31 marzo 2011

La destra e i migranti - Rechte machen Stimmung gegen Lampedusa-Flüchtlinge

Lampedusa

La destra fa propaganda contro i profughi di Lampedusa

Der Spiegel: Rechte machen Stimmung gegen Lampedusa-Flüchtlinge

L’acqua potabile scarseggia, le condizioni igieniche sono insostenibili: a Lampedusa la situazione dei migranti peggiora. Il ministro degli interni italiano, Roberto Maroni, con parole dure, avverte che è in arrivo una [nuova] ondata di altri profughi. [Si tratta di] un appello giustificato verso l’UE o il rumoreggiare/il falso allarme di un populista di destra?

Amburgo – Stanno arrivando le prime imbarcazioni dalla Libia. Domenica mattina, profughi provenienti dall’Eritrea e dall’Etiopia hanno lasciato le coste libiche su un’imbarcazione, per fare rotta verso l’isola di Lampedusa. A bordo erano ammassate circa 300 persone. Durante la pericolosa traversata una donna ha partorito, un’altra, incinta, ha perso il suo bambino.

Attualmente a Lampedusa ci sono 5500 migranti, ma si tratta soprattutto di tunisini, la maggior parte in cerca di lavoro. L’sola è considerata “la porta verso l’Europa” ed ora è sovraffollata [di profughi]. Da quando è scoppiata la rivolta in Tunisia, sono approdati qui circa 16.000 migranti, quasi ogni giorno arrivano nuove imbarcazioni. L’acqua potabile scarseggia. I minori vengono sistemati per il momento in un edificio della capitaneria di porto. L’organizzazione per la protezione dell’infanzia Save the Children avverte che la situazione è catastrofica: “Le condizioni igieniche sul posto diventano di ora in ora sempre più precarie.”

Tuttavia secondo gli osservatori,con una volontà politica più decisa si potrebbe risolvere questa situazione di precarietà. I migranti potrebbero essere smistati più velocemente in altri centri di accoglienza italiani con l’uso di navi ed aerei, afferma Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati. “Il caos è stato creato ad arte”. In tal modo il ministro degli interni italiano Maroni vorrebbe fare pressione sugli [stati dell’ UE].

Roberto Maroni
Così parla la Lega Nord

Maroni appartiene alla Lega Nord, partito di destra – e anche in questi giorni asseconda le aspettative dei suoi sostenitori. Mette in guardia da “un esodo di massa biblico”, centinaia di migliaia di profughi potrebbero riversarsi in Europa. Egli è seriamente preoccupato che tra i migranti possano mescolarsi anche terroristi. “Maroni fa il suo gioco/ruolo” dichiara Silvia Francescon dell’ European Council of Foreign Relations di Roma. “Questo è il linguaggio della Lega Nord/Così parla la Lega Nord, e a questo [aspetto] deve parte del suo successo”.

Si tratta di quella [stessa] Lega Nord, che nel 2010 voleva vincere le elezioni in Veneto e Piemonte, distribuendo saponette ai propri sostenitori – da usare “dopo aver toccato un migrante”. Si tratta di quel Maroni ministro degli interni, che verso la metà dell’anno scorso elogiava il patto con il dittatore libico Muammar al-Gheddafi, definendolo un “accordo da prendere ad esempio per tutti gli stati membri dell’Unione Europea”. Al suo interno era previsto, che le autorità libiche avrebbero dovuto tenere lontane dalle coste italiane le imbarcazioni dei profughi – adottando sistemi, che l’organizzazione per i diritti umani aveva definito vergognosi per l’UE.

Certo questo è solo un aspetto del ministro Maroni. Molti possono condividere il suo appello all’UE, per un maggiore appoggio all’Italia, considerata l’attuale situazione. Anche la fondazione per i diritti dell’uomo Pro Asyl afferma: “I profughi che arrivano via mare devono essere accolti sotto la tutela europea in maniera dignitosa”. In Germania l’argomento è molto controverso. Il parlamentare dei Verdi Omid Nouripour esprime la sua opinione in merito, dichiarando di essere favorevole ad accogliere i profughi anche in Germania. “Dare una mano a Malta e a Lampedusa, non solo è un dovere per l’umanità, ma anche per la solidarietà europea”, ha dichiarato. Anche Malta è meta di arrivo per i migranti provenienti dal Nordafrica.

Profughi in attesa di destinazione
Tendopoli in tutta Italia

Maroni ha per lo meno costretto le altre regioni italiane, ad accogliere fino a 50.000 migranti che sono sbarcati nel meridione. Alcune regioni si rifiutano ancora – dovranno essere costretti ad accollarsi [i profughi]. In tutta Italia dovrebbero essere allestite delle tendopoli. Anche Hein del Consiglio italiano per i rifugiati considera positiva questa iniziativa:“ Ci sono due spiriti che battono nel petto di Maroni. Da un lato deve tranquillizzare i propri iscritti della Lega Nord, dall’altro ha messo in essere una serie di azioni pratiche.”

Arrivo di profughi
Nel frattanto Maroni è entrato in contrasto persino col proprio partito. Assieme al ministro degli esteri Franco Frattini ha proposto, di elargire ai migranti tunisini fino a 2500 dollari, cioè circa 1800 euro, affinché facciano ritorno in patria. Il leader della Lega, Umberto Bossi, ha tuonato:” Non darei nulla e li riporterei indietro; e se i clandestini dovessero ritornare li rispedirei di nuovo a casa”.
„Fuori i razzisti!“

Questo allarmismo della Lega Nord indica che i partiti della destra europea potrebbero trarre vantaggio dalla crisi dei profughi a Lampedusa. Vogliono vincere le elezioni incrementando la paura dell’invasione dei profughi e in particolare dei migranti di fede musulmana. Una strategia che persegue anche Geert Wilders del PVV (Partito olandese di destra). Con la sua linea anti islamica è diventato così influente, che il governo di minoranza dell’Aia dipende interamente da lui. Anche il partito popolare di destra in Danimarca fa propaganda con l’argomento migrazione e islamismo e sopporta il governo.

