29 settembre 2010

Discutibili cartelloni pubblicitari in Canton Ticino - Balairatt!!!!

Bielertag - Umstrittene Plakatkampagne im Tessin

Pubblicità discutibile fa scalpore in Canton Ticino


Una campagna pubblicitaria [su cui campeggiano] tre topi, che piombano su una forma di formaggio svizzero, alimenta le discussioni in Canton Ticino. I tre roditori raffigurano i frontalieri italiani, i criminali stranieri e il fisco italiano.

Non si sa chi ci sia dietro questa campagna. Pierre Rusconi, presidente del SVP [Unione Democratica di Centro Ticino] dichiara che il suo partito non ha nulla a che fare con la vicenda. Ma pare che le vignette gli siano piaciute.

E’ stato Michel Ferrise pubblicitario di Muralto, vicino Locarno ad escogitare questa [trovata]. “Probabilmente“ i committenti sono degli imprenditori, ha dichiarato Ferrise in un’intervista al „Corriere del Ticino“. Non ha voluto aggiungere altro.

La sua azienda lavora da circa un anno e mezzo al progetto. Sono stati affissi in tutto il cantone circa 60 cartelloni, sui cui campeggia un link ad un sito Internet (www.balairatt.ch). Lo scopo è di raccontare una specie di storiella. Elemento costante sarà il formaggio, dice Ferrise.

I protagonisti sono sottotitolati da brevi scritte tipo „45.000 frontalieri – No all’invasione del frontaliero” oppure “Il 60% dei crimini sono commessi da stranieri – No alla crescente criminalità di importazione”.

Tremonti trattato da topo (offeso come un topo)

I tre topi hanno anche un nome. Uno si chiama Bogdan , indossa una maschera ed è rumeno, [popolo] a cui viene attribuita la responsabilità di numerosi furti.

Un altro topo è il piastrellista Fabrizio da Verbania, con cui si allude alla opinione diffusa, che i frontalieri italiani portino via il lavoro agli abitanti del posto.
Il terzo topo si chiama Giulio, un avvocato lombardo. Impugna uno scudo – chiara allusione al ministro delle finanze italiano Giulio Tremonti, che con il suo “Scudo fiscale” ha voluto prosciugare il sistema bancario ticinese.

La campagna ha già provocato scalpore. Il Corriere della sera ha parlato di “campagna shock”. Il Corriere del Ticino” ha così commentato:”Il messaggio è al limite della legalità e ha oltrepassato il senso del buongusto”.

Una scuola sponsorizzata dalla Lega - En Italie, une école estampillée Ligue du nord


Le Monde - En Italie, une école estampillée Ligue du nord


In Italia, una scuola firmata/sponsorizzata Lega Nord

L’inaugurazione di una nuova scuola ad Adro (in Lombardia), paesino di 7000 abitanti amministrato dalla Lega Nord, ha fornito al partito anti-immigrati, principale alleato di Silvio Berlusconi, una nuova dimostrazione della sua capacità di vendersi quasi per nulla/gratis alle campagne pubblicitarie. Non c’è stato un quotidiano o un sito Internet che non abbia ripreso la notizia: la scuola è farcita/piena del simbolo leghista del “sole delle Alpi”, un fiore stilizzato a sei petali chiusi in un cerchio. E’ presente sullo zerbino/all’ingresso, sui banchi degli alunni, sugli armadi di classe e persino sul tetto dell’edificio, circa 600 immagini. Circostanza aggravante: l’edificio porta il nome di Gianfranco Miglio (1918 – 2001), politologo, senatore e ideologo dell’autonomia delle regioni del nord Italia.

Di fronte alla polemica, il sindaco Oscar Lancini, ha fatto il finto tonto/ha fatto finta di niente. Un’abitudine. Già nel mese di aprile aveva ottenuto una “prima pagina” da fare invidia, quando decise di sospendere la mensa agli alunni i cui genitori non pagavano la retta. Cioè ventiquattro bambini, la maggior parte di origine straniera. Accusato di razzismo, Lancini aveva replicato: “Chi non paga, non mangia”.
Questa volta minimizza. Il sole delle Alpi appare dappertutto? “Ma è un segno di identità locale, non ci posso fare nulla se la Lega ne ha fatto il suo simbolo. E poi non è la svastica.” Sabato 18 settembre, il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, fino ad allora ben disposta nei confronti dell’iniziativa, ha dovuto rendersi conto che molti italiani ne erano rimasti stupefatti. E’ quindi intervenuta chiedendo la rimozione dei simboli leghisti nella scuola di Adro.

Nel frattempo, la Lega Nord ha ottenuto quello che cercava: pubblicità. Nel dicembre del 2009, il sindaco di Coccaglio, altro paesino della Lombardia, era ricorso alla solita vecchia scusa del buon senso per giustificare un’operazione, denominata “Bianco Natale”, che era mirata alla verifica da parte della polizia municipale della regolarità degli immigrati residenti nel suo comune. “L’espressione è forse infelice – aveva ammesso il sindaco di fronte alle proteste – ma il censimento termina a Natale, e in questo periodo non è raro che nevichi”.

Il “bianco Natale” si è rivelato inconcludente come molte altre incredibili iniziative della Lega. Chi è che parla ancora di “pattuglie cittadine” presumibilmente “per proteggere le persone oneste” e mettere in luce le autorità locali che le reclamano a gran voce? Autorizzate dal governo, più di un anno fa, a tutt’oggi non sono state attuate in nessuna regione italiana. Di questi tempi, la Lega preparava le elezioni europee del 2009, anno in cui ha raddoppiato i suoi risultati, poi le regionali del 2010 in cui ha dovuto togliere le castagne dal fuoco che aveva acceso vincendo nel Veneto e in Piemonte.

23 settembre 2010

Rifiuti: nel napoletano camion incendiati e danneggiati


Appena letto in Internet ...
Bisognerebbe far sapere al Cavaliere che le bugie hanno le gambe corte!!!!!!

NAPOLI - Camion dei rifiuti incendiati e danneggiati, anche la scorsa notte, nel Napoletano. A Boscoreale, alcune persone con il volto coperto da caschi hanno incendiato un autocompattatore e hanno riversato l'immondizia lungo la strada. In via Panoramica, secondo quanto ricostruito dalla polizia, il gruppo si e' distaccato dai cittadini del movimento anti discarica di Terzigno e ha distrutto l'autocomopattatore. Forati i pneumatici di altri cinque mezzi: gli autisti sono stati costretti a lasciare i camion e a consegnare le chiavi. Gia' ieri, contro la decisione di aprire una seconda discarica nel territorio del comune di Terzigno, erano stati bruciati altri camion.

CUMULI DAVANTI A SCUOLE NEL CENTRO DI NAPOLI - Scuole assediate dai rifiuti nel pieno centro di Napoli: enormi cumuli davanti agli ingressi e sotto le finestre degli istituti scolastici. Da via Carducci a piazza Carolina fino ad arrivare a pochi metri da piazza del Plebiscito: sono diverse le strade della citta' che stamattina si presentano con grossi quantitativi di immondizia. Diversi, la notte scorsa, gli interventi dei vigili del fuoco per rifiuti dati alle fiamme: anche in questo caso, coinvolto il centro della citta'.

BERTOLASO, A NAPOLI C'E' QUALCOSA CHE NON TORNA - ''Non si capisce per quale ragione oggi ci sia a Napoli la spazzatura nelle strade, c'e' qualcosa che non mi torna''. Lo dice il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, intervenuto alla trasmissione 'Radio anch'io' commentando la situazione che si va profilando in Campania. Stiamo assistendo, spiega, ''a dei tentativi di smarcarsi, di passare il cerino a qualcun altro o di dire che qualcosa non e' stata fatta bene quando ce ne siamo occupati noi''. Tentativi che pero' non hanno ragione di esistere: ''abbiamo fatto le discariche e sistemato il ciclo di raccolta della spazzatura - sottolinea - avviato la raccolta differenziata in maniera seria e realistica e abbiamo aperto l'impianto di Acerra, che a detta di tutti e il miglio termovalorizzatore che c'e' in Italia''. Dunque, conclude ''non si capisce perche' oggi vi sia la spazzatura nelle strade''.

