25 febbraio 2011

Cosa Proponete? - La gauche italienne sans leader ...

Les Echos: La gauche italienne sans leader face à Berlusconi


La sinistra italiana senza leader di fronte a Berlusconi


Intenzioni di voto al 08/02/2011
 Un’importante notizia per l’Italia è stata resa nota dall’IPSOS, l’8 febbraio nel corso della trasmissione “Ballarò”, di Rai3. In un ipotetico scontro diretto al vertice, Silvio Berlusconi oggi sarebbe battuto dal leader del PD Pier Luigi Bersani con dieci punti di scarto (43% contro 33%). E’ una novità che tranquillizza il principale partito di sinistra. Ma non bisogna confondersi. In Italia gli elettori non votano per un candidato ma per una coalizione. Sarà poi il presidente della repubblica che nominerà uno dei primi eletti per incaricarlo della formazione del governo. Il faccia a faccia è solo una fiction. D’altronde, se è il 61% degli italiani a reclamare le dimissioni di Silvio Berlusconi, [vuol dire che] la coalizione al governo non è ancora data per sconfitta in caso di elezioni anticipate. Il PDL e la Lega Nord raccolgono il 39% delle intenzioni di voto, mentre il PD arriva al 26%. Il fatto che il “Cavaliere” sia infangato da un ennesimo scandalo sessuale, che lo vede accusato di prostituzione minorile e abuso di potere, non fa invertire la tendenza che predomina in questi ultimi tre anni. Soltanto un’alleanza molto allargata tra l’estrema sinistra e in centro destra, davvero improbabile a tutt’oggi, sarebbe in grado di farlo cadere.

Pier Luigi Bersani

All’estero, questa realtà fa venire dei dubbi. Certi tipi di risposte non sono difficili da trovare. Bastava recarsi presso la sede del PD, mercoledì 9 febbraio, per rendersene conto. In mattinata il consiglio dei ministri aveva adottato un piano di rilancio economico per dare ”uno scossone” alla crescita. E’ stata immediatamente indetta, una conferenza stampa su una magnifica terrazza piena di sole, dominata dalla chiesa di Trinità dei Monti e le torri di Villa Medici, per raccogliere le reazioni di Pier Luigi Bersani. Corrucciato come al solito, il segretario del PD ha dedicato circa un’ora a denunciare l’inefficacia delle misure presentate dal governo, che secondo lui si è limitato a “un’operazione diversiva” senza proporre nulla “di concreto”. Lo “scossone” sarebbe solo un po’ di “solletico”, mentre bisognerebbe interessarsi “all’ economia reale”, con manovre fiscali e misure di sostegno alle imprese. Gli annunci sono solo “un cumulo di disposizioni riciclate” che muoveranno il PIL solo dello 0.15%, mentre l’esecutivo promette un sussulto del 1.5% entro l’anno. Pier Luigi Bersani sa di cosa parla. E’ stato ministro per lo sviluppo economico nel governo Prodi, tra il 2006 e il 2008, e negli anni ’90 è stato ministro per l’industria, il commercio e l’artigianato, prima di prendere l’incarico di ministro dei trasporti.

Intenzioni di voto al 17/02/2011
Purtroppo la proposta è bofonchiata tra i denti da un leader con gli occhi calati e fissi sui microfoni di fronte a lui, senza guardare direttamente le telecamere. Un leader in carica da poco più di un anno e che apertamente fa fatica ad entusiasmarsi per il suo lavoro. Un leader che inciampa su se stesso quando affronta la vicenda Ruby, di cui si parla in Italia da più di un mese. Ruby è la giovane marocchina che ha partecipato alle ormai celebri notti di Arcore, nella villa di Berlusconi. Perché il PD esige che il presidente del consiglio compaia in giudizio, mentre si oppone alla proposta di legge della riforma della giustizia sul processo breve? chiede un giornalista. Bersani si schiarisce la gola e risponde imbarazzato: “Ricevo appelli disperati di imprenditori che lavorano all’estero e che sono lo zimbello dei loro interlocutori, il nostro paese ha perso ogni credibilità”. Il rappresentante dell’opposizione quindi velocemente si alza e se ne va, mentre il suo porta voce è preso all’improvviso dal panico: non ha detto neanche una parola sulle idee economiche del PD! Un addetto stampa del partito afferra un microfono e fingendo di essere un giornalista, si arrischia a chiedere al suo capo: “cosa proponete?”
Massimo D'Alema
Riconoscimento delle professioni non regolamentate, liberalizzazione del settore farmaceutico, libera concorrenza nella filiera petrolifera, semplificazione della gestione bancaria, creazione di un’autorità indipendente per la regolazione dei trasporti, modifica del sistema bonus-malus nelle assicurazioni, apertura dei negozi la domenica, entrata in vigore delle class action … sulla carta la lista elaborata dal PD è davvero lunga! Ma Bersani l’ha ridotta a due o tre frasi prima di sparire. Due sono i fatti: o non l’ha letta, o non è in grado di gestire la situazione. Un breve aneddoto dice di più di un lungo discorso. In questo caso, svela la attuale crisi della leadership. Non passa giorno senza il quale Massimo D’Alema, vecchio timoniere per così dire della sinistra, non dica la sua su tutto. Quando aveva giurato di abbandonare la vita politica, all’indomani della sua sconfitta, nel 2008, il Jospin italiano, Walter Veltroni, tenta il rientro in scena organizza un grande meeting a Torino, molto seguito dai mass media. A sinistra del PD, il piccolo partito di Nichi Vendola, grande comunicatore, raccoglie il 10% delle intenzioni di voto. Alla sua Destra, l’Italia dei Valori, dell’ex giudice anti corruzioni Antonio Di Pietro, è al 7%. Nel frattempo, Silvio Berlusconi continua a fare il bello e il cattivo tempo. Tra le sue ultime esternazioni, il veto posto alla RAI per la trasmissione del film di Nanni Moretti, “Il caimano” (2006), in cui si assiste alla fittizia caduta del “cavaliere” e alla sua condanna a sette anni di prigione, mentre la folla lancia delle Molotov sui magistrati mentre scendono le scale del Tribunale.

La Zarina è pronta - Die Zarin steht bereit

Die Zeit: Die Zarin steht bereit

Marina, la primogenita di Berlusconi, ha già preso in mano l’impero economico del padre, ora potrebbe succedergli anche in politica.

