28 ottobre 2010

Sondaggio: il 95% degli altoatesini non vogliono essere italiani. - Umfrage: „95 Prozent der Südtiroler wollen keine Italiener sein“

SüdTirol online: Umfrage: „95 Prozent der Südtiroler wollen keine Italiener sein“

In occasione del 90esimo anniversario dell’annessione dell’Alto Adige all’Italia il 10 ottobre 1920, il “Gruppo di lavoro per l’autodeterminazione” – di cui tra l’altro fanno parte trasversalmente molti rappresentanti regionali e il comandante degli Schützen Paul Bacher – ha presentato i risultati di un sondaggio sull’identità degli altoatesini.

Il sondaggio, commissionato all’istituto Apollis di Bolzano, è stato presentato lunedì nel corso di una conferenza stampa. Si basa su 617 telefonate fatte ad aventi diritto al voto residenti in provincia di Bolzano. „Il risultato non poteva essere più evidente: il 95% degli altoatesini non si sente Italiano“ hanno dichiarato alla conferenza stampa. Quindi dopo 90 anni, l’esperimento dell’Alto Adige in Italia, è definitivamente ed esplicitamente fallito

Il fatto che il 95% degli altoatesini dichiari di non sentirsi italiano, rispecchia una evoluzione del ricordo di una propria identità tirolese, che in questi ultimi anni è diventata sempre più evidente. „In particolare è rilevante il fatto che il 90% dei giovani non si identifica con l’Italia, appare quindi prevedibile che il futuro dell’Alto Adige non sia legato all’Italia”, chiariscono i rappresentanti del gruppo di lavoro.

Secondo il sondaggio in cima alla classifica si colloca la Val Pusteria con il 97%, la Val Venosta con il 98% e la Alta Valle Isarco con il 100% degli intervistati, che dichiarano di non sentirsi italiani.

Il risultato di questa indagine smentisce tutti quelli che affermano pedissequamente, che temi come l’autodeterminazione e la doppia cittadinanza non sono più attuali, poiché la maggioranza degli altoatesini nel frattempo si sente comunque italiana.

„E’ esattamente il contrario. Praticamente nessuno in Alto Adige si sente italiano, mentre il legame con l’identità tirolese della regione rimane immutato anche dopo 90 anni di separazione. Per l’Italia questo è un bilanci catastrofico, che porta con sé immancabili strascichi politici. Nessun paese subisce imposizioni alla lunga, se è abitato da una popolazione che non ha nulla a che fare con quello stato. Non c’è nessun motivo, per cui si possa giustificare la permanenza dell’Alto Adige in Italia” è stato dichiarato durante la conferenza

Considerato il risultato di questo sondaggio il mondo politico non si può sottrarre alla responsabilità che riguarda la questione del futuro della regione e tramite gli adempimenti del diritto all’autodeterminazione perseguire un futuro dell’Alto Adige senza Italia.

Materia d’indagine e campione

La popolazione a cui è stata rivolta l’indagine è composta dagli aventi diritto al voto residenti in provincia di Bolzano. Gli indirizzi sono stati sorteggiati a caso tramite i locali elenchi telefonici.

Tra il 30 agosto e l’8 settembre 2010 sono state realizzate circa 617 interviste telefoniche a singole persone, di cui 454 appartenenti al gruppo linguistico tedesco e ladino, 163 al gruppo linguistico italiano.

26 ottobre 2010

All’Alto Adige non piace l’abbinamento Belluno-Dolomiti - Südtirol findet "Belluno Dolomiti" gar nicht gut

 Der Standard: Landeshauptmann Durnwalder warnt vor "Durcheinander"


Il presidente della regione autonoma del Trentino Alto Adige/Südtirol, Durnwalder mette in guardia contro la “confusione”

La giunta regionale dell’Alto Adige vuole procedere contro la decisione presa all’unanimità dal consiglio provinciale di Belluno, di cambiare il nome ufficiale della provincia in “Belluno-Dolomiti”. “Solo perchè le Dolomiti, patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO si estendono in maggior parte nella loro provincia, non significa che possono cambiare la denominazione della provincia di Belluno” protesta il governatore altoatesino Luis Durnwalder. Se ognuna delle provincie si intitolasse anche alle Dolomiti, ci sarebbe una “grande confusione”.

