha mai voglia di fare nulla … Per favore, per una volta che c’è qualcuno pronto a fare qualcosa, lasciatelo in pace!”. Secondo il sindaco, ex iscritto del partito di Alleanza nazionale e oggi aderente al PdL di Silvio Berlusconi, il Colosseo è “il simbolo di un paese rigoroso e interventista”.

Nella sala si accenna a qualche sorriso. Come non vedere in queste proposte invece una parabola del vicolo cieco in cui si trova l’Italia? Un’Italia governata da un uomo che presto festeggerà i settantacinque anni e che vede la fine del suo regno brillare più per scandali di ogni tipo che per la sua azione politica. Un’Italia minacciata dalla bancarotta in ragione di un debito che supera di gran lunga il PIL (12%). E che non ha più un soldo per sostenere economicamente il suo patrimonio.

Anche lui presente alla festa organizzata da Tod’s, il ministro per la cultura Giancarlo Galan, si lascia andare a delle acrobazie di numeri. Fa parte della maggioranza di destra al governo che nel corso del decennio scorso è stata al potere per otto anni, si lamenta che il bilancio del suo ministero è passato da 2.2 miliardi di euro nel 2011 a 1.7 miliardi nel 2009. Inoltre, e omette di precisarlo, il budget è stato ancora tagliato ed ora ammonta a solo 1.4 miliardi, compresi il finanziamento per le strutture audiovisive o gli aiuti allo spettacolo vivente/circo.

Giancarlo Galan
Nel 2001, la cultura rappresentava il 0.37% del budget totale dello stato, nel 2009 soltanto il 0.23%. In confronto al PIL, questa è diminuita dello 0.11%. una goccia nel mare, per un paese che tra l’altro possiede la più grande ricchezza culturale del mondo, secondo uno studio del PricewaterhouseCoopers, con 34000 musei e 45 monumenti patrimonio dell’Unesco, ossia il 5% del patrimonio mondiale (e non il 50% come dichiara Silvio Berlusconi) a cui si aggiungono secondo il Mibac, 6000 siti archeologici e 46000 monumenti storici! La situazione è aggravata da una particolarità tutta italiana, cioè l’inserimento della tutela dello stato sulla cultura nella Costituzione. “E’ l’dea molto ambiziosa, per non dire utopistica, che il patrimonio sia uno strumento di identità nazionale”, spiega Paola Budini, direttrice del centro di ricerca dell’università milanese la Bocconi, che si occupa di questioni culturali. Tre anni fa, la Costituzione è stata modificata per trasferire progressivamente agli enti locali le spese di mantenimento. Inoltre lo stato ha preteso drastici tagli da questi ultimi. La crisi economica lo impone, i dirigenti degli enti locali sono tenuti a tagliare le spese generali assestandosi entro i 18 miliardi di euro. “La situazione è confusa tanto più che la nozione di patrimonio non è stata precisata nel testo” evidenzia Stefano Baia Curioni, professore di storia economica alla Bocconi. “Prima di parlare di finanziamenti, bisognerebbe chiarire le competenze”.

