27 gennaio 2011

Giorno della memoria - Gedenktag

"Ausmerzen, Vite indegne di essere vissute"
Marco Paolini

Attorno a questo concetto ruotano ricerche ed esperimenti di eugenetica che portarono nella Germania nazista ad applicare prima la sterilizzazione forzata poi verso la "soluzione finale" contro popoli interi e persone. Una pagina orrenda della storia tedesca che Marco Paolini, uno dei migliori autori e interpreti del teatro di impegno civile italiano, ha portato ieri sera 26 gennaio, sulla Sette, in Tv.




In Francia come si vive la giornata della memoria: Journée de la Mèmoire

Mai più!!! Indignatevi!!!
Plus jamais ça! Indignez-vous!




Nel nostro piccolo anche in Italia esiste la prova tangibile delle atrocità naziste compiute su esseri umani "indegni di vivere perchè un peso per la società", la Risiera di San Sabba (Trieste).


26 gennaio 2011

Un delicato acquerello di Erri De Luca

Littérature Italienne: une aquarelle delicate

Erri De Luca ha lasciato Napoli a 18 anni, ma nei suoi racconti non smette di ritornarvi, come in “Montedidio” (premio Femina étranger nel 2002) e nella sua ultima opera, „Il giorno prima della felicità“. Ci troviamo in un vecchio quartiere napoletano, negli anni del dopoguerra, Napoli, la città protagonista, organica, viva, brutale, sottomessa alle leggi d’onore che governano le strade, in cui persino l’italiano è considerato una lingua straniera, mentre il napoletano restituisce più gusto e tenerezza all’immaginario popolare.

Il narratore, un orfano di tredici anni, trascorre il suo tempo libero a leggere, a giocare a pallone [a Napoli si dice così] ad aprirsi un varco tra i cespugli di ginestre fino in cima al Vesuvio, ad andare a scuola anche se fa parte dei poveri che non hanno nemmeno un foglio di carta assorbente per asciugare l’inchiostro sui loro quaderni: “Soffiandoci sopra, il blu dell’inchiostro tremolava cambiando colore. Gli altri lo asciugavano con il tampone. Il vento che creavamo sul foglio piatto era più bello. Gli altri schiacciavano le parole sotto il loro cartoncino bianco”.

Nello stabile in cui vive, il portiere, Don Gaetano, lo ha preso sotto la sua protezione. Persona generosa e molto legato all’adolescente, trascorre molto tempo con lui, insegnandogli il gioco a carte napoletano della scopa, lo porta con sé una domenica sul vulcano – “Devi fare la sua conoscenza, è il padrone, e noi siamo i suoi inquilini. Chi è nato qui deve fargli una visitina.” Si interessa alla sua educazione sessuale, mandandolo una sera da una vedova dall’aspetto felliniano che abita nel palazzo. Ex partigiano, traghettatore di storie, il vecchio racconta gli anni della guerra, la ribellione dei napoletani contro l’occupazione tedesca – “una insurrezione unica in Italia, in cui sono state strappate le armi dalle mani di coloro che le impugnavano” – poi la liberazione. Napoli, incolpata di collaborazione con i nazisti, ma capace anche di atti eroici: nell’estate del 1943, Don Gaetano ha raccolto e nascosto un ebreo che era appena sfuggito ad una retata.

Don Gaetano possiede un altro dono: legge nel pensiero delle persone. Quindi sa che è a causa di una donna intravista un giorno dietro un vetro, durante una partita di calcio nel cortile del palazzo, che il suo giovane protetto vivrà una delusione d’amore e sarà condannato ad un esilio forzato. “T’aggia ‘mparà e t’aggia perdere” “Devo insegnarti e devo perderti” sono le ultime parole in napoletano profferite da Don Gaetano al suo protetto, che la vita spinge lontano, verso l’Argentina.

Attraverso la storia di Don Gaetano, è la nostra propria fragilità che domanda il giorno prima della felicità. In occasione di una recente intervista pubblicata su La Vie, una rivista francese, Erri de Luca ha dichiarato: “ Per me la felicità consiste in questa possibilità di afferrare la vita a mani piene. E’ una rapina. Noi spesso cerchiamo la felicità nei nostri ricordi, perché abbiamo perso il momento giusto per riconoscerla. La felicità è sempre un trabocchetto. Ci prende a sorpresa. Il giorno prima quindi è il migliore.

