31 agosto 2010

L’Italia e il Vaticano discutono sulle espulsioni - Italien und Vatikan streiten um Abschiebungen


L’Italia e il Vaticano discutono sulle espulsioni
Il Ministro degli interni italiano Maroni difende le espulsioni dei Rom dalla Francia e dall’Italia. Il clero critica aspramente questa [dichiarazione]. Anche il Papa è intervenuto nel dibattito.

A Roma è scontro/si è acceso lo scontro tra il Vaticano e il governo italiano sulla questione dei Rom [provenienti] dalla Romania e Bulgaria. Il Ministro degli interni Roberto Maroni ha dichiarato il 21.08.2010 in un’intervista al quotidiano “Corriere della sera”, che anche i cittadini comunitari possono essere espulsi se non possono dimostrare, che sono in grado di provvedere al proprio sostentamento ed alloggio. [Egli] Affronterà l’argomento in una seduta tra i ministri dell’interno e della giustizia dell’UE a Parigi il 6 settembre.

Il rappresentante politico del partito ostile all’immigrazione Lega Nord, aveva inizialmente elogiato l’espulsione dei Rom dalla Francia verso la Romania, iniziata il 19 agosto 2010. Egli ha messo in rilievo che l’Italia applica da anni questo “sistema di rimpatrio volontario ed assistito”. Dalla fine di agosto la Francia sta pianificando l’espulsione di circa 700 Rom.

Le espulsioni non risolvono il problema

In conseguenza di ciò il direttore della Fondazione Migrantes della CEI, Giancarlo Perego, ha messo in guardia da una discriminazione delle vittime. Il governo non può autonomamente decidere in riferimento ad una politica europea, [questo è quanto ] afferma Perego alla “Radio Vaticana”. Egli ammonisce innanzitutto, che una espulsione indiscriminata dei Rom non è all’altezza dei reali problemi/non risolve il problema vero e proprio.

La Francia ha seguito „la strada dell’Italia”,[io direi il cattivo esempio] che nonostante tutto non ha dimostrato esiti positivi, chiarisce Perego. La politica italiana ha portato ad una forzata chiusura degli accampamenti abusivi e all’espulsione purtroppo [generando] la nascita di nuovi insediamenti abusivi e annullato/reso vana la scolarizzazione dei bambini. Egli denuncia che l’80% dei Rom che vivono nel nostro paese sono in possesso della cittadinanza italiana.



Anche Papa Benedetto XVI si è inserito indirettamente nella discussione. Ha esortato, nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo, un gruppo di pellegrini di lingua francese, ad accogliere benevolmente le persone di tutte le nazioni. Le sacre Scritture sono un “invito a riconoscere le legittime diversità umane, così come Gesù ha riunito gli uomini di tutte le nazioni e di tutte le lingue”. Egli si è rivolto ai genitori invitandoli a “educare i propri figli alla fratellanza universale”.

Il clero francese esorta alla carità verso il prossimo

Già nel 2009 la Francia aveva espulso circa 10.000 Rom verso la Romania e la Bulgaria, nel corso dell’anno il presidente Nicolas Sarkozy ha per la prima volta accusato i Rom [di far parte] della criminalità organizzata e motivato così le espulsioni.

Le Organizzazioni per i diritti umani, i sindacati e l’opposizione francese avevano aspramente criticato le espulsioni. Anche Padre Arthur, eminente religioso cattolico della città di Lille, nel nord della Francia, ha criticato in una lettera aperta la politica del governo. Inoltre ha rifiutato una medaglia al merito, che il ministro degli interni Brice Hortefeux gli aveva conferito.

Questi ha motivato la rinuncia al riconoscimento, poichè „la comunità Rom è soggetta da tre anni ad una guerra”. Di fronte ai giornalisti il 22.08.2010 ha chiarito dopo una messa, che “ prega affinchè Monsieur Sarkozy abbia un infarto”. Tuttavia poco dopo ha spiegato si è pentito della sua affermazione.















Nel sud della Francia l’arcivescovo di Aix-en-Provence e Arles, Christophe Dufour, ha dichiarato come “inaccettabile” che i Rom siano bollati come “pericolo per la sicurezza”. Questo suggerisce, che si tratta “di persone inferiori”. Aggiunge inoltre, che egli stesso è stato testimone oculare di uno sgombro di un campo nomadi illegale, e ha ricordato ai governanti ” di rispettare la dignità umana”. ." Dufour ha insistito sul fatto che si tratta „di cittadini europei”, “che da anni hanno vissuto qui [in Francia] pacificamente”.

Deutsche Welle - Italien und Vatikan streiten um Abschiebungen

La mafia alla televisione con gli SMS - Quand la mafia envoie des SMS à la télévision pour communiquer

L'Express - Quand la mafia envoie des SMS à la télé

Quando la mafia manda SMS alla televisione per comunicare

Alcuni capimafia in carcere avevano contatti con l’esterno grazie ad una trasmissione che diffondeva SMS dei telespettatori.

La trasmissione « Quelli che il calcio »  potrebbe aver interessato persone al di fuori della cerchia degli amanti del calcio. Alcuni capi mafia in prigione e in regime d’isolamento si sarebbero tenuti al corrente delle attività delle loro organizzazioni criminali grazie a dei messaggi inviati al programma che trametteva on line SMS.

I messaggi in codice scorrevano in basso allo schermo, tra gli incoraggiamenti dei telespettatori italiani verso i loro calciatori preferiti. E’ una lettera intercettata, che spingeva un boss in galera a guardare il programma e citava il messaggio (« Va tutto bene. Paolo ») che ha messo la pulce nell’orecchio al magistrato Enzo Macrì.

I presentatori affermano di non averne saputo nulla.

La vigilanza stretta imposta ai mafiosi agli arresti li ha obbligati a utilizzare tutta la loro immaginazione per comunicare con l’esterno. Così, i bambini spesso fanno da messaggeri/postini. La mafia calabrese ‘Ndrangheta aveva inoltre acquistato una radio privata per trasmettere canzoni con messaggi in codice.

Un senatore italiano, Carlo Vizzini ha chiesto che la giustizia faccia luce sull’autorizzazione ai prigionieri ad assistere alla trasmissione « Quelli che il Calcio » : « Non capisco come mai dei prigionieri sottoposti a particolari condizioni di sorveglianza possano guardare trasmissioni in cui può partecipare il pubblico ». I responsabili del programma hanno dichiarato di essere totalmente estranei alla faccenda.