Già da anni in Francia il Fronte Nazionale si fa sentire nel panorama partitico. Tuttavia da quando Marine Le Pen ha preso il posto del padre, i conservatori del presidente Nicolas Sarkozy tremano di fronte al partito di estrema destra. Marine le Pen mette continuamente in guardia contro una “Islamizzazione del paese” e mette sullo stesso piano le preghiere in strada dei mussulmani con l’occupazione nazista. Il Fronte Nazionale potrebbe diventare la terza forza politica nelle prossime elezioni locali di domenica.

Il politico della lega Nord Mario Borghezio, si è recato a Lampedusa accompagnato dalla Le Pen. “Vorremmo certo caricarli tutti sulla nostra barca [si intende l’Europa ndr], ma non è abbastanza capiente, affonderemmo tutti” ha chiarito due settimane fa.

Marina Le Pen
Le centinaia di dimostranti di Lampedusa sono di tutt’altro avviso. Urlano “Via i razzisti!”. Tuttavia nel frattempo sull’isola cresce la protesta contro il flusso di migranti. La maggior parte dei giovani tunisini sull’isola dorme all’aperto, poiché il centro di accoglienza è sovraffollato. Sono seduti nei bar, sulle banchine del porto, in un parco giochi. Aspettano [senza fare nulla] che passi la giornata, dormono in tende sulle colline nei pressi del centro di accoglienza. Molti abitanti dell’isola temono che così i turisti potrebbero essere scoraggiati [dal recarsi in vacanza a Lampedusa].

Lunedì gli abitanti di Lampedusa hanno rovesciato sacchetti di spazzatura all’ingresso del porto, per impedire il passaggio delle imbarcazioni. Pescatori hanno tentato di bloccare il porto con le proprie barche. L’ambiente si sta surriscaldando, terreno fertile per i partiti di destra.

Dov'è finito il femminismo in Italia


Dov’è finito il femminismo italiano?
Slate: Où est passé le féminisme italien?
 
Le femministe italiane non riescono a sfondare il “muro della comunicazione” [imposto] dalla televisione misogina di Berlusconi, per mobilitare i giovani.

Domenica 13 gennaio, un milione di donne hanno manifestato in numerose città italiane per difendere la propria dignità. Una dignità di cui si sarebbe fatto beffe il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, indagato per abuso di potere e prostituzione minorile nello scandalo del “Rubygate”.

Il numero dei partecipanti è stato elevato, ma solo il 37% delle italiane tra i 18 e i 29 anni considera il comportamento di Berlusconi irrispettoso nei confronti delle donne. Secondo la regista Francesca Comencini, si tratta di una situazione paradossale, riassunta in maniera eloquente con queste parole: “ In Italia abbiamo avuto il più importante movimento femminista d’Europa, ma non è avvenuto alcun passaggio generazionale”. Dov’è finito il femminismo italiano?


Ah, gli anni ’70…

„Durante gli anni ‚70 il movimento femminista italiano era davvero una forza! – ricorda Martine Storti, presidente dell’associazione 40 anni di Movimento, e una delle protagoniste del movimento MLF (Mouvement de libération des femmes) in Francia e in Italia. “In particolare perché partivano da più lontano, le italiane scendevano in piazza a decine di migliaia, abbastanza facilmente e abbastanza spesso”.

“In Italia la tradizione femminista è debole: siamo stati l’ultimo paese ad ottenere il diritto al voto per le donne”, spiega Chiara Volpato, docente di psicologia all’università di Milano – Bicocca. Senza contare che durante il regime fascista le donne che lavoravano, venivano pagate la metà rispetto agli uomini. Inoltre la potente chiesa, ha rimesso in discussione l’aborto e la procreazione assistita. Oggi la situazione delle donne italiane non sembrerebbe migliorata. Il tasso di occupazione delle donne (46,4% nel 2009) è fra i più bassi d’Europa e l’Italia occupa il poco glorioso 74° posto nella classifica sulle differenze tra i sessi del Forum per l’Economia Mondiale.

Insuccesso della diffusione e muro della comunicazione

Il confronto con gli anni ’70 è assolutamente deludente. Per Chiara Volpato, l’insuccesso nella diffusione del femminismo sarebbe il grande errore della sua generazione.

“Nel corso di vari anni le mie studentesse mi dicevano di non essere delle femministe, che non ce n’era più bisogno… ed ecco dove siamo finite oggi. Non abbiamo più avuto figure femminili veramente significative, quindi con il ritorno degli anni ’80, siamo giunti a questo ritardo italiano”.

Anche Francesca Brezzi, docente di filosofia morale all’università di Roma Tre, e delegata del Rettore per le Pari opportunità – studi di genere, è d’accordo con la Volpato:

“Dobbiamo far rivivere le conquiste del femminismo: ci siamo dimenticati tutto. Non riusciamo a comunicare ai giovani questo sdegno anche se così evidente, non riusciamo ad infrangere il muro della comunicazione”.

Il muro della comunicazione, è l’impero mediatico di Silvio Berlusconi, che avrebbe contribuito a trasmettere un’immagine della donna contraria agli ideali femministi. “Abbiamo commesso l’errore di lasciare campo libero al berlusconismo: abbiamo accettato la degradazione della televisione e dei mezzi di comunicazione, mentre bisognava indignarsi subito. Le ventenni di oggi conoscono solo questo modello”, prosegue la Brezzi.