La traduttrice Danièle Valin, ha saputo cogliere nella sua essenza anche la pura scrittura, quasi minerale, luminosa di questo acquerello delicato che è “Il giorno prima della felicità”, in cui si riflettono paesaggi napoletani spazzati dal vento, il sole, i profumi, i suoni e una sensualità a fior di pelle. I racconti di questo scrittore d’oltralpe non si leggono, si vivono, si sentono. “Il giorno prima della felicità” semplicemente superbo.

Gli Onorevoli e i Tre voti

Stimmenkauf in Italien: Komödie von 1963 wird Youtube-Hit




Compravendita di voti in Italia: una commedia del 1963 diventa un successo su Youtube.

La risicata vittoria di Brlusconi in parlamento richiama una scena del film “Gli onorevoli” che sta spopolando su Youtube, il film ricorda alla nazione la scomoda verità.

I tre voti

Tre voti per salvare un governo? Mi dai tre voti, se ti affido qualche incarico? Non vi viene in mente il 14 dicembre, quando il premier italiano Silvio Berlusconi ha vinto a sorpresa la mozione di sfiducia alla camera per tre voti? Voti come quello del deputato Antonio Razzi, eletto all’opposizione in Svizzera, che Berlusconi avrebbe comprato.

Ma riguardo al dialogo riportato [una parte del video che non ho tradotto e che è riportato abbastanza fedelmente nell’articolo originale ndT], non si tratta di un verbale di una riunione clandestina dei fedelissimi di Berlusconi, bensì di un estratto dal film comico “Gli onorevoli” del 1963. Onorevole è il titolo, di cui si fregiano i deputati italiani e nella scena citata del film il famosissimo comico Totò impersona il ruolo di un deputato alle prime armi, che si fa introdurre nei meandri segreti della politica da due vecchi volponi.

Un Videohit

Dal 14 dicembre questo video sta spopolando in Italia sul sito di YouTube.
Chi digita l’espressione „tre voti“ in un motore di ricerca, ottiene subito parecchie varianti di questo video. Per molti italiani il film è la dimostrazione, che la compravendita di voti non è, né un’invenzione di Berlusconi, né un fenomeno nuovo, anzi fa quasi parte del DNA della politica italiana. Ciò potrebbe anche spiegare, per quale motivo la pubblica indignazione per la vittoria “comprata” del premier sia stata contenuta nei limiti/modesta. In effetti il calciomercato in politica è l’elemento principale dello spettacolo politico già da prima di Berlusconi. Nella prima repubblica, che è durata dal 1948 al 1992, si sono avvicendati più di cinquanta governi. Di regola i capi di governo sono stati democristiani, ma per assicurarsi la maggioranza, qualche neo premier ha dovuto tirare dalla propria parte qualche voto proveniente dall’opposizione.

Persino i comunisti, che nella prima repubblica venivano sistematicamente esclusi dal governo nazionale, sono stati coinvolti in questo mercanteggiare. Nel 1976 per esempio hanno accettato un governo di solidarietà presieduto da Giulio Andreotti. Questo ha avuto il suo prezzo, non solo sottoforma di concessioni politiche. Indirettamente i comunisti hanno partecipato sviluppando con generosità uno stato assistenziale e mettendo a disposizione [della popolazione n.d.T], le risorse delle regioni da loro governate in quantità superiori alla media, riferisce lo storico Ernesto Galli della Loggia. “ Perchè si vive bene in Emilia, in Toscana e in Umbria?” si domanda. Perché per quasi 40 anni hanno governato i comunisti, con il risultato che “a Perugia 20.000 abitanti hanno un posto di lavoro, invece a Roma [solo] 300.000”.