Il re è sconfitto, viva la regina. Silvio Berlusconi si dà da fare ancora per la successione del suo potere, che minaccia di affondare nel vortice di sempre nuovi scandali. Certo nessuno sa, quanto durerà l’agonia politica del premier e quanto grande sarà il mucchio di detriti/cocci in cui lascerà suo partito. Riuscirà il Popolo della Libertà a sopravvivere senza il suo leader?

Il successore al trono Gianfranco Fini è stato già da mesi allontanato dal partito, e non si vede ancora un nuovo candidato alla successione. Senza lo scontroso ministro delle finanze Giulio Tremonti non si possono vincere le elezioni. Allora chi sarà l’erede di Berlusconi? Dovrebbe essere qualcuno che sia altrettanto ricco, ambiguo e potente come il magnate dei mass media e naturalmente altrettanto anticomunista. Qualcuno che possa finanziare il partito e per cui non si debba modificare il testo dell’inno del partito [che dice] “Meno male che Silvio c’è”. Basta cambiare il nome. Per il Popolo della Libertà meglio non fare esperimenti, i segnali indicano un ritorno alle origini. Un Silvio Berlusconi libero dagli scandali sessuali, cioè un Berlusconi come 17 anni fa, un imprenditore di successo, con cui l’Italia possa di nuovo fare bella figura in campo internazionale.

Questa persona c’è

„Scende in campo Marina“, così annuncia Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, esattamente con questa formula Silvio Berlusconi ha fatto il primo passo in politica. Ora la sua primogenita potrebbe osare lo stesso: Marina Berlusconi.

Sempre più spesso la 44enne dirigente della Fininvest, holding di famiglia, è stata messa in gioco come erede del padre, l’ultima volta due mesi fa. Il ministro per l’ambiente Stefania Prestigiacomo, fedelissima del premier da anni, dichiarava allora:” So che il nome di Marina gira negli ambienti. E’ una buona idea, è una donna molto in gamba”. Ma la sua dichiarazione è stata smentita. “Non vogliamo istituire nessuna monarchia”, ha minimizzato il fratello minore di Marina, Piersilvio, che dirige l’azienda Mediaset. Nel frattempo le voci di corridoio su Marina sono quotidianamente alimentate senza smentite e il silenzio della figlia suona come un assenso.

Marina Berlusconi è comunque al centro dell’attenzione. Quasi ogni settimana fa la sua comparsa nelle rubriche di gossip del settimanale Chi, che in assenza di una First Lady (dopo la separazione di Berlusconi dalla seconda moglie) stigmatizza la First Family come una specie di casa reale. E Marina, che oltre a Piersilvio ha anche 3 fratellastri, possiede ovviamente la presenza di una erede al trono. Nelle foto natalizie del settimanale Chi fatte a casa Berlusconi, ad un tavolata di 40 persone, Marina era seduta di fronte al padre, il posto d’onore riservato alla padrona di casa. Molto tempo dopo, la First Daughter ha presentato i suoi due figli, Gabriele di 8 anni, e Silvio di 6 anni, mentre il marito, Maurizio Vanadia, 49 anni, si teneva in disparte, sono lontani i tempi in cui lavorava alla Scala come primo ballerino.

Marina viceversa si trova all’apice della carriera. Il settimanale Forbes la include come unica italiana tra le 50 donne più potenti del mondo. Già a 30 anni, laureanda fuori corso alla facoltà di giurisprudenza era vice presidente nel consiglio di amministrazione della Fininvest, dal 2005 Marina è presidente dell’impero, che comprende oltre a Mediaset anche le case editrici Mondadori e Einaudi , la casa cinematografica Medusa, la società Milan calcio e il gruppo Mediolanum. Inoltre Marina Berlusconi fa parte anche del consiglio di amministrazione di Mediobanca. Suo padre la definisce estremamente cocciuta, i suoi collaboratori la chiamano di nascosto zarina. Fragile/Delicata ma estremamente autoritaria, nulla sfugge al suo controllo, anche la rivista Chi, disseminata qua e là di foto delle sue vacanze , in cui appare sul suo yacht sfoggiando un invidiabile seno nudo. Marina Berlusconi conosce il potere delle foto sin da bambina. Un aspetto giovanile, assenza di rughe, un corpo perfetto sono un capitale per un’imprenditrice che vuole fare carriera in politica.

Chi osa mettersi per traverso/ostacolarla, viene azzannato. Cosa che la sorellina Barbara ha sperimentato. La figlia maggiore di Veronica Berlusconi, aveva rivendicato per sé un posto da dirigente nella Mondadori, quando sua madre aveva chiesto la separazione dal padre. Marina si è inalberata. La guerra tra sorelle è stata una vera manna per la stampa dell’opposizione, quando papà Silvio è intervenuto e le ha invitate entrambe nella sua villa in Sardegna per una riconciliazione. Barbara, che nel frattempo si era laureata in filosofia, aveva trovato un posto nella AC Milano – con la velata minaccia di Marina: “Non mi occupo delle faccende del Milan, ma potremmo migliorare il bilancio. Traduzione: “Finchè papà resta presidente del Milan, può sprecare i nostri soldi per i calciatori, ma dopo ti taglio i viveri”.

Anche se la pace in famiglia sembra assicurata, almeno apparentemente, Marina Berlusconi mantiene un atteggiamento aggressivo nei confronti di coloro che criticano il padre, quasi quanto lo stesso padrone. “Nei confronti di mio padre è in corso una insopportabile persecuzione”, ha commentato brevemente in una delle sue rare interviste. Da 15 anni “è stato usato ogni mezzo per contrastare Silvio Berlusconi/ogni sistema per attaccare Berlusconi andava bene, ma negli ultimi mesi gli attacchi sono diventati ancora più violenti e indecenti. Si tenta di distruggerlo come uomo con le calunnie e come imprenditore con condanne illegali”. In Italia la politica è sostituita da “un paio di editori, avvocati, professori e tribune televisive” ha dichiarato Marina Berlusconi, “tra l’altro queste persone non sono neanche state elette dal popolo”.

Roberto Saviano
Così tuona „la voce del padrone“ appena un paio di toni sopra. Ultimamente anche nei confronti dello scrittore Roberto Saviano che aveva elogiato quei procuratori che indagano contro Berlusconi accusato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione minorile. Marina definisce orrende le parole di Saviano e non è la prima volta che attacca lo scrittore più letto della sua casa editrice, la Mondadori – solo in Italia Gomorra, libro con cui Saviano ha esordito, ha venduto più di due milioni di copie. Questa volta, , in nome del padre, l’ editrice rischia la rottura con il suo autore di bestseller, un segnale che indica, per l’imprenditore Berlusconi, che la politica conta molto più del bilancio.