Magra alternanza del settore privato

Altro paradosso, mentre il governo ha appena adottato un nuovo piano di austerità, Giancarlo Galan trova che “non ci si può permettere di ignorare le richieste del privato in favore di una diminuzione della tassazione”. Il suo collega, ministro delle finanze, Giulio Tremonti, aveva previsto in primavera di aumentare l’IVA, il cui tasso normale è del 20%. Galan ritiene che l’IVA ridotta al 10% per i lavori di restauro sia “insostenibile” e che occorre ridurla. Di fatto, l’alternanza del settore privato resta molto magra/insufficiente. Decine di fondazioni bancarie sparse nella penisola dedicano al settore dell’arte e della cultura un terzo dei finanziamenti che distribuiscono ogni anno, ovvero appena 400 milioni di euro. Quanto alle donazioni dei privati, sono sicuramente in aumento ma arrivano solo a 24 milioni all’anno. “Il problema è che gli operatori privati non si fidano più dell’amministrazione per il buon impiego dei fondi. E l’idea stessa di fare beneficenza senza secondi fini economici è oggi incomprensibile per i comuni italiani”, fa notare Peter Glidewell, commerciante d’opere d’arte ed ex consigliere del Mibac. “Qui le persone non hanno l’abitudine di investire nella cultura come gli Anglosassoni. Credono che sia un argomento che riguardi esclusivamente l’ambito pubblico. Viceversa, è difficilissimo trovare dei politici di spicco che siano aperti ad un’idea di intervento da parte del privato”, aggiunge il milanese Salvatore Carrubba, presidente dell’accademia di belle arti di Brera. A riprova ecco la gaffe del ministro della cultura che racconta di aver scoperto “con stupore”, in occasione di un suo recente viaggio in Cina, il produttore tedesco di detersivi Henkel aveva finanziato dei lavori sulla Grande Muraglia: “Mi sono detto che noi politici dobbiamo convertirci a queste misure di intervento intelligente”. Ecco che a Roma una multinazionale giapponese, la Nippon Television Network, ha finanziato il restauro degli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina, qualche anno fa. A Napoli è la fondazione Hewlett-Packard che ha fatto una donazione al sito archeologico di Ercolano. Agli occhi di Giancarlo Galan, il gesto di Diego Della Valle nei confronti del Colosseo è “una mossa straordinaria, la prova di ciò che la popolazione civile può fare quando è sensibile alle questioni del patrimonio artistico”.

„Mi sono gettato in questa campagna per mostrare che l’Italia sa affrontare le cose – precisa il proprietario di Tod’s – la crescita economica ha raggiunto il limite massimo del 1%, un giovane su tre è disoccupato, conto sulle mie conoscenze tra gli imprenditori per restituire un po’ dei loro profitti e permettere al paese di migliorare un po’”. Ce del lavoro da fare. Questi ultimi mesi, i romani hanno assistito, impotenti, alla chiusura del celebre cinema Metropolitan poi a quella del prestigioso teatro Valle. All’inizio di luglio, i gestori della villa dell’imperatore Adriano hanno avvertito dell’imminente pericolo di crolli dell’edificio, contemporaneamente è caduto un pezzo di cornicione del tetto della Scala, a Milano. “Siamo al limite dello stato di emergenza, ma, se il privato è fondamentale, occorre assolutamente mantenere un quadro scientifico pubblico affinchè il nostro patrimonio sia mantenuto con intelligenza” sostiene Bartolomeo De Marchi, direttore del museo di arte contemporanea di Roma e docente alla LUISS. A Pompei, dove alla fine del 2010 è crollata la casa dei Gladiatori, sono i francesi che potrebbero dare una grossa mano. La fondazione per lo sviluppo della Défense, a Parigi, stima di investire 200 milioni di euro. Sono in corso le trattative.

Tutti al mare: Sommer, Sonne, Steuerfahnder


Pubblicato in Germania il18.08.2011, sul Süddeutsche Zeitung
Autore:  Andrea Bachstein
Traduzione di: Claudia Marruccelli
Le spiagge italiane sono affollate, ma non si tratta solo di turisti. Attualmente la polizia tributaria è a caccia di evasori fiscali sulle spiagge italiane. Tra sdraio ed ombrelloni in Italia le cose spesso non vanno proprio come si deve.

Tutti al mare, si dice in questo periodo. Roma è una città abbandonata. Anche se durante la seconda metà di agosto non sono tutti al mare, turisti e anziani romani tuttavia restano tutti assieme a farsi compagnia. I picchi del vuoto in città sono i giorni intorno Ferragosto. Aumentano sempre più, persone che non riescono a permettersi una vera e propria vacanza, ma che vogliono almeno godersi una gita sulle spiagge sovraffollate nei dintorni alla capitale.

Anche gli ispettori della Finanza si sono ora trasferiti lì. Mentre i bagnanti si dedicano al dolce far niente, la polizia tributaria ha controllato la quantità delle sdraio e dei variopinti ombrelloni.