12 agosto 2010

Diario di un Campo


Sabato, 24 luglio 2010
Liberainformazione

Per scrivere un diario ci vogliono tempo e calma. Anche se il diario è quello dei campi di E!State Liberi! 2010. Forse, soprattutto se è questo il diario che voglio scrivere. Provate voi, in una casa dove stiamo 24 ore al giorno sempre in gruppo, dove persino tra un bagno e l’altro ci sono finestre comunicanti sempre aperte che permettono interessanti dialoghi persino nei momenti più intimi, a trovare anche solo un momento di tranquillità. E anche se il nostro campo prevede una prevalente attività di approfondimento sui temi della mafia e dell’antimafia (merito ‘nostro’ se la dicitura dei campi quest’anno è “campi di lavoro e di studio” e non solo “campi di lavoro”…) il tempo scarseggia paurosamente. Per fortuna.
Allora tempo e calma li trovo in questa notte. Seduta nella terrazza dell’Asharam Santa Caterina di Castellammare di Stabia, mentre gli altri probabilmente dormono. Me ne sono scappata di sopra, all’aperto dell’aria fresca e nera per recuperare un po’ d’intimità. So già che mi addormenterò qui, nel silenzio di questo scenario stupendo, senza raccontare nemmeno un quarto di quello che mi frulla nella testa ora e di quello che mi frullava in questi primi giorni di campo. Già tutto passato altrove, in quella parte che c’è, la senti, la percepisci, sai che ti rende quella persona che sei… ma non la trovi più con precisione, non sai più esattamente dove sia. Ma c’è. Sai che c’è!
… è un modo carino per dire che qualcosa sto già cominciando a dimenticarla…
Non ci crederete mai! Le mie compagne di stanza, preoccupate perché non mi vedevano in giro, sono venute a cercarmi in terrazza. E mi hanno fatto tanto ridere! Pensavano (pazze! È un “pazze” affettuoso.) stessi passando lo straccio per terra (ma all’una di notte?!)… Son quattro giorni che cerco invano di finire di pulirla tutta. Ogni momento libero vengo quassù a fatica’, ma non c’è verso. Me la son presa a cuore questa terrazza e la saluterò, alla fine, che ancora non sarà a posto…
Mi raccomando, voi che leggete, leggetela in toscano questa parte perché io in toscano l’ho pensata! “C’è persone da tutta Italia in questi campi!”
Dicevo, prima dell’inaspettata interruzione, che qualcosa l’ho già dimenticata. Qualche numero, qualche nome, qualche fatto… mi dispiace (“che tu te ne dispiaccia!”, direbbe la Santanchè di Paola Cortellesi). Ma quello che non scordo… sono le emozioni, quel groviglio di emozioni che mi porto fin dalla prenotazione del posto in questo campo. Quello che non scordo sono le consapevolezze che acquisisco, le scelte che faccio, le decisioni che prendo.
Sono scappata in terrazza, questa sera, dopo aver visto un film di cui avevo sentito tanto parlare e che volevo assolutamente vedere. Non esisteva posto migliore dove guardarlo. Qui, vicinissimo ai luoghi di cui si parla, ad un passo da chi in quel film ci abita, dato che ritrae la situazione odierna della ‘Terra dei Fuochi’. Mi sono rifugiata lontana da occhi e orecchie indiscreti per sfogare dolore e rabbia. E come mi sfogo? Piangendo… Piango di dolore e di rabbia. Perché non è giusto. È una motivazione banale? Chi lo sa. Qui bisognerebbe indignarsi. Anzi, decisamente incazzarsi di brutto. Invece a me sembra sempre e solo di disperarmi. E non è ben canalizzata l’emozione, se è questa la reazione. E’ la rabbia che ti fa agire, lottare e conquistare i piccoli grandi obiettivi. La disperazione non porta a nulla. Rielaborando qualche citazione del discorso di benvenuto… è la rabbia che ti fa camminare verso l’orizzonte di un mondo migliore. La disperazione ti blocca e porta rassegnazione convincendoti che l’orizzonte è irraggiungibile, per cui tanto vale muoversi.
Ebbene, stasera quindi, dopo aver risolto alla meno peggio qualche problemino tecnico, abbiamo guardato “Biutiful Cauntri”.
«E’ inguardabile», «E’ un pugno nello stomaco». Questi e simili sono i commenti che si susseguono. Io me ne sto, come al mio solito, in silenzio. Assorbo, rielaboro e scoppierò altrove. Ma intanto sono qui. Concentrata a fatica nonostante la stanchezza. Seduta in prima fila nel disordine di sedie sparse davanti allo schermo. Avete presente il cinema? Ecco, l’esatto contrario (se non per il buio): sedie accavallate, qualcuno seduto a terra e piante fuori luogo che bloccano la visuale.
Tra le persone sedute a terra, proprio appoggiato alla sedia che occupo, c’è il nostro responsabile di campo, Aldo. E allora partiamo da lui che ha già visto questo filmato 4 volte. Partiamo da lui perché s’incazza e si emoziona ogni volta che lo vede. E nel buio della ‘sala’ s’intuisce… Partiamo da lui perché, quando nel film appare Bertolaso che non risponde alle domande che gli si pongono se non qualcosa tipo «Me ne occuperò», lui sbotta sotto voce. Un sussurro, quasi un pensiero sfuggito per sbaglio alla mente ed espresso fuori dai denti, spontaneo: «E cos’hai fatto?!». Partiamo da lui perché, sentendo questa esternazione improvvisa, nei miei pensieri la mia mano si è allungata fino alla sua spalla e l’ha stretta leggermente come a tentare di dare un minimo conforto alla persona che, davanti a me, in queste parole soffre. Non l’ho poggiata davvero la mano sulla sua spalla. Ma il pensiero c’è stato: immediato e spontaneo come quella sua esternazione. Dubito che, almeno in questo caso, si possa dire che basti il pensiero. Ma mi prendo una piccola ‘rivincita’ scrivendolo… e sperando fortemente in alcune parole di Gandhi che spero abbia scritto/pronunciato veramente: “L’uomo è l’immagine dei suoi pensieri”.
Nessuno di noi aveva visto questo film. Straziante. Vabbè… già si sapeva prima di vederlo che sarebbe stato così. Ma straziante. Soprattutto in alcune frasi che ti lasciano senza fiato per la realtà terribile che descrivono (e di cui spero di riportare almeno il senso): «Io qui sto morendo da 15 anni», oppure «E nessuno fa niente». Sarà per questo che, tra gli occhi umidi e il fazzoletto al naso… mi viene un irresistibile (quanto irrealizzabile) istinto di abbracciare l’uomo che pronuncia queste frasi. L’uomo che lotta, l’uomo che rischia, l’uomo che non abbassa la testa. Forse per abbracciare, con lui, anche tutte quelle persone di cui lui si è fatto, e si fa quotidianamente, portavoce. Tutte quelle persone che non possono parlare, alzare la voce o che non vengono ascoltate. Tutte quelle persone che, come lui, da 15 anni stanno qui a morire.
Ecco, martedì andremo in gita nella “Terra dei Fuochi” (che si chiama così perché ogni giorno dalle 17.30/18 la Camorra brucia i rifiuti…). Con lui. Con Raffaele Del Giudice. E io, lo dico perché lo penso, respirerò a pieni polmoni. Farò mia la maggior quantità d’aria possibile per realizzare una ‘preghiera’ (infantile e stupida) che potrebbe suonare più o meno così: «Fammi essere, martedì, il grande gigante buono de “Il miglio verde” in modo che possa risucchiare e trattenere in me tutto quello che di nocivo c’è nell’aria». So che non ha senso questo mio desiderio, ma l’ho espresso seriamente e credendoci intensamente. Forse perché è ridicola questa distinzione tra chi sta lontano e vive e chi sta vicino e muore…
Vi farò sapere poi se, trovandomi davanti quest’uomo, riuscirò ad abbracciarlo davvero… per fargli capire, attraverso questo gesto, la vicinanza che ha creato tra noi, tra me e questi luoghi.