Effettivamente dall’interno della Mondadori ed Einaudi si percepisce una stretto giro di vite/un cambiamento drastico. E’ vero che scrittori dell’opposizione e persino politici continuano come prima a pubblicare le loro opere con la casa editrice del populista di destra Berlusconi. L’ex presidente del consiglio Massimo D’Alema, un ex comunista, ha pubblicato con la Mondadori il “Manuale pratico per dirigenti del Partito Democratico”, Einaudi ha pubblicato il saggio”La sfida” del sindaco di Torino Sergio Chiamparino con nuove argomentazioni per affrontare e sconfiggere il berlusconismo. Il contrasto, che appare evidente in coloro che si oppongono a Berlusconi e allo stesso tempo collaborano con la sua casa editrice, non viene riconosciuto da una parte della sinistra italiana.

Nel frattempo i vertici delle case editrici sconsigliano i propri autori dall’affrontare progetti troppo „rischiosi“. La stessa cosa vale per progetti cinematografici della Medusa, di Berlusconi, che è diretta dal figlio del suo stesso segretario di stato Gianni Letta. Quando Marina scenderà in campo, la strada sarà già spianata.

23 febbraio 2011

Berlusconi - VS - Mussolini


Berlusconi corruttore può essere paragonato a Mussolini
Il Basler Zeitung, quotidiano svizzero, intervista  Carlo Moos

L’Italia unita compie 150 anni. Lo storico e italianista Carlo Moos parla degli errori commessi dalla creazione della nazione, delle anomalie della politica italiana e delle probabilità di sopravvivenza di Silvio Berlusconi.
Vittorio Emanuele II Re del Regno di Piemonte e Sardegna

BZ: Signor Moos, l’Italia ristagna in una crisi perenne, il capo del governo Silvio Berlusconi mette in ridicolo il paese: che motivo ha l’Italia per festeggiare i 150 anni dell’unità?

 “Abbiamo creato l’Italia, ora dobbiamo creare gli italiani”, ha detto Massimo D’Azeglio al primo parlamento nazionale. Sta di fatto che, oggi l’Italia è ancora una nazione senza una vera unità tra i suoi cittadini. Per esempio il conflitto Nord/Sud esiste ancora, e per giunta si è inasprito.

BZ: Il parlamento italiano deciderà a breve sulla riforma federale, argomento che la Lega Nord ha a cuore. Esiste il pericolo che l’Italia si spacchi lentamente nel caso in cui la lega dovesse prendere il sopravvento?

In questo progetto di legge non si tratta di federalismo, quanto di un’autonomia finanziaria dei comuni, che dovrebbe tornare a tutto vantaggio del nord Italia. Lo scopo è far affluire meno denaro/tasse a Roma e quindi al sud. Il divario tra nord e sud potrebbe accentuarsi. Non è possibile prevedere quanto seriamente l’unità italiana sia minacciata.

BZ: Qual’ è stato dunque il più grosso errore commesso alla nascita dello stato italiano?

L’unità d’Italia è una creazione scaturita dalla politica del presidente del Consiglio dei ministri Camilo Benso conte di Cavour, che modernizzò [lo statuto del ] il Regno di Sardegna. La fondazione del Regno d’Italia con capitale Torino fu un compromesso della classe dirigente, da cui trasse profitto soprattutto il Nord Italia. Gli abitanti del meridione rimasero completamente ignorati/esclusi. Napoli sarebbe potuta diventare un grosso centro finanziario, invece la distanza economica tra Milano e Napoli è diventata sempre più vasta. Le industrie si sono sviluppate al nord mentre il sud provvedeva all’invio della mano d’opera. L’Unità d’Italia aveva caratteristiche tiranniche/dispotiche, che nella prima metà degli anni 20 favorirono la nascita della dittatura fascista. Questo autoritarismo ha prodotto effetti collaterali fino ad oggi.

BZ: Cosa intende dire?

Quella in cui oggi viviamo è una forma degenerata del sistema politico piemontese che risale all’epoca della sua fondazione. Si avverte fortemente l’egemonia del nord. La Lega Nord assume un ruolo importante, in quanto parte integrante del governo. Soprattutto è il dispotismo del governo in carica che governa: tutto ruota attorno alla persona di Silvio Berlusconi. Relazioni clientelistiche e comportamenti da mafiosi sono elementi caratteristici del sistema politico. Berlusconi non si fa alcuno scrupolo, nell’usare sporchi stratagemmi per fare i propri interessi e restare al potere. Al governo non esistono seri confronti [in materia politica] e gli interessi del paese restano in secondo piano.

BZ: Lei una volta ha paragonato Silvio Berlusconi a Benito Mussolini – e la cosa ha suscitato irritazione. Il primo è un pagliaccio politico egocentrico, il secondo era un criminale megalomane. Dove vede le similitudini tra Berlusconi e Mussolini?

Mussolini e Hitler
Berlusconi può essere perfettamente paragonato a Mussolini in merito alla esagerata personificazione della politica, che è incentrata soprattutto su sé stesso. Entrambi si destreggiano con argomentazioni terra terra, influenzando in maniera rilevante le masse grazie al loro potere mediatico senza concorrenti. Essi esercitano una politica di potere clientelistica: vengono distribuite mazzette con facilità, si mercanteggiano posti di lavoro e si comprano voti. Berlusconi è un corruttore come Mussolini. Anche per quanto riguarda gli effetti spettacolari delle loro apparizioni in pubblico sono molto simili. Per esempio entrambi si atteggiano a dongiovanni, pavoneggiandosi. E questo evidentemente piace a molti italiani. Berlusconi trae vantaggio dal fatto che in Italia il fascismo non è stato seriamente sradicato. L’Italia ha voluto tornare alla svelta alla quotidianità politica.

BZ: Gli Italiani si lasciano sedurre dai politici carismatici ed autoritari più facilmente di altri popoli?

Forse sono più predisposti per i comportamenti clientelari che caratterizzano la storia italiana sin dal tempo dei romani. Dopo il periodo fascista e l’egemonia della democrazia cristiana nel dopoguerra, il clientelismo sembra essere più che mai rifiorito con Berlusconi, dalla metà degli anni 90

BZ: Quindi lei non vede nessuna differenza tra la prima e la seconda repubblica, che iniziò negli anni 90 dopo Tangentopoli?

Dunque: la prima repubblica è ancora in corso. La Democrazia Cristiana è stata sostituita dal partito di Berlusconi: prima Forza Italia e poi Popolo della Libertà. L’organico politico è cambiato, ma la corruzione è rimasta.