La proposta di cambiare il nome alla provincia di Belluno in Belluno-Dolomiti, senza consultare la vicina provincia di Bolzano, non è ripercorribile, secondo le critiche dell’amministrazione altoatesina. Il presidente della provincia Belluno, Giampaolo Bottacin, respinge la critica. “Vogliamo fare chiarezza sull’ubicazione delle Dolomiti. Molti le identificano con la regione Trentino Alto Adige, ma le Dolomiti appartengono anche alla provincia di Belluno” ha dichiarato Bottacin ad una intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica”.

Dietro alla necessità di denominarsi Belluno Dolomiti, non si cela solo una strategia di marketing turistico. “Noi desideriamo anche rafforzare il sentimento di appartenenza territoriale degli abitanti” ha dichiarato Bottacin. Il 72% del comprensorio delle Dolomiti si estende nella sua provincia.

La provincia di Belluno si ritiene svantaggiata rispetto alla ampia autonomia di cui gode la regione autonoma Trentino Alto Adige, poiché dispone di minori contributi rispetto a quest’ultima. La carenza di infrastrutture come strade, collegamenti di autolinee e ferroviari ha reso la regione dell’altopiano, che conta circa 7000 abitanti, scarsamente attraente per gli investimenti. Il turismo è in una fase stagnante, non c’è più lavoro, gli abitanti emigrano, i paesi invecchiano.

Siccome l’Alto Adige difende meglio gli interessi degli abitanti di questa regione alpina, i residenti della famosa stazione sciistica Cortina d’Ampezzo stanno cercando la secessione dalla provincia veneta di Belluno per passare in Alto Adige. Tre anni fa la maggioranza degli abitanti della cittadina, grazie ad un referendum, aveva votato a favore del cambio di provincia, con la motivazione che la regione che è stata già per 400 anni parte della provincia di Bolzano.

22 ottobre 2010

Sferruzzando 2

Sono in fase ... sferruzzamento!!!! Questi i miei due ultimi lavori, e il terzo in fase di elaborazione conto di terminarlo fra fra una settimana circa.

Im Moment habe ich so viel Lust zum Stricken.
Liebe Freundinnen wie könnte man das familiär sagen? Bei uns "sferruzzare" heisst "eindringlich, intensiv stricken".
Hier meine neue Arbeite:



Questo fa effetto, ma è semplicemente a punto grana di riso, merito del filato, che è una fettuccia sottile multicolore





21 ottobre 2010

Libertà di stampa 2010 - Liberté de presse 2010


L'Express: Où en est la liberté de la presse dans le monde

Dove c’è libertà di stampa nel mondo

L’associazione Reporters Sans Frontières ha pubblicato mercoledì l’ultima classifica sulla libertà di stampa. In crescita l’Europa del Nord ; in calo, la Tunisia, il Rwanda o la Francia.

Per essere bene informati, è meglio vivere in un paese del nord Europa, persino nel nord est. Per essere male informati non c’è niente di meglio che una sana vecchia dittatura, eritrea, coreana, turkmena, iraniana o birmana. In materia di libertà di stampa, gli anni passano ma le cose non cambiano. Con qualche sfumatura in più o in meno, i sondaggi di RSF, di cui l’ultimo pubblicato mercoledì scorso, sono dannatamente immutati.

In cima alla lista dei paesi che meglio difendono i loro giornalisti, si colloca un gruppo compatto che viene dal freddo, la Finlandia, l’Islanda e la Svezia – dove Julian Assange, il patron di Wikileaks, aveva sperato tempo fa di istallare il suo sito Internet. Solo i Paesi Bassi, la Svizzera e in minima parte l’Austria si collocano al livello dei paesi scandinavi. Seguono la Nuova Zelanda, l’Irlanda, la Danimarca e un paese dell’est, risorto alla grande dagli anni di piombo, l’Estonia.