Martedì, 27 luglio 2010
Oggi è stato in assoluto il giorno più emozionante del campo. Oggi c’era il tour nelle terre della monnezza. Non a caso, tutti quanti nei nostri diari, stiamo parlando proprio di questo. A ripensarci mi vengono ancora le lacrime agli occhi. Ma penso che, a partire da oggi, saranno sempre vicine ogni volta che ripenserò a questa giornata. Oggi ci siamo trovati davanti Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania.
Guidando verso l’appuntamento abbiamo parlato del film e, sapete?, non dormivano per niente gli altri. O per lo meno non tutti. Mentre io me ne stavo in terrazza a scrivere, qualcun altro si rigirava insonne e scosso nel proprio letto. Ci ha proprio stravolti ed è per questo che il mio racconto sarà scoordinato e disordinato…
Cosa ci spinge qui, in questi campi, invece di andare in vacanza con gli amici a bar e discoteche? Noi ragazzini del nord veniamo qui a vedere, a tentare di conoscere un po’ meglio queste situazioni, a cercare di capire cosa succede… perché? Ebbene… abbozzo una motivazione personale. Forse lo facciamo per condividere con voi che ci accogliete e con tutte le altre persone che subiscono queste situazioni il dolore, la sensazione di impotenza e l’indignazione derivanti da queste situazioni che voi e queste persone provate. Forse per dar credito ad una speranza infantile secondo cui un dolore condiviso è comunque meno pesante e pressante di uno tenuto sulle sole proprie spalle. Non lo so. Forse semplicemente per dirvi, lontani fisicamente, lassù nel nord… che col cuore vi siamo vicini. Che voi siete nei nostri cuori. E questo è il primo passo perché i vostri problemi diventino anche i nostri problemi. Che i problemi delle persone che abitano in Campania, in Sicilia o in Calabria diventino problemi anche delle persone (o almeno di alcune) che abitano in Veneto, Toscana e Piemonte. Noi, ora, sappiamo come stanno certe cose nella realtà dei fatti e della monnezza accatastata ai bordi delle strade di periferia. Noi ci siamo e ci saremo per supportarvi (che presunzione… scusatemi, intendo un supporto molto ingenuo ed emozionale) per raccontare e diffondere tutto quello che voi ci avete donato di voi.
Tante cose magari le intuivamo, anche se in modo probabilmente poco preciso. Ma leggere queste cose su alcuni giornali, in certi blog o ascoltarle in determinati programmi non vale comunque il confronto. Guardarle coi propri occhi, annusarle, toccarle, assaporarle… è ciò che dovrebbe fare chiunque per capire almeno in parte quello che accade veramente. Sbatterci contro direttamente, personalmente e senza l’ausilio di media(-zioni) è fondamentale per entrare almeno momentaneamente in questo inferno di diritti negati e abusi spregevoli.
Trovarsi faccia a faccia con un lago in cui gli sversamenti di rifiuti di qualsiasi genere hanno raggiunto un livello tale da rendere l’acqua immobile in alcune zone ti fa venire i brividi. L’immobilità dell’acqua, avete presente l’acqua?!, è impressionante. Agghiacciante. È agghiacciante non sapere a chi appartenga il lago (comune, provincia, regione, tribunale delle acque) e quindi il conseguente scaricabarile sulle competenze per la depurazione. È agghiacciante sapere con certezza che la vegetazione circostante potrebbe sistemare naturalmente la situazione, se si impedisse in qualche modo ai camion di continuare a buttarci rifiuti… e invece nessuno fa niente. Nessuno mette nemmeno una recinzione intorno a questo lago, nessuno se ne occupa. O al massimo… danno una multa da 700 € a Legambiente perché non ha tutti i permessi perfettamente in ordine per la giornata di pulizia del lago…
Procedere a rilento lungo una strada dell’antistato, dove la camorra ha vinto e continua a vincere è agghiacciante (questo termine mi perseguita, ma sotto il sole caldo di oggi io ho avuto i brividi di freddo…). Le falde acquifere sono inquinate, le persone muoiono, si conoscono i dati e tutto rimane immobile. Come l’acqua del lago Patria.
Avevo detto che volevo respirare a pieni polmoni e invece, mentre ci viene spiegato il percorso che faremo e le zone che visiteremo, Raffaele ci dice che quando arriveremo in quel determinato punto, nell’angolo della discarica (di Vassallo), dovremo chiudere i finestrini e spegnere l’aria condizionata. Non sono ammesse mentine e gomme da masticare perché aprono i bronchi e ci farebbero respirare più a fondo: cosa da evitare in certi luoghi… Però, mentre noi passiamo lentamente in macchina seguendo queste precauzioni, altre persone procedono con i finestrini abbassati o in bicicletta…
È terribile ed inspiegabile a parole e allora… seguite il mio consiglio… ascoltatemi, per favore, ascoltatemi. Venite qui. Venite qui. A Giuliano (NA). E parlate con queste persone. Parlate con Raffaele Del Giudice. Fidatevi di quello che vi racconta. Tutto ciò che dirà lo potrete riscontrare immediato davanti ai vostri occhi. Nella sua voce sentirete la forza di chi non si arrende, la rabbia di chi è costretto a subire certe cose ma non abbassa la testa. L’indignazione per quello che sentirete vi porterà alle lacrime, come è successo oggi con noi. Venite. Venite qui, vi prego. Guardate. Ascoltate. E parlatene. Urlatelo ai quattro venti o sussurratelo ai vostri vicini, agli amici, ai parenti. Ma raccontatelo o almeno sappiatelo. Che qui ci sono persone che resistono. Che queste persone ci sono, esistono e non ci stanno. Che non si chiudono. Che nonostante tutto continuano nella loro lotta quotidiana. Credeteci che qui le persone non accettano la camorra, ma sono costrette a subirla… perché lo Stato è assente. Perché lo Stato non fa niente e i cittadini si sentono cittadini di serie B, rispetto a noi che abbiamo la semplice fortuna di essere nati altrove…
Il nostro tour finisce troppo in fretta. Forse ci separiamo velocemente per non lasciare che queste emozioni potenti che all’improvviso ci uniscono esplodano. Lui corre via e io non colgo l’occasione. Tutto finisce sempre nell’universo infinito delle possibilità mancate. Caro Raffaele, non ho potuto abbracciati. E non sono l’unica che avrebbe voluto farlo. Nemmeno stringerti la mano. Ma ho potuto guardare i tuoi occhi mentre, vedendo noi così emozionate dai tuoi racconti, si arrossavano commossi. Le mie lacrime significano che tu, quelle persone e queste situazioni sarete per sempre con me. E quel che potrò farò affinché entriate anche nei cuori e nelle menti delle persone che incontrerò nella mia vita.