Sono i primi sondaggi, i controlli proseguiranno per tutta l’estate, ma ciò che la Guardia di Finanza e gli ispettori dell’agenzia delle Entrate hanno verificato al primo colpo, fa impressione: gli stabilimenti che sono stati controllati nella zona tra Fregene, Ostia e Nettuno hanno dichiarato solo la metà dei loro incassi.

Personale assunto irregolarmente, false cifre sulle sdraio e sugli ombrelloni noleggiati, scontrini del bar mancanti – l’anno scorso, stimano i funzionari, non sono stati versati al fisco 5 milioni di euro da parte degli stabilimenti balneari della provincia di Roma.

L’associazione Balneari ora protesta, tutti i gestori degli stabilimenti vengono descritti come evasori fiscali a causa di una pecora nera. Le dichiarazioni dei redditi sono state appena presentate. Ufficialmente il giro di affari degli stabilimenti balneari ammonta in tutta Italia a quasi due miliardi di euro.

Lo stato italiano ha ceduto 25.000 contratti di concessione per le spiagge e ne ricava 97 milioni all’anno di euro – per ogni metro di spiaggia i concessionari pagano 24.20 euro. Quasi quanto devono sborsare in media per una sdraio e un ombrellone i turisti nel Lazio e in Liguria.

I prezzi sono abbastanza diversificati da regione a regione, giù al sud, in Calabria, si paga soltanto dieci euro. E naturalmente i prezzi dei bagni variano enormemente a seconda della località e dei servizi offerti. Una giornata al mare per una famiglia italiana in generale però non è a buon mercato: se si aggiungono un gelato e delle bevande, l’associazione consumatori Adoc ha calcolato che per quattro persone la somma può arrivare mediamente a 97 euro.

Dune tra Ostia e Fregene
Chi vuole fare un bagno a costi ridotti o senza spendere un euro, può in alternativa andare sulle spiagge libere o comunali. Che ne sono di belle, su cui si trovano anche bar e noleggiatori di sdraio, come sulle dune di Castel Porziano meglio note come i “Cancelli” a sud di Ostia. Tuttavia: le spiagge libere non sono proprio pulite dappertutto, si deve fare a meno delle docce e dei bagni, e - in particolare – i bagnini prestano servizio solo nei finesettimana.

Forte dei Marmi
Stesso mare, altro mondo, non si bada a spese in spiaggia: nell’esclusivo Twiga Beach Club di Forte dei Marmi in Toscana una giornata al mare per due persone costa 250 euro, in compenso si prende il sole tra i Vip sotto un baldacchino. E a Porto Cervo in Sardegna una coppia in Hotel di lusso paga 500 euro al giorno. Però se tutto questo denaro, speso in posti così, venga dichiarato al fisco, è tutta un’altra questione.
Porto Cervo

Berlino chiama Roma: Am 22. August 2011 ist Vicco von Bülow alias Lorio...

Berlino chiama Roma: Am 22. August 2011 ist Vicco von Bülow alias Lorio...: Vicco von Bülow alias Loriot. IL MAESTRO DEL FINE UMORISMO è morto All’età di 87 anni è scomparso Vicco von Bülow, in arte Loriot. L...

24 agosto 2011

Il soffitto crolla, berlusconi si deve dare una mossa - Die Bude brennt, Berlusconi muss sich bewegen

Il soffitto crolla – Berlusconi si deve dare una mossa


di Andre Tauber– 10 agosto 2011
Pubblicato in: Germania su Die Welt
Traduzione di Claudia Marruccelli per http://italiadallestero.info/

Carlo Azeglio Ciampi
Il governo italiano interrompe la pausa estiva per dedicarsi ai lavori sulla riforma economica. Agli sgoccioli della propria carriera Berlusconi gioca con l’idea di recitare il ruolo di innovatore. I funzionari del ministero delle finanze italiano hanno rinviato le proprie ferie estive. In città il caldo cocente estivo raggiunge punte di 35 gradi e mentre gli altri colleghi sono al mare, devono destreggiarsi tra numeri e statistiche.