In fondo alla lista dei primati, qualche peso massimo della diplomazia continua a sfidare i difensori dei diritti dell’uomo : l’Iran, lo sappiamo, ma anche la Cina dell’ultimo premio Nobel per la pace, tutt’ora in prigione, Liu Xiaobo, la Tunisia, la Libia, il Pakistan o l’Arabia Saudita si piazzano tra i 30 paesi meno rispettosi della libertà di stampa, in mezzo a paesi governati da dittature grottesche, come la Corea del Nord o la Birmania e alcune ex repubbliche sovietiche carenti in democrazia, dal Turkmenistan alla Bielorussia passando per il Kirghizstan, l’Uzbekistan o il Kazakistan.

E la Francia dove si colloca ? Negli ultimi posti, piazzata stabilmente nel cuore della lista, un 44esimo posto di cui il « pays des lumières », difficilmente può andar fiero. A suo carico, quà e là, « violazione della protezione delle fonti, concentrazione dei mezzi d’informazione, disprezzo e persino impazienza del potere politico verso i giornalisti e il loro lavoro, mandati di comparizione per i giornalisti, talmnte tanti episodi, che accentuano una tendenza già manifestatasi l’anno scorso e che confermano la « incapacità a ribaltare la tendenza » della Francia.

Unica « consolazione », non è la sola tra i paesi europei ad essere messa all’indice. L’Italia (49esima, come il Burkina Faso) conosce gli stessi problemi, mentre la Grecia (70a), la Bulgaria (70a) e la Romania (52a) controbilanciano i buoni risultati dei loro vicini del nord. « Come farà allora l’Europa a convincere i regimi autocratici a migliorarsi ? » si domanda RSF. Bella domanda !

Antibufala

Antibufala: se non volete ricevere il libro "Due anni di governo" di Berlusconi, fate così

Se ricevete una mail con questo oggetto, leggete prima questa ...

All’Alto Adige non piace l’abbinamento Belluno-Dolomiti - Südtirol findet "Belluno Dolomiti" gar nicht gut

Der Standard: Südtirol findet "Belluno Dolomiti" gar nicht gut


Il presidente della regione autonoma del Trentino Alto Adige/Südtirol, Durnwalder mette in guardia contro la “confusione”

La giunta regionale dell’Alto Adige vuole procedere contro la decisione presa all’unanimità dal consiglio provinciale di Belluno, di cambiare il nome ufficiale della provincia in “Belluno-Dolomiti”. “Solo perchè le Dolomiti, patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO si estendono in maggior parte nella loro provincia, non significa che possono cambiare la denominazione della provincia di Belluno” protesta il governatore altoatesino Luis Durnwalder. Se ognuna delle provincie si intitolasse anche alle Dolomiti, ci sarebbe una “grande confusione”.

La proposta di cambiare il nome della provincia di Belluno in Belluno-Dolomiti, senza consultare la vicina provincia di Bolzano, non è ripercorribile, secondo le critiche dell’amministrazione altoatesina. Il presidente della provincia Belluno, Giampaolo Bottacin, respinge la critica. “Vogliamo fare chiarezza sull’ubicazione delle Dolomiti. Molti le identificano con la regione Trentino Alto Adige, ma le Dolomiti appartengono anche alla provincia di Belluno” ha dichiarato Bottacin ad una intervista rilasciata al quotidiano “La Repubblica”.

Dietro alla necessità di denominarsi Belluno Dolomiti, non si cela solo una strategia di marketing turistico. “Noi desideriamo anche rafforzare il sentimento di appartenenza territoriale degli abitanti” ha dichiarato Bottacin. Il 72% del comprensorio delle Dolomiti si estende nella sua provincia.

La provincia di Belluno si ritiene svantaggiata rispetto alla ampia autonomia di cui gode la regione autonoma Trentino Alto Adige poiché dispone di minori contributi rispetto a quest’ultima. La carenza di infrastrutture come strade, collegamenti stradali e ferroviari ha reso la regione dell’altopiano, che conta circa 7000 abitanti, scarsamente attraente per gli investimenti. Il turismo è in una fase stagnante, non c’è più lavoro, gli abitanti emigrano, i paesi invecchiano.