BZ: Di cosa c’è bisogno per una vera seconda repubblica? L’Italia deve attendere che Berlusconi scompaia dalla politica?

Sarebbe necessaria soprattutto un’ alternativa credibile all’attuale regime di governo. I partiti dell’opposizione si danno da fare per autodanneggiarsi. Romano Prodi è riuscito due volte a sconfiggere Berlusconi alle elezioni. Ma una personalità così non esiste in seno all’opposizione. Anche Gianfranco Fini, presidente della camera e leader del nuovo partito Futuro e Libertà, è a stento tenuto in considerazione, dopo essere stato continuamente danneggiato dalla campagna mediatica. Il cosiddetto terzo polo è una modesta alternativa.

BZ: Berlusconi è più che mai sotto pressione a causa dello scandalo sessuale in cui è coinvolta la prostituta minorenne Ruby. Quanto tempo potrà resistere al governo il Cavaliere?

Un’ipotesi sarebbe, che venga a mancare di colpo l’appoggio dell’elettorato e che parte degli iscritti al suo partito si stacchino. Questo potrebbe accadere nel corso della vicenda Ruby, dipende dalle rivelazioni che verranno fatte. Per il momento l’affare Ruby non sembra toccarlo. L’atteggiamento da macho piace a molti italiani, così come i sottili/gli astuti attacchi alla procura milanese. La giustizia rappresenta uno stato che gli italiani rifiutano in ogni caso.

BZ: 150 anni fa è nata l’Italia unita. Quando nasceranno finalmente gli italiani che Massimo D’Azeglio ha pronosticato?

Aldo Moro in mano alle Brigate Rosse
Ci vorrebbe una situazione politica simile a quella della metà degli anni 70, quando gli eterni nemici, la democrazia cristiana, nella persona dell’ex presidente del consiglio e capo di partito Aldo Moro, e i comunisti, nella persona del segretario generale Enrico Berlinguer, riuscirono ad arrivare molto vicino ad uno storico compromesso. Sarebbe stato un patto stretto per il benessere del paese, per superare la crisi economica. Fu sprecata la storica possibilità di un enorme compromesso sociale. Attualmente e nei prossimi anni vedo scarse speranze, che possano veramente nascere degli italiani.

18 febbraio 2011

"Assolutamente tranquillo" - "Absolument pas préoccupé"



Libération: Berlusconi, souvent poursuivi, rarement condamné


Berlusconi, spesso perseguito, raramente condannato

Bustarelle, frode fiscale, falso in bilancio, corruzione di ogni tipo. A livello di processi Berlusconi ha una larga esperienza. Il capo del governo, rinviato a giudizio immediato martedì per prostituzione minorile e abuso di potere, colleziona grane giudiziarie da quando è entrato in politica nel 1993 … ma non è stato ancora mai condannato in via definitiva.

Il capo del governo italiano è stato indagato per la prima volta nel 1994, per corruzione di pubblico ufficiale. Uomo politico di fresca nomina, è accusato di aver versato delle tangenti alla finanza. Condannato in prima istanza nel 1997 a 33 mesi di reclusione, è stato prosciolto in appello nel maggio del 2000 in parte per prescrizione del reato, una decisione confermata dalla cassazione nell’ottobre del 2001.

Il 1995, è un anno di gloria per il fondatore di Forza Italia, che supera una dopo l’altra ben quattro capi d’accusa. In un momento in cui la sua carriera politica è in calo, è accusato di aver finanziato con fondi neri l’acquisto al Milan del calciatore Gianluigi Lentini. Questa volta beneficia della prescrizione nel novembre del 2002, grazie ad una legge, votata dalla sua maggioranza parlamentare, che depenalizza in parte il falso in bilancio.

Stesso anno e nuova vicenda di frode fiscale. Accusato in occasione dell’acquisto di una villa lussuosa a Macherio, nei pressi di Milano, viene di nuovo prosciolto per prescrizione. Silvio Berlusconi è poi indagato per falso in bilancio in occasione dell’acquisto della casa cinematografica Medusa. Condannato a 16 mesi di reclusione in prima istanza nel dicembre del 1997, è prosciolto in appello nel febbraio del 2000, sentenza confermata in cassazione nell’ottobre 2001.

L’anno si conclude con un mandato di comparizione per finanziamento illecito al PSI tramite una società off-shore, la All Iberian. Viene condannato in prima istanza a 28 mesi di reclusione nel luglio del 1998, ma la prescrizione lo salva ancora una volta in seguito all’appello che la cassazione conferma nel 2000.

Quattro processi nel 1995

Non c’è pace per Silvio. Nel 1996, accusato di falso in bilancio in un altro aspetto della vicenda All Iberian, viene prosciolto nel settembre 2005.

Nel 1998, appena operato per un tumore alla prostata, il capo del governo italiano è accusato in due casi di corruzione di magistrati. Condannato in prima istanza, beneficia della prescrizione in appello nella vicenda legata all’acquisto da parte della Fininvest della casa editrice Mondadori.

Viene poi accusato di corruzione di magistrati per impedire il riacquisto della società pubblica di prodotti agroalimentari dell’industriale Carlo de Benedetti, vicenda nota come SME. L’esito è scontato, Silvio Berlusconi viene prosciolto definitivamente dalla corte di cassazione nell’ottobre del 2007.

Il cavaliere attualmente è coinvolto in due nuovi processi, uno per corruzione di testimone (Mills) e l’altro per frode fiscale nella compravendita dei dirittti televisivi (Mediaset), oltre a ciò è anche incriminato per truffa nella vicenda Mediatrade. I tre dossiers sono stati congelati nella primavera del 2010 in seguito all’adozione di una legge che gli concede l’immunità parlamentare per 18 mesi. Questo protezione gli è stata parzialmente limitata il 13 gennaio e dovrà giustificare caso per caso il « legittimo impedimento » per evitare di presentarsi in giudizio.

Il processo Mediaset riprenderà il 28 febbraio, il 5 marzo si terrà l’udienza preliminare su Mediatrade per decidere o meno sul processo e l’11 marzo riprenderà il processo Mills.

Una decina di processi senza nessuna condanna. Non sorprende che il diretto interessato abbia dichiarato mercoledì di essere « assolutamente tranquillo » di comparire di nuovo davanti alla giustizia.