Il Megafono di Berlusconi - Das Megafon Berlusconis

 Il megafono di Berlusconi
Tages Anzeiger - Das Megafon Berlusconis

Augusto Minzolini dirige il principale telegiornale in Italia. Svolge il suo ruolo come se fosse l’araldo/l’inviato/il cronista di corte di Silvio Berlusconi. Un tempo era un giornalista temuto dai governanti.

Sono [passati] solo dieci giorni, e il nuovo telegiornale di Enrico Mentana della piccola rete privata italiana La7 già raccoglie il 10% della quota di mercato. Quasi 2 milioni di italiani accendono la sera la TV per guardare il canale di Telecom Italia, che si sta imponendo come terzo polo [televisivo] accanto alla Rai nazionale e alla Mediaset di Berlusconi. Mentana aveva condotto con successo il Tg della sera su Canale 5 caduto in disgrazia ora festeggia il suo rientro [sugli schermi]. L’enorme successo, secondo il critico televisivo Aldo Grasso, deriva dalla scarsità di argomenti delle principali emittenti, che danno informazione di scarsa qualità. Mentana appare come elemento politico neutrale. E’ stato il primo, ad intervistare Gianfranco Fini dopo la sua scissione da Berlusconi – [intervista durata] oltre 10 minuti e con uno share da sogno/ altissimo.

A giudicare dall’arredamento, l’ufficio di Minzolini emana quella certa eleganza ingrigita, che di solito ci si aspetta dallo studio del caporedattore del più importante telegiornale italiano, il TG1 .

Sullo scaffale alle spalle sono addossati vecchi libri, dono di alcuni lettori. La scrivania è di legno massiccio. Il “direttore” parlando rigira senza posa da una mano all’altra una costosa penna, come se questo potesse favorire la concentrazione. Così Augusto Minzolini, 51 anni, famoso ed agguerrito giornalista romano, si presenta al suo pubblico di circa 5 milioni di spettatori, ogni giorno alle venti, per commentare la politica interna dal suo punto di vista. Il suo ufficio è anche il suo studio.

Perdere telespettatori

Pare che, dopo ognuno di questi quotidiani interventi, la sede di Rai Uno sia travolta da una valanga di lettere di protesta e telefonate di insulti: Lo chiamano “servo del potere” oppure anche “megafono di Silvio Berlusconi”. Il TG1, una volta [considerato] una specie di appuntamento fisso serale la cui sigla era ormai diventata familiare, ha perso già centinaia di telespettatori a causa di Minzolini. La conduttrice Maria Luisa Busi ha lasciato la redazione a seguito di un diverbio [con la direzione].

E’ proprio evidente che Minzolini è al servizio del governo e basa le sue scelte su criteri di politica opportunità. Il notiziario della sera di Rai 1 è sempre stato vicino al governo. Adesso il telegiornale del canale televisivo da sempre più seguito in Italia, sembra assumere un carattere cortigiano, diciamo come se agisse su indicazione dei regnanti. E siccome al “re”, in questo caso Berlusconi, appartengono anche le tre più importanti emittenti televisive private, questo è ormai un grosso problema.

Quali scandali?

Gli scandali a sfondo sessuale di Berlusconi? Sul TG di Minzolini non trovano spazio. Quando un amico del capo di governo Silvio Berlusconi sfugge ad una condanna a causa della prescrizione [del reato], per Minzolini diventa una “assoluzione”.Le dichiarazioni di un teste principale della mafia contro Berlusconi le definisce “balle”  . La giustizia italiana è considerata politicizzata, come [afferma] il Patron . E quando i suoi colleghi giornalisti protestano per la libertà di stampa, si schiera dalla parte di coloro che tentano di minimizzare.

Nella sua ultima recensione, in cui annunciava le elezioni anticipate, il presidente della RAI lo ha ammonito: Minzolini avrebbe oltrepassato ogni limite, il su TG sarebbe privo di pluralismo. Quindi Servo. Non è proprio un bell’ appellativo per un giornalista, e per giunta non per uno che era noto per i suoi modi energici e scomodi. Minzolini in precedenza è stato cronista politico del quotidiano torinese “La Stampa”, e percorreva come uno “Squalo” i corridoi del palazzo del governo. Il nomignolo “Squalo” tra l’altro era inteso in maniera assolutamente rispettosa.

“Minzo” era una lettura d’obbligo/Leggere “Minzo” era d’obbligo

Ha creato uno stile, il „Minzolismo“, che oggi viene imitato da tutti i quotidiani italiani. Consiste nello strappare ai loquaci politici italiani piccoli segreti e informali malizie, e permettere così ai lettori [di dare] uno sguardo dietro le quinte. Naturalmente i politici smentiscono le dichiarazioni in caso di problemi, questo tuttavia li rende poco attendibili. “Minzo” era letto volentieri, i suoi testi erano gradevoli. Spesso era una lettura d’obbligo. “Lo squalo” riesumava vicende esplosive, mentre i “tonni”, le altre categorie di giornalisti parlamentari, si limitavano a riferire [i fatti]. Talvolta esagerava anche, per poi doversi scusare.

La sua carriera ha preso una svolta dopo un viaggio alle Bahamas. Voleva fare delle ricerche sulla villa di Berlusconi e sui suoi affari Offshore – e fu ricevuto dal padrone di casa. Dicono che i due si sono subito intesi bene. La promozione a direttore del TG1 un anno e mezzo fa è stato il [naturale] sviluppo di quell’incontro. Da allora Minzolini rigira tra le dita una gravosa penna e alle spalle ha scaffali pieni di libri. E trasfigura il suo protettore in prima serata.

21 settembre 2010

Lingua - Zunge - Langue


" Miao! ... sono un gatto che non ha ... peli sulla lingua ...Miao!"
" Miau! ... ich bin ein Kater, der nichts ... auf der Zunge hat ... Miau!"


Però a volte ho la ... lingua lunga! Miao
Mais de temps en temps j'ai la ... langue bien pendue! Miau

17 settembre 2010

Melanzane sott'olio - Eingemachte Aubergine - Aubergines à l'huile


Melanzane sott’olio

1 kg di melanzane del tipo lungo, più saporite di quelle tonde
1 litro di aceto di vino bianco
1 litro di olio d’oliva extravergine
Origano
Peperoncino
4/5 spicchi di aglio
Sale grosso
Zucchero



Sbucciare e tagliare a  fette le melanzane, spessore consigliato 2 max 3 mm.
Io non le sbuccio per lasciare inalterato il valore nutritivo degli ortaggi, però effettivamente senza la buccia la polpa resta più chiara.
Cospargerle di sale e lasciarle sgocciolare dell’acqua di vegetazione in uno scolapasta, coperte da un peso, per un paio d’ore.
Sciacquarle e tagliare le fette a striscioline. In tal modo è più facile sistemarle nei vasetti.
Scottarle nell’aceto bollente in cui è stato sciolto un cucchiaino di zucchero due di sale. Lo zucchero è facoltativo, io lo aggiungo per addolcire un po’ il gusto agro dell’aceto.
Farle asciugare all’aria su un canovaccio.
Tritare nel frattempo l’aglio e sminuzzare il peperoncino (mi raccomando i guanti!)


Mettere nel barattolo a strati le melanzane alternando i strati con l’aglio tritato, l’origano e il peperoncino sminuzzato, coprire il tutto con l’olio, schiacciando bene con una forchetta per fare uscire l’eventuale aria.