Siccome l’Alto Adige difende meglio gli interessi degli abitanti di questa regione alpina, i residenti della famosa stazione sciistica Cortina d’Ampezzo stanno cercando la secessione dalla provincia veneta di Belluno per passare in Alto Adige. Tre anni fa la maggioranza degli abitanti della cittadina, grazie ad un referendum, ha votato a favore del cambio di provincia, con la motivazione che la regione che è stata già per 400 anni parte della provincia di Bolzano.

20 ottobre 2010

Gli scivoloni dellla “tivù strappalacrime” italiana - Les dérapages de la "télé douleur" italienne

Le Monde: Les dérapages de la "télé douleur" italienne


Gli indici di ascolto sono aumentati di minuto in minuto. Prima, il 30%, poi il 35% e alla fine il 40% di share nel momento in cui è stata data la notizia bomba, poco prima di mezzanotte. Nonostante i condizionali usati dalla conduttrice della trasmissione RAI ”Chi l’ha visto?”, i fatti emersi non hanno lasciato più alcun dubbio: la giovane Sarah Scazzi, 15 anni, sparita da un paese della Puglia, era stata assassinata, violentata e poi gettata in un pozzo. L’ assassino è proprio/non è altri che suo zio.

Solo che quella sera , in questo scenario di suspense e di voyerismo tipico di questo genere di trasmissioni, qualcosa è andato storto. Non sono stati solo i cinque milioni di telespettatori che hanno appreso in diretta, il tragico epilogo di questa telenovela che ha tenuto i media con il fiato sospeso per quarantadue giorni. Cinque milioni più uno: la madre della vittima, Concetta, in diretta da casa sua.

Naturalmente, la presentatrice ha chiesto alla madre, pietrificata dal dolore, se desiderasse interrompere il collegamento, come si propone un “lascia o raddoppia” al concorrente di un qualsiasi quiz televisivo. La signora ha solo mormorato, dopo aver incassato l’annuncio della morte di Sarah e della colpevolezza del cognato: “Forse è meglio”.

Audience in aumento

Cattivo gusto/scivolata? Questa è la logica tipica di questo genere di trasmissioni “strappalacrime”. La conduttrice si difende dalle accuse di aver voluto “ad ogni costo uno scoop”, e assicura di aver fatto solo “il suo lavoro”. Ci si domanda però perché i responsabili della RAI abbiano tenuto in piedi l’affare mediatico, mentre lo zio era interrogato dalla polizia dalla mattina e i sospetti erano indirizzati su di lui da molti giorni.

“Un periodo terribilmente nero per la coscienza e la pietà, in nome di un cosiddetto diritto all’informazione”, ha dichiarato il quotidiano cattolico Avvenire. “Coloro che prendono parte a queste trasmissioni sanno ciò che fanno”, ha scritto La Stampa, sottolineando la compiacenza della famiglia Scazzi che, dalla madre al figlio, passando per la cugina e l’assassino stesso, hanno moltiplicato le loro apparizioni televisive.

Il caso di “Chi l’ha visto?” chiarisce la posizione che il crimine e la violenza occupano nel panorama televisivo italiano. Il sondaggio dell’Osservatorio Europeo per la Sicurezza, pubblicato l’11 ottobre dal quotidiano la Repubblica, rivela che la televisione pubblica italiana ha dedicato, durante il primo semestre, 11% di informazione di varie vicende per un pari tasso di criminalità (contro l’8% della britannica BBC, 4% della spagnola TVE e della France 2, e il 2% per la tedesca ARD).

“In Italia, chiarisce il politologo Ilvio Diamanti, si tende sia a drammatizzare che a trasformare una vicenda in telenoleva”. Dal momento della morte di Sarah, si moltiplicano speciali televisivi e aggiornamenti dell’ultim’ora. E l’audience non smette di crescere.

19 ottobre 2010

Se fosse successo in una miniera italiana ...

Se fosse successo in una miniera italiana,
le cose sarebbero andate così:



I° giorno: tutti uniti per salvare i minatori, diretta tv 24h, Bertolaso sul posto

II giorno: da Brunovespa plastico della miniera, con barbara palombelli, belen e Lele Mora.