16 febbraio 2011

La rivoluzione passa per lo stomaco

Die Presse: Vincenzo Conticello, ein Wirt schenkt der Mafia ein




Vincenzo Conticello: un ristoratore si oppone alla mafia

Il gastronomo Vincenzo Conticello si è rifiutato di pagare il pizzo e ha fatto finire dietro le spalle i ricattatori. La conseguenza: i clienti sono spariti. Ora l’eroe antimafia si salva andando all’estero fino in Cina.

Suona strano, ma è tremendamente delizioso: milza di vitello fritta nello strutto, ricoperta di ricotta e formaggio grattugiato e servita in un delicato panino al sesamo [pani ‘ca mieusa]. Questa tipica specialità da strada siciliana è stata apprezzata anche da Garibaldi. Nel 1860 sbarcò a Palermo, per liberare l’Italia dalla dominazione straniera – ma prima si fermò all’”Antica focacceria San Francesco”, per mettersi in forza prima della sua Rivoluzione.

Oggi, il ristoratore [in questione] che è la quinta generazione, si trasferisce all’estero per liberare l’Italia da una piaga tipica di casa nostra: la criminalità organizzata. Infatti nel 2005 si è rifiutato di pagare il pizzo. Così il 51enne è diventato il portabandiera del movimento antimafia, e vive sotto stretta protezione e senza dimora fissa. Un eroe controvoglia: per la verità l’ambizioso imprenditore aveva tutt’altre intenzioni – fare soldi con pregiati spuntini a base di focaccia dorata e cento altri [tipi], aprendo filiali in tutto il mondo.

Negli ultimi anni l’infaticabile Vincenzo ha studiato politologia e si è spinto fino in Sudamerica dove è rimasto a lungo per mettere in piedi alcuni progetti di ecoturismo. Dieci anni fa è ritornato a Palermo per dare una mano all’anziano padre. Assieme al fratello Fabio ha tirato a lucido le decorazione in stile Liberty e dato una ventata nuova alla storica focacceria con annesso ristorante nel cuore del centro storico.

Onestà al posto di scandali. Il pizzo? Fino ad allora non era un problema. Il fatturato consisteva in circa due milioni di euro, troppo poco per fare gola. I padrini e i clan mafiosi stessi erano tra i suoi migliori clienti. Si accontentavano di chiedere ed ottenere uno sconto, quando la famiglia Conticello provvedeva alla consegna delle loro squisite e genuine specialità in occasione di cene e banchetti nuziali organizzati dai mafiosi.

Ma Vincenzo aveva mire più alte. Progettava filiali in tutta Italia, e sondava il terreno anche in Cina. 15 milioni di euro di fatturato annuo e 600 dipendenti il suo giro d’affari del 2005. Quando c’è da guadagnarci ai mafiosi viene l’acquolina in bocca e vogliono metterci il becco. Inoltre l’onesto gastronomo aveva qualche seccatura, poiché rispettando le regole pagava le tasse, metteva in regola i suoi dipendenti e pagava tutti puntualmente.

L’incubo è iniziato con piccoli misteriosi guasti. Saltava la corrente, mancava l’acqua, vetrate che andavano in frantumi. Poi un giorno [è comparso] improvvisamente alla porta un signore vestito elegantemente che consigliava subito una protezione completa contro ogni tipo di seccatori, dalla criminalità rivale fino ai controlli della finanza, per solo 500 euro al mese. Un’offerta che non si poteva rifiutare, ma che l’ostinato ristoratore tuttavia respinse. Seguirono minacce di morte e una nuova richiesta in danaro, di oltre 50.000 euro – un forfait per il passato, poiché il locale dal lontano 1834 anno di fondazione non aveva pagato [mai] il pizzo. Il coraggioso gastronomo prima denunciò i suoi ricattatori e poi testimoniò contro di essi in tribunale. Quattro mafiosi furono condannati complessivamente a quasi cinquant’anni di reclusione.

In seguito nel 2007 Conticello diventò il fiore all’occhiello del gruppo „Addio Pizzo“, un’iniziativa che vuole liberare la Sicilia dalla vergogna delle numerose estorsioni mafiose. Ma l’esempio all’inizio servì a ben poco, i fornitori si eclissarono, le richieste di catering sparirono e nel ristorante i tavoli restavano vuoti. Il motivo è ben chiaro: un carabiniere armato di mitraglietta piazzato sulla porta non crea un’ atmosfera adatta al pranzo.

Pani 'ca mieusa
Panini al posto delle chiacchiere. Anche il proprietario stesso è scortato 24 ore su 24da una guardia del corpo armata, si sposta con un’auto blindata e non ha un domicilio ufficiale fisso. Conticello ha dovuto mettere da parte i suoi ambiziosi progetti. Tuttavia non ha mollato e ha preso il volo: se non poteva fare affidamento sulla sua Palermo, doveva andare subito in cerca di fortuna altrove – ma a per gradi. Ha creato due filiali a Milano e una caffetteria nella libreria Feltrinelli di Roma. Il nuovissimo angolo ristoro inaugurato nell’aeroporto romano di Fiumicino, da gennaio è già molto frequentato da numerose personalità politiche. Persino il presidente della camera Fini gli ha inviato le sue congratulazioni.

Ma poi c’è stata la svolta: soprattutto tra gli Italiani del nord e turisti è considerato chic collegare la merenda a base di panini con uno statement politico. Il ristoratore antimafia comincia a girare per il mondo, dal ricevimento del sindaco di Parigi agli Action Days a New York fino alle conferenze nelle università tedesche. Con queste spinte osa nuovamente grandi progetti. L’anno scorso sono state inaugurate nuove filiali a Berlino, Francoforte e Monaco. Anche la Cina torna di nuovo tra le sue mete: sono in allestimento un locale ad Hong Kong e due a Pechino, [a cui] seguirà una catena in franchising. I cuochi cinesi si stanno già allenando alle raffinatezze della cucina italiana.

Ma anche nella sua terra di Sicilia, che Conticello vede solo di rado, qualcosa si sta muovendo. “Addio Pizzo” si fa strada. Sempre più commercianti, cuochi e costruttori si aprono al movimento e dichiarano la propria impresa zona franca dalle tangenti. In Italia non solo l’amore passa per lo stomaco ma per una volta anche la rivoluzione.
Aeroporto di Fiumicino

Promesse - Versprechungen

La mia amica Traude dall'Austria mi ha appena adesso girato questa ... deliziosa!!!!

Quando il Signore ha creato l'umanità, ha promesso alle donne che avrebbero trovato dietro ogni angolo un uomo perfetto.
Poi ha creato la terra ... rotonda ...