Maddalena.

Per approfondire un po’:



Altri diari:

Libera.it Diario1
Libera.it Diario2

11 agosto 2010

Vacanze. Urlaub. Vacances

Tra qualche giorno andiamo finalmente in vacanza, destinazione le nostre amate Dolomiti!!! Questo è il panorama sul gruppo del Catinaccio dove ci godremo un po' di fresco. Auguriamo a tutti voi felicità e allegria!!!!
Kurz fahren wir im Urlaub, nach unseren lieben Dolomiten. Das ist der Panorama vom Rosengarten, worauf werden  wir frische Luft geniessen. Wir wünschen euch alle Freude und Froh!!!!
Dans quelques jours on part en vacances, directions les Dolomites que nous adorons. Ici la photo du Group du Catinaccio (Rosengarten) où nous nous amuserons en plein air. Nous vous souhaitons Joie et Serenité!!!!

10 agosto 2010

Siamo diventati antipatici. Wir sind unsympathisch geworden


Siamo diventati antipatici

La deprimente coscienza di sè degli italiani: un quarto si vergogna della propria nazionalità
Calcio, cos’altro? C’è un barometro delle opinioni più ideale per saggiare l’animo popolare, la frustrazione nazionale e la presunzione, i profondi preconcetti?

„ L’Italia è diventata antipatica“ si lamenta il quotidiano la Stampa, “in genere il mondo ci guarda con una certa leggerezza, un pizzico di ironia e qualche pregiudizio, ma anche con sempre più diffusa simpatia. Noi [gli italiani] siamo il paese dei furbi ad ogni costo, che va di pari passo con coloro il cui successo si basa sulla tenacia, sul lavoro, sulla sincerità, sul coraggio e la fantasia – qualità di cui anche noi [gli austriaci/i tedeschi] una volta eravamo orgogliosi “.

„Io non mi sento italiano, ma purtroppo o grazie a Dio lo sono “, aveva deriso/sfottuto il cantante Giorgio Gaber morto precocemente. Ad otto anni dalla sua morte la questione affligge più che mai gli italiani: purtroppo o grazie a Dio? Un quarto degli italiani si vergogna della propria nazionalità, e cala il numero di coloro che sono orgogliosi della propria cittadinanza, soprattutto al Nord, dove i sindaci della Lega del Nord considerano l’inno nazionale una canzone stonata.

In un editoriale del Corriere della Sera l’autore e giornalista Gian Antonio Stella invidia la Germania per la sua giovanile e multinazionale squadra di calcio, espressione di un nuovo spirito di identità. L’ammirazione per i tedeschi risale ad una lunga tradizione. A dire il vero oscurata da un pregiudizio altrettanto longevo: “I tedeschi amano gli Italiani, ma non li rispettano. Gli italiani rispettano i tedeschi, ma non li amano”.

Gli stereotipi influenzano li rispettivi concetti dell’altro tanto da oscurare/camuffare la visione della realtà? Questa domanda, ha fatto girare il Goethe - Institut, in un viaggio in treno da Berlino a Palermo. Le impressioni raccolte dall’italiano Beppe Severgnini e dal tedesco Mark Spörrle, posso essere lette nell’istruttivo blog/blog di informazione “Va bene? Wie ich fast zum Italiener wurde”.
Fondamentalmente vuol dire: gli italiani adorano quello che viene dal nord. Da anni hanno una gran voglia di uno stato efficiente. Secondo il parere della previdenza sociale l’Italia sembra “un eterno cantiere”, in cui discutibili architetti da strapazzo concordano sul proseguimento dei lavori – poiché non hanno alcun interesse nella chiusura dei cantieri.

Gli italiani secondo il parere del sociologo Giuseppe De Rita è un popolo dalle batterie scariche, che si rassegna e vede il futuro e l’Europa con crescente scetticismo: „ un popolo, in cui tutti parlano male di tutti“.

L’immagine austriaca dell’italiano coincide alla grande con lo spot pubblicitario/la pubblicità turistico/a: Montagne coperte di boschi, piste da sci, walzer e “Sakkertorte”. Domanda frequente:” Come si trova un biglietto per il concerto di Capodanno a Vienna?”

Anche negativi clichéés possono talvolta essere utili. Per esempio quando il giornalista Spörrle ha scoperto nel treno regionale siciliano delle splendide bigliettaie e carta igienica decorata con le farfalline: il suo entusiasmo era alle stelle/ non ha avuto limiti. Non si è smorzato neanche dopo la confessione che l’amministrazione ferroviaria ha appaltato i relativi lavori preliminari. “La ridicola e sbagliata supposizione che fosse parte di una meravigliosa montatura italiana” ha potuto a stento irritare Spörrle. Si porterà a casa, al suo ritorno ad Amburgo, la carta igienica.

Der Standard

09 agosto 2010

Era il padrino della mafia calabrese. C'était le parrain de la mafia calabraise


Era il padrino della mafia calabrese

Lo Stato italiano ha appena colpito la ‘Ndrangheta, la più potente mafia d’Europa. L’operazione ha rivelato un’organizzazione insospettata e con un boss al vertice.