Il corpo delle donne

Nicoletta Dentico, presidente dell’associazione Filomena e organizzatrice delle manifestazioni del 13 febbraio, crede che l’origine dell’indifferenza di certi giovani sia nei comportamenti del premier. Questa mancanza di sdegno testimonia “l’influenza della subcultura televisiva che alla fine è il progetto più subdolo e sorprendente di Silvio Berlusconi in questo paese. Un progetto inaugurato negli anni ’80, sinonimo di terra bruciata”.

Ma se è facile cogliere/individuare il berlusconismo, quest’ultimo non è il solo motivo della sconfitta del femminismo. Il cavaliere non ha inventato un modello, lo ha interpretato, così dichiara Nicoletta Dentico:

Separatismo e astrazione

Si può quindi biasimare il modello culturale veicolato dalle televisioni di Berlusconi, ma anche alcune caratteristiche storiche, e assegnare una parte di responsabilità alle femministe. “ Il nostro errore è stato quello di esserci rinchiuse nei separatismi – ammette Chiara Volpato – e di non rendere partecipi gli uomini. Inoltre abbiamo utilizzato troppi astrattismi , abbiamo perso la capacità di raccontare, di coinvolgere le generazioni successive.”

Così Maria Pia Covre, prostituta e attivista, anche se d’accordo sul principio di una mobilitazione contro una situazione che giudica grave, critica il “tono familiare e bigotto dell’invito alla manifestazione. Un richiamo alla dignità femminile che insinua che soltanto alcune donne hanno una dignità da proteggere”. In effetti le organizzatrici sono state rimproverate di prendersela solo con le ragazze sospettate di andare a letto con Silvio Berlusconi piuttosto che con lo stesso premier. Accuse che naturalmente le stesse smentiscono.

Oltre che con il tono delle manifestazioni, queste femministe sono in disaccordo anche sulla situazione del movimento: la frustrazione di fronte ad una ipotetica sconfitta nella diffusione del femminismo non è un sentimento condiviso da tutte. “Certo le generazioni seguenti conoscono davvero poco delle esperienze del femminismo. Ma ciò non impedisce loro di beneficiare di un’eredità nella loro vita di donne. Aborto, contraccezione… tutto ciò fa parte integrante della loro vita. Non è perché non siano coscienti della mancata divulgazione: c’è una forma di trasmissione implicita” secondo la scrittrice femminista Martine Storti.

Un’affermazione condivisa anche da Maria Pia Covre:

“Le lotte degli anni ’70 riguardavano il divorzio e l’aborto. Eravamo in una situazione davvero tremenda, ecco perché eravamo tutte motivate affinché le cose cambiassero. Anche se non ci identificavamo tutte nel movimento femminista, ne seguivamo le analisi e gli studi. Poi c’è stato un momento di stasi, in cui ci siamo adagiate sulle nostre conquiste, credendo che fossero concluse. Ma non si è trattato di una diserzione, tant’è che si è visto che le donne sono ancora in grado di mobilitarsi e che hanno fatto propri i valori del femminismo”.

In effetti, malgrado le reazioni di Silvio Berlusconi, che ha definito la manifestazione “faziosa”, le italiane hanno dimostrato che erano ancora capaci di mobilitarsi, con un milione di partecipanti, con manifestazioni nelle principali città italiane ma anche all’estero, da Parigi a Tokyo, l’appello del 13 febbraio è stato un successo.

Anche se, secondo le organizzatrici, si tratta solo di un inizio. “La manifestazione del 13, è un evento, ma è soprattutto un’occasione per incontrarsi, contarsi e prendere decisioni per il futuro. Non sono le manifestazioni che smuovono le cose in questo paese: c’erano 3 milioni di Italiani per le strade alla vigilia della guerra in Irak, e nonostante ciò il governo non ha fatto marcia indietro”, spiega Nicoletta Dentico.


Sporcarsi le mani

Ma allora come si fa a smuovere le cose? Se le discussioni sulla dignità seminano zizzania, le femministe sono compatte sugli obiettivi da raggiungere. Anche Maria Pia Covre, che non è affatto una personalità accomodante, crede quindi che “le femministe non sono divise sugli argomenti più importanti Il femminismo è un’esperienza di analisi piuttosto sofisticata, e talvolta è difficile instaurare un dialogo se non si adopera il linguaggio femminista. Tra le donne che non hanno fatto questo tipo di percorso è difficile capire completamente il senso di ciò che dicono le femministe. Ma ciò non significa che le femministe non provino la stessa voglia di ribellione, lo stesso desiderio di cambiare lo stato delle cose.”

Quindi si tratta di “sporcarsi le mani”, se parafrasiamo Francesca Brezzi: le donne devono entrare nei luoghi del potere.

Prima di tutto per essere ascoltate. “Le donne hanno tentato di farsi sentire in questi ultimi anni”, racconta Chiara Volpato. Ma è difficile trovare qualcuno che le ascolti, dei media che accettino di pubblicare le loro rivendicazioni. La docente di psicologia ricorda del suo appello a boicottare il G8 all’Aquila nel 2009:” speravamo che le first ladies boicottassero la cerimonia, avevamo [raccolto] 15.000 firme, ma nessuno ha pubblicato il nostro appello in Italia”.

E ancora, per agire “occorre che le donne sappiano appropriarsi di un ruolo sociale, politico e manageriale”.

Poiché al momento, le donne sono le grandi assenti della vita politica e imprenditoriale italiana. Secondo il rapporto del Forum mondiale per l’economia sulla disparità tra i sessi, rapporto pubblicato da Newsweek, l’Italia occupa solo l’87° posto nella classifica per l’occupazione femminile nel mondo, il 121° per la parità salariale e il 97° per ciò che riguarda le opportunità per le donne di occupare posizioni dirigenziali.

Così solo il 45% delle donne italiane hanno un lavoro fuori casa (il tasso più basso di tutta Europa), percentuale che è stabile da 5 anni. Per quanto riguarda i ruoli direttivi/dirigenziali solo il 7% è ricoperto da donne.