Si mangiano dopo almeno un mese di “riposo”


Streuselzwetschgenkuchen - Torta alle prugne con Streusel - Gâteau aux mirabelles avec streusel


Torta alle prugne con “Streusel”


Ingredienti per circa 24 porzioni:

Latte 250 ml.
Lievito di birra (un cubetto da 42 gr.)
Farina bianca 650 gr.
Zucchero 150 gr.
Zucchero vanigliato (una bustina)
Burro 125 gr. (50 gr. ammorbidito + 75 freddo)
Uova (un uovo intero e un tuorlo)
Sale (un pizzico)
Mandorle 60 gr. (in scaglie)
Prugne 1.5 kg. (meglio le susine sono più dolci)

Preparazione
Per la base:


Sciogliere nel latte tiepido il lievito di birra, aggiungere 500 gr. di farina, 75 gr. zucchero, lo zucchero vanigliato, 50 gr. di burro ammorbidito, l’uovo e il sale, mescolare ed impastare bene. Lasciare lievitare in un luogo caldo coperto e per 30 minuti.

Per gli “Streusel”:
impastare velocemente 150gr. di farina, 75 gr. di burro freddo a pezzettini, 75 gr. di zucchero e il tuorlo, aggiungere metà della granella di mandorle, lasciare riposare in frigo.

Denocciolare e dividere a metà le susine (se sono grandi dividerle in quattro. Rivestire una placca da forno con la carta apposita oppure imburrarla ed infarinarla. Stendere l’impasto di base dopo averlo impastato brevemente e lasciarlo riposare ancora 15 minuti in un posto caldo.

Ricoprire l’impasto steso con le susine e distribuire uniformemente la frutta con gli Streusel. Infornare per 20 – 30 minuti in forno caldo (200° forno elettrico statico/ 175° ventilato).


Fare raffreddare e distribuire le restanti mandorle precedentemente tostate.


Zwetschgenkuchen vom Blech


Zutaten für ca. 24 Stücke:

250ml Milch
1 Würfel Hefe
650 g Mehl
150 g Zucker
1 Päckchen Vanillin-Zucker
50 g weiche Butter + 75 g kalte Butter
1 Ei + 1 Eigelb
1 Prise Salz
60 g Mandelblättchen
1.5 kg Zwetschgen


Milch lauwarm erwärmen, Hefe darin auflösen, 500 g Mehl, 75 g Zucker, Vanillin-Zucker, 50 g weiche Butter, Ei und Salz in eine Schlüssel geben. Milch-Hefe-Mischung zugießen und zu einem glatten Teig verkneten. Zugedeckt ca. 30 Minuten an einem warmen Ort gehen lassen.

Für die Streusel 150 g Mehl, 75 g Zucker, 75 g kalte Butter in Flöckchen und Eigelb zu Streuseln verkneten. Hälfte der Mandelblättchen unterkneten. Streusel kühlen. Zwetschen halbieren und entsteinen. Fettpfanne des Backofens fetten und mit Mehl bestäuben . Teig nochmals kurz durchkneten und auf bemehlter Arbeitsfläche rechteckig auf Größe der Fettpfanne ausrollen. Teig in die Fettpfanne legen, andrücken und zugedeckt nochmals ca. 15 Minuten an einem warmen Ort gehen lassen.


Zwetschgen auf dem Teig verteilen, evtl. etwas eindrücken. Streusel darauf verteilen und im vorgeheizten Backhofen (E-Herd 200°/Umluft 175°) 25 – 30 Minuten backen. Herausnehmen und auf einem Kuchengitter auskühlen lassen. Restliche in einer Pfanne ohne Fett geröstete Mandelblättchen darüberstreuen


Gâteau aux prunes avec Streusel:


Lait 250 ml.
Levure de bière (un petit cube de 42 gr.)
Farine 650 gr.
Sucre 150 gr.
Vanille (una bustina)
Beurre 125 gr. (50 gr. ramolli + 75 gr. froid)
Oeufs (un oeuf et un jaune)
Sel (une pincée)
Amandes 60 gr. (en paillettes)
Prunes 1.5 kg. (les mirabelles sont plus douces)

Préparation:
Pour la base:


Dissoudre la levure dans le lait tiède, ajouter 500 gr. de farine, 75 gr. de sucre, la vanille, 50 gr. de beurre ramolli, les oeufs et le sel, mélanger et bien pétrir. Laisser lever couvert dans un endroit chaud et pendant 30 minutes.

Pour les Streusel:
pétrir rapidement 150 gr. de farine, 75 gr. de beurre froid en petit morceaux, 75 gr. le sucre et le jaune d'oeuf, ajouter la moitié des amandes, laisser reposer au réfrigérateur.


Divisez en deux et dénoyautées les prunes (si elles sont grandes divisées les en quatre) Tapisser de papier une plaque à pâtisserie. Rouler la pâte de base après l’avoir brièvement mélangée et laisser la reposer encore 15 minutes dans un endroit chaud.

Couvrir la pâte avec les prunes et répartir sur les fruits les streusel. Cuire au four pendant 20 à 30 minutes à four chaud (200 ° four électrique statique / ventilateur 175 °). Laisser refroidir et répartir sur le gâteau le reste des amandes grillées.





16 settembre 2010

A proprio agio nel suo Stivale - Adroit dans sa botte


Da Italia Dall'Estero - 
A proprio agio nel suo Stivale

A testa bassa. Silvio Berlusconi, l’insopportabile Presidente del Consiglio incarna fino in fondo un’Italia volgare e regressiva.

È una delle sue barzellette preferite: c’è una gran folla davanti alla porta del Paradiso, e Silvio Berlusconi pretende di passare per primo. San Pietro chiama Dio al suo cellulare e gli spiega che c’è un tipo che vuole passare ad ogni costo, dicendo di chiamarsi Berlusconi. “È un impostore – ribatte Dio –. Berlusconi sono io”. La barzelletta lo fa ancora ridere, anche se ormai sono anni che il Primo Ministro italiano, nonché magnate dei media, la racconta. Megalomane lo è sicuramente, visto che dichiara ai quattro venti che il suo “governo è il migliore che l’Italia abbia avuto negli ultimi 150 anni”.

Vanterie da non prendere alla lettera visto che il personaggio, a sentire il suo entourage, sarebbe dotato di un grande senso dell’humour. Ma i suoi atteggiamenti da fanfarone piacciono al suo pubblico – pardon, ai suoi elettori – tanto quanto scatenano lo sdegno dei suoi avversari. La sinistra, certamente, ma anche una certa destra liberale ed intellettuale “adorano” odiare Silvio Berlusconi. Nessun leader, dai tempi di Mussolini, ha occupato le prime pagine dei media come lui. “O i giornali parlano di lui, sia nel bene che ne male, o non hanno nulla da pubblicare”, sogghigna Vittorio Feltri, direttore ed editorialista d’assalto de Il Giornale, il quotidiano appartenente alla famiglia Berlusconi. E all’estero è ancora peggio: lo si deride e ci si indigna.

Riconosco di non essere particolarmente originale nel mio detestare colui che è al tempo stesso il più ricco ed il più potente uomo del Paese, tre volte Presidente del Consiglio, e che soprattutto incarna l’aspetto più istrionico, volgare e regressivo d’Italia. «Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me», cantava il genovese Gian Piero Alloisio. Anch’io a volte, e purtroppo, rido del personaggio. Le sue battute sono calcolate, rivelano il non-detto sui soldi e sull’arte di sapersi arrangiare con le leggi, legittimano tematiche a lungo rimaste tabù – come la xenofobia o il disprezzo dei poveri e dei deboli – in un panorama politico dominato fino alla fine degli anni ‘80 dalla morale della cultura cattolica e da quella comunista. Da qui la sua sorprendente popolarità, anche se recentemente il suo consenso è sceso ad appena il 41%.