È lui, allora, il boss, il capo supremo della ‘Ndrangheta, che aveva diritto di vita e di morte sugli uomini, la Calabria e il mondo? Il padrino stempiato che uomini dalla spudorata reverenza baciano, nelle immagini catturate dai carabinieri fra le pieghe di questo Aspromonte rude e abbandonato, ai confini dell’Italia? Il 13 luglio, sotto i flash, Domenico Oppedisano, 80 anni, mascella serrata, manette ai polsi fra due agenti, guarda il suo potere allontanarsi, in silenzio.

Il 13 luglio, lo stato italiano ha sferrato un duro colpo ai vertici della ‘Ndrangheta, la mafia calabrese, diventata in pochi anni l’organizzazione più ricca e pericolosa d’Europa, davanti e non di poco ai suoi cugini siciliani di [Cosa] Nostra. La maxi-operazione delle procure di Reggio Calabria e di Milano - 300 persone arrestate, 1,5 milioni di intercettazioni - ha tolto il velo da questa setta dalla forza cieca e strisciante, tanto tribale quanto ultramoderna. Sorpresa: questa mafia che veniva descritta come una somma “orizzontale” di famiglie autonome sarebbe in realtà un’organizzazione “verticale”! “È eccezionale, abbiamo portato alla luce un vertice della ‘Ndrangheta - un “Crimine” - con, a capo, un boss eletto di anno in anno ogni mese di agosto. Una struttura molto gerarchica che decide i capi nel nord Italia, in Canada, in Australia...”, spiega Renato Cortese, capo della squadra mobile di Reggio Calabria. Una presidenza di turno, insomma, per la prima mafia globale.

La ‘Ndrangheta giura solo attraverso legami di sangue

[Sistema] ingegnoso, quando [si pensi che] in Sicilia, il padrino di Cosa Nostra, Totò Riina, che ha conquistato il suo potere con gli spargimenti di sangue e con il deflagrare delle bombe, arrestato nel 1993, può conservare il suo potere persino dietro le sbarre...Il reggente Oppedisano non è Riina, né tiranno né capo militare. La ‘Ndrangheta non è Cosa Nostra. “E precisamente, in questa indagine, sottolinea un inquirente, non abbiamo beneficiato dell’aiuto di pentiti”. Niente Tommaso Buscetta, quindi, che, ventisei anni fa, aprì al giudice Falcone il libro di Cosa Nostra, i suoi organigrammi, i suoi gradi. Il pentito decifrò davanti al giudice la cospirazione della mafia e il dramma di un popolo.

In Calabria gli spioni si fanno attendere. Nella ‘Ndrangheta, che giura solo attraverso legami di sangue, si tradisce raramente il proprio padre o il proprio fratello. La famiglia a dispetto di tutti. La famiglia di cui lo scrittore Corrado Alvaro diceva, nel secolo scorso, che è “la forza della Calabria, la sua colonna vertebrale, il campo del suo genio, il suo dramma e la sua poesia”. È da questa linfa che la ‘Ndrangheta trae la sua potenza e il suo segreto. Al punto che, in una famiglia ‘ndranghetista, si nasce, per definizione “giovane d’onore”. Ma è a quattordici anni, l’età legale per il battesimo dell’affiliazione, il giorno in cui si supera, con una puntura rituale del dito, la frontiera invisibile che separa la propria triviale esistenza dall’essere consacrato. Quel giorno si giura, in nome di “Nostro Signore Gesù”, di votarsi al servizio esclusivo e definitivo della “‘ndrina”, la famiglia mafiosa - la prima cellula della ‘Ndrangheta, che si allarga a furia di matrimoni organizzati. E per coloro che si allontanano dalla retta via, c’è un tribunale interno. Dotato di pena capitale.

Il servizio pubblico e la politica nel mirino

È in un giorno di nozze, il 19 agosto 2009, che il vecchio Oppedisano è stato eletto capo - i ‘ndranghetisti tengono dei summit durante banchetti nuziali e funerali. La sua consacrazione fu ratificata il primo settembre scorso, durante la festa annuale della madonna della montagna, a San Luca. Questo misero borgo dell’Aspromonte, che nasconde, dietro alle sue facciate grigie, palazzi di marmo e bunker con l’apertura idrodinamica per i fuggitivi, è la “mamma” della ‘Ndrangheta. È San Luca che autorizza l’installazione di ogni nuova colonia ‘ndranghetista nel mondo. Ed è proprio qui che, in una lavanderia-QG [Quartier Generale, N.d.T.] nel sottosuolo di un centro commerciale di Siderno, il 31 luglio 2009, gli inquirenti sbalorditi sentono, per la prima volta, alcuni uomini, due dei quali arrivati dall’Ontario, parlare a bassa voce di questo Crimine... Una sorta di “Corte Costituzionale”, quindi, rinnovata ogni anno, che dirime i litigi tra clan, che soprattutto ratifica l’elezione dei capi nel Nord Italia, in Germania, in Canada o in Australia. La ‘Ndrangheta non si infiltra più soltanto, in Calabria, in ogni chilometro di strada, in ogni gara d’appalto, in ogni pensiero. [La ‘Ndrangheta] distrugge, al di là [dei confini della Calabria], ogni velleità indipendentista.

Mal gliene incolse, così, al boss Carmelo Novella, un pazzo che voleva fondare la “sua” ‘Ndrangheta a Milano. Il 12 giugno 2008, un affiliato commenta sobriamente: “Il Crimine lo ha licenziato”. Un mese dopo Novella riceve quattro proiettili in testa, in un bar, in pieno giorno. Un anno più tardi si capisce meglio cosa intende dire il saggio Oppedisano, il custode del tempio e delle sue regole, quando si innervosisce davanti a suo nipote Pietro: «Se non abbasso la testa io...su una cosa...non c'è niente per nessuno!...Hai capito!» Certo. Ma ci si domanda, oggi, chi è questo Oppedisano, nativo di Rosarno, questo sconosciuto! Il suo predecessore, Antonio Pelle “Gambazza”, era un signore di San Luca, ma lui? “Se la carica formale spetta a Oppedisano, [questa scelta] esprime sopratuttutto l’importanza delle famiglie di Rosarno e della piana di Gioia Tauro”, precisa Cortese. I clan Piromalli, Alvaro, Pesce... I potenti clan degli affari. L’altra faccia, moderna, sotterranea, della ‘Ndrangheta.