“Dobbiamo fare capire agli italiani e agli europei che lo sviluppo delle capacità delle donne sarebbe positivo per la crescita del paese. Non è solo un problema italiano, è un problema europeo: è inconcepibile una simile sacca di arretratismo” commenta Nicoletta Dentico.

29 marzo 2011

Maultaschen

Maultaschen
Maultaschen

La necessità aguzza l’ingegno. E’ così che alcuni monaci durante la guerra dei Trent’anni inventarono i Maultaschen.

Circa 350 anni fa, in un periodo di carestia, nel monastero di Maulbronn, nel Baden Württemberg, i frati avrebbero ricevuto in dono un grosso pezzo di carne. Ma era Quaresima! La fame e la voglia di carne, in questi lunghi anni di guerra era tanta.

Nell’orto del convento venivano coltivati anche gli spinaci. Questo fece venire loro un’idea: se avessero mescolato dei piccoli pezzetti di carne assieme a tanti ingredienti vegetali, forse nessuno se sarebbe accorto. Ma avevano qualche dubbio che i pezzettini chiari di carne si potessero riconoscere.
I frati decisero quindi di avvolgere il composto in un fagottino di pasta, così la carne sarebbe stata ben nascosta.

Monastero di Maulbronn

Era nato così un piatto di magro adatto per la Quaresima. All’inizio furono chiamati fagottini di Maulbronn, in un secondo tempo il loro nome fu cambiato in Maultasche .

Ingredienti per quattro persone

350 gr. farina bianca
100 gr. carne di manzo cotta
30 gr. pancetta affumicata
200 gr. carne macinata mista
200 gr. carne di salsiccia
250 gr. spinaci
1 gambo sedano
1 carota piccola
1 cucchiaio di burro
2 piccoli panini raffermi
1 rametto di prezzemolo
5 uova + 1 tuorlo
Sale, pepe, maggiorana e noce moscata
3/5 cucchiai di acqua
1 lt. Brodo di carne

Preparazione
Impastare la farina con tre uova e un pizzico di sale.
Aggiungere un po’ per volta l’acqua e lavorare l’impasto fino a che diventa ben compatto ed uniforme.
Fare riposare la pasta in una ciotola coperta da un panno umido per una mezz’oretta.
Tagliare a pezzetti la carne di manzo e la pancetta.
Pulire e tritare il sedano e la carota e soffriggerli nel burro.
Lavare bene gli spinaci, scottarli brevemente in acqua bollente, scolarli e raffreddarli subito in acqua freddissima.
Fare ammollare i panini, strizzarli e sminuzzarli
Mettere nel tritacarne, la carne di manzo, la pancetta, le verdure, il prezzemolo e il pane e amalgamare il tutto.
Unire al composto ottenuto la pasta di salsiccia e le due uova, mescolare bene, salare e pepare.
Dividere in due la pasta all’uovo e stendere le sfoglie, con un cucchiaino mettere delle piccole porzioni di impasto di carne sulla prima sfoglia (calcolate 16 mucchietti, distanziati un po’ tra di loro).
Spennellare il bordo della sfoglia con il tuorlo d’uovo.
Sovrapporre la seconda sfoglia e sigillare schiacciando bene i bordi di ogni mucchietto prima di tagliare i fagottini.
Cuocere i fagottini in abbondante brodo di carne bollente, finchè non salgono a galla.

Kartoffelpuffer

Kartoffelpuffer con Composta di mele
Kartoffelpuffer

La Kartoffelpuffer (frittella di patate) è un semplice piatto a base di patate. Si tratta di frittelle di patate grattugiate della grandezza di un palmo di mano, fritte in padella in abbondante olio.
Rheinland Pfalz (Renania Palatinato)


Ruhrgebiet













Nomi diversi, ma anche diversi contorni accompagnano queste frittelle, molto spesso però vengono servite spolverate di zucchero a velo assieme ad una composta di mele. La variante salata spesso accompagna i Sauerkraut (crauti) o il Räucherlachs (salmone affumicato).

Nonostante 100 anni fa le patate avessero una cattiva reputazione, poichè erano considerate il cibo dei poveri, la nostalgia del passato ha fatto ritornare di moda le Kartoffelpuffer, che un tempo venivano cucinate in tutte le case tedesche,

La regione della Ruhr era un tempo abitata da poveri tessitori. Le patate erano a buon mercato e saziavano a volontà.

Un tempo anche le bucce di patate venivano utilizzate in cucina e se ne ricavava una gustosa zuppa (Kartoffelschalensuppe). In tempo di guerra queste frittelle venivano conservate sott’aceto e mangiate al posto delle Bratheringe (aringhe arrostite e marinate in aceto).

Bratheringe (aringhe arrostite e marinate)














Ingredienti per 6 persone:

1.2 Kg di patate a pasta soda, 2 Cipolle bianche, 4 Uova, 60 gr. di farina bianca, Pepe, sale, olio di semi

Per accompagnare:
(a scelta Composta di mele o fette di pane integrale imburrate)

Kartoffelpuffer con salmone affumicato
Preparazione
Sbucciare, sciacquare e grattugiare finemente le patate e le cipolle, mescolarle assieme.
Aggiungere le uova e la farina.
Salare e pepare.
Scaldare in una padella l’olio di semi.
Con due tre cucchiaiate del composto fare delle frittelle piatte e rosolarle nella padella da ambo i lati.
Servire ben calde accompagnate con la composta di mele o fette di pane integrale imburrate.