III giorno: prime... difficoltà, ricerca dei colpevoli e delle responsabilità:...; BERLUSCONI: colpa dei comunisti; DI PIETRO: colpa del conflitto d'interessi; BERSANI: ...ma cosa ...è successo??; BOSSI: sono tutti terroni, lasciateli la'; CAPEZZONE: non è una tragedia è una grande opportunità ed è merito di questo governo e di questo premier; FINI: mio cognato non c'entra.

IV giorno: TOTTI: dedicherò un gol a tutti i minatori.

V giorno IL PAPA: faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono vicini al tiavolo!!

VII giorno: cala l'audience, una finestra in Chi l'ha visto e da Barbara d'urso che intervista i figli dei minatori: "dimmi, ti manca papà?'"

Dall'ottavo al trentesimo giorno falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che viene nominato così capo mondiale della protezione civile.

Dopo un mese, i minatori escono per fatti loro dalla miniera, scavando con le mani.

Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati,i vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario.

Ma è successo in Cile.... ci siamo salvati!!!

Extracomunitari paralizzano un aeroporto in Sardegna - Flüchtlinge legen Flughafen auf Sardinien lahm

Der Spiegel: Flüchtlinge legen Flughafen auf Sardinien lahm

Rivolta in Sardegna: Immigrati clandestini evadono da un centro di prima accoglienza della Sardegna e occupano la pista dell’aeroporto di Cagliari. L’attività dello scalo è stata sospesa per parecchie ore.

Cagliari – I profughi dapprima hanno devastato/distrutto il centro di prima accoglienza della Sardegna, poi sono scappati [dirigendosi] sulla pista dello scalo di Cagliari. All’interno dell’aeroporto è seguita una rissa tra i passeggeri inferociti e componenti dell’associazione umanitaria a sostegno dei profughi. L’aeroporto è rimasto chiuso per parecchie ore per motivi di sicurezza, hanno dichiarato i media italiani. Numerosi voli sono stati di conseguenza soppressi. Secondo la polizia da 50 a 100 immigrati hanno preso parte ai disordini.

Nel centro di prima accoglienza sardo nelle settimane scorse erano già accaduti ripetutamente disordini. [Nella struttura] sono trattenuti soprattutto Algerini, sbarcati sull’isola e in attesa di procedimento di asilo.

La Sardegna così come il Salento sono sempre più punto di riferimento per gli sbarchi di clandestini. “I mercanti umani si sono organizzati diversamente e ora sfruttano rotte nuove e più pericolose, ha dichiarato alla fine di agosto la Caritas italiana nel suo recente rapporto sull’immigrazione. Tutto nasce dalla collaborazione tra il governo di Silvio Berlusconi e la Libia, con la intercettazione dei migranti diretti verso la Sicilia, già al largo delle acque del Mediterraneo, e respinti immediatamente verso l’Africa.

La sommossa in Sardegna è il risultato della errata politica migratoria/sull’immigrazione da parte del governo, critica il PD partito dell’opposizione.

Secondo il ministero degli interni il centro di prima accoglienza nei pressi dell’aeroporto di Cagliari può contenere 220 posti letto. Nelle settimane precedenti era stato già più volte teatro di piccoli scontri/tafferugli.

Silvio Berlusconi, il comico - Silvio Berlusconi, l’homme qui rit

Le Monde: Silvio Berlusconi, l’homme qui rit


L’Italia si inventa una strana democrazia per parafrasare Tocqueville, la tirannia dell’umorismo. Governare vuol dire fare il buffone. Da quando è al governo, Silvio Berlusconi ha fatto dell’umorismo una virtù politica. Nella penisola così come all’estero, le sue apparizioni sono costellate dalle sue barzellette. Accolte con scetticismo negli ambiti internazionali, raccolgono un certo successo tra i suoi simpatizzanti e ormai concludono tutti i raduni degli iscritti. Silvio Berlusconi si è vantato di collezionare barzellette e donne, al ritmo di una al giorno.