Ma resta al comando, senza veri rivali, malgrado le sue farsesche scappattelle sentimentali ed i suoi innumerevoli guai giudiziari. E nonostante la realtà di una crisi economica a lungo negata da questo milanese fattosi da sè, che annunciava ai primordi della sua irresistibile ascesa politica all’inizio degli anni ‘90 di voler “governare con la libertà dell’imprenditore”. Quando all’epoca gli si chiedeva la ricetta del suo successo, rispondeva in inglese: “To think big” [Pensare in grande, N.d.T.], in inglese, per darsi un tono e con un gran sorriso. Il marketing applicato alla politica. “Alito fresco, mani asciutte, e sempre un complimento per il vostro interlocutore” raccomandava ai quadri di Forza Italia, partito-impresa che gli permise nel ‘94 di vincere le elezioni, pochi mesi dopo la sua irruzione nel paesaggio politico devastato dall’inchiesta Mani Pullite. Riorganizzò una destra con le spalle al muro, puntando tutto sulla paura “dei rossi”, il suo eterno slogan elettorale.

Ma il seduttore a cui piaceva fare il “crooner” si è trasformato nella caricatura del belloccio al tramonto. Capelli tinti e trapiantati, sfoggia un viso ormai ceroso e immutabile da ultra-liftato. Racconta barzellette indecenti come non mai, per dimostrare che “ne ha ancora”, nonstante il tumore alla prostata operato nel 1997; da qui il suo irresistibile bisogno di circondarsi di giovani e belle ragazze, tra le quali la celebre Noemie, sua protetta napoletana che lo chiama “papi”. “Una puttanocrazia”, per riprendere le parole di Paolo Guzzanti, deputato berlusconiano pentito, nella quale il dibattito sulle idee è dominato dal kitsch televisivo e le candidate alle elezioni o le ministre sono selezionate in funzione della loro taglia di seno.

Tutto in lui suscita un’irrefrenabile irritazione. La sua “burinaggine”, con il sarcasmo volgare sull’ ”abbronzatura” di Obama o sulla bellezza delle segretarie italiane, vantaggio notevole per gli investitori. È ricco, molto ricco, e ama farlo vedere dando feste felliniane nelle sue ville sfarzose. Scherza su Mussolini, “che non ha ucciso tanta gente”, e ha reintegrato sullo scacchiere politico i post-fascisti. Governa con la Lega Nord, partito decisamente xenofobo, i cui virulenti proclami anti-immigrati fanno passare le derive verbali di Le Pen per leggerezze da bar. A ciò si aggiungono le numerose leggi fatte su misura ed un evidente conflitto di interessi tra il capo dell’esecutivo ed il padrone dell’impero mediatico.

Colui che è soprannominato “Sua Emittenza”, controlla in particolare la maggior parte del panorama televisivo italiano. Giorno dopo giorno i suoi media lo celebrano, trasformando in epopea la soluzione del problema dell’immondizia a Napoli o la sistemazione in prefabbricati delle vittime del sisma de L’Aquila. Da qui a dire che tanto fragore gli porta i voti del Paese, c’è un passo da non fare. Ma ha perso le elezioni due volte. In definitiva, le sue stravaganze divertono.

“Silvio Berlusconi è una buona autobiografia della nazione”, riassumeva il politologo Gianfranco Pasquino. Diciamo, almeno l’autobiografia di una certa Italia, drogata dalla televisione con le paillette, avida di denaro, portata all’illegalità, indulgente con la corruzione e visceralmente ostile allo Stato. Ironizzava lo scrittore di gialli Andrea Camilleri: “incarna la cultura del motorino”, ovvero quella del furbetto che s’intrufola, si arrangia e si toglie dagli impicci. “Sono come voi: amo le belle donne, il calcio e divertirmi” si compiace di ricordare d’altronde “il Cavaliere”, che spinge a fondo su questa identificazione. Alla vigilia del suo secondo trionfo elettorale, nel 2001, aveva firmato in diretta televisiva “un contratto con gli italiani”, promettendo una quasi totale abolizione della tassa di successione. “Sono i miei ed i vostri interessi”, martellava il magnate, che su questo punto ha mantenuto la parola.

È uno straordinario imbonitore, ed adora vendere. All’arrivo dell’estate in uno spot del Ministero del Turismo vantava le delizie del viaggio in Italia per incitare i suoi compatrioti a passarvi le loro vacanze. Berlusconi non è la malattia dell’Italia, ma il suo sintomo. Da allora, questo cocktail di tutto-mio, di populismo, di ultra-liberalismo di facciata e di clientelismo con tanto di distribuzione di soldi pubblici è fiorito altrove nel Vecchio Continente. Lo scorso settembre, in occasione del suo 73° compleanno, Sua Emittenza buttava lì:”Mi alleno a spegnere 110 candeline”. Ovviamente era per ridere. Però…

Da Libération - Adroit dans sa botte

Don Camillo e Peppone reloaded


Thurgauer Zeitung - Don Camillo und Peppone reloaded


A Carrara la Diocesi e l’amministrazione comunale di sinistra si contendono un pezzetto di spiaggia.

Sono stati una leggenda, il parroco di paese Don Camillo e il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, che nell’immaginario paesino di Boscaccio hanno dato vita ad epici duelli di potere e punti di vista. In un primo tempo nei racconti di Giovannino Guareschi, poi nei film con Fernandel nelle vesti di Don Camillo e Gino Cervi di Peppone.

Le storie si svolgono nell’immediato dopoguerra e i due eroi impersonano due mentalità diverse della Resistenza: da una parte i cattolici, che con la Democrazia Cristiana sono rimasti al potere per oltre 40 anni, dall’altra i comunisti a cui era negato l’ accesso al medesimo potere, almeno a livello nazionale. Riuscirono ad ottenere qualcosa solo in ambito regionale e comunale. Non solo nei romanzi di Guareschi, anche nella realtà, delle regioni Emilia Romagna, Toscana e Umbria.

I comunisti sprofondano nell’anonimato

E oggi? La Democrazia Cristiana si è disciolta dopo lo scandalo di Tangentopoli e l’autorità della chiesa non ne è molto lontana. Tuttavia la vita sessuale e le vicende familiari del primo ministro Silvio Berlusconi non corrispondono proprio agli ideali cristiani e persino il suo avversario Gianfranco Fini, in questi giorni elevato a modello politico e morale dai media, vive nel peccato [con l’attuale compagna].

Per quanto riguarda i comunisti, o si sono trasformati in democratici di sinistra oppure sono sprofondati nell’anonimato. Alle ultime elezioni politiche gli ultimi rimasugli del più grande partito comunista dell’Europa occidentale non è riuscito a superare lo sbarramento del quattro per cento per entrare in parlamento. Mantengono una posizione sicura soltanto nelle loro tradizionali roccaforti a livello locale e regionale.

Anziché aiuti ai bisognosi, commercio puro

Un esempio è quello della cittadina toscana di Carrara nella cui famosa cava alcuni sindacalisti anarchici hanno lottato per ottenere la giornata lavorativa di sei ore e sono stati immortalati con delle statue di marmo. E di cui Berlusconi e la sua “cricca” non ha nulla da dichiarare fino ad oggi. La sinistra ha ottenuto alle ultime elezioni da 20 seggi su 28 in parlamento e i vari gruppi di sinistra hanno comunque ottenuto una percentuale di consensi pari al 10%.

Ed ora uno di questi gruppi improvvisamente tira fuori dall’oblio il vecchio nemico. I due consigli comunali di Rifondazione Comunista vogliono sottrarre alla chiesa la concessione per la gestione di una parte della spiaggia di Marina di Carrara. Il patronato Regina Pacis e la colonia diocesana avevano ricevuto in dono la concessione per ricavare una struttura per soggiorni climatici a favore di disabili e bisognosi. Però attualmente noleggiano ombrelloni e sedie a sdraio proprio come gli stabilimenti balneari accanto. Soprattutto durante l’alta stagione la sabbia “divina” sembra diventata sempre più una inconsueta spiaggia a pagamento. E questo non va affatto bene, inoltre il patronato gode anche di agevolazioni fiscali.