Perché questa mafia, infiltrata nel sistema economico e politico, supera di molto i 6 000 affiliati. L’operazione del 13 luglio ha districato alcuni fili della sua “zona grigia” a Milano, il cuore economico della ‘Ndrangheta. Ancora sei mesi fa, il prefetto Lombardi, senza dubbio male informato, affermava baldanzoso: “A Milano, la mafia non esiste”. I magistrati hanno rivelato più di 500 affiliati in Lombardia, i traffici del direttore sanitario della ASL di Pavia, che comprava voti per un boss... La ‘Ndrangheta sposta migliaia di voti, in cambio di appalti. E, oggi, mette direttamente le sue pedine nell’amministrazione pubblica. Bisognerà ancora colpire questi “invisibili”, “questo terzo livello”, fino al cuore della politica, spiega Nicola Gratteri, procuratore aggiunto di Reggio. La [mafia] calabrese è lontana dall’aver rivelato tutti i suoi segreti. Ed è continuando su questa strada che gli inquirenti ne scoprono [di nuovi] riguardo questa mafia di sabbie mobili.
 
L'Express

Camilleri parla di Berlusconi. Camilleri über Berlusconi.


Lo scrittore di successo Camilleri denuncia: un italiano su due non riesce a leggere e si informa solo tramite la TV – e il “nemico della Costituzione” Berlusconi la controlla/ e questa è controllata dal “nemico della Costituzione” Berlusconi. Egli avverte: i danni del sistema Berlusconi avranno conseguenze per molti anni/ le conseguenze avranno effetto negli anni a venire.

Andrea Camilleri, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale e ideatore del Commissario Montalbano, uno degli autori italiani più letti e trasportati nel cinema, è uno dei pochi intellettuali, che si sia continuamente occupato con passione e in maniera critica dello sviluppo politico del suo paese.

SZ: signor Camilleri, come sta l’ Italia? Nel 2011 si festeggia l’anniversario dell’Unità d’Italia.


AC: l’Italia ha 150 anni, e sta molto peggio di me che ne ho 85. Ci sono stati già i primi festeggiamenti per l’anniversario. I rappresentanti politici della lega del Nord, alleati di coalizione del PDL al governo di Berlusconi, erano assenti. Io credo che i ministri abbiano il dovere di partecipare alle manifestazioni per l’unità nazionale. Alcuni ministri però spesso sostengono opinioni, che rappresentano il contrario dell’idea di unità. Non sono un nazionalista, non lo sono mai stato, sono comunista. Ma non si può avere al governo/al vertice dello stato persone che non credono nella Costituzione. In Germania è stata una delle critiche rivolte ai terroristi della RAF, che erano nemici della Costituzione. Mi sembra un rimprovero/critica estremamente serio/a. Anche da noi ci sono nemici della Costituzione, ma sono al potere. E nessuno lo denuncia.

SZ: i giornali riportano tutto ciò in maniera eclatante/estesa – nonostante ciò tutti tacciono/restano zitti.


C: il capo della Lega ha affermato, che con il tricolore/la bandiera nazionale ci si pulirebbe il sedere/culo. Mi sembra un’espressione/dichiarazione tremenda. Poiché insozza tutti coloro che hanno dato la vita per questa bandiera. Insudicia anche la memoria dei caduti dei nostri giorni, che rientrano dall’Afghanistan e le cui bare vengono ricoperte da questo vessillo. Lo trovo insopportabile. E trovo incredibile che gli italiani non reagiscano.

SZ: ci sono molte cose a cui gli italiani non reagiscono. Ha una spiegazione per questo?


C: questa confusione italiana esiste da decenni/molti anni. Dal mio punto di vista esiste soprattutto un progressivo decadimento della morale nella classe decisionale/dirigenziale, che ha fortemente influenzato la popolazione. Da noi c’è il detto, il pesce inizia a puzzare dalla testa. Se la testa puzza, è chiaro che la decomposizione inizi a diffondersi nel paese.

SZ: presto o tardi l’epoca di Berlusconi cesserà. Cosa resterà, che danni lascerà dietro di sé?


C: Quando ero giovane/ragazzo, nel 1945, subito dopo la liberazione dell’Italia, lessi un articolo del grande giornalista americano Herbert Matthews. Il titolo diceva: “Non lo avete ucciso”. Voleva dire, mentre avete ammazzato Mussolini, non avete ucciso il fascismo. Egli descriveva, quali danni il fascismo aveva lasciato persino del DNA degli italiani. E che ci sarebbero voluti molti anni per sanarli. Allora la cosa mi lasciò sconvolto/tremendamente infuriato. Nel corso degli anni ho dato sempre più ragione a Matthews. Il Fascismo è un virus che muta. E così ci troviamo in una nuova forma di fascismo. Sono forme mutate/diverse. Quindi credo che i danni/le conseguenze del berlusconismo saranno simili a quelle del fascismo. E’ come un’infezione dell’esistenza degli italiani/ e’ come se la natura degli italiani fosse infettata.

SZ: come descriverebbe questo veleno? E’ il “furbismo”, di cui ha scritto, il tentativo di essere ad ogni costo più scaltro degli altri?


C: eravamo già infettati, ora c’è di più. Si devono osservare le continue esternazioni di Berlusconi, che poi due ore più tardi/subito poco dopo vengono di nuovo negate. Questa è la sua caratteristica: smentirsi da solo. Cioè, se non viene capito correttamente/se viene frainteso, stravolge quello che [gli viene attribuito]. Cioè non ha dichiarato quello che tutti hanno sentito. Così ha affermato che è giusto non pagare le tasse, se sono superiori ad una certa cifra. La prima volta era [riferito a] l’evasore fiscale da perseguire, da parte della polizia di finanza, che in Italia ha soprattutto questo compito. Lo ha smentito e subito dopo ripetuto. Significa che ogni evasore fiscale – ed in Italia ce ne sono molti – si sente dalla parte del giusto.

SZ: anche il sistema giudiziario resterà coinvolto da queste conseguenze/resterà indietro danneggiato


C: Assolutamente. Berlusconi attacca continuamente la magistratura e la sminuisce in ogni modo possibile – sia con il suo lavoro/impegno politico che personalmente. Che siano innocenti o colpevoli, gli imputati si professano sempre innocenti. E si parla poi di persecuzione mediante la giustizia/giuridica. Un’ alta carica dello stato tenta di delegittimare un’istituzione dello stato.

SZ: Ci ha provato anche con il presidente della repubblica Giorgio Napolitano


C: vede tutto contro di sé, ciò che riguarda/è in linea con la costituzione e si oppone alle sue idee di egemonia. Non perché Napolitano gli sia ostile, bensì perché la carica e i compiti di Napolitano lo limitano. Ultimamente Berlusconi ha detto, che non ha nessun tipo di potere. Il potere lo hanno i magistrati, che cambiano la normativa, quando una legge non gli piace. Il tribunale dichiarerebbe alla fine tale legge come nulla.