Suggerimenti:
se le patate vi sembrano acquose, dopo averle grattugiate, mettetele in un canovaccio di cotone ben pulito e strizzatele fino ad eliminare il liquido in eccesso

se vi piace il sapore, una grattugiata di noce moscata non guasta
un’aggiunta croccante e sfiziosa: un po’ di semi di zucca nel composto

08 marzo 2011

Baciamo le mani ... Handkuss für den Diktator

Der Spiegel: Handkuss für den Diktator
Baciamano per il dittatore

I due "Cumpari"
L'Italia è lo stato europeo più strettamente coinvolto, politicamente ed economicamente, con la Libia. Importiamo petrolio, gas e denaro in cambio di armi e appoggio politico. Però ora il governo italiano teme l’ex amico Gheddafi, poiché i rapporti commerciali con il dittatore potrebbero costare cari alla nazione.

E’ stata una vera amicizia [tra uomini]! Muammar al Gheddafi, o come si fa chiamare “il capo della rivoluzione” della Libia ha invitato il suo amico romano, il capo di governo Silvio Berlusconi, persino nel suo harem e gli ha insegnato i giochetti erotici del Bunga Bunga. Berlusconi ha ricambiato a modo suo. La scorsa primavera in occasione dell’incontro con il capo di stato arabo, avvenuto nella Sirte, Berlusconi ha salutato il rais con un baciamano.

L’italiano è stato a lungo fedele al suo amico trans mediterraneo. Ancora nelle scorse settimane, quando Gheddafi ordinava di sparare e bombardare sui cittadini, Berlusconi si era rifiutato di pronunciare una parola di critica. L’Italia ha bloccato, ancora lunedì scorso, le manovre dell’UE contro gli eccidi a Tripoli. Solo dopo notevoli pressioni avanzate nel corso della settimana da Washington – il ministro degli esteri statunitense Hilary Clinton aveva più volte chiamato Roma – Berlusconi ha ceduto. In maniera però eccessiva: Gheddafi è matto, riporta il quotidiano La Repubblica, potrebbe persino lanciare razzi contro l’Italia.

Le ripercussioni per l’Italia sono enormi, anche senza la vendetta di Gheddafi. L’economia è dominata da un clima di preoccupazione. La Libia non è solo fornitrice di materie prime e importante acquirente di prodotti finiti italiani, ma è anche consociata con molti imprenditori italiani. Con il 7.2 % delle azioni, lo stato nordafricano è anche il maggior azionista dell’UNICREDIT. Il vicepresidente dell’istituto bancario è quindi un libico, capo della banca centrale di Tripoli, Farhat Bengdara che però attualmente è irreperibile. Dieter Rampl, presidente dell’UNICREDIT ha dichiarato che non si hanno notizie di Bengdara.

La Libia è comproprietaria del gruppo Finmeccanica per le tecnologie e costruzioni per la difesa, oltre che dell’ENI. E persino circa il 7% della mitica Juventus appartiene allo stato nordafricano. Le quote percentuali dei libici in verità sembrano limitate – di Finmeccanica sono solo il 2% e dell’Eni appena poco più. La questione è nascosta nella reciproca dipendenza.

Pozzi Eni in Libia
I prezzi dei carburanti in Italia sono alle stelle

Per esempio Eni (nota nei distributori come „Agip“), un tempo azienda statale, ha investito in Libia oltre 50 miliardi di dollari nella ricerca ed estrazione di petrolio e gas e dovrebbero essere investiti ulteriori miliardi nei prossimi anni. “Il destino della Libia e dell’Eni sono strettamente legati”, afferma l’esperto in affari internazionali Nicolò Sartori.

Ma forse non solo il destino dell’ENI: un quarto del greggio, un decimo del gas importato arriva dalla Libia. Ma da un paio di giorni il gasdotto “Greenstream”, che collega la Libia con la Sicilia, una delle principali condotte gas di tutta Europa, è vuoto. A breve scadenza, non sarebbe un problema, affermano gli importatori italiani. Ma che succederebbe se la cosa durasse di più? Una grossa parte dell’energia viene prodotta dalle centrali termo elettriche. Anche l’esportazione di petrolio dalla Libia è per il momento sospesa. Risultato: i costi dell’energia italiana, già tra i più alti d’Europa, balzano alle stelle.

Berlusconi ha pagato 5 miliardi di euro, era appena stato eletto nel 2008, al suo socio in affari di Tripoli in occasione del trattato di amicizia. Il denaro, considerato come un risarcimento per danni coloniali e di guerra, doveva per esempio essere investito in strade e reti ferroviarie. Però Gheddafi promise che [il denaro] sarebbe ritornato sottoforma di commesse a ditte appaltatrici italiane e a produttori di apparecchiature.

Come spesso succede i due paesi hanno fatto grossi investimenti reciproci e ne hanno entrambi tratto vantaggi. Molto prima dell’epoca Berlusconi, nel 1976, Gheddafi salvò con un fiume di miliardi la Fiat, colpita duramente dalla crisi petrolifera. Acquistò così il 15% della casa automobilistica – ma solo per 10 anni. Poi però gli italiani fecero pressioni affinché vendesse le sue azioni. Il tipo era considerato un terrorista da buona parte del mondo – cosa che danneggiava gli affari automobilistici. Ma Gheddafi non se la prese poi tanto con i suoi soci in affari.

“Il capo di stato libico è notoriamente lunatico”

Le relazioni tra Italia e Libia hanno interessato anche gli USA. Gli ambasciatori tenevano al corrente il governo di Washington. Stando a quanto dicono i rapporti, i comportamenti di Gheddafi non erano proprio visti di buon occhio dai soci italiani.

In un dispaccio del 2006, i diplomatici USA riferiscono delle preoccupazioni dell’agenzia per il commercio estero sulla “imprevedibile” politica economica di Gheddafi e per le trafile burocratiche in Libia. “Il capo di stato libico è notoriamente lunatico ed è incline a repentini cambi di marcia”, così i diplomatici raccolgono le lamentele degli italiani. Tuttavia la dipendenza dell’Italia dal petrolio e dal gas libico fa in modo che le relazioni economiche dei due paesi nonostante tutti i problemi, resistano, dichiararono secchi.