Materiale per Guareschi

Il patronato non intende mollare. La spiaggia è e resta una località di villeggiatura per persone che non possono altrimenti permettersela, afferma un sacerdote. E in particolare, i signori politici dovrebbero prima di tutto preoccuparsi della propria morale, prima di attaccare [prendersela con] la chiesa.

Come andranno le cose non si sa, poichè il consiglio comunale non ha ancora dato risposta alla richiesta dei comunisti. Una cosa è chiara: se Giovannino Guareschi non fosse morto da tempo, se la riderebbe di gusto. E [avrebbe] materiale per un'altra puntata di Don Camillo e Peppone.

10 settembre 2010

Un sindaco ecologista ucciso in strada - Un maire écologiste assassiné en pleine rue


Le Monde - Italie : un maire écologiste assassiné en pleine rue

Italia: un sindaco ecologista assassinato in strada

Angelo Vassallo, sindaco ecologista di Pollica, paesino turistico vicino Salerno, che in particolare aveva contrastato l’edilizia abusiva, è stato assassinato in strada domenica 5 settembre in un’imboscata che secondo le autorità, ricalca quelle della Camorra [specificare che si tratta di mafia locale mi sembra superfluo]. Secondo i testimoni indicati dalla polizia, Vassallo, che era conosciuto come il sindaco-pescatore perché si occupava di attività di questo settore, è stato colpito al volante della sua auto mentre rientrava [a casa] tra le 22.30 e 23.30. Una o più persone gli hanno sparato attraverso il finestrino. Lo hanno colpito alla testa, al collo e in pieno petto.

Il pm Alfredo Greco incaricato dell’inchiesta ha dichiarato che Vassallo “Negli ultimi tempi era preoccupato e mi teneva costantemente informato sugli sviluppi di alcune vicende”. “Era una persona che lottava contro l’illegalità ed era sempre in prima linea, se accadeva qualcosa di particolare sul suo territorio me lo segnalava” [riporto le parole esatte dichiarate alla stampa] ha aggiunto il magistrato.

Ucciso per “un no di troppo”

Il giudice Raffaele Marino, sostituto procuratore di Torre Annunziata, ex giudice anti-mafia, ed amico personale del sindaco assassinato, è convinto che i mandanti dell’omicidio appartengono alla camorra. “E’ stato ucciso per un no di troppo. Un no rivolto a persone che non accettano rifiuti” ha dichiarato il magistrato.

Angelo Vassallo, che lascia moglie e due figli, aveva fatto notizia emanando nel gennaio scorso, un decreto comunale che prevede un’ammenda di 1000 euro per chi getta cenere o mozziconi di sigaretta per terra. Eletto a capo di una lista civica vicina alla sinistra, era molto noto per la sua attenzione per l’ambiente, ottenendo per la graziosa baia di Pollica il riconoscimento della “ bandiera blu” che garantisce in Italia la purezza delle acque [costiere].

Sotto choc, molti commercianti lunedì hanno tenuto chiusi negozi e bar, in un paese affollato di turisti dell’Europa del nord, in particolare, tedeschi.

Una nazione senza politica - Ein Land ohne Politik


Una nazione senza Politica

Incapacità di attuare le riforme, apatia e forza criminale devastano l’Italia

E’ sempre più difficile descrivere la situazione politica italiana. Dopo poco più di un decennio e mezzo, in cui come nessun altro Silvio Berlusconi ha forgiato il destino di questa nazione, i toni giornalistici si sono acuiti. L’indignazione sulla situazione, che all’estero si riesce appena a percepire, ha lasciato il posto alla meraviglia. Oltre alla meraviglia, l’incapacità di attuare riforme, la superficialità politica, il caparbio rifiuto della realtà e talvolta la mera forza criminale, hanno nel frattempo devastato questa antica terra di cultura

Anche i quotidiani italiani più affidabili sembrano quasi rassegnarsi alla situazione:”Il vascello fantasma del governo Berlusconi getta a mare i cadaveri” ha commentato La Repubblica [riferendosi] alle recenti dimissioni romane [riferite ai ministri]. E il Corriere della Sera stigmatizza amaramente con il titolo “Una nazione senza politica”, [il fatto] che si stia perdendo il riferimento con l’Europa e il mondo globalizzato, poiché “l’Italia è drammaticamente priva di senso collettivo/sociale”.

Personaggio centrale in questo dramma nazionale è – naturalmente – il grande antipolitico Silvio Berlusconi. Tuttavia: sarebbe comodo addossare allo scaltro istrione tutto il malessere, che nell’aspetto e nello stile affaristico sembra sempre più assomigliare al perfido Fantomas. Berlusconi è cresciuto con il sistema italiano [nella situazione italiana in senso negativo]. E’ stato sfidato, gli è stata data una mano, o per lo meno non gli è stata mossa una seria opposizione - la sinistra italiana, che oggi occupa i seggi all’opposizione, deve farsi un esame di coscienza critico.

Questa mancanza in politica determina una mancanza di interessi comuni e soprattutto una carenza di pubblico. E così l’antipolitica getta nel dimenticatoio i suoi migliori risultati. Era evidente agli inizi degli anni 90, quando l’operazione “mani pulite” tentava, di bonificare la palude della corruzione all’interno di quella società parallela, che si era impadronita dello stato italiano per scopi personali. Con la vicenda della loggia P3, queste strutture, in cui presunta corruzione, malversazioni e criminalità organizzata si erano ramificate fin nei più alti vertici dello stato, divennero di dominio pubblico.

E’ sorprendente, che gran parte degli Italiani abbia accettato fin’ora tutto questo senza brosse proteste. Lo stesso pacchetto di tagli alle spese/La stessa manovra finanziaria di Berlusconi,che mette in stallo il traffico locale pubblico, distrugge in maniera definitiva le università ma permette spudoratamente ai politici di passarla liscia, non ha ancora lasciato trapelare un malcontento evidente. Cosa deve fare ancora il cittadino, se non esiste il senso di collettività? Hanno protestato, certo. La società civile alza la testa, certo. Ma solo per riabbassarla subito dopo. È la cosa più minacciosa ed opprimente nella mancanza di politica. Non ci sono conseguenze – per nessuno e in nessun caso/assolutamente mai.

Solo così si spiega la strafottenza, con cui Berlusconi, subito dopo l’approvazione della manovra finanziaria, ha annunciato le sue priorità in autunno: adottare finalmente la controversa “legge bavaglio” per i giornalisti e presentare una nuova legge sull’immunità dei politici – anche se i livelli della vicenda si sono abbassati, la realtà ha in serbo sempre qualcos’altro.

07 settembre 2010

Come vivere senza Berlusconi - Comment vivre sans Berlusconi ?

Le Monde - Comment vivre sans Berlusconi
Come vivere senza Berlusconi?

E’ grazie ad un discreto teologo che si deve una delle più belle pagine dell’estate italiana. Approfittando di una brevissima bonaccia sul fronte delle polemiche italiane, Vito Mancuso, si è posto una seria domanda in una lettera aperta [inviata] al quotidiano “La Repubblica” il 21 agosto: poteva“con la coscienza a posto”, continuare a pubblicare i suoi libri con la Mondadori, dal momento che questa casa editrice, controllata da Mediaset – il ramo delle telecomunicazioni della holding finanziaria che appartiene alla famiglia Berlusconi (Fininvest) -, si è vista concedere una riduzione fiscale dell’ordine di parecchie centinaia di milioni di euro? La sua risposta è no.

Importante è riconoscere che questa presa di posizione, piuttosto rara, e questa denuncia di un ennesimo conflitto d’interessi non ha fatto cadere nessuno dalla poltrona/scranno. Gli scrittori e gli intellettuali sollecitati dalla stampa a reagire, non si sono accapigliati per esprimere la loro solidarietà ad un uomo che ormai rifiuta che il suo lavoro possa, in qualche modo, arricchire Berlusconi.