Senza freni
 Anche il giornalista ed scrittore Sergio Rizzo pensa che non ci sia niente di nuovo all’orizzonte. Nel suo libro “La cricca” descrive il sistema del protezionismo di questa primavera, che si è basato sull’ assegnazione di grossi appalti pubblici. In un’intervista con il [quotidiano svizzero n.d.T] Tages Anzeiger, Rizzo ha criticato con durezza questo fenomeno, ma ha anche affermato che fa parte integrante dell’Italia dalla sua fondazione e non è mai stato combattuto in maniera seria. La novità consiste nel fatto che Berlusconi con i suoi irrisolti conflitti di interesse “ non ha pià nessun freno morale”.

Non è un risultato di cui andar fieri, perciò forse gli italiani si consolano con Totò e il suo film. La verità sembra meno brutale in bianco e nero e se proviene dalla bocca del comico.

25 gennaio 2011

Tessuto anzichè plastica - Stoff statt Plastik

Stoff statt Plastik

Articolo di Andrea Bachstein del Süddeutsche Zeitung.
Gli italiani cambiano contenitori: nel paese dei sacchetti di plastica arrivano gli acquisti solo con borse ecologiche. Mamma mia!

In Italia non è cambiato nulla in una notte: lunedì il primo giorno lavorativo dell’anno, da quando è vietata la vendita dei tradizionali sacchetti di plastica, si vede, come prima, la maggior parte della gente portare a casa i propri acquisti nei sacchetti di poletilene. Tuttavia la novità è che i clienti non devono pagarli. Fin quando hanno scorte, i negozianti possono distribuire le borsette di plastica anche dopo il primo gennaio, ma non vengono più messe in conto.

La legge sulla salvaguardia ambientale varata poco prima di Natale non proibisce i sacchetti [di plastica], ma la loro vendita. Ci vorranno ancora un paio di settimane per sostituirli con i sacchetti biodegradabili, dichiara il gestore di una filiale della catena di supermercati Metà. Nel negozio di Viale dei Colli Portuensi, una strada importante della zona ovest di Roma, questi ha però osservato, che già dalla settimana scorsa alcuni clienti portano con sé, più spesso di prima, borse di tessuto o di altro tipo. Il supermercato ha già ordinato i previsti sacchetti ecologici. Saranno chiaramente più costosi dei vecchi. Invece degli attuali 5 centesimi, dice il gestore di Metà, i nuovi costeranno da 9 a 10 centesimi.

In uno dei piccoli tipici negozi di alimentari selfservice che si trovano nei quartieri [italiani], la situazione è simile. La proprietaria del negozio Fratelli Fanti di Zanata, che appartiene alla catena Margherita (Conad), dice che aspetta la consegna dei sacchetti ecologici per questo martedì. Però anche lei vuole usare i vecchi sacchetti che ha ancora, fino ad esaurirli.

La durata dei sacchetti alternativi per contro si è già dimostrata un problema. Alcuni negozi hanno già iniziato ad usare sacchetti fatti con un materiale a base di mais. I clienti si lamentano che questi si strappano facilmente, talvolta persino ancora alla cassa. Laddove non si tratta di alimentari, sempre più negozi hanno iniziato già da tempo, ad indirizzarsi verso sacchetti di carta.

L’addio ai sacchetti di plastica ha richiesto agli italiani un drastico cambiamento nelle abitudini. In Europa sono i primi in classifica come utilizzatori di sacchetti di poletilene (non mi piace la definizione semplicistica tedesca), che arrivano a 25 miliardi di buste all’anno, in media 300 a testa. Solo nella capitale romana sono arrivati finora a 1.6 miliardi di buste. Arrivare a simili cifre era facile finora. Sono stati messi a disposizione come articoli in vendita non solo per gli acquisti all’ingrosso, anche un mazzetto di prezzemolo al mercato o 5 viti dal ferramenta erano fondamentalmente offerti in sacchetti di plastica. Chi non li voleva, si scontrava con lo sguardo esterrefatto del negoziante.

21 gennaio 2011

Kaiserschmarren

Kaiserschmarren

Non sono solo gli Austriaci a conoscere l’imperatrice Elisabeth, conosciuta come Sissi (1837 – 1898), e l’imperatore Franz Joseph (1830 – 1916) , anche quasi tutti i tedeschi sanno, chi sono.