Il loro compito: creare delle proposte, che il capo del governo Silvio Berlusconi presenterà ai mercati venerdì, per far sì che l’Italia applichi il piano di pareggio dei bilanci già nel 2013 anziché nel 2014.

La pressione europea costringe l’Italia a un tour de force. La Banca Centrale Europea (BCE) ha inviato la settimana scorsa una lettera di fuoco a Berlusconi accennando ad alcune possibili riforme. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno ricordato a Berlusconi, che deve rivedere anche alcune sue proposte sui tagli.

L’Italia non vuole deludere i partner europei

L’Italia è obbligata. La BCE comunque da qualche giorno sta investendo con successo in titoli di stato italiani. Le rendite calano. Il ministero delle finanze ha emesso titoli per un valore di 6,5 miliardi di euro. Il tasso d’interesse per le obbligazioni è salito al 2,9%. Un mese fa l’Italia pagava un tasso d’interesse del 3,67%.

L’Italia sembra ora decisa a non deludere i partner europei. Il governo si riunirà in consulta straordinaria a metà agosto per decidere sul da farsi per risparmiare il prossimo anno 20 miliardi di euro oltre quelli precedentemente previsti.

E’ presumbile che la seduta si terrà simbolicamente il 15 agosto, giornata in cui mezza Italia sarà al mare. Il governo non poteva dimostrare in maniera migliore che è pronta ad un duro lavoro.

Si specula già sulle concrete misure di risparmio. Un’innalzamento dell’età pensionabile, riduzione degli sgravi sociali, aumento delle tasse sugli utili di capitale e forse l’introduzione di una imposta patrimoniale.

Il pacchetto austerità viene ampliato

L’apparato politico deve ridursi. Inoltre occorre riaprire il mercato del lavoro e privatizzare l’impresa statale. Il quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” è dell’opinione che è possibile persino un’ampliamento della finanziaria decisa a fine luglio da 8 a 10 miliardi di euro. Cresce la speranza, che la volontà di riforma coinvolga tutto il paese. Berlusconi gioca con l’dea, ora che è alla fine della sua carriera, di recitare il ruolo di innovatore. “Quando se non ora?” avrebbe chiesto agli addetti stampa secondo alcuni suoi collaboratori, quando ha parlato di una possibile offensiva di riforma. Mercoledì ha voluto incontrare a colloquio le parti sociali.

Berlusconi però potrebbe anche essere costretto ad un grosso passo avanti. Poichè probabilmente non riuscirebbe a superare le numerose resistenze all’interno dei numerosi e potenti gruppi industriali. I sindacati per esempio rifiutano l’apertura del mercato del lavoro così come i tagli sulle pensioni. La Confindustria si oppone alla patrimoniale. E i politici si oppongono con forza alle richieste di ridurre finalmente il dispendioso apparato statale e, per esempio di abolire le inutili province. Una soluzione a questo conflitto potrebbe essere, che vengano accettate delle concessioni da entrambe le parti – così alla fine nessuno potrebbe lamentarsi di addebiti unilaterali.

La speranza quindi, che l’italia prenda sul serio gli sforzi della finanziaria, deriva anche da un’esperienza storica. Quando nel 1992 l’Italia si trovò ad un passo della bancarotta, il paese iniziò una manovra di riforme e tagli fino ad allora sconosciuta. “Vede” disse l’allora capo di governo Giuliano Amato al governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi. “In Italia le misure si riescono a prendere solo quando è crollato il soffitto”. Oggi il soffitto sta crollando di nuovo.

Dubbi sulla „manovra della disperazione - Zweifel am Sparpaket der Verzweiflung

Dubbi sulla „manovra della disperazione”


di Micaela Taroni– 16 agosto 2011
Pubblicato in: Austria su Wiener Zeitung
Traduzione di Claudia Marruccelli per Italia dall'Estero

Da anni è stato il garante per la disciplina di bilancio e della serietà in un Italia pesantemente indebitata: con la sua esperienza internazionale e la sua competente oggettività, il ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti è stato considerato il garante della stabilità politico economica.