Al contrario, le riserve, quelle, non sono mancate. Ne’ i sarcasmi. Perché una presa di coscienza così tardiva? gli hanno rimproverato, sospettando che lui abbia orchestrato una campagna pubblicitaria. Perché tanta ingenuità? hanno detto altri, poiché questa battaglia individuale è persa a priori.

Dal 1994, data della presa in carico della Mondadori e della vecchia casa torinese Einaudi da parte della Fininvest (tramite un giudice la cui corruzione è stata accertata in seguito), tutti sanno chi è il proprietario di questa azienda. Ciò non significa pertanto che gli autori pubblicati dalle case editrici del presidente del consiglio non abbiano sentimenti. Roberto Saviano, l’autore del best-seller Gomorra, si è interrogato sulla propria fedeltà alla Mondadori, quando in primavera, Berlusconi aveva accusato gli scrittori che lavorano sulla mafia di “rovinare l’immagine del paese”. Rassicurato da una lettera della presidente della Mondadori, Marina Berlusconi, la figlia del “Cavaliere”, Saviano se l’è messa via.

Fino ad oggi, quattro autori di case editrici controllate dalla Mediaset – tra cui il Premio Nobel della letteratura nel 1998 José Saramago (scomparso in giugno) – si sono visti rifiutare [la pubblicazione di] un libro a causa del contenuto troppo offensivo nei riguardi del maggior azionista. Cioè gli scrittori pubblicati da Mondadori o Einaudi avrebbero abbandonato ogni capacità di indignazione, preferendo scendere a patti con il nemico per assicurarsi delle cospicue vendite.

In verità, si poteva leggere qua e là piuttosto della stanchezza. Stanchezza di fronte ad un dibattito continuamente rilanciato dalla prima apparizione al potere di Silvio Berlusconi. Stanchezza all’idea di affrontare questo problema ricorrente: si può boicottare Berlusconi, vivere senza Berlusconi? Occorre dire che l’impresa non è facile. Se è facile denunciare l’onnipresenza del suo impero nell’economia italiana, è più difficile fare finta di nulla.

Prendiamo il caso di un anti-Berlusconi puro e duro che, per nulla al mondo vorrebbe contribuire al suo arricchimento. Chiamiamolo Signor Rossi. Per la televisione, è abbastanza semplice, il Signor Rossi dovrà evitare i tre canali del “Cavaliere” (Canale Cinque, Italia Uno e Rete Quattro). Il sacrificio non è enorme considerata la mediocrità dei programmi. Tuttavia dovrà usare con parsimonia le emittenti statali: la maggior parte dei suoi dirigenti è stata nominata dal capo del governo.

Al cinema il Signor Rossi non andrà a vedere i film prodotti da Mediaset o distribuiti dalla società Medusa. Per la stampa, eviterà “Il Giornale”, diretto dal fratello di Silvio Berlusconi. Il Signor Rossi farà a meno del settimanale Panorama, così come di una quarantina di riviste. In seguito la cosa si complica. Al Signor Rossi servirà l’attenzione minuziosa di un vegetariano che va a caccia dei grassi animali. La Fininvest infatti possiede partecipazioni in due società italiane, la banca Unicredit e le Assicurazioni Generali, che sono tra i più grandi investitori italiani. A cascata, queste partecipazioni collocano la Fininvest nel cuore dell’economia e dell’industria del paese. Qualche esempio: se il Signor Rossi deve cambiare i pneumatici della sua auto o il proprio materasso, dovrà rivolgersi alla Pirelli. Per un conto bancario eviterà [il gruppo] Intesa San Paolo, di fatto la più grande banca al dettaglio italiana. Se prende l’autostrada, eviterà la tratta Milano Torino.Da tifoso, eviterà le partite del Milan, di cui Berlusconi è proprietario e presidente.

Si capisce così che la vita senza Berlusconi non è cosa facile in Italia. Vito Mancuso, è ben deciso a tentare la fortuna. Venerdì 3 settembre, in un nuovo articolo indirizzato alla Repubblica, ha reiterato la sua sfida all’impero chiedendo agli scrittori della Mondadori e di Einaudi di “liberarsi da questo conflitto d’interessi di cui sono tutti prigionieri”.

Però aggiunge: “So bene che non tutti possono permettersi questa battaglia. Esprimere pubblicamente il proprio disaccordo è un privilegio piuttosto raro. Il vecchio motto – “Primum vivere deinde philosophari” (prima vivere e poi fare filosofia) – vale per tutti e non invito nessuno a fare l’eroe”. Il Signor Rossi ne sa qualcosa.

"L'islam deve diventare la religione d'Europa! - "L'islam doit devenir la religion de l'Europe" selon Kaddafi

Jeune Afrique - L'islam doit devenir la religion d'Europe

“L’islam deve diventare la religione d’Europa” secondo Gheddafi

Davanti a [molte] ragazze – pagate a sua insaputa per venire ad ascoltarlo – la guida libica ha dichiarato che l’Islam deve diventare la religione dell’Europa intera. Per qualcuno ridicole, queste proposte hanno preoccupato la lega del Nord, che teme una “islamizzazione dell’Europa”

Il capo libico Mouammar Ghaddafi ha sostenuto [la tesi] che l’Islam divenga “la religione dell’intera Europa” davanti ad un pubblico di 500 ragazze radunate a Roma dove è in visita ufficiale, [questo è quanto] hanno riferito i giornali italiani lunedì 30 agosto.

Al termine di una conferenza del leader libico, per[partecipare a] la quale erano state pagate con circa 80 euro, le ragazze hanno ricevuto tutte una copia del Corano, Kaddafi ha spiegato loro che “l’Islam dovrebbe essere la religione dell’Europa e che Maometto è stato l’ultimo profeta”, ha riferito una delle partecipanti, intervistata dalla Stampa.

“Per noi è stato davvero noioso, Gheddafi non sapeva che eravamo pagate, sennò non avrebbe accettato di incontrarci”, ha aggiunto, in anonimato, una partecipante di 25 anni alla Repubblica. L’agenzia che ha reclutato queste Hostess richiedendo loro di vestirsi in maniera sobria, ha affermato che le ragazze che avessero parlato alla stampa non sarebbero state pagate.

“Pericolosa islamizzazione”

Mouammar Gheddafi è arrivato domenica a Roma per una visita per celebrare il secondo anniversario della firma del trattato di amicizia italo-libica, il 30 agosto 2008 a Bengasi (Libia) che ha messo fine al contenzioso sul periodo coloniale e permette in particolare il rimpatrio/espulsione in Libia degli immigrati in Europa.

Questa visita pittoresca – il leader ha fatto venire 30 purosangue e relativi cavalieri per una parata a cui ha assistito lunedì sera affianco a Silvio Berlusconi – suscita polemiche in Italia, comprese le file della maggioranza. Il deputato europeo Mario Borghezio, membro della Lega del Nord (alleata del partito di Berlusconi), si è mostrato preoccupato “delle proposte di Gheddafi che indicano il suo pericoloso progetto di islamizzare l’Europa”.

I legami tra l’Italia e la sua ex-colonia si sono rinsaldati dopo la firma del trattato d’amicizia, rendendo l’Italia il terzo [paese] investitore in Libia

Lo spettacolo del colonnello Gheddafi imbarazza Roma - Le show du colonel Kadhafi embarrasse Rome

L'Express - Le show du colonel Kadhafi embarrasse Rome

Lo spettacolo del colonnello Gheddafi imbarazza Roma

La visita ufficiale del leader libico viene descritta con numerosi aggettivi dalla stampa italiana : folcloristica, colorita, provocatrice … poco discreta, questo è sicuro.

« L’Islam deve diventare la religione dell’Europa intera ». Con questa frase, il colonnello Mouammar Gheddafi ha fatto furore in Italia, dove è in visita ufficiale da sabato 28 agosto. Aveva appena piantato la sua tenda beduina nel giardino dell’ambasciata di Libia a Roma, la stampa italiana ha rivolto tutta la sua attenzione su di lui : « L’Europa deve convertirsi all’Islam » ha titolato la Repubblica, « l’Islam deve diventare la religione dell’Europa » ha scritto la Stampa.