In milioni hanno visto i film della serie di Sissi, che hanno creato il culto dell’imperatrice come donna modello negli anni ’50. Ma non tutti sanno però che Sissi e il suo consorte hanno avuto un ruolo importante nella nascita di un classico della cucina austriaca.



La coppia si recava spesso nei dintorni di Bad Ischl in Salzkammergut (Austria) per delle battute di caccia. Talvolta essi si fermavano presso un’ Osteria che aveva un Mulino ad acqua, il Rettenbachmühle.

Rettenbachmühle
In occasione di una di queste gite i padroni della Gasthaus avrebbero dovuto servire all’imperatore un piatto semplice a base di acqua, farina, sale e burro. Per l’illustre ospite però, secondo la leggenda, arricchirono la ricetta con ingredienti più saporiti, come latte, uva passa e uova. Così la semplice “Frittatina del boscaiolo”, la Holzfällerschmarren, diventò la “Frittatina dell’imperatore”, la Kaiserschmarren”.

 

Holzfäller


C’è anche un’altra storia a proposito. L’imperatore amava mangiare le Omelette, i Palatschinken. Ma al cuoco non sempre riuscivano bene – a volte erano troppo spesse o si sbriciolavano. E allora le Omelette mal riuscite venivano mangiate dal personale. Una simile “schifezza” (in bavarese e in austriaco Schmarren significa anche “una sciocchezza, una cosa che non ha senso”) non era degna dell’Imperatore.
Come siano effettivamente nate le Kaiserschmarren, nessuno se lo ricorda esattamente. Anche con che cosa vengono accompagnate tradizionalmente, varia di cuoco in cuoco. Alcuni Chef preferiscono la composta di susine, la Zwetschgenröster, altri di mirtilli rossi Preiselbeer-, altri ancora di mele, Apfelkompott.


Palatschinken
 RICETTA
Ingredienti per 4 Persone:

0.5 litro di latte
Un pizzico abbondante di sale
360 gr. di farina bianca setacciata
8 uova
4 cucchiai di Uvetta
4 porzioni di frutta (p.es. Susine)
Succo di limone
4 cucchiai circa di zucchero
Burro, olio, zucchero a velo

Preparazione

Snocciolare le susine e tagliarle a pezzetti. Cuocere in un tegame le susine con poca acqua, succo di limone e zucchero, per circa 15 minuti, finché non diventa una purea.
Lasciare raffreddare.
Mescolare assieme latte, farina, sale e i tuorli d’uovo. Montare a neve ferma gli albumi e aggiungerli delicatamente al composto.
Riscaldare una padella con l’olio e aggiungerci una piccola noce di burro.
Versare nella padella un mestolino di composto, distribuirci sopra un cucchiaio di uvetta. Ripiegare un lato dell’omelette su di sé (a metà), e lasciare cuocere su entrambi i lati (deve imbiondire la superficie).
Spezzettare le Kaiserschmarren con la forchetta, aggiungere ancora un po’ di burro e un po’ di zucchero a velo, e lasciare caramellizzare un po’. Tenere in caldo e proseguire con le altre porzioni. Prima di servire spolverare ancora con lo zucchero a velo.


Preiselbeerkompott
Zwetschgenröster

20 gennaio 2011

72 milioni di Euro - Das große Los


Senza [la rivendita] Tabacchi in Italia non funziona nulla. Una di queste piccole rivendite napoletane ora è famosa – grazie a due straordinarie vincite/poiché due giocatori vi hanno vinto una montagna di soldi.

„Per le ricevitorie nessuna percentuale sulle vincite! Sia chiaro per tutti!” Così è scritto a mano su un cartello appeso sulla porta aperta di un piccolo negozio di tabacchi e ricevitoria a Napoli diventato per un po’ famoso in Italia. Così come su un altro cartello è scritto “Ultimo dell’anno col botto – vinti 72 milioni di euro – giocati entrambi nella nostra ricevitoria”.