Als Gott die Menschen erschaffen hat----versprach er den Frauen dass sie an jedem Eck der Erde einen idealen Mann finden werden.
Und dann hat er die Erde rund gemacht…..


11 febbraio 2011

Perchè I mafiosi hanno sempre dei soprannomi? - Pourquoi les mafieux ont toujours des surnoms?

Slate: Pourquoi les mafieux ont toujours des surnoms?

Il 19 gennaio l’FBI ha messo a segno un grosso colpo contro i cinque grandi clan mafiosi di New York: i Gambino, i Genovese, i Lucchese, e i Colombo. Sono stati mobilitati 800 agenti federali per questa operazione e il risultato è stato impressionante: 127 arresti. Secondo il New York Post, che cita le autorità americane, si tratterebbe di una delle “più vaste retate antimafia nella storia dell’FBI”. Tra gli arrestati, Junior Lollipops (leccalecca), The Beard (il barba) Tony Bagels (ciambella), Johnny Bandana, Hootie, Meatball (Polpetta), The Vet (il veterinario), Mush (fungo), Beach (spiaggia) … la lista dei nomi di questi mafiosi ha suscitato numerosi commenti. Cosa vogliono dire questi soprannomi? Hanno un vero significato per loro, da dove arrivano e a cosa servono?

Una vecchia tradizione

I soprannomi non sono un’invenzione della mafia italo-americana: l’attribuzione di un soprannome corrisponde ad un’antica tradizione dell’Italia del sud. Nei paesi dell’Italia meridionale non è raro usare il soprannome al posto del nome proprio. La mafia si attiene a questa tradizione e sfrutta la cultura popolare per ricavarne ogni specie di soprannome. I riferimenti sono di vario tipo: cinematografico, come Francesco Schiavone, detto Sandokan  poiché assomiglia all’attore Kabir Bedi; letterario, come Matteo Messina Denaro detto Diabolik … senza contare i soprannomi doppi che si rifanno alla religione come ‘U Patri Nostru (Padre Nostro in siciliano), soprannome di Michele Navarra, padrino della provincia di Corleone negli anni 40 e 50.

Nella mafia italo-americana, la tradizione resta italiana ma il linguaggio [usato] è americano. Così Salvatore Lucania diventa Lucky Luciano (perché sopravvissuto miracolosamente ad un pestaggio in cui era stato dato per morto); Joseph Bonanno diventa Jo Bananas.

Connotazione e Indicazione

Questi soprannomi sono anche davvero utili ai mafiosi. Sono indicativi e connotativi. I soprannomi indicativi fanno riferimento semplicemente ad un elemento che descrive [nell’aspetto] il personaggio. Così Totò Riina era soprannominato Totò u curtu (il piccolo in siciliano) per la sua bassa statura (158 cm). I soprannomi connotativi, invece, non si limitano a riferirsi alla caratteristica del personaggio. Sono una specie di nobilitazione/elevazione, conferiscono una forte carica connotativa alla persona. Infatti Michele Greco era soprannominato Il Papa a causa della sua abilità di mediatore tra le varie famiglie mafiose. In questo senso i soprannomi non hanno nulla di ironico, anzi al contrario: rimarcano l’identità di chi li porta.

Siccome il consenso e l’apparenza sono essenziali all’interno della criminalità organizzata, è quindi molto importante per I mafiosi riflettere un’immagine positiva, onesta e accattivante. Ecco perché non tutti i mafiosi hanno un soprannome, mentre i personaggi che occupano posizioni chiave in seno all’organizzazione ne hanno quasi sempre uno.

Immagine, identità …

Ecco perché i soprannomi dei mafiosi possono cambiare nel corso del tempo, con l’esplicito consenso del possessore. Bernardo Provenzano quindi cambia il suo da Binnu u Tratturi (Bernardo il trattore), a causa della violenza con cui eliminava i suoi nemici, a Ragioniere, soprannome che evidenzia quindi la sua evoluzione nel cuore dell’organizzazione criminale: diventa il capo dei Corleonesi e quindi di tutta Cosa Nostra.

Questi soprannomi che possono sembrare apparentemente strani non hanno nulla di ridicolo per i mafiosi, anzi il contrario. Al di là dell’aspetto folcloristico, riflettono una dimensione identitaria che è fondamentale nella mafia e nelle organizzazioni criminali, ed è questo quindi che la distingue dalle altre.

Simbolicamente, l’attribuzione del soprannome fa parte di un processo comunicativo fondamentale: il passaggio dall’essere non mafioso ad esserlo. Il soprannome è un riconoscimento ed una rilettura della propria identità all’interno della cellula mafiosa. In questo senso è vissuto come una consacrazione, proprio come nel caso dei frati che cambiano nome quando prendono entrano in un ordine religioso.

… e preoccupazioni pratiche

E quindi appare molto chiaro che i soprannomi rispondono a delle esigenze pratiche. La sicurezza innanzitutto: cambiar nome permette di proteggersi dalla fuga di notizie/delazioni. E’ per questo che Tommaso Buscetta, boss della mafia siciliana noto per essere stato il primo grande pentito di Cosa Nostra, si faceva chiamare Roberto. Ma i soprannomi permettono anche di circoscrivere/evitare i problemi di omonimia. Nella famiglia dei Greco per esempio, ci sono parecchi Salvatore. Uno era soprannominato Chiaschiteddu (fiaschetto); l’altro si faceva chiamare l’Ingegnere o Totò il lungo.

Nella maggior parte dei casi, quindi sono i mafiosi stessi che si scelgono il proprio soprannome, che permetta loro di consolidare il proprio potere, o anche di evitare di essere riconosciuti in caso di arresti. Ma i media e la polizia possono anche assumere un ruolo nell’attribuzione dei soprannomi. Per esempio il titolo Capo dei capi usato per Totò Riina è un’invenzione dei media così come il termine Cupola, che indica il vertice di Cosa Nostra.

I mafiosi possono non gradire I soprannomi che vengono loro assegnati. Per esempio il padrino dei Colombo (clan mafioso newyorkese) Carmine Persico John, veniva chiamato dai poliziotti americani The Snake - Il Serpente. Un soprannome che il mafioso detestava soprattutto quando diventò famoso nella cerchia dei mafiosi.

Slate

10 febbraio 2011

Giorno del ricordo 10 febbraio


« La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero. »



(legge 30 marzo 2004 n. 92)

Dove erano le Foibe in Istria

In regola con un click - Auf einen Klick legal

Tages Anzeiger: Auf einen Klick legal

In Italia 52.000 clandestini diventano regolari con un click. L’idea arriva proprio dalla Lega Nord.