SZ: quando la corte costituzionale ha respinto la legge sull’immunità, che lo tutelava dai processi, Berlusconi ha affermato cose sulla magistratura, che in qualsiasi altro paese dell’occidente avrebbe condotto alle dimissioni del capo di governo.


C: Berlusconi personifica un’anomalia nella democrazia italiana. Esistono enormi conflitti d’interesse di Berlusconi. Per esempio il ministro dell’economia/dello sviluppo economico Scajola che è stato costretto a dimettersi (in maggio, a causa di una vicenda di corruzione, ndr). Questo ministero è responsabile degli accordi con le televisioni pubbliche e private. Berlusconi ha assunto l’incarico ad interim e ha assicurato al capo di stato che sarebbe stato solo per breve tempo. Altrimenti sarebbero intervenuti mostruosi conflitti di interesse. Sono già passati due mesi e Berlusconi è ancora/sempre ministro dell’economia/dello sviluppo economico. E in qualità di ministro, afferma, sono tentato gradualmente, a non rinnovare il contratto di servizio con l’emittente di stato RAI. lo dice il dirigente della concorrenza con la RAI! (Alla Mediaset di Berlusconi appartiene la più grande rete televisiva in Italia, ndr). Non credo che in qualsiasi altro posto possa esistere una simile situazione. Perciò la vedo nera/dura per l’Italia. Anche perché l’opposizione non ha la forza di fare l’opposizione. Poiché l’evoluzione dei partiti di sinistra purtroppo ha portato ad un progressivo allontanamento dalla gente. Viceversa la Lega Nord lo fa con grande successo.

SZ: almeno nel PD questo è stato capito?


C: non lo so se lo ha compreso. Il PD per esempio non ha afferrato l’importanza della televisione in Italia. E non lo capirà (???) Esso crede che presentarsi in televisione sia già sufficiente per sistemare tutto. Il rinomato linguista Tullio de Mauro ha pubblicato un’illuminante analisi sulla situazione culturale/istruzione dell’Italia. Nel 2008 – ed io non credo, che le cifre possano essere migliorate in modo determinante – ci sono due milioni di analfabeti. 13 milioni e mezzo di semianalfabeti, persone che sanno firmare, ma non sanno leggere un giornale. 15 milioni sono analfabeti del secondo tipo, sapevano già leggere e scrivere, ma lo hanno disimparato. Sono quindi 30 milioni di italiani. (su circa 60 milioni, ndr). L’unica [fonte di] informazione di questi analfabeti è la televisione e non i giornali. Solo circa il 20% della popolazione legge un giornale. Di questo 20% il dodici percento legge solo i titoli. E bisogna pensare (ridendo) che i Italia i titoli non corrispondono/concordano quasi mai agli articoli.

SZ: la televisione è il mezzo di potere per eccellenza


C: la televisione sembra di si: tre emittenti appartengono a Berlusconi. Di tre delle reti di stato, che lui controlla in qualità di rappresentante di governo, sono controllate direttamente da personale del suo partito. RAI 1 è completamente nelle mani di Berlusconi. Ha collocato al suo vertice un direttore che invece di trasmettere importanti notizie politiche, parla invece, per esempio, di argomenti assurdi come per esempio la coltivazione delle rape in Indocina. Solo un canale è libero.

SZ: RAI 3 è sempre più sotto pressione a causa di programmi satirici


C: una sopravvissuta a continui attacchi. Inoltre c’è la reti La 7 (Telecom Italia, ndr)
Che ha ottimi ascolti. Significa quindi i due quinti/due su cinque

SZ: perchè non si vedono mai i politici parlare in televisione con gli intellettuali? Hanno paura?


C: i politici sono sempre diffidenti verso la cultura – almeno quelli contemporanei. Non vogliamo sputare sull’Italia e la sua storia, da cui sono nati politici altamente istruiti. Oggi questi appartengono ad una categoria scarsamente istruita. Perciò la cultura fa paura. Lo si nota anche nella politica del ministro per i beni culturali Sandro Bondi: un continuo cancellare ciò che è cancellabile. Anche la scuola è cultura, e così anche nella scuola si elimina. A favore degli istituti privati, che sono per la maggior parte diretti dal clero. Anche questo è un argomento tabu.

SZ: si ha l’impressione, che non molti giovani intellettuali chiedano la parola – tranne Roberto Saviano, autore di Gomorra …


C: affatto, ci sono. Umberto Eco non è certo più un giovanotto, ma Vincenzo Cerami e Francesco Piccolo. Forse la maggioranza degli intellettuali ha un’altra idea di se stessa, non dovrebbero sporcarsi le mani immischiandosi con la politica. Quindi gli intellettuali, me compreso, vanno la dove trovano posto – nei giornali di opposizione. Predicano a sé stessi.

Suddeutsche Zeitung

05 agosto 2010

Pizzini a Montecitorio.


Der "Pizzino" ist ein Papierzettel, auf dem die Mafiaboss seinen Untergeordnetern "Picciotti" die Anweisungen schicken. Hier liest Minister Cicchitto am Parlament ein Berlusconis "Pizzino".

Le "Pizzino" est un petit not en papier surlequel les boss de la mafia écrivent les instructions à envoyer à leurs salariés "picciotti". Ici M. Cicchitto lit un "Pizzino" de M. Berlusconi au Parlament

04 agosto 2010

AFFAIRES italiennes AFFARI Italiani


AFFAIRES italiennes   AFFARI ITALIANI

In Italia, non passano tre mesi che un ennesimo scandalo dal sapore mafioso non faccia titoloni, che un ministro rassegni le dimissioni per vicende di corruzione o che una legge furfante sia approvata dal Senato al soldo di Berlusconi. Il problema, tanto grosso che pericoloso, è che sembra che gli italiani si siano abituati a tutto ciò. Malgrado gli attacchi ripetuti contro la democrazia, malgrado i tagli compiuti sullo stato di diritto, Berlusconi gode di una certa popolarità, e che dire …

E che dire di un ministro che ha appena preso la porta in uscita. Si chiama Aldo Brancher. Una quindicina di anni fa, o forse poco più, era stato calato improvvisamente a capo del ministero per la decentralizzazione. Appena istallato, questo caro Signor Brancher aveva comunicato che stava per ricorrere all’immunità parlamentare. A che scopo? Sottrarsi alla giustizia, che lo sospetta di riciclaggio di denaro sporco, sporchissimo, quindi di collusione mafiosa. Proprio poco prima della sua nomina politica, Brancher era a capo dell’impero mediatico del “signor Berlusca”.