Giornata dell'amicizia Italo-Libica

Il dittatore minacciava e Berlusconi si metteva in riga

Un rapporto del 2009 illustra quanto seriamente il governo italiano era nella mani del dittatore. All’epoca Gheddafi venne in visita a Roma. Sono dovuti passare 40 anni dalla sua ascesa al potere nel 1969, prima che l’Italia si dichiarasse pronta a riceverlo come un ospite rispettabile. L’entourage di Gheddafi utilizzò/richiese allora quattro aerei e 446 passaporti, dichiararono allora gli italiani ai diplomatici americani. Gli staff politici di Berlusconi e Gheddafi avevano quindi preparato di comune accordo il programma di visita.

Tuttavia il giorno dell’arrivo [del rais] Berlusconi accusò un tremendo mal di schiena, secondo quando risulta dai telegrammi dei diplomatici USA inviati a Washington. Quando Gheddafi venne a sapere che Berlusconi allora non sarebbe venuto all’aeroporto a riceverlo personalmente, minacciò di ritornare a Tripoli. Berlusconi si mise in riga, si fece fare un’iniezione di cortisone e si trascinò all’aeroporto – nonostante fosse dilaniato da tremendi dolori, così si legge nel rapporto.

E’ stata una lunghissima ed intensa amicizia quella tra i due capi di stato. Ma ormai è acqua passata. I ribelli avrebbero ricevuto armi dall’Italia, ha affermato con irritazione questa settimana Gheddafi al telefono con Berlusconi, cosa che è ben lungi da lui e dal suo governo. Tuttavia [Berlusconi] teme ripercussioni e vendette da parte del suo ex amico.
Tenda berbera di Gheddafi a Roma in Villa Pamphili

L’Italia teme vendette per i connazionali

Circa 10.000 italiani vivono in Libia, solo pochissimi vogliono venir via. Potrebbero diventare presto bersaglio di rappresaglie da parte del dittatore, questo è quanto si teme a Roma. Inoltre il regime di Gheddafi potrebbe spalancare i porti e spedire via mare migliaia di profughi verso l’Italia.

I capi dell’economia italiana temono anche qualcos’altro di diverso. Se la cricca del despota venisse spodestata e la Libia diventasse un altro stato, gli stretti rapporti con Gheddafi potrebbero in seguito trasformarsi in un fiasco economico: la nuova Libia potrebbe ritirare i suoi investimenti in Italia e boicottare i prodotti made in Italy. Questo farebbe precipitare la “Bella Italia” in una profonda crisi economica.

Juventus e Gheddafi

Berlusconi dalla A alla Z


Berlusconi de A à Z: L'Express
Berlusconi dalla A alla Z
Mentre il processo di Silvio Berlusconi per frode fiscale riprenderà lunedì, l’Italia tentenna/traballa tra il serio e il faceto dopo il suo ultimo scandalo sessuale.
Gli Italiani non sanno più se ridere o piangere dopo l’ultimo scandalo sessuale del loro presidente del consiglio, il terzo (reso noto) in meno di due anni. Ma questa volta, la giustizia ha sollevato una questione imbarazzante e convoca/cita Silvio Berlusconi nel processo che si terrà il 6 aprile.
Motivo : abuso di potere e prostituzione minorile. E’ il giudice Cristina Di Censo che, su richiesta della procura di Milano, ha dato inizio a questo rito breve di giudizio immediato, basato sull’ « evidenza della prova ».
Tre giudici, donne, esamineranno il caso del Cavaliere, i cui scandali, hanno provocato le manifestazioni del 13 febbraio, in cui al grido di « L’Italia non è un bordello » e « Basta ! », ha sfilato un milione di italiane ferite,
La procura di Milano ha reso pubblici i capi d’accusa con un comunicato di 782 pagine : uno spaccato nell’Italia berlusconiana – sesso, soldi e lustrini.

L’ABC di questo meraviglioso mondo.



A: Amore
« Amore ». A Berlusconia si fa « all’amore » fino a scoppiare e prima [di ogni cosa], a parole. « L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio » : era lo slogan dell’ultima campagna del cavaliere, una love story creata per esaltare lo stretto rapporto tra il leader e il suo corpo sociale.
Nelle intercettazioni telefoniche sulla vicenda Ruby, tutti si chiamano « amore » [« amò » alla romana] e « tesorino », a cominciare dalle giovani amazzoni tra di loro, anche se questi deliziosi blablabla, alla minima contrarietà, possono frantumarsi contro un « cazzo », « figlio di merda » o altre simili eleganti espressioni. Poichè tutte queste ragazze, che sognano una carriera alla TV o un posto in parlamento, in fondo si detestano, in un mondo in cui, pensandoci bene, si parla più di « fare sesso » che di « fare l’amore ».

B: Bunga bunga
Parola sconosciuta del vocabolario corrente. La sua prima comparsa in Italia risale al 2009. Dopo di chè i giornali dedicano ampi spazi di riflessione a questo vocabolo che caratterizza le festicciole nelle ville di Berlusconi, a meno che non si tratti del rumore che fanno gli italiani sbattendo la testa contro il muro.
Berlusconi che l’ha imparata dal suo amico libico Gheddafi, l’ ha spiegata alle sue ospiti con questa barzelletta : « Due ministri del governo Prodi vanno in Africa e vengono catturati dagli indigeni. Il capo della tribù chiede al primo ostaggio : « Vuoi morire o bunga bunga ? » il ministro sceglie la seconda soluzione e viene violentato. La seconda ostaggio, a questa scena urla : « Voglio morire ! » il capo della tribù : « Va bene, prima bunga bunga e poi morire … ».
Stranamente ancora nessuno ha pensato di farne un successo canoro. In pratica, una studentessa, TM, invitata ad una serata e curiosa di vedere il capo di governo, ha raccontato la scena ai suoi amici al telefono : «Mentre eravamo a tavola e qualcuno ha mostrato il culo … ». Al momento del dolce, tutta la banda si trasferiva in taverna, nella discoteca « bunga-bunga », dove ci si travestiva da poliziotto e da infermiera. Berlusconi, 74 anni, sceglieva con chi passare la notte. Il resto è classificato porno.