Programmate e spesso ripetute con qualche variante, le barzellette di Berlusconi sono tutto tranne che innocue, senza nessun limite alla decenza. L’anticomunismo, un’ossessione, ma anche il razzismo : chi non si ricorda la battuta su Obama « giovane bello ed abbronzato ». O ancora il sessismo : non si contano più le sue battute maschiliste, l’ultima in ordine di tempo ha preso di mira l’aspetto fisico di una sua avversaria politica. Senza tralasciare l’antisemitismo : il 29 settembre, rivolgendosi a dei simpatizzanti, ricicla una barzelletta già raccontata un anno fa e passata inosservata :

« Un ebreo racconta ad un parente questa storia :

- All’epoca dei campi di concentramento, uno dei nostri venne a trovarmi per nascondersi. Noi l’abbiamo accolto in cambio di una retta/un vitalizio.

Ah ! Quanto ?

- 3000 euro

- Al mese ?

- No al giorno. Sai siamo ebrei e poi era ricco e poteva pagare … Dimmi, credi che sia il caso di dirgli che la guerra è finita ? »

Libero da ogni forma di correttezza politica, l’umorismo di Berlusconi fa propria anche la storia.. Non si contano più le facezie di ispirazione revisionista sul tema del fascismo, su Mussolini – « che non ha mai ucciso nessuno » - o Hitler. Acclamato dai giovani nazisti, Hitler accetta di ritornare al potere ad una condizione : « Questa volta farò il cattivo ». E Berlusconi aggiunge : « Sarò criticatissimo per questo ! »

Le barzellette di Berlusconi non si possono discutere. Chi si indigna e le critica è tacciato di pessimismo, e [secondo lui] la riprova è che l’opposizione è priva di humor. Ride di tutto, compreso se stesso, e così impedisce agli avversari il classico contropotere/contrattacco in democrazia. Mettendosi a capo di un popolo di burloni, rivendica una nuova identità per l’Italia. A differenza di Mussolini, ossessionato dal timore che gli Italiani fossero considerati un popolo di allegri suonatori di mandolino, Berlusconi pretende di essere il modello di una società fondata sullo spettacolo e il divertimento, in cui tutto finisce a tarallucci e vino. In tal modo, il comico, dissacra certi valori di base dell’Italia repubblicana, imbroglia le carte, bara, e può dichiarare, tra una barzelletta e l’altra, che la magistratura è « una banda di malfattori ».

13 ottobre 2010

Per Adriana


Una carissima amica ora ha un angelo in più che veglia su di lei ... questo scritto di Henry Scott Holland rispecchia esattamente il mio pensiero sulla morte, un passaggio e nulla più ...

Death is nothing at all (Henry Scott Holland)

La morte non è niente.

Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

Tod bedeutet gar nichts.


Ich bin nur nach nebenan verschwunden.
Ich bin ich und du bist du.
Was immer wir füreinander waren, das sind wir noch.
Nenne mich bei dem alten vertrauten Namen.
Sprich von mir, wie du es immer getan hast.
Ändere nicht deinen Tonfall.
Zwinge dich nicht zu aufgesetzter Feierlichkeit oder Traurigkeit.
Lache weiterhin über die kleinen Scherze, an denen wir gemeinsam Spaß hatten.
Spiele, lächle, denke an mich, bete für mich.
Lass meinen Namen weiterhin so geläufig sein, wie er immer war.
Sprich ihn unbekümmert aus, ohne die Spur eines Schattens.
Das Leben bedeutet all das, was es bisher bedeutete.
Es ist genauso wie immer.
Es geht uneingeschränkt und ununterbrochen weiter.
Ist der Tod nicht nur ein unbedeutender Zwischenfall?
Warum sollte ich vergessen sein, nur weil du mich nicht mehr siehst?
Ich warte einstweilen auf dich, ganz in der Nähe, nur um die Ecke.
Alles ist gut.