Mentre il presidente del consiglio Silvio Berlusconi è impegnato con gli scandali del bunga bunga e i suoi rapporti con escort minorenni, questo esperto fiscalista di poche parole, originario di Sondrio, si scervella sulle misure anticrisi e sulle leggi finanziarie, per salvare l’Italia più o meno investita dalle crisi economiche e finanziarie del 2008 e del 2009. “Tremonti è un genio!” ha tenuto a dire Berlusconi a proposito del lombardo, che nei suoi discorsi ricorre spesso a citazioni latine. I tempi però sono cambiati, il vento della crisi economica e dei debiti fa traballare la poltrona di Tremonti. Il giurista, che aveva profetizzato il collasso del sistema, nel 2008 sul suo libro “La paura e la speranza” e rivendicato, di essere stato il primo, a presagire la tempesta dei mercati finanziari, ora è parecchio sotto tiro.

Pressato dalla speculazione internazionale Tremonti ha dovuto perfezionare la sua manovra finanziaria già due volte nel giro di un mese, per arrivare ad un pareggio di bilancio un anno prima del previsto. Ha dovuto annunciare ai suoi connazionali ulteriori manovre economiche per 45 miliardi di euro giusto prima di Ferragosto. Inoltre Tremonti si era sempre vantato, di essere riuscito a tirare fuori dal vortice della crisi finanziaria il suo paese e di non avere aumentato la pressione fiscale.

Sacrificio senza precedenti

Tremonti appare indeciso e perplesso di fronte agli attacchi speculativi, che hanno affossato la Borsa di Milano e hanno fatto precipitare ai minimi storici la differenza dei tassi di interesse tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi. La manovra finanziaria presentata venerdì, con cui pretende dai suoi connazionali “lacrime e sangue”, non attenua in alcun modo la sfiducia dei mercati finanziari nei confronti della solvibilità italiana, costringe piuttosto gli italiani a sacrifici senza precedenti.

„La manovra della disperazione“, così il quotidiano romano La Repubblica ha definito criticamente le misure economiche di Tremonti. Gli analisti rimproverano al ministro delle finanze, di non aver preso misure tempestive per arginare la crisi e di non aver varato riforme strutturali. Tremonti avrebbe mantenuto l’Italia nell’illusione. La crisi dell’euro non si sarebbe estesa sulla già enormemente indebitato penisola.

Isolato ed indebolito

Tremonti viene descritto dai media italiani come un uomo isolato e fortemente indebolito politicamente. I rapporti tra il ministro e i suoi colleghi di governo, che spesso ha trattato come scolaretti indisciplinati con la presunzione di un maestro, sono tesi. Anche Berlusconi non sembra più così ben disposto nei suoi confronti. La decisione di Tremonti, di introdurre una tassa di solidarietà per le famiglie benestanti, ha suscitato il malcontento dell’imprenditore, che aveva sempre promesso ai suoi elettori di non aumentare le tasse.

I tagli agli enti locali, comuni e province, provocano proteste nella Lega Nord, che finora aveva preso le difese del tosto ministro della Valtellina.

Persino gli industriali voltano le spalle a Tremonti e definiscono la sua manovra insufficiente a riportare sotto controllo il terzo stato più indebitato del mondo. Il ministro ora si vede al centro di una massiccia ondata di proteste. I sindacati hanno annunciato uno sciopero generale contro i tagli. Le misure decise da Tremonti tra cui il blocco dei contratti di lavoro e della tutela contro i licenziamenti ingiustificati, provocano una grandissima indignazione nelle organizzazioni degli imprenditori. I partiti all’opposizione esigono le dimissioni del governo Berlusconi, e la creazione di un governo tecnico di transizione, che possa restituire all’Italia una credibilità internazionale.

In questa situazione turbolenta, Tremonti lotta per non essere disarcionato. “Se io cado, cade l’Italia” ha dichiarato il ministro, quando agli inizi di luglio l’Italia si è trovata per la prima volta nel mirino dei mercati finanziari. Però Tremonti, che fino a poche settimane fa era il caposaldo del governo Berlusconi, non sembra più insostituibile. “Tremonti è rimasto solo e non è più inattaccabile. E’ diventato il capro espiatorio di questa crisi” secondo l’analisi di un politologo.