La ragazza peruviana, che chiameremo Mary, è strafelice. Finalmente ce l’ha fatta, lo sognava da quando è arrivata in Italia: ottenere il permesso di soggiorno e un contratto di lavoro regolare e non dover più lavorare in nero. Mary è una delle tante extracomunitarie che hanno approfittato di una delle periodiche procedure di legalizzazione emanate dal governo italiano.

Sono a migliaia da noi in Italia, puliscono, costruiscono, curano malati ed anziani o sgobbano per una paga da quattro a sette euro all’ora, di solito là dove la forte disoccupazione allontana gli italiani/non attira più gli italiani. Vengono dall’America Latina, dall’Africa del Nord, dall’Asia o dall’Europa dell’Est. Qualcuno ha un permesso, però la maggior parte sono i cosiddetti clandestini.

Sistemi tecnologicamente all’avanguardia

Finchè fanno i „bravi“ clandestini, cioè lavorano diligentemente e non entrano in contrasto con la legge, il soggiorno illegale è considerato un peccato veniale. In considerazione della tradizione ampiamente diffusa del perdono e dell’indulgenza, lo stato italiano concede periodicamente/in continuazione amnistie.

Ora anche con le ultime modernissime tecnologie. In questi giorni è stata messa on line una recentissima procedura di legalizzazione che si chiama “Click Day”: lo slogan è “In regola via computer con un solo click”. 303.252 extracomunitari si sono collegati sulla pagine del Ministero per gli Interni per accedere ai 52.080 permessi di soggiorno. La maggior parte di loro vive e lavora nel nord e centro Italia, solo un terzo nella popolatissima Lombardia. La maggior parte degli accessi sono stati eseguiti da bengalesi, circa 50.000, seguiti da marocchini, indiani, egiziani e cingalesi.

Sperare nel prossimo Click Day

Il ministro degli interni e quindi responsabile del Click Day è del resto Roberto Maroni della Lega Nord, che di regola non va proprio d’accordo con gli extracomunitari. Che dietro la scorza dura del cattivo leghista si nasconda un gran cuore d’oro di cattolico? O è semplicemente quel pragmatismo, che contraddistingue continuamente la Lega nella sua politica determinata?

I ben 50.000 posti sono andati a ruba in pochi secondi, ha dichiarato orgoglioso Maroni. Tutto è andato correttamente, senza che la rete informatica del Ministero abbia avuto degli intoppi. Lo sa bene naturalmente: una nazione crollerebbe se non ci fossero gli extracomunitari. I 250.000 e oltre, che non ce l’hanno fatta continuano a pulire, costruire e curare illegalmente/nella clandestinità sperando nel prossimo Click Day che arriverà puntuale come l’Amen in Chiesa.

Immigrata felice come la Pasqua

La legalizzazione però non è così facile come lascia intuire il nome. I clandestini devono infatti convincere il proprio datore di lavoro a metterli in regola, rinunciando ai vantaggi che il lavoro nero gli permette: niente contributi sociali, stipendi bassi, una forte/stretta dipendenza. Dopo di che il prescelto [il lavoratore che vuole essere messo in regola] deve tornare nel proprio paese e farsi rilasciare ufficialmente dal consolato italiano in patria quel permesso che di fatto già possiede.

Mary, che lavora come Colf presso una famiglia milanese, ha raccontato che ci vogliono da due a tre settimane. Alla fine sono diventate cinque settimane. Questo non ha per nulla scoraggiato Mary. Anzi, poiché finalmente era in regola. Quindi per prima cosa ha potuto rimanere più tempo in Perù con la propria famiglia, che non vedeva da cinque anni, cioè da quando era venuta in Italia con un visto turistico. Ecco perché Mary è doppiamente felice.

09 febbraio 2011

Rom e Europa

In questi giorni in Italia si è tornato a parlare delle condizioni in cui i Rom vivono nel nostro paese, della discriminazione di cui spesso sono stati e sono tutt'ora vittime. Se ne parla purtroppo solo quando ci scappa il morto o quando i giornali riportano la notizia di un incidente causato da uno "zuingaro" ubriaco.
Scorrendo la stampa straniera, ho trovato questo articolo del quotidiano francese Le Point (nel titolo il link all'originale, come sempre), che traduco per voi, per invitarci alla riflessione.  

Le Point: A Berlin, un Rom rescapé de l'Holocauste fustige la France et l'Italie


A Berlino un Rom sopravvissuto all’olocausto bacchetta la Francia e l’Italia

Giovedì nella sede del parlamento tedesco, in cui la sua comunità è stata per la prima volta ricordata come vittima del nazismo, in occasione della giornata della memoria, un rom sopravvissuto all’olocausto, ha bacchettato alcuni paesi europei tra cui la Francia e l’Italia, per la situazione “indegna” [in cui vivono]i Rom.
“I Sinti e i Rom sono trattati indegnamente, in particolare in molti paesi dell’est europeo, come la Romania o la Bulgaria, ha dichiarato l’olandese Zoni Weisz, 73 anni, la cui famiglia è stata distrutta dai nazisti.
“In alcuni paesi dell’Europa dell’ovest tra cui l’Italia e la Francia che appartengono quindi alla comunità europea, siamo vittime di discriminazioni, siamo segregati e viviamo nei ghetti in condizioni indegne” ha denunciato l’ex fioraio della casa reale olandese.
“In alcuni ristoranti sono riapparsi cartelli su cui è scritto *Vietato l’ingresso agli zingari* la storia si ripete” ha affermato di fronte ai volti commossi/seri della cancelliera Angela Merkel e dei deputati.
Senza fare cenno a nessun paese in particolare, il presidente del Bundestag Norbert Lammert, membro della CDU (Unione cristianodemocratica tedesca) partito della Merkel, ha dichiarato che “la più grande minoranza etnica europea, “che conta tra 10 e 12 milioni di componenti,”è stata fin’ora la più discriminata”.
Weisz ha incitato a continuare a “sollecitare i governi in questione e si è congratulato con la vice presidente della Commissione europea, Viviane Reding, per aver denunciato le condizioni dei Rom in particolare in Francia, dove si sono moltiplicate l’anno scorso le espulsioni verso la Romania e la Bulgaria.

Standing Ovation dei deputati.