Due fortunati hanno vinto 36 milioni di euro nell’ultima estrazione della Lotteria nazionale. La cosa non è passato inosservata. Nunzia di Lorenzo, che gestisce assieme al marito la ricevitoria, riferisce del grosso viavai che c’è stato, giornalisti, telecamere, curiosi. Gli incassi non sono andati male. Il giorno seguente, anzi, sono arrivate molte più persone, che speravano anche loro di trovare qui la fortuna. Non si sa chi siano i vincitori. Ma per i residenti di Corso Vittorio Emanuele è stato un allegro avvenimento. Nunzia di Lorenzo la sera ha stappato lo spumante, la gente ha fatto un po’ di festa. Un paio di loro sono comparsi in TV, per dichiarare di non conoscere i nuovi multimilionari. In sostanza sarebbero persone che se lo meritavano.

Due giorni dopo nella cittadina tutto è tornato normale. Si tratta di una delle più di 50000 Tabaccherie, chiamate in genere semplicemente Tabacchi, senza le quali la vita di tutti i giorni sarebbe impensabile. Le rivendite, il cui cartello blu e bianco che mostra una grande T indicano la licenza per la vendita dei prodotti soggetti a monopolio, di regola sono molto più che rivendite di sigarette e ricevitorie del Lotto. E’ quasi certo che la vita di tutti i giorni sarebbe diversa senza di essi. Questo dipende sempre meno dalla varietà e dal tipo di prodotti in vendita. Può riguardare in varie situazioni quasi tutto, dai dolciumi ad articoli di cancelleria, giornali, giocattoli, articoli da regalo, souvenir o accessori per il mare. Alcuni Tabaccai vendono ancora per tradizione persino il sale. Poichè decine di anni fa era di competenza del monopolio di stato e si poteva comprare solo da loro, e fino ad oggi sulla maggior parte dei cartelli c’è scritto ancora “Sale e Tabacchi”. Ciò che rende i tabacchi così importanti, è il servizio semi pubblico che offrono. Vendono marche da bollo per documenti amministrativi, modulistica e spesso anche francobolli. Si possono ricaricare i cellulari, acquistare i biglietti per il bus o per il parcheggio, pagare il canone televisivo e le bollette per la luce, telefono, gas e persino le multe. Alcuni Tabacchi accettano vaglia o vendono biglietti per le partite di calcio e concerti.


Naturalmente non tutti i negozi offrono le stesse possibilità, ma complessivamente forniscono servizi di cui non si può fare a meno. E diversamente da molti uffici funzionano bene. Sono talmente necessari che sono costretti, a mettersi d’accordo per le ferie, in modo che in agosto nessun quartiere resti privo [del loro servizio]. Sono importanti, soprattutto nei centri residenziali delle metropoli, quasi quanto i servizi sociali. Qui si ritrovano i vicini per fare quattro chiacchiere e raccontarsi le novità. I tabaccai sanno quasi tutto quello che c’è di importante nella loro città. Chi cerca un artigiano o un motorino usato, ha buone probabilità di trovare il giusto consiglio. Spesso danno una mano alle persone anziane a compilare i moduli.

Coloriti e affollati.

Anche la tabaccheria di Nunzia di Lorenzo e di suo marito Maurizio Galassi è un punto di ritrovo di questo tipo. Hanno quasi esclusivamente clienti abituali [residenti in] questo angolo del quartiere benestante di via Chiaia. Si trova in una posizione medio alta [il corso Vittorio Emanuele è posizionato sul pendio della collina del Vomero], e in qualche modo sono riusciti a restare fuori per un pezzo di strada dai primi mucchi di spazzatura. Il Corso Vittorio Emanuele è il tipico quartiere che riunisce un miscuglio di piccoli negozi, filiali di banca e vari locali. Accanto alla ricevitoria c’è una macelleria dalla vetrina piena di polli arrosto. Il bar Dany un po’oltre è illuminato all’interno da luci dai toni viola e lì vicino c’è un negozio davanti al quale filetti di baccalà nuotano in sacchetti di plastica. Una signora anziana dice che viene nella tabaccheria ogni giorno. Adesso, indossando un elegante cappotto col collo di pelliccia, è seduta di fronte ad una macchinetta mangiasoldi/Slot-machine, che di questi tempi hanno trasformato molte tabaccherie in piccoli casinò. Ogni tanto scroscia una cascata sonante di monetine dalla macchinetta, circa 30 euro. Un po’ alla volta la signora rimpinza di nuovo la Slot e chiacchiera con Nunzia di Lorenzo e il signore [seduto] alla seconda macchinetta. Così trascorre il pomeriggio, anche se [in un posto] alquanto stretto. Il negozio è minuscolo, forse 12 metri quadri, almeno la metà è riservata ai clienti.