12 ottobre 2010

Torta alle mele alla viennese - Wiener Apfelkuchen - Gâteau viennois aux pommes


Ingredienti:
200g. farina
1 cucchiaio di lievito in polvere
1 uovo
125g. burro a pezzetti
6 mele
100g. zucchero

1 uovo
1 cucchiaio di scorza di limone grattuggiata
100g. farina
200g. panna liquida
150g. burro
125g. zucchero

1 cucchiaio di zucchero
20g. mandorle sfilettate
2 cucchiai di pan grattato

Preparazione:
In una ciotola mescolate 200g. di farina, il lievito, 100g. di zucchero e l'uovo, aggiungete il burro a fiocchetti, lavorare l'impasto velocemente e metterlo a riposare al fresco.
Imburrare e spolverare con il pangrattato uno stampo di 26 cm di diametro (meglio se a cerniera).
Stendere bene la pasta con l'aiuto delle mani lasciando unbordo di circa 3 cm e bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta.
Succiare e tagliare a pezzetti le mele, versarle sulla pasta nello stampo.
Montare a crema il burro restante con 125g. di zucchero, un uoco e la scorza di limone grattuggiata. Aggiungervi 100g di farina e poco a poco la panna liquida montata.
versare il composto sulle mele, spolverizzare con lo zucchero e le mandorle.
Mettere nel forno preriscaldato a 200° sul ripiano centrale per 25 minuti circa.



Gâteau viennois aux pommes


Ingrédients:
200g. farine
1 c.s. levure chimique
1 oeuf
100g. sucre
125g. beurre
6 pommes

150g. beurre
125g. sucre
1 oeuf
1 c.s. écorce de citron
100g. farine
200g. crème fraîche


1 c.s. sucre
20g. amandes effilèes
2 c.s. chapelure

Préparation
Mélangez dans une boule 200 g. de farine avec la levure, 100g. de sucre et l’oeuf.
Ajoutez le beurre en petits morceaux, travaillez vite la pâte. Faites-la reposer dans un endroit froid.
Beurrez un moule de 26 cm de diamètre et saupoudrer-le avec la chapelure. Tassez la pâte à l’aide des mains au fond du moule en remontant au moins 3 cm sur les bords, piquez-la à l’aide d’une fourchette.
Coupez les pommes en petits morceaux, etalez-les dans la moule.
Mettez le beurre mou avec 125 g. de sucre, un oeuf et l’ècorce de citron rapé dans un bol et battez-les jusqu’à obtenir un melange crémeux. Ajoutez 100 g. de farine et la crème fraîche bien fouettée.
Versez la préparation sur les pommes, époudrer avec le sucre et les amandes.
Mettez au four prechauffé à 200° pour 35 minutes.

 Rezepte auf Deutsch bei Marions Kochbuch




 

Il vento porta soldi - Der Wind bringt das Geld

Tagesanzeiger: Der Wind bringt das Geld

Energia eolica dall’Italia: un paesino di montagna in provincia di Pescara dimostra, come 2800 persone riescono a provvedere autonomamente al loro fabbisogno di energia.

[Quando si parla di] politica energetica all’avanguardia, molti pensano al parco eolico nel Mar Baltico. Oppure al sud della Francia, che è addirittura disseminato di turbine/pale eoliche.

L’Italia non rientra strettamente tra i paesi che sono considerati a tal riguardo innovativi. Solo il 7% dell’energia italiana viene prodotta da fonti rinnovabili. Secondo gli esperti, l’obiettivo stabilito a livello europeo, di produrre il 17% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2020, è ancora lontano.

Un elenco del „World Wind Energy Association“ indica una situazione un po’ diversa. Con una produzione annua di 4850 Megawatt, l’Italia si colloca al sesto posto tra i paesi che ricavano [il proprio fabbisogno] dall’ energia eolica. Ancor prima della Francia, Danimarca o della così avanzata Svezia.

Un paese che si è impegnato nell’innovazione

Un paesino modello d’esempio nello sviluppo delle energie rinnovabili: Tocco da Casauria, una località di 2800 abitanti, situata in una zona montuosa disagiata della provincia di Pescara e che si è votata all’energia eolica. Dall’anno scorso tra gli uliveti di Tocco si ergono 4 impianti per energia eolica, che non solo soddisfano il fabbisogno degli abitanti, ma fruttano anche molti soldi al paese .