Con la voce rotta dalla commozione, Zoni Weisz ha raccontato del destino della sua famiglia, deportata quando aveva 7 anni. “Mio padre aveva appeso il cappottino blu di mia sorella alle sbarre del carro bestiame” ha raccontato l’olandese che era rimasto sul marciapiede della stazione, poi riuscito a fuggire grazie all’aiuto di un poliziotto.
“L’Olocausto dimenticato” rappresenta lo sterminio, all’epoca del 3° Reich di [una popolazione] tra 220.000 e 500.000 Rom in una comunità, allora, secondo gli storici, di un milione di abitanti in Europa.
E’ stata la prima volta che un Rom ha tenuto un discorso al Bundestag nella Giornata della Memoria, istaurata nel 1996 in Germania, in occasione dell’anniversario della liberazione di Auschwitz da parte dell’armata rossa (27 gennaio 1945).
Il consiglio centrale dei Sinti e dei Rom in Germania ha apprezzato la svolta. Nel 2010 il presidente israeliano Shimon Pérès è stato ospite d’onore.
Sono state previste commemorazioni in molti ex campi di concentramento.
Considerati “una razza inferiore” dai nazisti, i Rom sono stati sistematicamente perseguitati, confinati nei ghetti, in campi nomadi, deportati o uccisi sul posto. In alcuni lager come Auschwitz o Ravensbrück, sono stati usati come cavie da laboratorio per esperimenti medici.
Ma la Germania Federale ha riconosciuto solo nel 1982 questo genocidio, con un atto del cancelliere Helmut Schmidt.
A Berlino sono stati inaugurati una strada ed una palestra che portano il nome di alcuni Rom uccisi dai nazisti: “Via Ede e Unku” che fa riferimento ad un libro che racconta la storia di una Sinti morta ad Auschwitz, e  la palestra “Johan Trollmann” dal nome di un campione di boxe assassinato dai nazisti.
Secondo il Consiglio centrale dei Rom in Germania, circa 70.000 Rom hanno il passaporto tedesco, a cui si aggiungono parecchie decine di migliaia di altri rifugiati provenienti dalla Bosnia o dal Kossovo,

03 febbraio 2011

La normalità della volgarità - Die Normalität des Vulgären

La scrittrice Silvia di Natale, che vive a Ebersberg, è preoccupata per la cultura politica nell'Italia di Berlusconi.
La distanza talvolta fa bene. Da lontano uomini e avvenimenti sembrano essere più nitidi e comprensibili, mentre la continua vicinanza appanna [i sensi] e la cara abitudinarietà indebolisce la capacità di giudizio. Nell'Italia governata attualmente dal premier Berlusconi è in corso un processo strisciante che deforma la realtà, avverte Silvia di Natale, scrittrice e artista milanese.

Da tre anni la scrittrice e sociologa vive a Egglsee frazione di Ebersberg [in Baviera]. Roma è molto lontana. Dalla sua scrivania ammira la fattoria, la chiesa, il bosco e il lago circondato dai canneti. Qui trova pace e tempo per scrivere.

Tuttavia ne’ la lontananza dalla patria ne’ l’idillio bucolico riescono a smorzare la sua sconfinata stizza, contro il “macho”. Indignata contro il recente intervento televisivo di Berlusconi in una trasmissione in cui ha insultato pesantemente il conduttore, riconduce ad un unico denominatore i programmi delle sue reti: “Barzellette degli anni cinquanta/datate e cosce lunghe”.

La “causa Berlusconi” appare ai suoi occhi non solo come una commedia da quattro soldi/una commediucola: “alla domanda:, cosa pensa di Berlusconi, la Di Natale risponde “mi sento male”. Come se una persona onesta non potesse provare nient’altro che indignazione per un uomo, che si rende ridicolo come se non fosse il capo di governo italiano; come se non potessimo provare altro che rabbia e vergogna per un paese, che continua a sopportarlo. Il cavaliere nella sua villa di Arcore – in Italia la chiamano anche “Villa Hardcore” – sembra essere un prossimo ospite dell’inferno di Dante.

Silvia Di Natale è preoccupata anche per l’immagine che l’Italia dà di sé nel mondo e in Germania . “I tedeschi considerano gli Italiani bonari e indulgenti, ma non li prendono sul serio”. Se non altro nel caso di Berlusconi la tolleranza è del tutto fuori luogo. Silvia di natale comunque ha perso la pazienza. Sfoga la sua rabbia ora in una lettera aperta e spera, così di conquistare altre persone. Ad essere troppo pazienti si finisce per diventare stupidi e complici. Così come gli italiani hanno eletto il proprio “dittatore”, possono allora loro stessi e allo stesso modo cacciarlo via, scrive la Di Natale.

Berlusconi è argomento [delle conversazioni] di molti italiani residenti nella [sua] zona. Solo pochi esprimono pubblicamente la propria posizione. Nicola Salerno originario della Calabria, arrivato in Germania quando era bambino ed oggi impegnato nel commercio, esprime energicamente il suo pensiero. Berlusconi è una vergogna per i suoi concittadini. “Il controllo che esercita sui mezzi di comunicazione, deve essere un monito per gli altri paesi”. Nicola Salerno insegna italiano all’università e non riesce a capire, come Berlusconi possa ancora raccogliere simpatie/consensi. “Spero che venga costretto a dimettersi [che perda le elezioni], ma ha alle spalle forze invisibili”

Come lui, anche Silvia Di Natale è colpita più dalla sua influenza sulla cultura politica che dagli scandali a sfondo sessuale del 74enne politico. Non solo a sua persona danneggia la dignità degli ambiti politici, ma la società si sta abituando alla normalità della volgarità, afferma Di Natale, che ha pubblicato numerosi libri e collabora con una rivista della casa editrice Mondadori, di proprietà dalla figlia di Berlusconi. “Assistiamo quotidianamente ad una scandalosa distorsione della realtà”. Il segreto del suo successo: corruzione. La struttura della sua psiche: mania di grandezza e di persecuzione. “La menzogna diventa accettabile e la realtà si stravolge”. Siccome Berlusconi si atteggia volentieri ad uomo comune, viene ammirato ed invidiato. Tra i cittadini dell’ ”altra Italia” viceversa, di cui la scrittrice si sente parte, si diffonde un stato d’animo triste e rassegnato causato dalla sporcizia che quotidianamente si accumula.

“Il rischio inoltre è che le persone non si indignano più, anzi si abituano al malessere”. Il confronto forse non è del tutto calzante, ma la strada verso il fascismo è fatta sempre di piccoli impercettibili passi. Non sempre ci si accorge dell’inizio di qualcosa, soprattutto da lontano.