Con tre o quattro persone il locale è strapieno. È variopinto e affollato. A sinistra accanto all’entrata è seduto Maurizio Galassi dietro ad una vetrinetta, ed è occupato con i terminali che sono collegati con la Lottomatica oppure con le ricariche telefoniche dei loro clienti. Sua moglie è al banco davanti uno scaffale pieno di pacchetti di sigarette. Ovviamente è la merce principale del negozio. Giocattoli di plastica dai colori sgargianti: bamboline e servizi da thè di colore rosa, palline e paperelle riempiono tutte le vetrine. Da un angolo penzolano sacchetti di patatine, c’è posto anche per uno scaffale pieno di carta e scotch. Sul banco fanno bella mostra trespoli per caramelle, gomme da masticare e cioccolata, e dappertutto penzolano biglietti e schedine. Anche già compilate, che la Lottomatica emette a sorteggio. Due di questi hanno portato quei milioni benedetti.

Due ragazzi che indossano giubbotti di pelle e che hanno appena acquistato dei Gratta e vinci, dicono che questo negozio porti fortuna, e che lo pensavano già prima della spettacolare vincita. È possibile che questa fiducia abbia a che fare con Nunzia di Lorenzo. La 35enne ha qualcosa di radioso in sé e una innata cortesia, perchè non dovrebber anche poratr fortuna. Della supervincita ne parla senza invidia, “sono felice che abbiamo portato fortuna ad altri” dichiara.

Il carattere del gestore è chiaramente un fattore importante in ogni tabaccheria. 18 anni fa Nunzia di Lorenzo e suo marito hanno preso in gestione la rivendita, allora non erano ancora sposati. Il lavoro le piace chiaramente, dice, le piace avere a che fare con la gente. E la gente lo apprezza. Pietro Testa, un signore attempato con giacca a vento e berretto di lana dice, che ci viene perché i gestori sono gentili. Ci viene più volte al giorno, abita poco distante da lì. “Sono in pensione, mi faccio un giretto e passo il tempo”. Qui può sempre contare su una chiacchierata, dicono scherzando, e talvolta, riferisce il signor Testa, il marito di Nunzia di Lorenzo, di solito molto tranquillo, cantano nel negozio, canzoni napoletane è chiaro e sono anche bravi.

Naturalmente, Testa gioca anche al lotto, ed è curioso di sapere chi sono i milionari. Non è proprio invidioso. In compenso è un po’ orgoglioso, quando racconta, che lo hanno intervistato alla TV, quando si è saputo del biglietto vincente. E comunque ci vede una vittoria in ogni caso: della bella Napoli non si parla solo a causa della crisi dei rifiuti e della camorra, ma finalmente di qualcosa di positivo. Grazie ad un meraviglioso normalissimo piccolo tabacchi.

Süddeutsche Zeitung

14 gennaio 2011

Rientro - Wieder DA!!! Anno Nuovo 2011

Le feste di Natale sono finite, siamo rientrati al lavoro, regolarmente, come prime e più di prima ...
Iniziamo un nuovo anno con mille progetti e buoni propositi.
Primo fra tutti, avviare o meglio mettere le basi per il mio futuro da pensionata, una nuova attività in proprio.
Il mio sogno nel cassetto (mein heimlich Herzenstraum): tradurre, tradurre, tradurre. Avrei scelto di tradurre favole, racconti, storie per bambini (Kindergeschichten, Märchen, Fabel übersetzen).
Alcune amiche mi hanno già dato indicazioni e le ringrazio moltissimo (ein herzlicher Dank an Beate und Traude).
Naturalmente si tratta di traduzioni di scritti tedeschi, inediti in Italia, (spero) e che vorrei utilizzare per i miei futuri nipoti.
Appena ne finisco uno, magari ne posto uno stralcio e il link all'originale in lingua.
Intanto godetevi questo paesaggio invernale da fiaba.
A Presto
Bis Bald