Secondo le ricerche del „New York Times“ gli impianti eolici producono il 30% in più del fabbisogno del paese [di Tocco]. L’energia verde eccedente viene rivenduta e frutta un’entrata finanziaria aggiuntiva di oltre 200.000 Euro. Un sacco di denaro per un paesino che ha come unica risorsa economica l’ulivicoltura.

Nuovo denaro per il rinnovamento

Secondo il „New York Times“ Tocco di Casauria ha potuto così realizzare importanti ammodernamenti e costruzioni. Per esempio nel 2009 le scuole sono state adeguate ai criteri antisismici. E’ stato riportato a nuovo splendore un castello in rovina.

„E’ sorprendente che sia possibile tutto ciò in un paese come l’Italia“, afferma Edoardo Zanchini di Legambiente. Si tenga presente che in Italia i parchi eolici, come quello che è stato realizzato a Tocco, non sono stabiliti a livello statale, ma sorgono per iniziativa di privati o vengono realizzati dai comuni.

In Italia i parchi eolici nascono da una specie di situazione di disagio: il consumo di energia da parte della popolazione italiana è pari a quello della popolazione degli Stati Uniti. A ciò si aggiunge che le fonti di energia fossile in Italia sono costose e la popolazione è obbligata a [scegliere] alternative e [orientarsi] anche alla innovazione.

Italia : centinaia di migliaia di manifestanti contro i tagli alla scuola


Le Monde: En Italie des centaines de milliers de manifestants contre les coupes à l'école

Secondo gli organizzatori [della manifestazione], UNICOBAS USI/AIT erano 30.000 i giovani a Roma e in totale 300.000 in 80 città italiane a manifestare, venerdì 8 ottobre, per protestare contro i tagli finanziari alla scuola. Le forze dell’ordine hanno indicato per le sole città di Torino e Napoli rispettivamente 10.000 e 4.000 manifestanti, senza comunicare le cifre di Roma, Milano, Siena, Livorno, o Firenze. A Roma, gli studenti delle scuole superiori hanno invocato le dimissioni del ministro per l’istruzione, Mariastella Gelmini.

Durante la crisi economica, il governo di Silvio Berlusconi ha adottato numerose leggi nel 2008 il cui effetto, in cinque anni, tra il 2009 e il 2013, è stato il taglio di circa 9 miliardi di euro e 130.000 posti di lavoro nella scuola.

“Scuole che vanno in rovina”

„In risposta alla enorme mobilitazione di oggi, il ministro Gelmini ripete le stesse frasi pronunciate dal 2008: che lei è l’unica a volere la riforma scolastica e che gli altri sono i partigiani dello stato di fatto”, ha attaccato l’associazione studentesca La Rete. “Ma di quale stato di fatto parla? Di scuole che vanno in rovina? Di professori sotto pagati e demotivati? Non vogliamo mantenere questa realtà, noi vogliamo cambiarla, cambiare il nostro paese e la nostra scuola e per cominciare, cambiare il ministro, che non fa altro che difendere una pretesa riforma formata unicamente da tagli”, ha concluso La Rete. La Gelmini si è rifiutata di ricevere una delegazione di manifestanti che si erano recati sotto le finestre del suo ministero.,

Le manifestazioni hanno causato molte difficoltà nel traffico delle grandi città in cui si sono svolti i cortei di protesta. Secondo l’Ansa, sono avvenuti scontri senza gravi conseguenze,tra i manifestanti e la polizia a Torino, Milano e Firenze.

05 ottobre 2010

10 Strategie della Manipolazione (N. Chomsky)

Leggete ... Leggete ... Meditate ...

Non facciamoci manipolare ... Il cavaliere adotta esattamente questi sistemi per convincerci che ... 
le barzellette sulla Bindi sono l'attuale programma di governo!!!!!!


1 - La strategia della distrazione.

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 - Creare problemi e poi offrire le soluzioni.

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4 - La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5 - Rivolgersi al pubblico come ai bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 - Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.

Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

7 - Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".

8 - Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...

9 - Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s'incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 - Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.