10 agosto 2011

L’opinione italiana ed il caso Berlusconi

L’opinione italiana ed il caso Berlusconi

di Dominique MoÏsi– 6 giugno 2011
Pubblicato in: Francia su Les Echos
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero.info

Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi
Nel momento in cui il paese festeggia il centocinquantesimo anniversario dell’unificazione, gli italiani sembrano divisi tra orgoglio ed vergogna. L’orgoglio è discreto e deriva in gran parte dal successo di Fiat sul piano internazionale e in particolare dall’acquisto da parte grande industria torinese di una parte del capitale della Chrysler. Questo riequilibrio transatlantico – e stavolta è l’Italia ad avere il ruolo da protagonista ridora il morale degli italiani, anche se il protagonista di questa operazione, l’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, è considerato più come una “creatura globale” che come un italiano puro.

Ma i successi della società civile non riescono a mascherare l’umiliazione crescente che gli italiani provano nei confronti del proprio sistema politico in generale e del loro capo di governo in particolare. Silvio Berlusconi ispirerebbe quasi pietà al popolo italiano: non assomiglia sempre di più ad una di quelle statue di cera del Museo Grévin? [museo privato a Parigi in cui è possibile ammirare numerose riproduzioni in cera di personaggi famosi, ndt] Isolato nelle sue certezze e circondato da una folla di cortigiani stipendiati che lui stesso stipendia, il presidente del consiglio, troppo occupato dai suoi numerosi processi, ha perso il contatto con una realtà che gli sfugge.

Nei diciassette anni in cui Berlusconi è stato, seppure con delle alternanze all’opposizione, al potere la società italiana è profondamente mutata. Il machismo volgare di Silvio Berlusconi forse un tempo poteva sedurre una cultura popolare che si riconosceva in lui, quando descriveva il ruolo della donna sia come chiave di volta del focolare, sia come un oggetto sessuale. La maggioranza delle donne italiane ormai lavora e lo humor licenzioso è diventato inaccettabile. Gli italiani semplicemente ne hanno abbastanza: abbastanza di vedere il proprio paese considerato e descritto come una “sessocrazia”, un oggetto costante di scandali che riguardano i genitali del loro presidente del consiglio e le ragazzine.

In occasione delle recenti elezioni amministrative sono state le donne che a Milano, feudo storico di Berlusconi, hanno guidato la contestazione ed assicurato la sconfitta del partito del Cavaliere con i loro voti, a dispetto o piuttosto a causa del suo impegno personale nella campagna. Le stesse cause hanno prodotto lo stesso risultato a Napoli.

Oggi è possibile dire che il dopo Berlusconi è iniziato. Ma è un dopo Berlusconi con Berlusconi, poiché nessuno sa come mandar via un uomo che, con ogni probabilità, si aggrapperà con tutte le sue forze al potere per i due anni di mandato che gli restano. Certo, la sconfitta della Lega Nord in queste elezioni non solo ha indebolito la coalizione al potere, ma ha creato delle tensioni tra i suoi membri. Umberto Bossi vuole prendere le distanze da un Silvio Berlusconi che porta il suo partito e le sue idee verso la disfatta. Ma qualsiasi scenario di complotto “all’inglese” che porterebbe all’estromissione di Berlusconi e alla sua sostituzione da parte del suo ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti, così come John Major è riuscito a suo tempo a sostituire Margaret Thatcher alla guida del partito conservatore, resta poco probabile.

L’Italia quindi rischia la paralisi e l’umiliazione crescente di vedersi isolare sulla scena internazionale. Gli italiani si rendono conto, certo con un imbarazzo sempre più grande, del modo in cui, con un misto di irritazione e di accondiscendenza, il loro capo di governo viene trattato sulla scena internazionale. E in particolare dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L’Italia può impegnarsi nel conflitto libico con determinazione e anche con fantasia, il suo contributo non viene riconosciuto. L’identità del messaggero scredita il contenuto del messaggio.