C: Cinque
« Cinquemila ? » chiede una mamma alla figlia per sapere quanto Silvio le ha dato la sera prima. Era la [tariffa] media per ogni bunga bunga. Senza parlare della spirale di regali sotto forma di gioielli, orologi …
Poiché « Papi », come lo chiamano le ragazze, è diventato un registratore di cassa che dà da mangiare a tutta la famiglia. Un padre urla alla figlia : « C’è un mucchio di gente che ti è passata davanti, Giada, Isabella, Cristina, ma svegliati ! ». Un’altra « papi girl » è disperata : « E se crolla il governo ? Come faccio, io, se non ho più soldi per fare il pieno ? ». Quanto a Ruby, pretende « 5 milioni » di euro da Berlusconi, che le ha promesso tutto ciò che vuole purchè tenga il becco chiuso.


Manifestazioni in piazza
D: Drago
« Il Drago ». Il nomignolo che gli ha affibbiato l’ex moglie Veronica. E’ lei che spiegò al mondo, nel 2009, che Silvio frequentava delle « ragazzine », prima di chiedere il divorzio e ottenere 300.000 euro al mese. Un niente per un capitale di 9 miliardi di dollari, 74° nel mondo, secondo la rivista Forbes.

E: Emma Marcegaglia
La presidente di Confindustria, in Francia il MEDEF : « Quando sono all’estero, dico sempre che esiste un’altra Italia, che va a letto presto e si alza all’alba per andare a lavorare ».

F: Fede Emilio
79 anni, presentatore del TG4 e factotum del Cavaliere da anni. Per quest’ultimo, Fede si è inventato un nuovo mestiere, assieme all’agente delle veline Lele Mora : fornitore di carne fresca per le sue « serate relax » (a detta di Silvio).
Sono due professionisti, lo si capisce dalle intercettazioni : « Mi ha appena chiamato. E’ in gran forma. Chi posso trovare ? » si preoccupa Fede. « Faccio un paio di chiamate » risponde Mora. Sono le 19.42, il 25 agosto 2010. Due ore dopo, le ragazze sono radunate. Un servizio d’alta classe, ognuna con la sua tariffa. Si sente la coppia che si spartisce il bottino, non appena Fede ha convinto Berlusconi a regalare 1.5 milioni di euro a Mora, che sarebbe sul lastrico : « Fanno 900.000 per te e 600.000 per me ».

G: Giornalisti
« Giornalisti ». Pagliacci bugiardi. Cancro dell’umanità. « Cazzo, porca merda ! » impreca un’organizzatrice di Bunga Bunga, quando scopre la vicenda pubblicata nel mese di novembre sul settimanale Oggi. Se le grandi testate nazionali della stampa riescono a sfuggire all’infuenza del Cavaliere, la faccenda è più limpida/evidente sul piccolo schermo. Oltre alle tre emittenti TV Mediaset, [Berlusconi] controlla le prime due reti Rai, mentre definisce RAI 3, vicina alla sinistra, peggio di Tele Kabul ».

H: Harem
Si chiamano Barbara, Iris, Imma, Concetta … tutte molto appariscenti come le Ferrari, tutte ventenni o giù di lì. Nicole Minetti, 25 anni, la sua ex igienista dentale, promossa consigliere regionale della Lombardia, gestisce il bordello [Vedi la lettera N].
Quando c’è una serata, lei « istruisce » una ragazza : « Ne vedrai di di tutti i tipi. Ci sono le disperate per cui questa è l’occasione della loro vita. C’è la sudamericana che arriva dalle baracche e non parla italiano. Ci sono prostitute e quelle che lo sono a metà … ».

I: Imperatore romano in agonia
« Imperatore romano in agonia » : titolo di una recente intervista rilasciata da Umberto Eco al quotidiano tedesco Berliner Zeitung. I furbi dicono che, al confronto di Silvio, Caligola, che aveva nominato senatore il suo cavallo, era un sant’uomo. Quanto alla soluzione alternativa a Berlusconi, in Italia, la stanno ancora cercando. Il problema è tutto qui.

J. lettera caduta in disuso, in Italia, alla fine del XIX° secolo.

K: Kantorowicz
Storico tedesco. Non è l’autore preferito di Berlusconi, ma ha scritto un classico sulla rappresentazione medievale del monarca, « I due corpi del re », (uno carnale, l’altro simbolico immortale), a cui Marco Belpoliti, nel suo libro « Il corpo del capo », contrappone un Berlusconi « postmoderno » che li riunisce in sé entrambi.
Ossessionato dalla eterna giovinezza, il volto pieno di cerone. Se i suoi predecessori, come Giulio Andreotti, sexi come un attaccapanni, sembravano « non avere un corpo », Berlusconi, lui, ha messo in vendita e trasformato il suo per farne uno spettacolo politico fine a sé stesso.
E l’uomo comune divenuto monarca, come scrive lo psicanalista Massimo Recalcati, « immortale, osceno, inattaccabile, indistruttibile ». Anche quando, nel dicembre del 2009, un matto gli lancia in pieno volto una statuetta del duomo di Milano.

L: Lui
Nei raduni, appare così : « Lui, il grande », « Lui », al centro di questa visione quasi teologica. « Lui, Gesù », si infervora Ruby. « Lui », che infatti si definisce da tempo « L’unto del Signore ». Occorre quindi mantenersi in forma, poichè, come dicono le ragazze del suo harem, « Lui ti cambia la vita ».