La stampa ha ricordato l’acquisto di materiale per la difesa [militare] italiano da parte della Libia, che recentemente ha già incrementato la sua presenza nel capitale del gruppo bancario italiano Unicredit. Per l’Italia, il trattato d’amicizia prevede 5 miliardi di dollari di investimenti, come risarcimento della colonizzazione, tra cui un’autostrada litoranea di 1700 km in Libia. E il gruppo ENI ha previsto 25 miliardi di euro di investimenti in Libia, descritta da Paolo Scaroni come « la pupilla dei suoi occhi ». l’Italia oggi è il terzo investitore europeo in Libia

E la Lega del Nord si infiamma a proposito di « un pericoloso progetto di islamizzazione dell’Europa ». Un parlamentare europeo, del principale alleato del governo Berlusconi ha denunciato la « filosofia del venditore di tappeti  del colonnello Gheddafi, alludendo ai grandi contratti chiave di questa visita. Con le sue dichiarazioni sull’Islam « l’obiettivo di Gheddafi è di far credere che l’occidente non ha dignità, che l’Europa pensa solo al denaro », dichiara inoltre Rocco Buttiglione, presidente del partito cristiano-democratico UDC (opposizione)

Una « frase pronunciata in un ambito privato »

Il responsabile della conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, Monsignor Domenico Mogavero, dal canto suo ha avvertito che la Chiesa richiederà a Gheddafi notizie sulle sorti degli immigrati respinti dall’Italia verso la Libia in nome di una clausola del trattato di amicizia bilaterale. Trattato che ha messo fine al contenzioso sul periodo coloniale nel 2008, e di cui il colonnello Gheddafi è appunto venuto a celebrarne il secondo anniversario con il suo amico Silvio Berlusconi. Il dossier sull’immigrazione clandestina era ricomparso nel giugno del 2009, in occasione di una precedente visita del capo libico, per la quale Silvio Berlusconi aveva steso il tappeto rosso.

Le ragazze che durante questo incontro si dimostreranno interessate, saranno invitate in Libia, allo scopo di approfondire i diversi aspetti della cultura libica.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, ha appunto cercato di smorzare la polemica parlando di « frase pronunciata in un ambito privato ». Ma la natura di questa « cerchia privata » non ha nulla a che fare con la faccenda … poichè questa lezione sull’Islam è stata impartita dal colonnello Gheddafi au un pubblico di 500 ragazze selezionate da un’agenzia di hostess.

Pagate fino a 80 euro ciascuna, potrebbero ricevere un altro regalo, riporta il Corriere della Sera che le ha seguite : « le ragazze che mostreranno interesse durante questo incontro saranno invitate in Libia, per approfondire i differenti aspetti della cultura libica. Per esempio, in settembre, potranno partecipare alle celebrazioni di una festa nazionale ». Per contro, aggiunge il quotidiano italiano, quelle che vorranno fare domande « di tipo giornalistico o politico » saranno pregate di restare in silenzio e non potranno assolutamente andare a Tripoli ! Questo non riguarderà sicuramente le ragazze, fotografate dalla Stampa, che sfoggiano un medaglione con la foto del « re dei re africani ».

« L’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi »

La presidentessa del Centro Italiano Femminile, Maria Pia Campanile, ha denunciato lo « spettacolo inaccettabile » di questo « incontro tra il dittatore-sultano libico Gheddafi e un considerevole gruppo di ragazze reclutate da un’agenzia a patto che fossero giovani, belle e mute ». Quanto a Rosy Bindi, vice presidente della Camera dei deputati, ha accusato Silvio Berlusconi di « essere complice dell’umiliazione di queste donne italiane, ma anche del destino che subiscono numerose [donne] disperate nel deserto libico », mentre farebbe meglio « a informarsi sulle loro condizioni di vita » presso il suo amico Gheddafi.

Allora che ne dice il Cavaliere ? Ha intenzione, come richiede la sezione italiana di Amnesty International, di denunciare le « gravi violazioni » dei diritti dell’uomo in Libia ? assolitamente no : « Alla fine, tutto questo è solo folclore » ha dichiarato Silvio Berlusconi, senza preoccuparsi e tentando di smorzare la polemica. Tentativo infruttuoso : la fondazione Farefuturo, vicina a Gianfranco Fini, presidente della camera dei deputati, che ha recentemente rotto con Silvio Berlusconi, ha affondato il coltello dichiarando che « l’Italia è diventata la Disneyland di Gheddafi ». Il programma dei festeggiamenti italo-libici d’altronde non si è concluso : Silvio Berlusconi accompagnerà il suo amico all’inaugurazione di una mostra fotografica lunedì nel pomeriggio. Sempre che quest’ultimo abbia terminato il suo giro di acquisti a piazza Navona dove ha già speso 300 euro in anelli e paccottiglia. E a notte fonda, Berlusconi offrirà a Gheddafi l’iftar, il pasto di fine digiuno del ramadan, alla presenza di 800 invitati, dopo il carosello equestre [la parata equestre dei carabinieri]a cui parteciperanno 30 purosangre berberi e i relativi cavalieri inviati in Italia con un aereo speciale da Tripoli.





http://www.lexpress.fr/actualite/monde/le-show-du-colonel-kadhafi-embarrasse-rome_915811.html

Un’acrobazia, un gioco tattico - Ein Seiltanz, ein taktisches Spiel

Der Bund - Ein Seiltanz, ein taktisches Spiel

Il destino del governo italiano è nelle mani di Fini. Con il suo discorso di ieri a Mirabello tiene in scacco Berlusconi e lo fa stare sulle spine.

Un discorso lungo quasi un’ora e mezza ha tenuto impegnata la politica italiana. Domenica sera l’ex fascista Gianfranco Fini ha dichiarato apertamente ad un vasto pubblico e alla presenza di molte televisioni i suoi sentimenti/pensieri e le sue intenzioni dopo la spettacolare scissione dal suo alleato di lunga data Silvio Berlusconi

E questo per la prima volta dallo scorso 29 luglio, quando il premier lo ha escluso dal partito che hanno creato insieme: “Il Popolo della libertà non esiste più”, ha detto Fini, presidente della camera dei deputati, davanti a 10000 spettatori sulla piazza del paesino emiliano di Mirabello, paese natale di sua madre e tradizionale luogo di raduno della destra neo e in seguito postfascista. Doveva essere un discorso interamente politico, così come piace all’oratore [Fini] : una raffinatezza del tutto tattica.

Accusa di stalinismo
Fini ha descritto la sua espulsione come „un atto autoritario e illiberale – nello stile del peggior stalinismo“. Berlusconi lo ha buttato fuori, per comandare, anziché per governare, per atteggiarsi da CEO e per ricevere solo applausi: ” Berlusconi non ha capito, che non ha davanti a sé un popolo di sudditi, bensì un popolo di cittadini maggiorenni.” E : “Il parlamento non è una dependance dell’esecutivo”. In poche parole: Fini ha esposto un lungo pamphlet contro la gestione politica del primo ministro e di tanto in tanto ha aggiunto asprezza nel suo discorso, come ci si aspetta piuttosto dalla sinistra.

Tuttavia Fini non rompe subito con Berlusconi, come probabilmente sarebbe preferibile, per fare chiarezza e stigmatizzarlo quale traditore. Fini tiene sulle spine Berlusconi molto di più [in questo modo], gioca sui tempi, gli propone un nuovo accordo sulla giustizia e gli detta condizioni per l’appoggio dei suoi 34 deputati, senza il cui voto il governo cadrebbe alle prossime elezioni.

Palese critica

Punto per punto, riforma su riforma. “Noi andiamo avanti”, ha detto Fini, “restiamo fedeli ai nostri elettori, sicuramente noi. Vogliamo far rinascere il vero spirito del Popolo delle Libertà, questo grande partito nazionale, popolare e conservatore”. Nessuno gli può rimproverare, di creare una nuova alleanza. Non lo sta facendo, non è un traditore.