Sempre più italiani si chiedono ormai come sono potuti cadere così in basso nello sguardo degli altri e nella stima che potevano avere di sé stessi. In questo contesto avvilito una personalità, quella del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, assume un ruolo che va oltre quello delle sue prerogative istituzionali. Egli incarna la dignità dell’Italia di fronte alla volgarità del suo Primo Ministro. Ma pur essendo una risorsa a metà, non potrebbe in nessun caso essere considerata una soluzione. La debolezza e le divisioni dell’opposizione in attesa di una figura nuova e provvidenziale, costituiscono il principale ostacolo alle speranze dell’alternativa. Come sempre in Italia la speranza arriverà dalla società civile
Cetto Laqualunque
“L’Italia soffre la penale Berlusconi”


di Charlotte Jacquemart– 17 luglio 2011
Pubblicato in: Svizzera sul Neue Zürcher Zeitung
Traduzione di Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero.info

Le monete sono state sopravvalutate, dichiara Harald Preissler, esperto in economia della zona euro
Intervista rilasciata al quotidiano svizzero NZZ, edizione della domenica

Harald Preissler
NZZ: Mi sembra che nessuno voglia più avere a che fare con i buoni di stato dei paesi europei. Questo è proprio il suo campo. Cosa ne pensa?

Harald Preissler: Per noi è un’occasione straordinaria. Possiamo far vedere di cosa siamo capaci. Abbiamo drasticamente ridotto la quota dei titoli di stato dei paesi della periferia dell’euro nei nostri pacchetti finanziari

NZZ: Se la crisi va avanti, crede che solo i Bonds tedeschi reggeranno ?

HP: Potrebbe essere. Attualmente stiamo guadagnando molto con le obbligazioni tedesche, perchè le nostre quotazioni continuano a crescere. Chi possiede titoli di stato qualitativamente superiori, ha ottenuto negli ultimi mesi notevoli guadagni.

NZZ: Da cosa derivano questi enormi incrementi sulle obbligazioni quotate positivamente?

HP: Più la situazione diventa incerta, più la gente vuole trasformare il proprio denaro in titoli di stato. Questo fa crescere le quotazioni, l’effetto è già da tempo evidente. Però ora l’Italia e’ il terzo paese debitore del mondo e comincia a vacillare con i suoi 1840 miliardi di euro di debito. Ecco che l’effetto si amplifica, causato dal disorientamento di un numero maggiore di azionisti, come è successo nei piccoli paesi della periferia dell’euro.

NZZ: Chi cadrà prima, l’Italia o la Spagna?

HP: La Spagna è la maggiore candidata al crollo. Il suo debito pubblico con il 70% della produzione economica è certamente inferiore al 120% in Italia, ma nelle provincie spagnole continuano ad accumularsi nuovi debiti. Però la situazione peggiore è quella delle banche spagnole. Accumulando le loro obbligazioni si arriva a 300%. Questo non è il caso dell’Italia. L’Italia soffre la penale Berlusconi.

NZZ: Chi è in grado di ridurre prima il proprio debito economico, l’Italia o la Spagna?

HP: Entrambi i paesi hanno già tagliato le eccedenze primarie. Cioè: non pagando gli interessi, le entrate superano le uscite. Questo è quello che conta, se si tratta di estinguere i debiti. I due paesi sono fondamentalmente solidi. Anche la Spagna lo è, poichè l’intero debito non è enorme. Le banche spagnole hanno bisogno di un nuovo capitale proprio, che vada dai 30 ai 100 miliardi. Questo è poco in confronto a quello che si sta dando alla Grecia, solo che i mercati non lo capiscono.

NZZ: Perchè no?

HP: E’ il solito circolo vizioso: sparisce la fiducia, crescono gli interessi, le agenzie di rating declassano i paesi – è una conseguenza immediata – e costringono così molti investitori a vendere, se devono fare attenzione alla soglia di solvibilità. Quindi gli interessi crescono ancora di più, i rating continuano a diminuire, ecc. Quando inizia questo circolo vizioso, non si riesce più a fermarlo. E’ pura psicologia e non ha nulla a che fare con i numeri.