Contemporaneamente al “salvataggio” di Brancher tentato dal capo di governo, la Corte d’appello ha confermato la pena di sette anni di prigione che la Corte in prima istanza aveva inflitto a Marcello Dell’Utri per i suoi stretti legami con chi? La mafia, è chiaro. Questo signore è stato il braccio destro del “Berlusca” in seno al partito di Forza Italia, partito fondato da quest’ultimo per piazza pulita sui diritti. Su questi giudici che hanno il coraggio di rimestare senza sosta nei fatti e negli affaracci del “Berlusca”

Prima, Claudio Scajola, ministro per le Attività produttive, aveva dovuto lasciare il proprio posto dopo aver scoperto che era stato uno dei beneficiari di una rete di corruzione messa in atto da dirigenti pubblici e imprenditori avidi nell’ambito dei pubblici appalti di cui aveva la responsabilità. A sua difesa, Scajola ha giurato che la somma di denaro gli era stata accreditata “a sua insaputa”. Pietoso!

Siccome le beghe giuridico-finanziarie si accumulano, Berlusconi a deciso di attaccare senza mezzi termini gli organi della giustizia e della polizia. Ha fatto approvare dal Senato una legge che limita fortemente il ricorso alle intercettazioni telefoniche a persone sospettate di essere (in difetto di legalità?). A questo si aggiunge la riduzione della durata delle intercettazioni, Questa legge limita il prolungamento delle stesse in modo tale che le rende impossibili.

Ancora, la stessa legge contiene degli articoli che sono dei veri attentati al diritto del pubblico ad essere informato. Per esempio, vogliono impedire la pubblicazione delle indagini su vicende giudiziarie fino a quando non inizia il processo. E siccome l’Italia è il regno della lentezza in questo ambito, i malfattori e gli intrallazzatori potranno dormire sonni tranquilli. Se per puro caso un quotidiano o un settimanale decidesse di andare oltre, sarebbe di conseguenza sottoposto a sanzioni di una severità tale che mostra, come se non ce ne fosse bisogno, che la situazione politica italiana si mescola alla delinquenza.

Le Devoir

"Die Ausländer sind erpressbar" “Gli stranieri sono ricattabili”


"Die Ausländer sind erpressbar"  
“Gli stranieri sono ricattabili”

Nino La Mattina ha lavorato da decenni con i migranti a Catania, la seconda città della Sicilia. Con il (quotidiano austriaco) Standard parla della politica italiana sull’immigrazione e sulle condizioni di vita dei migranti.

Lei conosce la politica italiana sull’immigrazione dal punto di vista pratico. In cosa consiste il suo lavoro con i migranti?

Ho lavorato nell’ufficio di collocamento e tra gli altri era uno dei miei compiti, evadere e approvare le domande di ingresso nel paese. Se qualcuno vuole venire a lavorare in Italia dall’estero, deve presentare all’ufficio del lavoro una richiesta, e se viene approvata, in seguito le formalità saranno espletate presso la Polizia. Spesso arrivano in Italia persone per ricongiungimento al nucleo familiare, gli stranieri che vivono qui devono innanzitutto garantire il sostentamento del parente immigrato.

Ed è così che molte persone arrivano illegalmente via mare in Italia. Le immagini delle imbarcazioni sovraffollate hanno fatto il giro del mondo.

La Mattina: Si l’isola di Lampedusa è famosa in tutto il mondo, poiché molti rifugiati vi hanno perso la vita, nel tentativo, di raggiungere l’Italia. Questo ha riempito le prime pagine dei giornali. In realtà i clandestini in Italia, non arrivano solo via mare, ma anche dal Nord. C’erano rumeni e polacchi, che erano clandestini ancor prima dell’ingresso in Europa. Negli ultimi anni si sono aggiunti anche i Cinesi che non arrivano con le navi. Di questo siamo a conoscenza, poiché ogni due anni c’è la legalizzazione. Questa manovra giuridica è detta “sanatoria” e permette a chi vive illegalmente, la possibilità di legalizzare il proprio status in Italia.

Com’è la situazione lavorativa degli stranieri in Sicilia?

Qui c’è una specie di suddivisione etnica. I Cinesi gestiscono negozi economici, i Senegalesi si occupano della manutenzione stradale, così come i Pakistani e quelli che provengono dal Bangladesh. I mauritani invece lavorano per la maggior parte come addetti alle pulizie, uomini e donne rumeni ed albanesi sono occupati in gran numero nell’edilizia. Un contratto di lavoro è la condizione (primaria ) per il permesso di soggiorno in Italia.

Gli stranieri nel mercato del lavoro sono trattati molto peggio degli italiani?

Non direi. Anche gli italiani hanno difficoltà nel mercato del lavoro e lavorano spesso in cattive condizioni. La differenza consiste solo nel fatto che gli stranieri sono ricattabili, poiché hanno bisogno subito del permesso di soggiorno per (ottenere) un contratto di lavoro. I datori di lavoro se ne approfittano. Può accadere che, venga richiesta una somma di denaro come percentuale, però poi in seguito viene modificata (aumentata) dal datore di lavoro. Lo straniero è costretto ad accettare, non ha scelta. Tuttavia attualmente in Italia è difficile per tutti trovare un buon lavoro. Ci sono però anche altre forme di sfruttamento da parte dei datori di lavoro, che riguardano solo gli stranieri, che si trovano in situazioni disperate, in particolare quando vengono impiegati nelle campagne come forza lavoro a buon mercato per esempio lavorare per 15 euro al giorno.

Stranieri e criminalità: è un argomento (importante) in Italia?

Si, ma considerate le condizioni di vita della maggior parte degli stranieri non ci si deve meravigliare, se molti sono costretti (a cedere) alla criminalità. Circa il 40 percento delle persone in carcere sono stranieri. Una volta l’immigrazione era un problema sociale, ma oggi l’immigrazione nella percezione pubblica è vista in stretta connessione con la criminalità. Chi vive illegalmente in Italia, a priori viene considerato un criminale. Prima non era così, una volta una persona con queste problematiche veniva trattata dal punto di vista burocratico come un caso sociale.

Dal suo punto di vista cosa si dovrebbe fare in Italia, per venire a capo di questo problema?

Non c’è un trucco, con cui si può risolvere tutto, certo. Soprattutto non c’è una soluzione a livello nazionale. L’Europa deve perseguire una concezione complessiva. L’Italia è attraente per i migranti, poiché è circondata da alcuni paesi poveri e facilmente raggiungibile. L’Italia ha firmato accordi con alcuni stati, per regolare l’immigrazione. L’Italia non può superare da sola i movimenti dei migranti.
Der Standard.at