Ciò vuol dire che: Fini e i Finiani si opporranno apertamente e con forza ad ogni proposta di legge, che non sarà di loro gradimento, che colpirà il senso della legalità e della morale, in tal modo vogliono profilarsi come fautori di una destra politica, morale e moderna. In prima linea saranno boicottate tutte quelle leggi, che avranno il sentore di servire gli interessi privati di Berlusconi nei suoi processi, anziché [essere utili] al benessere del popolo. Le “leggi esistono per tutelare i più deboli, non i più forti”, ha detto Fini. Anche la Lega Nord lo tiene in scacco. Umberto Bossi annuncia, che [così] si potrà discutere meglio sul federalismo. “Tuttavia le riforme devono riguardare l’intero paese”. Altrimenti non c’è la maggiornaza.

Toni patriottici

Il nordista Fini è forte soprattutto al centro e al sud. Nei prossimi mesi si mostrerà molto più forte di un lobbista del sud, per rafforzare la rete del suo nascente partito Futuro e Libertà. Probabilmente cercherà di avvicinarsi al mondo dell’economia, che si riconosce sempre meno nella destra. Ma ha bisogno di tempo. Elezioni anticipate, come Berlusconi sta annunciando, per punire l’alleato ribelle e prevenire un eventuale sentenza, arriverebbero troppo presto per Fini. Deve ancora emanciparsi completamente dal padrone, sbarazzarsi dell’immagine di eterno Vice.

E’ una danza sulla corda, un gioco tattico. Niente piace più a Berlusconi, che essere riconosciuto come la persona da cui si esige eterna riconoscenza. Egli tenterà anche, di provocare presto la scissione. Fini però sbircia sulla sua eredità politica, la leadership all’interno della destra italiana.

Il suo discorso a Mirabello inizia con l’inno italiano. E si conclude con le note di “Fratelli d’Italia” di Goffredo Mameli. Come se l’entrata in scena richiedesse una cornice efficace e riconosciuta anche a livello statale.

03 settembre 2010

Case per appuntamento camuffate - Getarnte Bordelle


Basler Zeitung - Getarnte Bordelle

Le case chiuse in Italia sono vietate. Nonostante ciò a Milano c’è il boom dei “centri benessere”. Adesso uno di questi è stato smascherato, a causa della denuncia di un assiduo frequentatore – fatta per salvare il proprio matrimonio.

Al pianoterra si fanno massaggi, e al piano superiore ci sono gli extra – questo tipo di affari sembra essere particolarmente florido a Milano. Solo nell’anno in corso, nella metropoli economica italiana, sono stati aperti quasi 100 nuovi saloni per massaggi. Il loro numero negli anni 2000 è aumentato da 20 a circa 370. Li chiamano “Centri benessere ”. Le autorità stimano tuttavia che si tratta per la maggior parte di case per appuntamenti che in Italia sono vietate.

Almeno in un caso questa supposizione è stata confermata. Un 35enne milanese ha indicato la gestrice di uno di questi saloni. Quando la polizia ha dato un’occhiata al luogo, ha scoperto una “massaggiatrice” rumena, che stava offrendo proprio i suddetti extra per 100 euro.

Denuncia per salvare un matrimonio

„Goditi un’ora di relax, e scopri fantastiche emozioni“, riporta in Internet l’annuncio evidentemente ambiguo del salone. Adesso il locale è chiuso e la proprietaria, una giovane 33enne brasiliana, è stata denunciata per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

La denuncia è stata avanzata dall’uomo non per senso del dovere o scrupolo morale, bensì per salvare il proprio matrimonio.

Autorità impotenti

Dopo un controllo sul suo [del marito] cellulare la moglie aveva appunto scoperto il trucchetto e che lui stesso faceva parte dei regolari clienti del locale – al piano superiore non al pianterreno, ovviamente. In un primo tempo sua moglie lo ha minacciato di chiedere la separazione. Alla fine però è stata pronta a perdonarlo, a condizione che cambiasse condotta e che facesse venire alla luce la casa per appuntamenti

Le autorità non possono intervenire contro l’apertura dei centri estetici/per massaggi. Da quando in Italia le prestazioni a carattere personale sono liberalizzate, non esistono ne’ autorizzazioni ne’ limitazioni riguardo agli orari di apertura. La polizia può intervenire solo se può dimostrare le illegali extra – cioè se coglie sul fatto le prostitute. Oppure se si tratta di massaggiatrici immigrate clandestinamente.

Sempre nuovi centri estetici

La città di Milano a causa di questi episodi/possibilità ha chiuso molti centri estetici nel corso dell’anno. Siccome però mediamente ogni due giorni si apre sul territorio cittadino un nuovo “centro di benessere”, questa è al massimo una goccia nel mare.

La maggior parte dei nuovi centri estetici aperti sono nelle mani dei cinesi. Le massaggiatrici sono trattate come schiave, anche se devono effettivamente “solo” massaggiare.

Massaggi cinesi sulle spiaggie

Ha dovuto consegnare il suo passaporto e lavora 15 ore al giorno, ha raccontato al quotidiano “Corriere della sera” una giovane cinese protetta dall’anonimato. Il suo ”datore di lavoro”  si è occupato del suo ingresso in Italia e del permesso di soggiorno. Per questo motivo deve sborsare 15000 euro.

Dieci anni fa, venivano in Italia le cinesi che sapevano cucire. Ora bisogna essere pratici della tecnica del massaggio. Le massaggiatrici cinesi spesso offrono le loro prestazioni anche sulle spiagge italiane.

Più discreto della prostituzione di strada

Il successo delle case per appuntamento dipende anche dal desiderio di discrezione dei clienti. Una visita in un centro per massaggi assicura più anonimato della notissima, anche se pubblica prostituzione di strada. Di questo desiderio di discrezione campano bene anche le numerose case per appuntamento del Canton Ticino. La maggior parte della loro clientela arriva dalla limitrofa Italia.

02 settembre 2010

La prima Gondoliera Donna a Venezia - Erste Gondoliera rudert los

Die Standard - Erste Gondoliera rudert los
La prima gondoliera ai remi

Si può guadagnare fino a 5000 euro al mese in alta stagione indossando la divisa di gondoliere
La ventiquattrenne Giorgia Boscolo è iscritta nell’ elenco delle donne gondoliere e ora inizia come copilota.

Dopo nove secoli a Venezia è crollato una rocca. Per la prima volta una donna può fregiarsi del glorioso titolo di “Gondoliere”. La prima “Gondoliera” sul Canal Grande si chiama Giorgia Boscolo ed ha 24 anni. Mamma di due bambini ha superato l’ultimo esame d’ammissione ed ora può ufficialmente essere inserita nell’elenco dei gondolieri veneziani. Ora può vogare come secondo gondoliere – cioè come “copilota”. La sua prossima meta ora è ottenere la licenza, che 425 suoi colleghi posseggono, afferma il quotidiano veneziano “Il Gazzettino di Venezia”.

Il padre di Giorgia è anche lui gondoliere, ma non ha appoggiato le ambizioni della figlia: “Sono orgoglioso per lei, ma resto dell’opinione che la professione del gondoliere non è adatta per una donna”. Questo tuttavia non smorza la gioia della gondoliera. “E’incredibile! Per tre anni ho tentato l’esame di ammissione, senza riuscirci. Ora sono molto felice di avere realizzato il mio sogno. Spero di avere presto delle colleghe” dice Giorgia Boscolo.

La questione dell’immatricolazione  ha soprattutto motivi economici: gli uomini nella tradizionale casacca da marinaio guadagnano fino a 500 euro al mese in alta stagione. Sui canali veneziani circolano sulle loro imbarcazioni scure oltre 400 gondolieri – un giro di 50 minuti costa oltre 70 euro