NZZ: I bond italiani rendono il 5%. Gli azionisti privati dovrebebro ancora comprare?

HP: No. Perchè sussiste ancora un rischio non trascurabile, cioè che le cose non vadano a finire bene. Chi è in possesso di qualche titolo, dovrebbe conservarlo almeno fino ad una rendita del 7% e poi mollare. Se gli interessi vanno oltre il 7%, diventa pericoloso, perchè poi i paesi non riescono più a liberarsene con le proprie forze. Avrebbero bisogno di tagli alle eccedenze primarie del 4 % e oltre. A lungo andare nessuno è in grado di farcela.

NZZ: Gli Eurobonds risolverebbero tutto?

HP: Certamente. Gli Eurobonds renderebbero i singoli paesi indipendenti dagi umori del mercato. Il mercato sarebbe molto solvibile, cosa importante. L’Italia pagherebbe chiaramente meno interessi, la Germania un po’ di più. In pratica gli interessi per la Germania arriverebbero più al 4% che al 3%. Comunque si potrebbe di nuovo riequilibrare il tutto mediante un sistema di rimborso. Si deve pero’ anche vedere: Gli interessi per la Germania non sarebbero così precipitati senza la crisi economica. Inoltre con la facilità di stabilizzazione dell’euro abbiamo già di fatto questi Eurobonds, diventati ormai inevitabili.

NZZ: Perchè la politica fa così tanta difficoltà ad introdurli?

HP: Per renderli appetibili ai francesi e ai tedeschi ci voglioni governi stabili. Cosa che semplicemente oggi non abbiamo

NZZ: L’enorme debito pubblico degli USA lascia indifferenti gli investitori. Come mai?

HP: Hanno un altro metro di misura . Ma il dollaro è una moneta mondiale e può svalutarsi. Cosa che non può più accadere in in Europa. Nemmeno la possibile perdita del rating AAA può significare, che gli interessi per gli USA crescano. Quando il Giappone ha perso il punteggio AAA, non è successo nulla.

NZZ: Quanto sono ancora importanti le monete nel mondo moderno?

HP: L’importanza delle monete è stata completamente sopravvalutata. La Germania e la Svizzera lottano da decenni con sostanziose rivalutazioni. Il danno è stato leggero. Il pubblico è rimasto stupefatto quando c’è stato il cambio di moneta – e le aziende vendono tranquillamente i propri prodotti specializzati, crescono più forte di prima. Le monete non sono più importanti come una volta, quando solo una manciata di professionisti sapeva come agire .

NZZ: L’euro sopravviverà?

HP: Si, poichè nessuno vuole tornare alla vecchia moneta
Eurobonds

01 agosto 2011

Il bel paese malato - Das kranke Sehnsuchtland


Il bel paese malato


di Sebastian Heinrich
Pubblicato in: Germania su Mittelbayerische Zeitung il 5 giugno 2011
Traduzione di Italia dall'Estero

Da anni l’Italia è un paese bloccato e paralizzato. Il risultato: il fior fiore della nuova generazione abbandona il paese.

Francesco Santarelli ha il torace ampio. braccia muscolose, e molti chilometri sul campo da rugby alle spalle. Ma quando Francesco inizia a parlare del suo paese, appoggia tra le mani il suo volto mite e scuote la testa. “Mamma mia” esclama disperato. “L’Italia è una repubblica delle banane!”

Da circa dieci anni Francesco Santarelli osserva da lontano la sua patria. Giorno per giorno legge su Internet della grottesca satira politica che l’Italia offre al resto del mondo. Giorno per giorno parla con i suoi amici che vivono ancora giù in Italia. Tutti over 30, tutti laureati. Tutti con grossi problemi ad arrivare a fine mese – e con tanta paura del futuro. Giorno per giorno Francesco si ripete che lasciare il suo paese è stata proprio una gran bella decisione.

Per saperne di più - Mehr wissen darüber