M: Milan AC
La sua vetrina, il suo più bel successo. Da 25 anni, la sua squadra di calcio porta a casa le più belle vittorie d’Europa. Agli inizi degli anni ’90, Berlusconi faceva volentieri visita ai suoi giocatori, alla vigilia della partita. Arrivava in elicottero, vestito sempre allo stesso modo : con una vecchia tuta da ginnastica, maglione di lana fuori moda, scarpe da città. Un look che divertiva molto i campioni del pallone, sempre all’ultima moda.
Nicole Minetti
N: Nicole Minetti
La consigliere regionale ed ex dottoressa Bunga Bunga parla con dispresso del suo vecchio mentore Berlusconi, quando viene intercettata al telefono : « E’ un vecchio, una merda », che « vuole solo salvarsi quel suo culo flaccido ». Non è gentile da parte sua, nei confronti di lui che è intervenuto in TV, al telefono, per dire che la Minetti è « una persona splendida ed intelligente, che ha ottenuto la laurea a pieni voti ».

O: Olgettina
Il nome dell’indirizzo a Milano 2, la città satellite costruita da Berlusconi negli anni ’70, presso cui erano ospitate, al numero 65, una decina di ragazze della squadra di Silvio. In uno degli appartamenti, hanno trovato alcuni chili di cocaina. L’affitto, le bollette del gas … venivano pagate da un certo Giuseppe Spinelli, uomo di fiducia di Berlusconi, che gestiva un conto corrente riservato al bunga bunga.

P: Presidente del Consiglio
Presidente del Consiglio, il suo ruolo per tre volte. 1994 – 1995 ; 2001 – 2006 ; attualmente dal 2008. il suo mandato terminerà ufficialmente nel 2013. Il Cavaliere vuole guidare la legislatura fino « al suo termine naturale » e non capisce proprio perchè deve dare le dimissioni. « E’ assolutamente tranquillo », dice, per il processo del 6 aprile.

Q: Qualunquemente
Il nome di un film che è appena uscito in Italia. Il protagonista, impersonato dall’impagabile Antonio Albanese, si chiama Cetto LaQualunque ; un rozzo politico che vive circondato da belle ragazze e corrompe gli elettori per ottenere la carica di sindaco. Qualunquismo si dice in francese « Poujadisme ».
Il quotidiano La Repubblica scrive : « Cetto è un coglione, ma sinceramente orgoglioso di esserlo ».

Cetto Laqualunque
R: Ruby Rubacuori
Ruby Rubacuori, la ballerina di samba, vero nome Karima El Mahroug che ha messo il paese sottosopra parlando di bunga bunga quando ancora non aveva 18 anni. Si è fatta arrestare per furto e Berlusconi stesso ha chiamato i poliziotti in piena notte per farla rilasciare, spiegando che era la nipote di Hosni Moubarak, l’ex presidente egiziano. Questo ha portato sfiga al rais, dicono gli italiani.

S: Sorriso
« Sorriso ». Come quello di Silvio, affascinante e strepitoso, immutato e contagioso. Bisogna averlo visto almeno una volta nella propria vita. E’ la sua arma vincente, il suo strumento, la sua autobiografia in continua espansione, una sua tipica garanzia all’insegna di « e tutti vissero felici e contenti ». Anche se è un po’ stereotipata di questi tempi.

T: Tribunale
« Tribunale ». L’incubo di Berlusconi. Sono anni, in verità, che i magistrati, « malati di mente », « comunisti » e « talebani », lo perseguitano per corruzione, « odore » di mafia … Appuntamento il 28 febbraio, per frode fiscale.

U: Una storia italiana
« Una storia italiana ». Titolo della ufficiale pubblicazione fotografica che Berlusconi ha inviato a tutte le famiglie, durante la campagna elettorlae del 2001, che raccontava la favola del figlio di impiegato di banca che ha iniziato facendo il cantante sulle navi da crociera e il rappresentante di aspirapolveri: « L’uomo, l’imprenditore, lo sportivo, le passioni di Silvio … ». C’è tutto o quasi.

V: Veline
Non esiste in francese. Pupattole per programmi di intrattenimento. Mute e mezzenude, sono messe là per costringere il telespettatore a non cambiare canale. Ogni anno, centinaia di italiane fanno provini nei centri commerciali del paese per diventare « veline ». Una di queste, Mara Carfagna, è diventata alla fine ministro per le pari opportunità. Cosa non si inventa.

Mara Carfagna
W: WikiLeaks
il pianeta ha avuto quello che si meritava, nei telegrammi diplomatici americani. Compreso Berlusconi. Alla fine del 2009, lo vedono « fisicamente e politicamente fiacco ». Perfidia : « Il suo debole per le notti brave e le feste non gli permettono di riposarsi abbastanza ». Oppure, « è vanitoso, irresponsabile e inafficace ». come capo del governo, è chiaro.

X: X-Factor
Vi ricordate di Patrizia D’Addario, la escort che aveva rivelato, nel 2009, di aver passato una notte di fuoco con Silvio nel letto a baldacchino regalato da Putin? E’ ricomparsa assicurando che, quel giorno, c’erano anche delle ragazze, tar cui una oggi è al servizio della presidenza del consiglio, e un’altra è stata selezionata per la trasmissione X-Factor. Il letto a baldacchino di Silvio è il miglior trampolino di lancio per il paradiso.

Y: Yespica Aida
Showgirl venezuelana, uno dei 28 testimoni a favore presentati dagli avvocati di Berlusconi, che riferiscono di non aver mai visto ad Arcore « ne’ strip-tease ne’ sesso ». Queste storie sono solo calunnie, i regali sono solo contributi a persogne bisognose. E nella discoteca « bunga bunga » si faceva solo karaoke.

Z: Zoccola
« Puttana » anche sinonimo di troia … vocaboli relativamente fondamentali in tutte le 782 pagine dell’atto di accusa della procura di Milano, primo grande studio sociologico di Berlusconia.